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Rossi di Angera, mano artigiana per i distillati del territorio

Grappe, gin, bitter, vermouth, amari: una gamma di prodotti di nicchia che nascono sulla sponda lombarda del Lago Maggiore. Fondata nel 1847, da sei generazioni la distilleria è guidata dalla stessa famiglia.

di Gabriele Ancona
vicedirettore
14 dicembre 2020 | 16:46

Rossi di Angera, mano artigiana per i distillati del territorio

Grappe, gin, bitter, vermouth, amari: una gamma di prodotti di nicchia che nascono sulla sponda lombarda del Lago Maggiore. Fondata nel 1847, da sei generazioni la distilleria è guidata dalla stessa famiglia.

di Gabriele Ancona
vicedirettore
14 dicembre 2020 | 16:46

I moti risorgimentali del ’48 non erano ancora divampati quando Bernardo Rossi, capostipite della distilleria Rossi d’Angera, produceva grappa già da un anno. Oggi l’azienda è guidata dai suoi eredi diretti, Artuto Rossi con il figlio Nicola. Sono passati 173 anni e sei generazioni, ma lo spirito che anima la produzione artigianale e l’attaccamento al territorio sono quelli di sempre. Con il vantaggio di aver consolidato quasi due secoli di esperienza.

Rossi di Angera, mano artigiana per i distillati del territorio

Per Gin Latitudine 45 vengono utilizzate le botaniche dei boschi della zona

Angera è un borgo in provincia di Varese che si affaccia sulle sponde meridionali del Lago Maggiore e la distilleria impiega in prevalenza materie prime della zona. Uve di Nebbiolo, Barbera, Vespolina, Croatina, Uva rara, Bussanello, Merlot e Chardonnay coltivate sui “ronchi”, i terrazzamenti tipici che definiscono l’indicazione geografica tipica locale che prende appunto il nome di Igt Ronchi Varesini.

Rossi di Angera, mano artigiana per i distillati del territorio
Arturo Rossi

«Con le vinacce di Angera, Taino, Barza, Capronno, Ranco, Morazzone e Golasecca viene ottenuta la grappa di Angera, che è molto aromatica perché le vinacce provengono da uve fruttate. I vitigni sono quelli classici della Prealpi», spiega Arturo Rossi.

Nella distilleria i procedimenti utilizzati sono quelli tradizionali e naturali, tramandati nel tempo e, in parte, innovati. L’uso della vinaccia fresca, la distillazione con caldaiette a passaggio di vapore, concentrazioni in colonna e tagli delle teste e code manuali con controllo delle temperature sono elementi che definiscono l’identità di una produzione articolata e di nicchia. «Sono 150 mila bottiglie all’anno tra grappe, gin, bitter, vermouth, amari e altri liquori – racconta Rossi – La parte del leone, con una quota del 70%, la fa la grappa».

Rossi di Angera, mano artigiana per i distillati del territorio
La grappa Altana del Borgo 1990, solo Pinot Nero, ha riposato 29 anni in botti di rovere francese

Il mercato di riferimento (80%) è rappresentato dall’Horeca, soprattutto Lombardia e Piemonte. «Stiamo lavorando a un progetto di espansione – puntualizza l’amministratrice Barbara Kalin – per presidiare altre zone. La pandemia, con il mondo dell’ospitalità bloccato, da un lato ha penalizzato il fatturato, ma ci ha anche permesso di sviluppare l’e-commerce, strumento incisivo per farci conoscere su più fronti».

Rossi di Angera, mano artigiana per i distillati del territorio
Barbara Kalin

Indubbio punto di forza di Rossi d’Angera è la presenza sul mercato con diversi prodotti premium con un’anima storico-artigianale, referenze che stimolano il consumatore, ma che soddisfano le esigenze dei professionisti della ristorazione e del bere miscelato. Prodotti che non si improvvisano, come nel caso del gin, ormai distillato di tendenza.

«Saranno almeno 100 anni che lo produciamo – annota Arturo Rossi – Il ginepro e le botaniche sono quelle dei nostri boschi e utilizziamo come un tempo l’alambicco a bagnomaria». Un puro di gin del territorio. Non a caso è stato denominato Latitudine 45, quella di Angera.

Per informazioni: www.rossidangera.it


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