SFIDA DI FAMIGLIA
A Montalcino si punta su vini più freschi e accessibili. E si pianta anche Merlot
La Casaccia di Franceschi punta sui giovani e su una nuova idea di Montalcino: vini più freschi, vitigni internazionali e mercati esteri. Una strategia familiare che unisce ricerca qualitativa, territorio e accoglienza
Sulle alture che sovrastano il borgo medievale di Sant’Angelo in Colle (Si), lo sguardo abbraccia le colline di Montalcino fino ad allungarsi verso il mare. In questo angolo di Toscana, accarezzato dai venti e protetto dal Monte Amiata, la viticoltura affonda le radici in una storia secolare. È proprio qui che prende forma il racconto di una continuità familiare che sa guardare al futuro, con coraggio e spirito d'innovazione.
La nascita del progetto e la sfida intergenerazionale
Presso il ristorante "Il Liberty" a Milano, in viale Monte Grappa, si è tenuta la presentazione ufficiale alla stampa dell’azienda agricola La Casaccia di Franceschi. Il progetto nasce nel 2015 dall’intuizione di Leopoldo Franceschi, produttore alla quinta generazione, deciso a creare una realtà più dinamica ed evoluta, capace di coniugare il grande patrimonio storico di Montalcino con le esigenze del mercato contemporaneo. A fianco di Leopoldo lavorano oggi i giovani figli Flavia (30 anni) e Federico (27 anni), dando vita a una sinergia intergenerazionale ben strutturata: Flavia si occupa dell’amministrazione e affianca il padre nella gestione produttiva, mentre Federico cura il settore commerciale e il marketing.
L’azienda si estende complessivamente su 15 ettari di vigneto divisi in due contesti ben distinti: il Podere La Casaccia a Sant’Angelo in Colle (SI) e la tenuta "Le Spinaie" nel comune di Cinigiano (Gr). A Montalcino le vigne beneficiano di un microclima ideale, posizionate a un’altitudine di oltre 500 metri, su terreni di origine marina ricchi di sedimenti pliocenici, sabbie, argille, galestro e fossilizzazioni conchigliari. Questa composizione dona ai vini struttura, spiccata mineralità e un'impronta cromatica caratteristica.
Nei vigneti si segue una conduzione orientata alla sostenibilità ecologica. La selezione della materia prima è accurata: si effettua una prima scelta manuale dei grappoli (compresa la vendemmia verde estiva) e un successivo passaggio sul tappeto con selezionatore ottico di acini in cantina. L'obiettivo dichiarato da Flavia Franceschi è chiaro: commercializzare solo le annate che soddisfano appieno elevati standard qualitativi.
Federico Franceschi: «La Casaccia punta sui giovani con vini più freschi e vitigni internazionali»
“A partire dal 2015 - racconta alla stampa Federico Franceschi, che presta il suo spirito giovanile all’azienda di famiglia - mio padre Leopoldo ha fatto partire questo progetto nel comune di Sant’Angelo in Colle. Quello che lo ha intrigato fin da subito è l’altezza delle coltivazioni: tra i 500 e i 550 metri, che nella zona di Montalcino vuol dire avere a disposizione una zona fresca e ventilata, in cui le uve crescono sane, con utilizzo minimo di prodotti antiparassitari e assenza totale di prodotti antibotritici. La piovosità è sufficiente, soprattutto nel periodo luglio/agosto, per poter portare le uve a maturazione senza stress idrici. So bene che l’annata 2026 è stata all’insegna della desertificazione, in Italia, ma noi abbiamo sofferto meno degli altri.
Sotto la supervisione di mio padre, io e mia sorella Flavia affrontiamo ogni giorno una nuova sfida, di cui andiamo molto fieri, cercando di portare avanti la tradizione di famiglia. Siamo giovani, e parte della sfida è entrare in dialogo con un territorio in cui il vino è un’istituzione consolidata nei secoli. Ci siamo dentro fino al collo: intendo dire nel lavoro in vigna, ché sin da piccoli abbiamo respirato l’aria di campagna nelle pause della scuola, in estate, e ovviamente durante la vendemmia. Avendo queste radici tradizionali ben piantate nel territorio e nelle nostre vite, vogliamo ora provare a fare qualcosa di diverso: Montalcino, come denominazione e come gamma di prodotti, non è un brand conosciuto dai giovani. Vogliamo provare a cambiare musica.”
Svecchiare il prodotto e la relativa comunicazione, quindi. Come si fa, in concreto?
“Volendo semplificare sì, è uno svecchiamento, che comincia con il piantare a Montalcino non solo lo storico e glorioso Sangiovese, ma anche i vitigni internazionali, come il Merlot. Se invece guardiamo alla seconda colonna de “La Casaccia di Franceschi”, ossia ai terreni acquistati a “Le Spinaie” nel comune di Cinigiano (GR), lì troviamo Carménère, Cabernet Franc, Merlot e Cabernet Sauvignon, da cui si ottengono il San Leopoldo Merlot e il San Leopoldo Cabernet Merlot. Ma non si tratta solo del Merlot a Montalcino, che di per sé fa storcere il naso a molti: conta l’approccio più moderno, puntare su vini che non debbano invecchiare per anni e anni, immobilizzando il capitale, prima di essere bevuti. Vogliamo dare spazio a prodotti più freschi e bevibili, come il Rosso di Montalcino 2024 che presentiamo oggi qui al Liberty. Qualcosa che si allontani dall’immagine lussuosa e costosa del vino tradizionale delle nostre parti. E quindi anche il prezzo di vendita nel nostro spaccio, a partire da 21 euro, fa parte della strategia di cambiamento.”
Una gamba a Montalcino, una gamba a Cinigiano, sulle colline ad est di Grosseto. Perché avete scelto quel territorio?
“Ci sembrava l’ideale per la nuova idea di vino toscano che avevamo in mente: è la parte più scherzosa, meno paludata della nostra impresa. Non ci sono i vincoli stringenti delle denominazioni di Montalcino, c’è più libertà di sperimentare con i due cabernet e gli altri vitigni internazionali.”
Quali sono i vostri mercati di riferimento?
“L’Europa e l’America: in Italia rimane più o meno il 30% della produzione. Per un’azienda giovane come la nostra è più facile affermarsi all’estero, dove il mercato non è bloccato, anche se le fluttuazioni dovute ai costi di trasporto e ai dazi ci costringono a navigare a vista.”
La degustazione a "Il Liberty": vini e abbinamenti
Durante l'evento milanese si sono potute apprezzare due tra le interpretazioni più significative della cantina, abbinate ai piatti firmati dal ristorante "Il Liberty".
Rosso di Montalcino Doc 2024
Ottenuto da uve Sangiovese in purezza, il Rosso di Montalcino 2024 nasce da vigneti situati a 370 metri di altitudine, con impianto Guyot ed esposizione dei filari est-ovest. Si vinifica mediante fermentazione spontanea in vasche d'acciaio senza lieviti selezionati, seguita da un affinamento in legno di 12 mesi. Il vino si presenta estremamente fresco, vivo e immediato, punta sulla facilità di beva ma non sacrifica la profondità territoriale.
L'abbinamento: lo abbiamo provato in accompagnamento alla Battuta di manzo con nocciole, midollo di bue e prezzemolo. L'abbinamento è immediato e pulito: la naturale freschezza e la mineralità del Sangiovese contrastano piacevolmente la morbidezza grassa del midollo e la rotondità della nocciola, ripulendo il palato a ogni sorso senza sovrastare la delicatezza della carne cruda.
Brunello di Montalcino Riserva
Prodotto fondamentale per l'azienda, il Brunello Riserva nasce da vigne impiantate nel 2007 ed è caratterizzato da una lunga fermentazione spontanea e da un affinamento che prevede almeno 36 mesi in botti di rovere da 33 ettolitri, seguiti da un lungo riposo in bottiglia. La veste è di un rubino intenso, la ricchezza aromatica (con note di macchia mediterranea, speziatura e sfumature evolute) emerge subito assieme alla solida struttura, avvolgente e orgogliosamente tannica.
L'abbinamento: la Riserva ci è piaciuta a stretto contatto con la Bavetta di Angus arrosto con patata soffice e finferli. Un accostamento classico ed efficace: la potenza del vino e la sua solida trama tannica dialogano benissimo con la succulenza della carne arrostita, mentre i toni boschivi dei finferli e la cremosità della patata trovano equilibrio nel sorso intenso e persistente.
Prospettive, accoglienza e sviluppo aziendale
Il percorso de La Casaccia di Franceschi guarda avanti attraverso una visione integrata del territorio. Tra i progetti futuri c’è la trasformazione degli spazi interni del casale in agriturismo, pensato per promuovere sia la gamma dei vini aziendali sia le ricette della cucina tradizionale locale. Oltre ai vigneti, la tenuta comprende infatti uliveti e tartufaie, a conferma della volontà di valorizzare i molteplici frutti della campagna toscana. È inoltre prevista una ristrutturazione della cantina su tre livelli, con un'architettura studiata appositamente per sfruttare la forza di gravità, evitando stress e shock meccanici al prodotto durante le fasi di lavorazione.




