Anzitutto le radici: la Franciacorta è quel territorio “appoggiato” sulle spalle della città di Brescia, in vista del lago d’Iseo, che da sessant’anni si offre al pubblico nazionale e internazionale come patria del metodo classico italiano. In questa nuova (o quasi) frontiera dello spumante di qualità si trovano tante aziende grandi e piccole, famosissime e/o semisconosciute, tra cui spicca Villa Franciacorta, a Monticelli Brusati. Dalla Franciacorta a Milano, presso l’appartamento / sala eventi InPlace Garden, con terrazza vista Duomo, il salto è breve, il viaggio è leggero: si può presentare lo spumante con la giusta dose di classe e di allegria.

Villa Franciacorta: gli spumanti presentati a Milano insieme a Unàdi
Villa Franciacorta: gli spumanti presentati a Milano insieme a Unàdi

Villa Franciacorta si presenta a MIlano

La cantina sorge nella parte orientale della Franciacorta, con il monte Delma a sud e le montagne che chiudono il lato bresciano del Sebino a nord. È proprio questo riparo naturale ad aver risparmiato il suolo dal passaggio del ghiacciaio: la terra di origine marina è rimasta vergine e risale al Giurassico. Argille sedimentarie e marne ricche di fossili trattengono l’umidità nella misura giusta, e le radici, che scendono fino a tre o quattro metri, trovano acqua anche quando il cielo ce la risparmia. Una vite che non soffre la sete regala acidità vivace, garanzia di qualità e di longevità; dai minerali del suolo arrivano invece la complessità aromatica e quella sapidità che è la firma dell’azienda.

Il borgo di Monticelli Brusati dove ha sede Villa Franciacorta
Il borgo di Monticelli Brusati dove ha sede Villa Franciacorta

Il clima è fresco, grazie alle correnti che si incontrano tra la Valcamonica e la Valtrompia: le uve maturano pienamente senza perdere l’acidità necessaria alla base del Franciacorta. Ne è la prova un dettaglio: qui spesso si vendemmia dopo gli altri e si finisce per ultimi. I vigneti, 46 ettari su una proprietà di 110, occupano le posizioni migliori, con pendenze che in alcuni punti arrivano al 45%. Sono il frutto di una zonazione «ante litteram», voluta dal fondatore decenni fa, che ha diviso le vigne in parcelle, ciascuna con la sua identità. Molte di quelle viti sono ancora lì e forniscono il materiale genetico per i nuovi impianti: l’età media è di circa 25 anni, con esemplari fino a 45. Non c’è una vigna uguale all’altra, e c’è perfino un vigneto storico allevato a GDC (Geneva Double Curtain), forma rara che con il cambiamento climatico si sta rivelando molto adattabile.

Qui la sostenibilità, parola ormai logora, si misura in gesti concreti. Il biologico è scelta di sempre, certificata dal 2017: inerbimento con piante che nutrono il terreno, sfalcio a filari alterni per dare rifugio agli insetti utili, siepi, alberi da frutto e muretti a secco, api come sentinelle della salute dell’ambiente, vinacce e raspi che tornano in vigna come concime. Le viti più vecchie vengono clonate nel piccolo vivaio aziendale, mentre il sistema BioPASS monitora la ricchezza del suolo, alleato prezioso nei periodi di siccità. In cantina, dal 2015, c’è la certificazione ISO 14001. Un approccio che va oltre il bollino e diventa cultura: valorizzare le risorse naturali senza forzature.

La terza generazione si fa strada

E siccome le novità da presentare hanno bisogno di energia, ci affidiamo al racconto dei baldanzosi giovani Alessio e Matteo Pizziol, la terza generazione di proprietari della cantina, che affianca i genitori Roberta Bianchi e Paolo Pizziol. Non un semplice passaggio di consegne, anche perché gli “altri” due personaggi meno giovani di energia ne hanno ancora, ma un modo di aprirsi a un mondo di appassionati e consumatori in perenne evoluzione: per andare avanti a raccontare del nuovo e del vecchio, a partire da Villa Franciacorta, valorizzandone il posizionamento e sviluppandone le prospettive commerciali. «Io e mio fratello - ci racconta Alessio Pizziol, il maggiore (29 anni) - siamo ben consapevoli che in famiglia c’erano dei valori fondativi da seguire: tanto è vero che nel 1960 Alessandro Bianchi, il nonno, decide di “cambiare” le sorti del paesino di Monticelli Brusati, partendo dal recupero del suo primo nucleo abitativo, un borgo del Cinquecento. Poteva scegliere di investire altrove, comprarsi una rombante auto sportiva … e invece ha fatto partire un progetto che ormai ha più di 60 anni. È così che nasce il Franciacorta, fortemente voluto da Alessandro, uno dei fondatori del Consorzio di Tutela, da subito convinto dell’importanza del Metodo Classico. Forte della convinzione che “la terra non tradisce mai”, insegnamento che proviene da suo padre, guardia forestale e carabiniere a cavallo. Una storia bellissima che continua con noi due, Alessio e Matteo, che non abbiamo una formazione da specialisti del vino: io ho una laurea in Ingegneria, un master in Economia e Management e una borsa di studio sull’IA; Matteo, due anni più piccolo di me, è laureato in Economia con un Master in Brand Design e Management e uno in Design di Prodotto e Comunicazione».

Da sinistra Alessio e Matteo Pizziol
Da sinistra Alessio e Matteo Pizziol

«Noi siamo la terza generazione - prosegue Matteo - e andare avanti con le nostre forze, benché accompagnati dai genitori, non ha in sé nulla di scontato: il ricambio generazionale costituisce un passaggio delicatissimo per tutto il sistema delle imprese enologiche familiari italiane. Secondo un’analisi del 2026, effettuata da “The European House – Ambrosetti”, solo il 13% delle imprese familiari supera la terza generazione. La transizione è complicata, insomma, continuità non significa ereditare né fare quello che andava bene vent’anni prima. Servono invece visione e coraggio, e in questo l’esempio del nonno è impagabile. La scelta dei nostri genitori, quella di lasciare liberi i figli di studiare e impegnarsi dove e come volevano, ci ha messo nelle condizioni di crescere e sperimentare, per poi tornare in azienda una volta compreso che il nostro posto è qui. Ma ci siamo arrivati per conto nostro, senza forzature, sapendo fin dall’inizio che in un’azienda familiare sfumano le differenze fra chi dirige e chi esegue e tutti fanno un po’ di tutto: la vendemmia, il lavoro in cantina, spostare le cassette, il marketing, la comunicazione, le visite ai clienti, l’elaborazione strategica. Una faticaccia, ma anche una fortuna, perché solo così l’azienda diventa tua: nel senso che non ha più segreti».

Unàdi, hai visto mai?

E chissà se allo spirito imprenditoriale del factotum si sia ispirato anche il progetto Unàdi, il nuovo metodo classico millesimato di Villa Franciacorta che racchiude una molteplicità di significati, tutti riconducibili a un principio essenziale: ogni bottiglia è il risultato di un gesto, di una scelta e di un tempo dedicato. Un progetto nato dai giovani per i giovani: i quali, al posto di mandar giù lo spritzaccio e/o il cocktailino da mal di testa alcolico, allo stesso prezzo possono godersi un calice di accesso a un mondo nuovo, all’insegna della qualità. Unàdi, abbreviazione dialettale per dire “Una al dì” , richiama l’impegno del remuage manuale, eseguito quotidianamente sulle tradizionali pupitres. «Una di 16.444» racconta il numero di bottiglie che ogni giorno vengono movimentate a mano. «Una di 66» evoca le vendemmie di una storia familiare iniziata nel 1960. Unàdi nasce da questi elementi per interpretare il carattere di un’annata attraverso la precisione del lavoro in cantina, la cura artigianale e il rispetto per il tempo necessario a esprimere l’identità del vino.

Villa Franciacorta, 26 parcelle per costruire il nuovo millesimato Unàdi
Unàdi, il nuovo metodo classico millesimato di Villa Franciacorta

Unàdi è un Franciacorta Docg Extra Brut Millesimato 2022, nato per interpretare nuove occasioni di consumo attraverso la filosofia produttiva che contraddistingue Villa Franciacorta. Pensato anche per valorizzare il servizio al calice nell’alta ristorazione e nell’Horeca contemporaneo, nasce da un assemblaggio di Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero provenienti esclusivamente dai vigneti di proprietà della famiglia, a Monticelli Brusati. Le uve, vinificate separatamente in base alla provenienza dalle 26 parcelle aziendali, vengono selezionate e assemblate per dare forma a un Franciacorta che coniuga precisione, freschezza e profondità gustativa.Il suo carattere si esprime attraverso un profilo elegante, una spiccata impronta sapida e un sorso teso, dinamico e persistente. Un Extra Brut dalla vocazione gastronomica, nel quale la finezza aromatica incontra la precisione del gusto. Presso InPlace Garden, l’ambiente familiare ed accogliente prescelto da Villa Franciacorta per la presentazione milanese,

Unàdi ha potuto abbinarsi da par suo la Tartare di trota con salsa al Franciacorta e uova di trota; la Pasta mista con ceci, agrumi alla brace ed alloro; la Triglia in crosta con patata soffice all’olio del Sebino e ristretto di pesce, tanto per ribadire che a uno spumante con qualche riverbero di alto lignaggio si può chiedere di accompagnare una vasta gamma di pietanze.

Localita' Villa 12 25040 Monticelli Brusati (BS) Italia