DEJA BU
Quattro tenute, 10 ettari di vigne e un unico suolo vulcanico: il volto di Cantine Astroni
Tra Napoli e Pozzuoli, Cantine Astroni produce vini vulcanici da vitigni a piede franco. Una degustazione alla Taverna del Capitano con Cristina Varchetta ha espresso la sapidità e l'identità flegrea di Falanghina e Piedirosso
Nata sulle pendici esterne del cratere degli Astroni, tra Napoli e Pozzuoli, Cantine Astroni si colloca nel cuore dei Campi Flegrei, in un contesto naturale di straordinaria intensità. Un tempo riserva di caccia borbonica e oggi Oasi naturale tutelata dal WWF Italia, il cratere rappresenta un prezioso baluardo di biodiversità e un ambiente viticolo unico. Qui, dove il mare incontra la terra vulcanica, Cantine Astroni custodisce un patrimonio enologico profondamente legato al territorio. In vigna e in cantina, ogni scelta nasce dal rispetto dei tempi naturali, per preservare l’identità delle uve e restituire nel vino l’essenza del luogo. In cantina, l’esperienza maturata nel tempo si affianca a un approccio enologico attento e consapevole.
Gli strumenti e le conoscenza contemporanee diventano così un mezzo per accompagnare l’espressione delle uve, preservandone integrità e carattere, affinché ogni vino possa raccontare con chiarezza il luogo da cui proviene. Particolare attenzione è rivolta ai vitigni autoctoni pre-filosserici coltivati a piede franco, Falanghina e Piedirosso dei Campi Flegrei, espressione diretta di un suolo vulcanico straordinario.
La degustazione al Roof Top della Taverna del Capitano
E quando Mariella Caputo ci informa che durante il nostro soggiorno alla Taverna del Capitano di Nerano (Na) si sarebbe tenuta una degustazione informale di alcune referenze dell’azienda non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di goderci il panorama dal Roof Top in compagnia di Cristina Varchetta in rappresentanza della proprietà dell’azienda, e alcuni suoi vini somministrati dal preparatissimo sommelier di Casa Caputo Giacomo Gargiulo.
Le quattro tenute e il patrimonio vitato nei Campi Flegrei
Anzitutto va precisato che il patrimonio vitato aziendale si articola in 4 Tenute distribuite nell’area flegrea, Vigna Astroni (1,5 ettari circa con vitigni Falanghina e Piedirosso), Tenuta Camaldoli (3 ettari circa tutti piantati a Piedirosso), Tenuta Jossa (3 ettari circa con vitigni Piedirosso, Sciascinoso, Falanghina e Fiano) e Vigna Imperatrice (2,8 ettari circa tutti piantati a Falanghina).
Diverse per esposizione, altitudine, suolo e microclima ma unite dalla stessa matrice vulcanica e da una profonda vocazione viticola. Da ciascuna Tenuta provengono le uve destinate principalmente alla produzione dei cru aziendali. Un lavoro che nasce dall’osservazione del vigneto e prosegue con vinificazioni dedicate, pensate per preservare nel vino le caratteristiche specifiche di ogni parcella.
Degustazione Falanghina Campi Flegrei Dop: Colle Imperatrice, Tenuta Jossa e Vigna Astroni
La nostra degustazione inizia con la Falanghina Campi Flegrei Colle Imperatrice Dop 2024. Fulgido paglierino di media fittezza. Fiori di acacia e frutta nostrana e tropicale: pesca, albicocca e ananas, seguiti da definiti sentori di macchia mediterranea. L’impatto al palato è nitido e dissetante. Sapidità e freschezza, poi si assesta e appaga per un lungo tempo valorizzando la bevibilità e l’impronta territoriale.
Proseguiamo con la Falanghina Campi Flegrei Dop Tenuta Jossa 2021. I luccicanti riflessi dorati rapiscono e annunciano una caos calmo di ginestra, camomilla e fieno, pera Abate, canditi e miele, che inebria il naso, unitamente a note di cedro, cera d’api e foglia di pomodoro, conducendo irresistibilmente al sorso. In bocca è fluente e materico, con equilibrio centrato e un attraente finale dai ritorni di frutta gialla e pietra focaia, non senza una mineralità gessosa, sfumature affumicate e una marcata tensione salina.
La striscia delle Falanghine si chiude con la Campi Flegrei Dop Vigna Astroni 2020. Paglierino dalla veste lucente. Profumi di pera Abate e gelsomino si fondono a sensazioni di miele d’agrumi e ghiaia di fiume.Poi accenni tostati, sentori di idrocarburo, mandorla dolce e sfumature vegetali. Il sorso esprime grande pienezza grazie a una perfetta amalgama tra freschezza e corpo. Finale succoso e saporito, di spiccata salinità, acidità viva e rinfrescante, caratterizzato da un’aristocratica nuance fumé.
I vini rossi vulcanici: Piedirosso Colle Rotondella e Tenuta Camaldoli
Dal lato rossista si segnalano due vini. Il Piedirosso Campi Flegrei Dop Colle Rotondella 2024 è di un raffinato carminio di buona fittezza. Al naso debutta con fragranze a tinte rosse: ciliegia e ribes, affiancate da una delicata viola, poi prugna, geranio rabarbaro, tabacco in foglia, liquirizia e cannella. Non mancano sfumature tostate e affumicate. Al palato mostra carattere e intensità, con tannino lieve, energia sapidità e persistenza su ricordo di melagrana e china.
A chiudere il Piedirosso Campi Flegrei Dop Tenuta Camaldoli 2018 di un granato di media fittezza e buona luminosità. Al naso si incontrano mirtilli e more in confettura, carruba e cenere, con un dolce ventaglio speziato di cannella e vaniglia. Non mancano note mentolate e balsamiche, sfumature erbacee di rosmarino, sentori minerali, chiodi di garofano e glicine Il sorso è fresco e sapido, con un tannino appena accennato ma assai efficace, per un finale gradevolissimo in cui ritornano frutti, spezie e note balsamiche.
Sorseggiare questi splendidi vini accompagnati dai pirotecnici finger food di Matteo Caputo è stato un privilegio. Cantine Astroni, anima flegrea, cuore partenopeo.


