GIRI DI VITE
Erbaluce di Caluso, 24, 60 e 120 mesi: tre modi di raccontare lo stesso vitigno
Nel Canavese, la Tenuta Roletto racconta l’Erbaluce di Caluso Docg con vini fermi, metodo classico e passito, nati da 65 ettari sulla Serra Morenica. Dal Muliné al Centoventi Pas Dosé, il vitigno mostra sfumature uniche
Nel cuore del Canavese, lì dove le colline di Cuceglio (To) si srotolano come verdeggianti tappeti ai piedi della Serra Morenica, la Tenuta Roletto è un presidio enologico fin dai primi del Novecento quando il nonno degli attuali proprietari Giovanni Tinetti, un tempo abile conciatore di pelli, decise di riconvertire le “guie” (sorgenti utilizzate per il suo vecchio mestiere) a beneficio delle proprie vigne.
In uno straordinario terroir plasmato dal ghiacciaio Balteo, i cui detriti rocciosi donano ai vini mineralità e acidità uniche, i coniugi Nino Iaculano e Domenica Roletto hanno apportato nuova linfa a questo progetto di famiglia e nei loro 65 ettari vitati la bianca protagonista è, manco a dirlo, l’Erbaluce, coltivata con la tipica pergola canavesana.
Erbaluce di Caluso Docg: un vitigno, tre interpretazioni
Vitigno autoctono fra i più originali del Piemonte, dalla spalla acida capace di farsi lama affilata nelle versioni ferme, appaganti bollicine nelle declinazioni in metodo classico e vellutata carezza nel passito della tradizione contadina, da stappare nelle occasioni speciali. Nella sua produzione, che comprende anche le varietà a bacca rosse del territorio, Tenuta Roletto declina l’Erbaluce di Caluso Docg in tutte le sue sfaccettature.
Nella versione ferma - a fianco del fragrante Lei e del BB ovvero Bianco in Botte, che affina due anni in botte grande - l’etichetta più rappresentativa è il Muliné. Il brillante giallo paglierino al naso è un'esplosione di fiori bianchi, mela verde e agrumi, con quella tipica nota finale ammandorlata tipica del vitigno. Sorso fresco, sapido e vibrante, specchio dei suoli acidi e ciottolosi da cui nasce. Da abbinare a carpacci di tonno, risotto agli asparagi o alla speziata cucina asiatica.
Le bollicine di Erbaluce tra affinamenti e abbinamenti
Sul fronte bollicine le referenze sono ben tre: la Gran Cuvée, sapiente blend con 24 mesi di affinamento sui lieviti caratterizzato dal buon equilibrio fra finezza minerale e morbidezza. Perlage persistente, con aromi che spaziano dal lieve agrumato, a note floreali alpine e lievitato di crosta di pane. Ideale da aperitivo, ha la cremosità necessaria a dialogare con una frittura di paranza e verdure.
Con il Sessanta gli anni di affinamenti passano da 2 a 5 e di conseguenza aumenta la complessità olfattiva-gustativa. Al naso emergono note di frutta matura, fiori essiccati, tostatura e pasticceria, mantenendo al gustativo una tensione minerale che lo rende incredibilmente dinamico. Si lega bene al sushi, come a strutturati primi di pesce e piatti a base di funghi.
Centoventi Pas Dosé: 10 anni di affinamento per l’Erbaluce
Al vertice della spumeggiante piramide troviamo il Centoventi Pas Dosé, affinato per ben 10 anni, monumentale per complessità aromatica ed eleganza. Perlage finissimo e naso di agrumi essiccati, pesca bianca matura, erbe officinali e terziari evoluti di biscotteria, frutta secca e sottobosco. Sorso avvolgente e sapido, d’infinita persistenza, da abbinare ad un Plateau Royale o da gustarsi come "bollicina da meditazione”.
Il Passito è un tributo alla tradizione del Canavese, con uve che appassiscono cinque mesi sospese nei solai della tenuta per poi, dopo la pigiatura, restare ben più dei 5 anni in botte come richiede il disciplinare. Giallo oro con riflessi ambrati, sprigiona profumi intensi di miele d’acacia, albicocca disidratata, fichi secchi e nocciola e in bocca si presenta con un sorso opulento ma elegante, con dolcezza bilanciata da una vibrante vena acida e una persistenza infinita. Matrimonio d’amore con i tipici Torcetti del Canavese o con formaggi erborinati come il Bettelmat.

