Un dolce nato per portare nel cuore di Napoli i profumi della penisola sorrentina, attraverso ingredienti legati al territorio come ricotta, fiordilatte e agrumi. È il progetto dello chef Pasquale De Simone, che da anni lavora sulla colazione dell’Hotel Mediterraneo trasformandola in un momento dedicato alla valorizzazione delle materie prime campane. Sul rooftop della struttura napoletana lo chef ha creato una torta che racchiude alcuni dei simboli gastronomici della Costiera: una base di pasta frolla, una crema profumata agli agrumi e una ricotta lavorata secondo una tecnica che richiama la tradizione della pasticceria locale.

Lo chef Pasquale De Simone (a sinistra) col Tea Master Albino Ferri
Lo chef Pasquale De Simone (a sinistra) col Tea Master Albino Ferri

La Costiera sorrentina in un dolce da colazione

«L’idea era trasferire per qualche giorno la penisola sorrentina, con i suoi profumi, qui sul rooftop di Napoli», racconta Pasquale De Simone, chef dell’Hotel Mediterraneo. «Abbiamo scelto ingredienti rappresentativi della zona, come il fiordilatte, la ricotta e gli agrumi della penisola, per creare un dolce capace di raccontare il territorio». La preparazione nasce dall’incontro tra memoria e ricerca. La ricotta viene lavorata con lo zucchero e lasciata macerare, un procedimento che richiama anche la preparazione tradizionale della pastiera, mentre la crema viene arricchita con le note aromatiche degli agrumi sorrentini. «È un dolce che nasce un po’ dall’estero, perché il concetto della colazione internazionale ci porta a proporre preparazioni diverse, ma cerchiamo sempre di mantenere un legame con la stagionalità e con i prodotti della nostra zona», spiega De Simone.

Contenuto di terze parti bloccato. Abilita i contenuti e le funzionalità per visualizzarlo.

Un dolce senza nome che segue le stagioni

La creazione dello chef non ha ancora un nome definitivo, ma è diventata negli anni una presenza riconoscibile della proposta mattutina dell’hotel. La sua caratteristica principale è la capacità di cambiare insieme al calendario agricolo campano. «Nei prossimi periodi arriveranno le albicocche del Vesuvio, poi magari la melannurca e studieremo nuove interpretazioni», racconta De Simone. «L’obiettivo è far degustare un prodotto e, allo stesso tempo, accompagnare l’ospite in un viaggio intorno al nostro territorio». Un approccio che lega la colazione alla stagionalità, valorizzando prodotti locali attraverso preparazioni capaci di dialogare con un pubblico internazionale senza perdere il riferimento alle radici gastronomiche campane.

Il dolce "senza nome" dello chef De Simone
Il dolce "senza nome" dello chef De Simone

Il tè agli agrumi accompagna la dolcezza della ricotta

A completare l’esperienza è stato scelto un abbinamento studiato dal tea master Albino Ferri, che ha individuato nel tè nero indiano da colazione la base ideale per accompagnare il dessert. «Abbiamo un dolce con una componente importante di ricotta, crema e burro, quindi con una struttura morbida e una certa grassezza», spiega Ferri. «Per questo ho pensato a un tè nero tradizionale da colazione, ma arricchito con i limoni della Costiera, che portano freschezza e aiutano a bilanciare il gusto». L’incontro tra il tè e il dolce segue un principio di equilibrio: da una parte la struttura del tè nero, dall’altra la componente agrumata che alleggerisce la parte più cremosa della preparazione.

Il tè proposto in abbinamento dal Tea Master Albino Ferri
Il tè proposto in abbinamento dal Tea Master Albino Ferri

La colazione d’hotel come racconto del territorio

La proposta dello chef De Simone si inserisce in un percorso sempre più diffuso nella ristorazione alberghiera, dove la colazione non è più soltanto un servizio accessorio ma diventa uno spazio per raccontare identità e prodotti locali. Portare un territorio nel piatto, anche attraverso un gesto quotidiano come la colazione, significa lavorare sulla memoria gastronomica e sulla relazione con l’ospite. Nel caso del Mediterraneo di Napoli il racconto passa attraverso gli ingredienti della Costiera sorrentina, reinterpretati in una preparazione che unisce tecnica contemporanea e riferimenti alla tradizione.

Pubblicità

Per maggiori informazioni:Accademia Ferri dal 1905