Il tartufo nero dell’Alto Oltrepò punta su ricerca, filiera tracciata e nuove tartufaie. Presentato al Senato ReTriFoLo, il progetto nato nel borgo di Menconico (Pavia) per valorizzare il tartufo nero dell’Alto Oltrepò e della Valle Staffora. In programma la selezione degli ecotipi locali, sei tartufaie pilota con oltre mille piante micorrizate e una filiera interamente tracciabile. L’obiettivo è trasformare una risorsa gastronomica in uno strumento di sviluppo per la montagna. Il tartufo in questo progetto viene visto come prodotto identitario, ma anche come leva per mantenere vivi i territori montani, recuperare terreni abbandonati e creare nuove opportunità economiche.

Tartufo nero dell’Alto Oltrepò, nasce una filiera tracciata dalla pianta al prodotto
La presentazione al Senato d "ReTriFoLo", il progetto nato nel borgo di Menconico (Pavia) per valorizzare il tartufo nero dell’Alto Oltrepò e della Valle Staffora

È la prospettiva da cui nasce ReTriFoLo, il progetto dedicato alla tutela, alla valorizzazione e alla tracciabilità del tartufo nero dell’Alto Oltrepò Pavese e della Valle Staffora, presentato nei giorni scorsi al Senato della Repubblica. L’iniziativa, promossa con il coinvolgimento del Comune di Menconico, del mondo universitario, del Gal Oltrepò Pavese e di diverse realtà del territorio, punta a costruire intorno al tartufo una vera filiera locale, dalla ricerca scientifica fino al prodotto destinato al consumatore.

Menconico scommette sul tartufo

Il progetto parte da un territorio nel quale il bosco rappresenta una risorsa determinante. A Menconico, piccolo comune dell’Alto Oltrepò, le superfici boschive occupano infatti oltre il 72% del territorio comunale, circa 2.053 ettari sui 2.813 complessivi. È proprio in questo patrimonio naturale che l’amministrazione vede una possibile risposta ad alcuni dei problemi che interessano le aree appenniniche: dall’abbandono dei terreni allo spopolamento, fino alla necessità di una migliore gestione del territorio.

Il Tartufo Nero di Menconico
Il Tartufo Nero di Menconico

L’obiettivo è recuperare anche superfici oggi inutilizzate e destinarle alla tartuficoltura, aumentando nel tempo le opportunità di reddito per aziende agricole e produttori e favorendo contemporaneamente il presidio delle aree montane. «Vogliamo ostacolare l’abbandono dei campi, recuperare i terreni incolti e trasformarli in tartufaie coltivate - ha spiegato il sindaco Paolo Donato Bertorelli - così da aumentare il reddito dei produttori locali e contrastare attivamente il dissesto idrogeologico».

Sei tartufaie pilota e oltre mille piante micorrizate

A illustrare gli aspetti scientifici del progetto è stato Matteo Busconi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. ReTriFoLo si sviluppa lungo tre principali direttrici. La prima riguarda la conoscenza e la conservazione del patrimonio genetico locale, attraverso la mappatura e la selezione di dieci ecotipi autoctoni di tartufo uncinato, con l’obiettivo di individuare e valorizzare quelli maggiormente rappresentativi dell’area. Il secondo intervento prevede invece la creazione di sei tartufaie coltivate sperimentali, attraverso la messa a dimora di oltre mille piante autoctone micorrizate. Veri e propri siti pilota che dovranno consentire di verificare sul campo le potenzialità produttive della tartuficoltura locale e costruire un modello replicabile sul territorio. Il terzo tassello riguarda la filiera: il progetto punta infatti alla realizzazione di prodotti trasformati completamente tracciabili, collegando la provenienza della materia prima alla gestione sostenibile delle superfici boschive.

Dal bosco alla tavola, una filiera riconoscibile

Uno degli aspetti più interessanti del progetto, soprattutto in chiave gastronomica, è proprio il tentativo di superare la semplice raccolta spontanea per arrivare a una filiera territoriale riconoscibile e controllabile. Tracciabilità e origine diventano così strumenti per differenziare il tartufo dell’Alto Oltrepò sul mercato e, allo stesso tempo, per raccontare con maggiore precisione il territorio dal quale proviene.

Il Butalà, piatto tipico dell'Appennino Pavese nell'alta Valle Staffora in Oltrepò pavese
Il Butalà, piatto tipico dell'Appennino Pavese nell'alta Valle Staffora in Oltrepò pavese

Al progetto partecipano, oltre all’Università Cattolica e al Comune di Menconico, anche Gal Oltrepò Pavese, Eco Srl, imprese agricole e altri soggetti locali. La presentazione romana è nata su iniziativa del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio e ha rappresentato anche un'occasione per mettere in relazione ricerca scientifica, agricoltura e sviluppo delle aree interne.

Il tartufo entra anche nell’offerta turistica dell’Alto Oltrepò

ReTriFoLo non si ferma però alla produzione. Il tartufo viene inserito in una strategia più ampia che comprende enogastronomia e turismo, nella prospettiva di creare nuove ragioni per visitare l’Alto Oltrepò. Tra le iniziative presentate figura anche il Butalà, piatto legato al territorio che abbina le patate di montagna al tartufo locale, con l’obiettivo di trasformare la materia prima in un elemento riconoscibile della cucina della zona. A questa dimensione si aggiunge la collaborazione avviata con Montona, città croata dell’Istria conosciuta per la propria tradizione tartuficola. L’accordo vuole favorire lo scambio di esperienze e la costruzione di iniziative comuni tra due territori che hanno scelto il tartufo come elemento di identità e promozione.

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La giornata romana ha coinciso inoltre con l’attribuzione a Menconico del titolo di Città del Tartufo, rafforzando una strategia che cerca di mettere insieme produzione agricola, ricerca, cucina, tutela del paesaggio e attrattività turistica. Per l’Alto Oltrepò la sfida sarà ora trasformare i progetti sperimentali in una filiera capace di generare valore nel tempo: facendo del tartufo non soltanto una delle eccellenze gastronomiche della montagna pavese, ma anche uno strumento per continuare a coltivarla e abitarla.