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La Consulta boccia la Brambilla
Salta la riforma del Turismo

La Consulta boccia la Brambilla Salta la riforma del Turismo
La Consulta boccia la Brambilla Salta la riforma del Turismo
Primo Piano del 10 aprile 2012 | 17:25

L'articolo 8 del Codice del Turismo che permetteva di somministrare cibo anche nelle strutture che non hanno la licenza di ristorazione è stato abrogato. Una vittoria di chi (Italia a Tavola, Regioni e Fipe) aveva duramente contestato le stupidaggini dell'ex Ministro Michela Vittoria Brambilla

La decisione è avvenuta a seguito del ricorso presentato da alcune Regioni, ma le conseguenze sono clamorose: la riforma del turismo voluta dall'ex Ministro Michela Vittoria Brambilla (nella foto) era una bufala ed è stata cassata nella sua parte più importante. Le strutture ricettive (alberghi, affittacamere, campeggi, ecc.) non potranno in fatti più somministrare alimenti e bevande, se non sono in possesso dei requisiti necessari per tale attività, a clienti che non alloggiano nella struttura. Lo ha stabilito una sentenza della Corte Costituzionale che ha abrogato ben 19 articoli del codice del Turismo, fra cui l'articolo 8 che prevedeva proprio questa facoltà. Un articolo duramente contestato da Italia a Tavola e da non pochi esponenti della Fipe che avevamo criticato la superficialità e l'arroganza con cui la Brambilla aveva cercato di imporre una soluzione che faceva comodo ad alcune lobby, a partire da Fedralberghi e campeggiatori.  Il nuovo Codice avrebbe concesso alle strutture ricettive di somministrare alimenti e bevande anche alle persone non alloggiate anche senza le garanzie di professionalità e integrità morale previste i pubblici esercizi.  



Con sentenza n. 80 deposiatata il 05/04/2012 la Consulta ha in pratica dichiarato 'l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79 (Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, nonché attuazione della direttiva 2008/122/CE, relativa ai contratti di multiproprietà, contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e di scambio), nella parte in cui dispone l'approvazione dell'art. 1, limitatamente alle parole «necessarie all'esercizio unitario delle funzioni amministrative» e «ed altre norme in materia», nonché degli artt. 2, 3, 8, 9, 10, 11, comma 1, 12, 13, 14, 15, 16, 18, 20, comma 2, 21, 23, commi 1 e 2, 30, comma 1, 68 e 69 dell'allegato 1 del d.lgs. n. 79 del 2011”.

Alla Consulta si erano rivolte alcune Regioni che avevano rivendicato la competenza sulla materia. Anche Fipe-Confcommercio aveva contestato fortemente il provvedimento voluto dall'allora ministro Brambilla, ritenendo ingiustificabile – attesa la generale liberalizzazione dell'accesso all'attività – che a taluni soggetti fosse consentito di effettuare le attività di somministrazione di alimenti e bevande con requisiti diversi da quelli previsti per i pubblici esercizi. Ne consegue che le strutture ricettive possono effettuare somministrazione anche a chi non alloggia solo se in possesso dell'autorizzazione o della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) ove previsto.

Michela Vittoria BrambillaDa subito, il Codice del Turismo varato dal Governo aveva ricevuto aspre critiche della Federazione italiana pubblici esercizi. Secondo la Fipe, la parte relativa alla ristorazione del codice-riforma del ministro Brambilla era l'implosione del turismo e stravolgeva l'ordinamento giuridico del settore. Consentire a tutte le strutture ricettive di estendere la propria attività a quella di somministrazione di alimenti e bevande per le persone non alloggiate nelle stesse strutture avrebbe prodotto effetti sul turismo opposti e avrebbe creato una sperequazione fra le imprese.

Bene l'abolizione dell'articolo 8 - afferma il presidente regionale Toscana  e vicario nazionale Fipe Aldo Cursano – perché esso avrebbe creato ulteriori asimmetrie nel mercato della ristorazione mettendo sullo stesso piano tipologie differenti di imprese senza stabilire regole uguali per tutte. Ci battiamo da anni per la concorrenza corretta e leale, e quindi anche contro la norma che avrebbe permesso di somministrare cibo anche alle strutture con requisiti diversi da quelli rigidi previsti per i Pubblici Esercizi”.

Soddisfatto anche il presidente di Confcommercio Toscana Stefano Bottai: «L'incostituzionalità del Codice del turismo della Brambilla era più che evidente: la materia è di competenza regionale e anche laddove la legge prevede iniziative legislative di livello nazionale, esse non possono prescindere dal coinvolgimento dei territori e dalla concertazione con tutte le parti interessate: istituzioni e federazioni del settore turistico. Un lavoro che in Toscana continueremo a tracciare per giungere a strategie serie e condivise di rilancio del settore nella nostra Regione e in Italia”.

Stessa opinione sulla faccenda l'aveva espressa la federazione italiana degli esercenti pubblici e turistici - Fiepet di Confesercenti, che da subito era fermamente convinta che, consentire, come sottolinea il Codice, a tutte le strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere, di poter svolgere attività di ristorazione anche ai non alloggiati avrebbe consentito, specialmente in un momento di grave crisi come quella che stiamo attraversando, dove il fattore prezzo gioca un ruolo determinante nelle scelte di consumatori e turisti, un grave danno alla 'reputazione” della cucina italiana, a discapito dell'esperienza e della capacità professionale di cui i nostri cuochi sono sicura espressione.'



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13/04/2012 17:15:00
1) Bastava un po' di burocrazia efficiente
Ho impiegato 25 anni ad aprire un ristorante , annesso all'agriturismo , in un fabbricato di mia proprietà : "cambiamento di destinazione d'uso senza opere" . Fra la morsa di chi comanda e le fughe in avanti della Brambilla ci vorrebbe una burocrazia efficiente e preparata , cioè un utopia !



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