Messina non è come l’Abruzzo Meglio turismo e agricoltura che il ponte
Agricoltura, servizi e turismo. Da sempre quando si parla del sud Italia si fa riferimento a queste attività come ai cardini per garantire uno sviluppo realistico e rispettoso di storia e territorio. Assistenzialismo, abusivismo e criminalità sono invece le piaghe endemiche che si vorrebbero cancellare, ma che continuano a condizionare una parte importante del Paese. Un confronto che si è riaperto, e non poteva essere altrimenti, dopo il dramma di Messina dove abbiamo toccato ancora una volta con mano tutto il peggio del Meridione: l'irresponsabilità di una classe politica che non rispetta la legge (certe case non si dovevano e, soprattutto, non si poteva costruire in quei luoghi); l'incapacità delle istituzioni di rispettare i tempi di procedure banali (metà delle migliaia di richieste di condono edilizio sono ancora inevase…); la corsa di tutti a scaricarsi le responsabilità del disastro annunciato (tutti sapevano qual'era la situazione del dissesto idrogeologico, ma nessuno ha mosso un dito).
E così le colline franano distruggendo non solo le abitazioni, ma intere famiglie che forse avevano solo il torto di adeguarsi alle regole imposte dalla politica. E le istituzioni, invece di assumersi responsabilità precise, parlano ancora una volta di calamità e catastrofe, quasi che la cementificazione selvaggia degli alvei di fiumi o torrenti sia come un terremoto, di fatto imprevedibile e senza colpa degli uomini. Il richiamo e la similitudine col dramma dell'Abruzzo (a parte il lutto e il rispetto per i morti) non sta in piedi, è vergognoso e rischia di essere un alibi per non punire i criminali colpevoli di avere attentato all'ambiente permettendo piani regolatori e abusivismi indegni di un Paese civile.
Di fronte a un simile scempio di uno dei territori più belli d'Italia, ricco di storia di cultura e civiltà (strumenti formidabili per un turismo di qualità, solo se lo si volesse sviluppare), non ci si può non interrogare su cosa si potrebbe fare per cercare di invertire una tendenza che riguarda una gran parte del Paese, soprattutto al sud.
Pur nella gravissima crisi in cui ci troviamo, l'Italia dovrebbe trovare le risorse per avviare interventi virtuosi puntando su un risanamento ambientale che, oltre a salvaguardare vite umane, avrebbe il vantaggio di mettere in modo nuove iniziative agricole e turistiche capaci di durare nel tempo. L'unica risposta che invece è venuta finora è quella dell'ineffabile ministro Altiero Matteoli che, dimenticandosi forse di essere stato un tempo anche ministro dell'Ambiente, rilancia il ponte sullo stretto come panacea di tutti i mali.
Non essendo dei tecnici non siamo in grado di dire se Matteoli abbia ragione o meno nel dire che i lavori per fare il ponte riguarderebbero la messa in sicurezza delle sponde di Messina e Reggio Calabria (altra area a disastro in vista…). Pensiamo di capire però qualcosa di economia per dire che quegli investimenti sarebbero solo una goccia del mare del disastro idrogeologico delle due sponde dello stretto. Se davvero vogliamo offrire una speranza e un futuro a quelle popolazioni non può essere certo utile un'opera faraonica. Meglio sarebbe dirottare quegli investimenti a sistemare il territorio e a farlo presidiare da nuovi agricoltori e operatori turistici.
Visti i tempi necessari per fare il ponte lo si può anche rinviare di altri dieci anni. Tanto da almeno sette anni i flussi di movimento fra il continente e l'isola coi traghetti sono in calo, mentre crescono quelli per aereo o nave. A conferma di come quel pezzo di strada non sia così indispensabile, tanto che alcuni investitori fanno presente che anche da un punto di vista del rientro dell'investimenti non ci sarebbe alcuna garanzia. Ripulire invece il territorio e metterlo in sicurezza (anche nei confronti della criminalità) sarebbe un'operazione destinata a passare alla storia perché capace di liberare davvero risorse e iniziative. E soprattutto, capace di salvare vite umane. Tanto a creare nuove tragedie ci pensa da sola la natura che fra terremoti e vulcani da quelle parti non ha proprio la mano leggera...
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
Articolo correlato:
Il disastro di Messina non fermerà la costruzione del ponte sullo stretto
E così le colline franano distruggendo non solo le abitazioni, ma intere famiglie che forse avevano solo il torto di adeguarsi alle regole imposte dalla politica. E le istituzioni, invece di assumersi responsabilità precise, parlano ancora una volta di calamità e catastrofe, quasi che la cementificazione selvaggia degli alvei di fiumi o torrenti sia come un terremoto, di fatto imprevedibile e senza colpa degli uomini. Il richiamo e la similitudine col dramma dell'Abruzzo (a parte il lutto e il rispetto per i morti) non sta in piedi, è vergognoso e rischia di essere un alibi per non punire i criminali colpevoli di avere attentato all'ambiente permettendo piani regolatori e abusivismi indegni di un Paese civile.
Di fronte a un simile scempio di uno dei territori più belli d'Italia, ricco di storia di cultura e civiltà (strumenti formidabili per un turismo di qualità, solo se lo si volesse sviluppare), non ci si può non interrogare su cosa si potrebbe fare per cercare di invertire una tendenza che riguarda una gran parte del Paese, soprattutto al sud.
Pur nella gravissima crisi in cui ci troviamo, l'Italia dovrebbe trovare le risorse per avviare interventi virtuosi puntando su un risanamento ambientale che, oltre a salvaguardare vite umane, avrebbe il vantaggio di mettere in modo nuove iniziative agricole e turistiche capaci di durare nel tempo. L'unica risposta che invece è venuta finora è quella dell'ineffabile ministro Altiero Matteoli che, dimenticandosi forse di essere stato un tempo anche ministro dell'Ambiente, rilancia il ponte sullo stretto come panacea di tutti i mali.
Non essendo dei tecnici non siamo in grado di dire se Matteoli abbia ragione o meno nel dire che i lavori per fare il ponte riguarderebbero la messa in sicurezza delle sponde di Messina e Reggio Calabria (altra area a disastro in vista…). Pensiamo di capire però qualcosa di economia per dire che quegli investimenti sarebbero solo una goccia del mare del disastro idrogeologico delle due sponde dello stretto. Se davvero vogliamo offrire una speranza e un futuro a quelle popolazioni non può essere certo utile un'opera faraonica. Meglio sarebbe dirottare quegli investimenti a sistemare il territorio e a farlo presidiare da nuovi agricoltori e operatori turistici.
Visti i tempi necessari per fare il ponte lo si può anche rinviare di altri dieci anni. Tanto da almeno sette anni i flussi di movimento fra il continente e l'isola coi traghetti sono in calo, mentre crescono quelli per aereo o nave. A conferma di come quel pezzo di strada non sia così indispensabile, tanto che alcuni investitori fanno presente che anche da un punto di vista del rientro dell'investimenti non ci sarebbe alcuna garanzia. Ripulire invece il territorio e metterlo in sicurezza (anche nei confronti della criminalità) sarebbe un'operazione destinata a passare alla storia perché capace di liberare davvero risorse e iniziative. E soprattutto, capace di salvare vite umane. Tanto a creare nuove tragedie ci pensa da sola la natura che fra terremoti e vulcani da quelle parti non ha proprio la mano leggera...
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
Articolo correlato:
Il disastro di Messina non fermerà la costruzione del ponte sullo stretto



I commenti dei lettori
7 commenti su questo articolo
Anonimo
Qui al nord le "mele marce" fanno ancora notizia
Caro Direttore e caro Schieppati, indubbiamente anche "giù al nord" esistono Amministratori pubblici impresentabili, inefficienti e... ladri ma (mi si consenta) la percentuale è incommensurabilmente minore rispetto a quella dei "solerti" Amministratori del sud... - Qui al nord le "mele marce" fanno ancora notizia (per fortuna) mentre in altri posti d'Italia la malattia pare "endemica"... - A titolo di esempio porto la mia città, Vicenza: città saldamente di centro-destra dove alle ultime elezioni comunali il PDL ha "paracadutato" una candidata Sindaco impresentabile. - Risultato: ha vinto il PD perchè gli elettori del PDL (il Popolo sovrano si direbbe) hanno rigettato questa imposizione e...non sono andati a votare.- Piccolo esempio di "democrazia dal basso" e di "selezione politica".- Se anche i Siciliani avessere fatto così molte cose sarebbero andate in altro modo...
Anonimo
Il ponte è struttura da megalomani
Ella mi intriga sempre di più, caro Direttore: il ponte è una struttura da megalomani. ”Serve per la società che aspetta una visione'. Servono agricoltura e turismo. La mia opinione è in accordo con il suo Editoriale: la nostra società non può aspettare sempre il Messia. La terra deve dare istruzioni dell'economia, l'uomo dalla terra prende coinoscenze e sviluppa la sua economia
Anonimo
Anche a Milano gli amministratori pubblici non sono sempre efficienti
Caro Lucangeli, purtroppo anche al nord non siamo poi così bravi nello "sceglierci" amministratori validi. Basta leggere le cronache locali della Lombardia, solo per fare un esempio, per capire che corruzione e incompetenza dilagano anche al nord, che si dà arie di grande efficientismo amministrativo. Sono a disposizione per testimonianze dirette e precise: a memoria citerò solo la somma ingente che il Comune di Milano dovrà restituire ai cittadini per multe erroneamente inflitte. Ma la lista è lunga e non voglio approfittare del buon Lupini per fare una crociata contro gli amministratori pubblici del nord, anche se la meriterebbero!
Anonimo
Grazie per la puntualità e l'indipendenza dei giudizi
Puntuale come sempre, caro Alberto è con piacere che leggo sempre i tuoi editoriali, sei critico indipendente e sincero, credo che comunque i messaggi di quanti mi precedono danno il significato di quanto sia importante la politica in tutto quello che facciamo. Non serve soffiare sul fuoco ma se almeno ci lasciasero scegliere il nostro futuro puntando su persone capaci di sviluppare programmi che nascono dai territori e non dai palazzi... Il popolo che dovrebbe essere sovrano deve fare uno sforzo a non farsi coinvolgere dalle lusinghe del clientelismo e usare una coscenza (la propria) quando bisogna scegliere. Ti faccio i miei complimenti per il lavoro che svolgi, continua ad essere puntuale sui fatti della nostra società e buon vino a tutti
Anonimo
La classe politica siciliana la si sceglie anche a MIlano....
Caro Andrea sapevo che il rischio di questo mio intervento sarebbe stato scatenare comprensibili reazioni come la tua. Evito sempre di fare delle scelte di campo politico, non già perchè non abbia mie precise opioni politiche, ma perchè cerco di restare sempre il più possibile indipendente ed autonomo per valutare al meglio i problemi. E proprio per questo posso dire che forse quanto hai scritto merita qualche integrazione. Anche al nord la classe politica non è sempre così limpida e cristallina come parrebbe dal tuo intervento e, soprattutto, con sistemi elettorali come gli attuali non è che i siciliani possono proprio scegliersi con facilità gli amministratori o i politici che vogliono. E per dirla tutta, molta della classe politica siciliana (fino ai vertici dello Stato) deve i suoi incarichi a scelte compiute a tavolino a Roma... o a Milano. Per non parlare del fatto che i condoni edilizi, che sono una delle cause di questo degrado ambientale, valgono per tutta Italia. Detto ciò è indubbio che un passo importante spetta ai siciliani e al resto degli italiani tocca di vigilare con attenzione. Per riprendere il tuo ragionamento mi chiedo ad esempio che senso abbia garantire una casa nuova (a spese di tutto il Paese) a chi l'aveva costruito abusivamente e contribuendo magari ad un aggravamento del dissesto idrogeologico ? Certo un letto bisogna garantirlo a tutti, ma chi ha costruito sul letto dei fiumi dovrebbe essere risarcito a spese degli amministratori che glielo hanno permesso, giunte comunali di Messina e regionale in testa. Per una volta sarebbe bello che qualche politico pagasse per i proprio gravissimi errori.
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Anonimo
I siciliani dovrebbero cambiare classe dirigente
Caro Direttore, concordo pienamente sulla Tua analisi. L'unico punto di dissenso (non certo irrilevente) riguarda la "classe politica" siciliana: la Sicilia, il popolo siciliano, ha la classe politica che....si merita. Mi spiego: sappiamo tutti che in Sicilia esiste il voto di scambio perciò l'elettore siciliano non può lamentarsi "astrattamente" della propria classe dirigente se poi - al momento del voto - continua pedissequamente a votare "gli amici" per ottenere favori. In quel letamaio di fango tutti sono colpevoli, nessuno escluso e nessuno può "fare la verginella"! E "lo Stato" (cioè tutti noi) dovrebbe smettere di pagare "a piè di lista" per gli sprechi infiniti della Regione Sicilia. Noi qui al Nord siamo stufi di pagare sempre per errori altrui, noi che ci sappiamo scegliere gli amministratori "buoni" e quelli "cattivi" li cacciamo a casa (non rieleggendoli). Imparino a fare così anche i siciliani e forse qualche cosa cambierà anche per loro....
Anonimo
Qui al nord le "mele marce" fanno ancora notizia
Caro Direttore e caro Schieppati, indubbiamente anche "giù al nord" esistono Amministratori pubblici impresentabili, inefficienti e... ladri ma (mi si consenta) la percentuale è incommensurabilmente minore rispetto a quella dei "solerti" Amministratori del sud... - Qui al nord le "mele marce" fanno ancora notizia (per fortuna) mentre in altri posti d'Italia la malattia pare "endemica"... - A titolo di esempio porto la mia città, Vicenza: città saldamente di centro-destra dove alle ultime elezioni comunali il PDL ha "paracadutato" una candidata Sindaco impresentabile. - Risultato: ha vinto il PD perchè gli elettori del PDL (il Popolo sovrano si direbbe) hanno rigettato questa imposizione e...non sono andati a votare.- Piccolo esempio di "democrazia dal basso" e di "selezione politica".- Se anche i Siciliani avessere fatto così molte cose sarebbero andate in altro modo...