Fra liberazioni e schiaffi Milano attende Expo e nuova ristorazione
Sarà davvero tempo di liberazione per Milano e Napoli? Almeno per cricche di interessi oppressivi, nell'una, e malgoverno endemico, nell'altra, ci piace sperare che possano avere ragione i due neo sindaci beneficiati dall'autogol di Berlusconi, clamorosamente sconfitto per aver anteposto i suoi interessi personali a quelli degli elettori. A Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris, che hanno saputo intercettare la voglia e la necessità di cambiamento di un Paese stanco di troppi estremismi verbali e veleni contro le istituzioni (magistratura in primis), tocca però ora dimostrare, fatti alla mano, che non sono Robespierre o Masaniello, come li avevano dipinti con arroganza gli avversari, sconfitti anche per questo. Sotto la loro guida Milano e Napoli devono tornare ad essere due 'capitali” dell'Italia, quella 'morale” e quella 'del Sud”.
Poiché è sulle cose concrete che le nuove amministrazioni saranno chiamate a dimostrare che la svolta è davvero in atto, per quanto ci riguarda ci attendiamo novità per il mondo dei pubblici esercizi. E per il peso che questi hanno sul suo tessuto socio economico, Milano diventa più che mai città simbolo su cui accendere i riflettori. Non a caso su 'Italia a Tavola” un ristoratore di riferimento come Matteo Scibilia aveva spiegato l'abbandono della Moratti da parte di molti commercianti per l'indifferenza del sindaco sconfitto verso i problemi del settore (parcheggi, orari, mancati controlli sui troppi locali gestiti da 'improvvisati”, lassismo coi locali notturni, ecc.), oltre che per le delusioni del ceto medio, per sua natura 'moderato” ma turbato dall'estremismo del Cavaliere.
Non sappiamo se con la vittoria di Pisapia Milano cambierà, ma il taglio col passato è indispensabile. Il primo banco di prova è l'appuntamento sempre più vicino dell'Expo, che da questione per immobiliaristi (fonte di scontri al calor bianco fra interessi diversi nel centrodestra) deve diventare patrimonio dei cittadini e, dato il tema dell'esposizione, occasione per ricostruire l'identità del sistema del food milanese, delle sue eccellenze e della sua capacità di accoglienza, facendo emergere idee e progettualità ad oggi non ancora esplicitate.
Il secondo appuntamento è con la ristorazione da anni impelagata in diatribe da marciapiede (nel senso letterale) che ne hanno impedito una seria modernizzazione, con il risultato di avere un'offerta schiacciata sulle discoteche e i luoghi della 'movida”, sui quali la Moratti non ha esercitato nei fatti quelle azioni di controllo e repressione della criminalità che pure aveva annunciato (pensiamo solo alle questioni alcol-minorenni e droga).
Al terzo posto ci sono le società partecipate dal Comune che si occupano di food, la Sogemi e Milano ristorazione, per il governo delle quali serve la fine delle logiche spartitorie e partitocratiche e l'apertura a competenze nuove provenienti dalla ristorazione. Sarà l'occasione per rivedere pure la superata mediazione coi sindacati di categoria (in primis Epam-Confcommercio), legati a filo doppio da un vecchio collateralismo politico alla giunta uscente, nonostante gli schiaffi ricevuti dal Comune e da politici 'amici” come il Ministro Brambilla.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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Poiché è sulle cose concrete che le nuove amministrazioni saranno chiamate a dimostrare che la svolta è davvero in atto, per quanto ci riguarda ci attendiamo novità per il mondo dei pubblici esercizi. E per il peso che questi hanno sul suo tessuto socio economico, Milano diventa più che mai città simbolo su cui accendere i riflettori. Non a caso su 'Italia a Tavola” un ristoratore di riferimento come Matteo Scibilia aveva spiegato l'abbandono della Moratti da parte di molti commercianti per l'indifferenza del sindaco sconfitto verso i problemi del settore (parcheggi, orari, mancati controlli sui troppi locali gestiti da 'improvvisati”, lassismo coi locali notturni, ecc.), oltre che per le delusioni del ceto medio, per sua natura 'moderato” ma turbato dall'estremismo del Cavaliere.
Non sappiamo se con la vittoria di Pisapia Milano cambierà, ma il taglio col passato è indispensabile. Il primo banco di prova è l'appuntamento sempre più vicino dell'Expo, che da questione per immobiliaristi (fonte di scontri al calor bianco fra interessi diversi nel centrodestra) deve diventare patrimonio dei cittadini e, dato il tema dell'esposizione, occasione per ricostruire l'identità del sistema del food milanese, delle sue eccellenze e della sua capacità di accoglienza, facendo emergere idee e progettualità ad oggi non ancora esplicitate.
Il secondo appuntamento è con la ristorazione da anni impelagata in diatribe da marciapiede (nel senso letterale) che ne hanno impedito una seria modernizzazione, con il risultato di avere un'offerta schiacciata sulle discoteche e i luoghi della 'movida”, sui quali la Moratti non ha esercitato nei fatti quelle azioni di controllo e repressione della criminalità che pure aveva annunciato (pensiamo solo alle questioni alcol-minorenni e droga).
Al terzo posto ci sono le società partecipate dal Comune che si occupano di food, la Sogemi e Milano ristorazione, per il governo delle quali serve la fine delle logiche spartitorie e partitocratiche e l'apertura a competenze nuove provenienti dalla ristorazione. Sarà l'occasione per rivedere pure la superata mediazione coi sindacati di categoria (in primis Epam-Confcommercio), legati a filo doppio da un vecchio collateralismo politico alla giunta uscente, nonostante gli schiaffi ricevuti dal Comune e da politici 'amici” come il Ministro Brambilla.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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I commenti dei lettori
2 commenti su questo articolo
Anonimo
Milano dimostri di volere un cambiamento
Non vivo a Milano e non ho mai vissuto in questa città, ma per le "toccate e fuga" che faccio per lavoro mi capita di esserci. Ho avuto l'impressione di una metropoli con un traffico mediamente ordinato, e questo è già un punto a favore. Per i problemi, di contro, che il Direttore Lupini tratta nell'editoriale, ho l'impressione che siano gli stessi, più o meno, delle altre grandi città italiane. Ma cosa si aspetta di nuovo Lupini? Giusto, il futuro deve essere visto con ottimismo, e si sa "scopa nuova scopa bene", ma non è un singolo uomo che può determinare il cambiamento. La città, Milano o Napoli che sia, hanno voluto Pisapia e De Magistris, ed ora dimostri con fatti concreti, la città, prima ancora dei sindaci eletti, di volere il cambiamento.
Anonimo
Cibo e sicurezza per l'alimentazione del pianeta
Caro Alberto, il tuo intervento è seriosamente pungente e seriamente costruttivo. Personalmente e con il gruppo di dibattito AgoraAmbrosiana aperto anche in Linkedin alla partecipazione proattiva anche internazionale di protagonisti della filiera, ho deciso contro il disinteresse dei protagonisti culturali di Milano Expo di continuare la ricerca di risorse e temi del dibattito previsto, ben lontano dall'essere affrontato con capacità ed efficienza di guida ma anche di esperienza di coordinamento in quelle dimensioni, complessità e specificità di obiettivi. Considerami a tua disposizione per approfondire gli obiettivi da te espressi nell'editoriale. Nel contempo con studiosi ed esperti dei temi di Cibo e sicurezza per l'alimentazione del pianeta stiamo affrontando un compito presuntuoso quale la libera formulazione di un piano di suggerimenti positivi. Il tema è Cibo e sicurezza alimentare. Ti terremo al corrente, siamo ai primi giorni. In novembre il tema sarà in agenda al G20 p al G8. Interessa le prossime generazioni, la tua inclusa. Nel disinteresse di Expo e delle associazioni di professionisti della comunicazione c'è sempre qualcuno che con o senza microfoni si interessa per alimentare anche la cultura, oltre che il corpo, provandone piacere.