Ordine dei cuochi e copyright sulle ricette? Ma andiamo...
In un momento così drammatico del Paese, pensare di istituire un ennesimo e inutile albo, quando andrebbero eliminati tutti quelli che ci sono, a partire dagli Ordini professionali, è davvero sconcertante
La scelta iniziale era di non commentare. Una simile stupidaggine, su iniziativa dei Verdi, era già abortita nel 1999 e ogni parola in più ci sembrava inutile pubblicità. Purtroppo l’iniziativa del senatore Francesco Maria Amoruso (Pdl), che sembra non aver trovato di meglio che inaugurare la legislatura presentando con un copia incolla il Disegno di legge S. 274 per istituire l’albo nazionale dei cuochi professionisti, ha sollevato un polverone più ampio di quanto meritasse. Viste le sollecitazioni di molti lettori, siamo costretti a prendere posizione. E senza giri di parole diciamo subito che si tratta di una sciocchezza colossale.
In un momento drammatico del Paese, in cui ci sarebbe bisogno di tutto, meno che di nuovi lacci e burocrazie, pensare di istituire un ennesimo e inutile albo quando andrebbero eliminati tutti quelli che ci sono, a partire dagli Ordini professionali, è davvero sconcertante. Soprattutto se non si capisce a cosa serve questo albo. Di quali regole deontologiche si debbano occupare i dirigenti di questo nuovo carrozzone non è indicato: del fatto che si spaccia per carne di vitello quella di maiale in una cotoletta alla milanese? Della quantità di cipolle da usare nel soffritto? Né si capisce perché un cuoco possa definirsi tale solo se ha almeno 4 dipendenti. E chi lavora coi familiari? Ma, cosa ancora più incredibile, non si capisce che finalità ha l’albo. Forse che per somministrare cibo d’ora in avanti si dovrebbe essere iscritti? Allora 3 quarti dei locali italiani dove si consuma cibo (dalle tavole calde agli agriturismi o alle trattorie familiari) andrebbero chiusi. Il che magari potrebbe anche essere un bene, basta dirlo però.
Ma perché invece di un albo inutile non si pensa ad una certificazione obbligatoria per chi somministra cibo? Dal diploma ai corsi abilitanti (ex Rec), sono molti gli strumenti per avere la garanzia che chi sta dietro ai fornelli sia abilitato a farlo perché ha un minimo di formazione capace di tutelare anche la nostra salute, oltre a gratificare i nostri gusti. Sarebbe anche l’occasione per riunificare a livello normativo un comparto dove operano commercianti, artigiani e agricoltori, tutti con la licenza di poter somministrare cibo.
E a proposito di cibo e menu, ci piacerebbe che qualche cuoco, Bruno Barbieri, per intenderci, ci spiegasse meglio cosa pensa che sia la sua professione. Va bene fare il giudice a Masterchef, ma sostenere la proposta di Amoruso e aggiungere che sulle ricette dovrebbe esserci un copyright, francamente ci sembra davvero la negazione della libertà creativa che dovrebbe regnare fra i fornelli. La Cucina, ed in particolare quella italiana, è ricca perché è basata sulle “varianti”. Quante tipologie di lasagne (piatto tradizionale) o di ravioli aperti (piatto innovativo) ci sono? E se registrassimo i copyright quante cause potremmo avere per decidere chi è il primo che ha “inventato” una ricetta? Il tutto dimenticando una cosa fondamentale: se uno è bravo, ed è magari un artista, è riconosciuto come tale non certo perché lo tutela un diritto d’autore.
La conclusione è che in Italia, con la Cina il Paese più ricco di creatività in cucina, solo se si cerca un po’ di notorietà a buon mercato si può parlare di Ordine dei cuochi o di copyright sulle ricette...
In un momento drammatico del Paese, in cui ci sarebbe bisogno di tutto, meno che di nuovi lacci e burocrazie, pensare di istituire un ennesimo e inutile albo quando andrebbero eliminati tutti quelli che ci sono, a partire dagli Ordini professionali, è davvero sconcertante. Soprattutto se non si capisce a cosa serve questo albo. Di quali regole deontologiche si debbano occupare i dirigenti di questo nuovo carrozzone non è indicato: del fatto che si spaccia per carne di vitello quella di maiale in una cotoletta alla milanese? Della quantità di cipolle da usare nel soffritto? Né si capisce perché un cuoco possa definirsi tale solo se ha almeno 4 dipendenti. E chi lavora coi familiari? Ma, cosa ancora più incredibile, non si capisce che finalità ha l’albo. Forse che per somministrare cibo d’ora in avanti si dovrebbe essere iscritti? Allora 3 quarti dei locali italiani dove si consuma cibo (dalle tavole calde agli agriturismi o alle trattorie familiari) andrebbero chiusi. Il che magari potrebbe anche essere un bene, basta dirlo però.
Ma perché invece di un albo inutile non si pensa ad una certificazione obbligatoria per chi somministra cibo? Dal diploma ai corsi abilitanti (ex Rec), sono molti gli strumenti per avere la garanzia che chi sta dietro ai fornelli sia abilitato a farlo perché ha un minimo di formazione capace di tutelare anche la nostra salute, oltre a gratificare i nostri gusti. Sarebbe anche l’occasione per riunificare a livello normativo un comparto dove operano commercianti, artigiani e agricoltori, tutti con la licenza di poter somministrare cibo.
E a proposito di cibo e menu, ci piacerebbe che qualche cuoco, Bruno Barbieri, per intenderci, ci spiegasse meglio cosa pensa che sia la sua professione. Va bene fare il giudice a Masterchef, ma sostenere la proposta di Amoruso e aggiungere che sulle ricette dovrebbe esserci un copyright, francamente ci sembra davvero la negazione della libertà creativa che dovrebbe regnare fra i fornelli. La Cucina, ed in particolare quella italiana, è ricca perché è basata sulle “varianti”. Quante tipologie di lasagne (piatto tradizionale) o di ravioli aperti (piatto innovativo) ci sono? E se registrassimo i copyright quante cause potremmo avere per decidere chi è il primo che ha “inventato” una ricetta? Il tutto dimenticando una cosa fondamentale: se uno è bravo, ed è magari un artista, è riconosciuto come tale non certo perché lo tutela un diritto d’autore.
La conclusione è che in Italia, con la Cina il Paese più ricco di creatività in cucina, solo se si cerca un po’ di notorietà a buon mercato si può parlare di Ordine dei cuochi o di copyright sulle ricette...



I commenti dei lettori
6 commenti su questo articolo
Emanuele Esposito
Riuserve sul copyright, ma l'albo sarebbe utile
Caro Direttore, sul copyright condivido in piano la sua analisi, anche perché non sarebbe fattibile una cosa del genere, mentre sull'Albo ho delle riserve. Credo oggi piu' che mai la categoria dei Cuochi abbia bisogno di un organo che controlli dai falsi cuochi, dai falsi miti e sopratutto dai falsi professionisti dell'ultima ora. Forse in Italia si sente meno questo fenomeno ma all'estero ci sono "colleghi" che con un paio di anni di esperienza si presentano come "CHEF" per poi risultare dei veri "spadellari" creando confusione e sopratutto causando problemi alla categoria, poiché oltre che vanno a lavorare per meno distruggono il buon nome della cucina Italiana. l'Albo forse non aiuterà a risolvere questi problemi ma uniti si puo' fare di meglio e di piu'. Da qualche mese e' nato un Sindacato dei Cuochi "UCI" ecco possiamo iniziare da li a mettere al centro i problemi della categoria, perche' ci sono e inutile che ci nascondiamo, e' inutile che qualche collega illustre tenta di minimizzare la cosa, siamo seri, cerchiamo per una volta lavorare insieme, poi forse arriveremo anche al discorso albo o non albo, ma se ci sono queste iniziative personali dobbiamo chiederci perché e la categoria dove?
Ugo D'Orso
Condivido, e c'è chi crede ancora nelle favole anche fra i cuochi
Grazie Alberto Lupini, condivido su Facebook, perchè c'è ancora qualcuno tra noi chef, che crede nelle favole.......
Ornella A. Nicotra
L'Europa vuole eliminare gli Ordini e noi pensiamo a imporre quote sociali ai cuochi
I perchè di un Ordine dei Cuochi In un periodo in cui le linee guida europee invitano l'Italia a eliminare gli ordini professionali è lecito domandarsi: perché i politici ne promuovono di nuovi? Sono spinti da un onesto principio teso a tutelare la categoria tramite l'elaborazione di regole deontologiche, il controllo dell'esercizio della professione e la rappresentanza al tavolo del governo quando questo si occupa di temi che la riguardano? Perché riesumare il vecchio sistema corporativo che sclerotizza se stesso in gangli burocratici e privilegi per soci e nomenclature, ai danni di un settore imprenditoriale caratterizzato da dinamismo e innovazione? Perché costringere i cuochi che lavorano nelle micro-piccole-medio imprese a sostenere esami di abilitazione e versare quote annuali, con ulteriori aumenti di costi? Perché sovrascrivere un'industria in forte crescita con prolunghe corporative che odorano di stantio? 'A pensar male si fa peccato…' ma alla potenziale quota votante dei cuochi nessuno ci aveva ancora pensato!
Matteo Troiano
Concordo completamente
Concordo completamente con quanto esposto da parte di Alberto Lupini rendendomi conto, per fortuna, che altre persone hanno buon senso sul argomento evidenziando come spesso, interessi e o posizioni personali e di parte fanne esternare delle soluzioni che tali non sono.
Valerio angelino C.
Di un albo ci sarebbe foese bisogno ... ma così è difficile
seppur concordo con la maggiorparte di quanto suesposto desidero esprimere alcuni commenti: Innanzitutto non è corretto uniformare un nuovo ed ennesimo sodalizio tra cuochi di cui davvero non se ne può più tra club-circoli-associazioni-gruppi e quant'altro,...e l'istituzione di un'albo professionale giuridicamente riconosciuto. Che poi il nuovo sodalizio ne faccia bandiera del suo nuovo operato,...onore al merito,....ma sono due cose differenti. Quanto suesposto circa l'utilizzo e l'applicazione dell'eventuale albo è senza dubbio condivisibile, ma come ho espresso in un'altro commento sempre su questo sito,...l'albo ed il suo valore legale andrebbe a coprire quella totale mancanza legislativa che consentirebbe di regolamentare sotto tutti i profili quei professionisti che scelgono la libera professione e ad oggi vivono in un limbo di pseudo-legalità fiscale e normativa. Sui Criteri di ammissibilità all'iscrizione direi che è semplice quanto banale: sei un cuoco? lo puoi dimostrare? bene,...sei "automaticamente" iscrivibile. Punto. Non sta ad un'albo stabilire chi è più bravo di un'altro a cuocere la braciola o girare la minestrina, deve valere come regolamentazione giuridica, non di qualità. Vogliamo forse disquisire sull'albo dei giornalisti e definire il concetto di moralità, professionalità, conoscenza corretta della lingua o quant'altro? O sempre per fare degli esempi forse vogliamo analizzare con gli stessi criteri gli iscritti all'albo dei penalisti o dei notai o dei geometri??? quindi in conclusione se da anni le varie associazioni di categoria ne parlano "e basta" e quando forse si potrebbe finalmente fare il salto per raggiungere l'obiettivo viene sempre fuori quel che siamo: gente abituata a sputare sangue tra cucine e celle frigorifere, trascorrendoci la vita intera, ma a gestire managerialmente noi stessi, gruppi e fare sistema valiamo meno di nulla, siamo o individualisti, o con troppa miopia, quando non degli improvvisati. Ovvio che se dietro a tutto ciò ci fossero dei gran soldini su cui mettere le mani e magari spartirselii,...ehh beh,.....allora forse le cose da tempo avrebbero già preso una piega differente,...ma neppure in questo siamo bravi: al massimo riusciamo a fare la cresta sulla tessera di appartenenza a questa o quella associazione. Un po pochino per essere potenti a livello nazionale come invece sarebbe utile ed indispensabile,....non trovate?
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Sandro Romano
Ridooclo pensare a copyrigh sulle ricette. Il settore ha bisogno di ben altro
Caro Alberto, sono d'accordo su ogni punto. Inoltre, ogni interpretazione di una ricetta è, di per sè, una ricetta, e l'esecuzione non è mai uguale. Mettere un copyright mi sembra, francamente, un grossa esagerazione. Si dovrebbe pensare alle cose serie e alla sostanza, a come aiutare un comparto che sta soffrendo, non ad ingabbiarlo in inutili regole. Ma, ahimè, questa confusione di idee rispecchia una confusione più generale che, purtroppo, regna nel nostro Paese. Speriamo bene...