Rivive la tragedia del Gleno. Spettacolo teatrale in quota per ricordarla
L’1 dicembre 1923 la diga del Gleno crollò causando la morte di 400 persone. Emanuele Tirelli ne ha fatto uno spettacolo teatrale che si è svolto nell’ultima domenica d’agosto davanti ai ruderi della stessa diga
Nel nostro giro ferragostano fra i rifugi sparsi fra le montagne lombarde non potevamo non fare tappa nella bergamasca Val di Scalve per ricordare il disastro provocato dal crollo della diga del Gleno. 400 morti, nel 1923, causati dalla follia umana alla ricerca solo del profitto e del guadagno a tutti i costi.

La stessa follia che ha provocato negli anni successivi drammi e le catastrofi del Vajont e di Stava. Salite a Vilminore e poi prendete il sentiero che dalla frazione di Pianezza vi porta fin su a quota 1.500 metri nella piana dominata dalle montagne delle Orobie bergamasche fra le acque dei torrenti Povo, Gleno e Dezzo. Camminata di un'ora, ma ne vale la pena. Eccome!

Lì, di fronte agli imponenti ruderi dello sbarramento costruito negli anni Venti e crollato alle 7.15 del 1° dicembre 1923, vi renderete conto del dramma vissuto dalle popolazioni della Val di Scalve e della Valcamonica - Vilminore, Dezzo, Corna di Darfo, Boario - distrutte in mezz'ora da oltre 6 milioni di metri cubi di acqua. Una forza della natura quella che ha sfondato la diga costruita con poco cemento e ferro calce, e coscientemente pur di risparmiare legno, fascine, arbusti e paglia.

Una tragedia quasi dimenticata, ma che Emanuele Tirelli a cento anni di distanza ha voluto far rivivere con uno spettacolo teatrale davanti ai ruderi di quella diga, sinonimo prima di progresso poi di morte. Due ore di racconto, attraverso i ricordi del custode Francesco Morzenti, sotto un sole implacabile accompagnato dalle musiche e dalle canzoni del Bepi - Tiziano Incani. Duemila persone sono salite in una domenica di fine agosto - pur con qualche furbata della Pro Loco che ha fatto chiudere tutte le strade per incassare i 2 euro del viaggio in bus navetta da Vilminore a Pianezza e i costi non proprio popolari del chiosco bar - per assistere al monologo in quota.

Non una tragedia spettacolarizzata, ma un racconto nudo e crudo che ruota attorno alla biografia di Virgilio Viganò, il titolare dell'impresa che la fece costruire per portare energia ai suoi cotonifici e non solo. Un altro modo di vivere la montagna, sfruttarla anziché tutelarla e salvaguardarla.

La stessa follia che ha provocato negli anni successivi drammi e le catastrofi del Vajont e di Stava. Salite a Vilminore e poi prendete il sentiero che dalla frazione di Pianezza vi porta fin su a quota 1.500 metri nella piana dominata dalle montagne delle Orobie bergamasche fra le acque dei torrenti Povo, Gleno e Dezzo. Camminata di un'ora, ma ne vale la pena. Eccome!

Lì, di fronte agli imponenti ruderi dello sbarramento costruito negli anni Venti e crollato alle 7.15 del 1° dicembre 1923, vi renderete conto del dramma vissuto dalle popolazioni della Val di Scalve e della Valcamonica - Vilminore, Dezzo, Corna di Darfo, Boario - distrutte in mezz'ora da oltre 6 milioni di metri cubi di acqua. Una forza della natura quella che ha sfondato la diga costruita con poco cemento e ferro calce, e coscientemente pur di risparmiare legno, fascine, arbusti e paglia.

Una tragedia quasi dimenticata, ma che Emanuele Tirelli a cento anni di distanza ha voluto far rivivere con uno spettacolo teatrale davanti ai ruderi di quella diga, sinonimo prima di progresso poi di morte. Due ore di racconto, attraverso i ricordi del custode Francesco Morzenti, sotto un sole implacabile accompagnato dalle musiche e dalle canzoni del Bepi - Tiziano Incani. Duemila persone sono salite in una domenica di fine agosto - pur con qualche furbata della Pro Loco che ha fatto chiudere tutte le strade per incassare i 2 euro del viaggio in bus navetta da Vilminore a Pianezza e i costi non proprio popolari del chiosco bar - per assistere al monologo in quota.

Non una tragedia spettacolarizzata, ma un racconto nudo e crudo che ruota attorno alla biografia di Virgilio Viganò, il titolare dell'impresa che la fece costruire per portare energia ai suoi cotonifici e non solo. Un altro modo di vivere la montagna, sfruttarla anziché tutelarla e salvaguardarla.



I commenti dei lettori
8 commenti su questo articolo
Renato Andreolassi
Ultima replica
Non ho nulla di cui scusarmi. Riscriverei pari pari l'articolo convinto di aver spiegato le mie ragioni, a seguito anche di due lunghe telefonate, al Sindaco e al Presidente della Pro Loco. Tutte le altre osservazioni sulla mia cecità e altre considerazioni più o meno personali le lascio a chi le ha scritte. E la Val di Scalve rimane comunque sempre bella.
Andrea Morzenti
Risposta a Renato Andreolassi (2)
Caro Andreolassi, (almeno) per quanto mi riguarda nessun nervo scoperto. Lei scrive "pur con qualche furbata della Pro Loco che ha fatto chiudere tutte le strade per incassare i 2 euro del viaggio in bus navetta da Vilminore a Pianezza ". Ecco, è semplicemente falso (il fatto, "fatto chiudere tutte le strade") e - a mio parere - offensivo (l'opinione, "furbata") quello che ha scritto in questo passaggio, che ritengo abbia rovinato un articolo molto bello su un evento davvero unico e commuovente. Non era più semplice dire: grazie, non sapevo, ho sbagliato, rettifico? Detto ciò, viva la Val di Scalve. Chissà magari un giorno ci incontreremo e conosceremo di persona quassù, in queste fantastiche montagne. Buona giornata
Maria Grazia Bonicelli
Errare è umano ma perseverare diabolico
Gentile signore, vedo che nonostante i chiarimenti, insiste a definire il suo disagio come dovuto a "cattiva informazione" è "mancanza di trasparenza". Sulla prima il suo giudizio non può che essere soggettivo, ci sono due manifesti sulla strada all'ingresso e cartelli esplicativi che uno può anche dire di non aver letto ma sono lì da vedere, poi potrà sostenere che non sono abbastanza chiari, ecc. Peccato che il numero di persone che han fatto uso del bus navetta si aggira attorno a parecchie migliaia di persone, evidentemente loro le informazioni le hanno lette e capite. Ma su quello ripeto nessuno può essere oggettivamente in grado di definire il livello di comprensione di un cartello. Sulla trasparenza però non ci siamo proprio :quella è un'accusa diversa, prevede un dolo non più soggettivo, è un'accusa che va rigettata :nessuno ha fatto "il furbo" nessuno ha speculato. I biglietti sono stati emesso dalla ditta che ha fatto il servizio e i proventi sono stati trattenuto tutti dagli stessi. Quindi su questa cosa insisto come proloco e amministrazione comunale a esigere le sue scuse.
Renato Andreolassi
Chiarimento
Gentili lettori, Mi sa che ho toccato qualche nervo scoperto. Come ho già avuto modo di chiarire a voce con il Sindaco e la presidente della Pro Loco, il problema era semplicemente organizzativo e di trasparenza. Conosco da anni i luoghi della Val di Scalve e la diga del Gleno e so come arrivarci a piedi. Luoghi splendidi. Ripeto quello che ho scritto ben due volte, informare correttamente è il primo compito degli amministratori e degli organizzatori. Se poi volete vedere cosa vi è scritto sul biglietto del bus navetta, il documento è a disposizione per evitare altre “furbate” in futuro. Di fenomeni ve ne sono fin troppi in giro.
Pro Loco Vilminore
Alcune doverose precisazioni. Chiediamo che l'articolo venga riproposto in maniera corretta e che vengano fatte a noi delle scuse per le dichiarazioni fatte. 1- Il bus navetta è stato in funzione tutti i weekend di luglio e di agosto, tutti i giorni dal 12 al 20 agosto e sarà attivo anche il prossimo weekend (2-3 settembre). Questa soluzione è stata presa dall'amministrazione comunale che ha voluto evitare il problema degli scorsi anni quando Pianezza (piccolissima frazione di Vilminore) veniva presa d'assalto dai turisti diretti in Diga, i quali, non trovando un sufficiente numero di parcheggi, posteggiavano l'auto in modo "selvaggio" provocando disagi alla popolazione che abita la frazione e ricevendo salate multe da parte dei vigili. E’ quindi SOLO questa la strada chiusa e non tutte come citato nell’articolo. 2- Il costo del servizio è di 1€ a tratta a persona, moltissimi hanno optato per fare il ritorno (Pianezza-Vilminore) a piedi, evitando così di pagare il bus navetta. I soldi ricavati dalla vendita dei biglietti vengono tenuti dalla società di trasporti che effettua il servizio, pertanto il guadagno da parte della Pro Loco Vilminore è pari a zero. 3- Noi come Pro Loco in questi mesi ci siamo presi l’incarico di informare i turisti che ci sono valide alternative per raggiungere la Diga, senza quindi dover prendere il bus navetta. I sentieri che dal comune di Vilminore arrivano in Diga sono ben 6, solo uno di questi interessato dalla chiusura della strada e quindi dall’attivazione del bus navetta. A tal proposito abbiamo pubblicato un dettagliato opuscolo con tutte le informazioni necessarie, che saremo molto lieti di mandarvi. 4- Per ultimo, il Chiosco Gleno è gestito da un privato e non dalla Pro Loco come si può evincere dall’articolo.
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Andrea Morzenti
Risposta a Renato Andreolassi
Caro Andreolassi, se voleva salire al Gleno da Pianezza, è tutto luglio e agosto (weekend e intera settimana di ferragosto) che non poteva arrivare a Pianezza in macchina. Pianezza, avrà visto, è una piccola frazione di Vilminore. Ci arriva una strada e ci sono 20 posti auto. La navetta Le ha consentito di arrivarci non a piedi. Altrimenti, lasciava la macchina a Vilminore (come ha fatto) e ci arrivava a piedi... Millecinquecento persone in macchina a Pianezza, dove le metteva? Un servizio a soli 2 euro (tutto il resto a carico del Comune di Vilminore) non credo meriti l'epiteto di "furbata" ma, sl contrario, "grazie per l'organizzazione" che ha consentito di non arrivarci a piedi. Cosa comunque possibile, come ho fatto io. Non capisco il "carta canta". Con l'occasione https://www.intornoallavoro.com/single-post/2017/08/28/Gleno-Il-disastro-la-follia
Renato Andreolassi
Risposta ad Andrea Morzenti
Gentile lettore, quando sono arrivato a Vilminore domenica alle 9, senza nessun preavviso, un paio di Alpini mi hanno bloccato all'ingresso del Paese intimandomi di parcheggiare l'auto nel campo sportivo. A Pianezza si saliva solo a piedi o in bus navetta. Stop per tutti - o quasi - perché i soliti furbi alzando la voce sono passati, eccome, per entrare in paese. Prima di salire sulla navetta la sorpresa, 2 euro andata e ritorno. Sul biglietto, che conservo, la scritta “BUS NAVETTA - VILMINORE - PIANEZZA - PUNTO DI PARTENZA PER ESCURSIONI ALLA DIGA DEL GLENO. WWW.VALDISCALVE.IT”. Carta canta. Non sono i 2 due euro che mi hanno scandalizzato (li ho dati volentieri per promuovere la Val di Scalve), ma la furbata di non informare, senza offesa, correttamente le migliaia di persone che sono salite al Gleno ad assistere ad un bellissimo spettacolo.
Andrea Morzenti
Però, a Pianezza ci arriva UNA strada e ci sono VENTI posti auto. La navetta è stata un'ottima iniziativa oppure si poteva andare a piedi da Vilminore come ho fatto io. I 2 euro, andata e ritorno in navetta, non sono incassati dalla Pro Loco ma dalla società appaltatrice del servizio che ha, appunto, un contratto di appalto con il comune di Vilminore per questa stagione estiva. Vi chiedo pronta rettifica e le scuse per il termine "furbata", alquanto offensivo.