Dal primo luglio, l'ingresso al Parco Archeologico di Ercolano avrà un nuovo prezzo: 16 euro. Un aumento del 23% rispetto agli attuali 13 euro, che ha scatenato la polemica tra gli operatori turistici. La scoperta dell'aumento è avvenuta quasi per caso, consultando la piattaforma online per l'acquisto dei biglietti, in assenza di qualsiasi comunicazione ufficiale da parte del Parco. «Non conosciamo le ragioni di questo rialzo - dichiara Maurizio Maddaloni, titolare di un'importante agenzia di viaggi e consigliere delegato ai rapporti istituzionali di Fiavet Campania Basilicata - e non ci permettiamo di giudicare decisioni che non ci competono».

Parco Archeologico di Ercolano: il prezzo del biglietto passa da 13 a 16 euro
Ercolano, il biglietto aumenta a 16€ senza preavviso: operatori turistici «penalizzati e irritati»
Ma Maddaloni sottolinea alcune riflessioni: «Queste politiche di prezzo nel settore turistico rischiano di penalizzare Napoli e la Campania rispetto ad altre destinazioni che, al contrario, godono di incentivi e promozioni consistenti». E ciò che lascia maggiormente perplessi gli operatori, «al limite dell'irritazione», è la tempistica scelta per l'aumento: ossia «in pieno svolgimento della stagione. Il turismo si basa sulla programmazione. Pacchetti e servizi turistici vengono venduti con largo anticipo, anche un anno prima. Si organizzano convegni, si promuovono le straordinarie scoperte archeologiche della nostra regione a livello internazionale, ma non si ritiene opportuno condividere decisioni fondamentali con chi porta concretamente i turisti nei siti archeologici».
«Sia chiaro - prosegue nella sua analisi - che non siamo pregiudizialmente contrari agli aumenti, specie se accompagnati da una maggiore fruibilità del sito e migliori servizi, ma tali aumenti devono essere programmati, condivisi e comunicati per tempo. E c'è da aggiungere che, con il prossimo aumento che scatterà dal prossimo 1 luglio, gli operatori dovranno affrontare il disagio di dover comunicare ai tour operator stranieri la variazione rispetto a contratti già stipulati. Molto spesso, questi ritocchi non vengono accettati e i maggiori costi devono essere coperti dagli agenti di viaggio, anche per evitare danni d'immagine alle proprie aziende e alle nostre destinazioni turistiche, e giudizi di superficialità o - peggio - di scorrettezza commerciale da parte dei tour operator stranieri».
«In realtà - conclude Giuseppe Scanu, presidente della Fiavet Campania Basilicata - oltre a tante belle parole per il turismo, ci sarebbe bisogno di un maggiore riconoscimento politico e di adeguata attenzione e sensibilità per noi operatori turistici, da parte di quanti hanno responsabilità istituzionali. Ci hanno chiesto di promuovere le zone interne e i siti culturali e archeologici minori, ma se non si fa squadra e ognuno continua a operare da solo, ci conviene vendere i prodotti già consolidati che richiedono meno sforzi».