IN SARDEGNA

Meno smartphone, più convivialità: la nuova sfida dei ristoranti per conquistare le famiglie
In Sardegna 15 ristoranti invitano le famiglie a lasciare gli smartphone durante i pasti. Dal 1° novembre, per un mese, giochi e attività per bambini sostituiranno gli schermi, con il sostegno di Fipe e pediatri esperti. Il progetto “A tavola senza schermi” propone patto volontario tra locali e clienti, con consigli per i genitori. L’obiettivo è recuperare dialogo e convivialità a tavola
Indice
- 1Un patto di disconnessione tra ristoranti e famiglie
- 2Smartphone e adolescenti: i dati che preoccupano i pediatri
- 3I pediatri: il problema non è soltanto quanto tempo si passa davanti allo schermo
- 4Lo smartphone è diventato una presenza abituale al ristorante
- 5Dai telefoni lasciati all'ingresso ai giochi per bambini: le risposte dei ristoranti
- 6A tavola il primo esempio deve arrivare dagli adulti
- 7Per i ristoratori una sfida che riguarda anche l'ospitalità
Un patto tra ristoratori e famiglie per lasciare da parte gli smartphone durante il pranzo o la cena. In Sardegna, dal 1° novembre, prende il via “A tavola senza schermi”, un progetto sperimentale che propone giochi e attività per bambini al posto di cellulari e tablet, accompagnati da informazioni per i genitori sui rischi dell'esposizione digitale. L'iniziativa è promossa dall'ufficio della garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza, Anna Cau, insieme a Fipe Confcommercio Sardegna (la Federazione italiana dei pubblici esercizi), con il contributo della Federazione italiana medici pediatri (Fimp). Ad aderire sono stati per ora 15 ristoranti in diversi centri dell'isola. L'obiettivo è recuperare il pasto come momento di relazione familiare, evitando che il telefono diventi lo strumento abituale per intrattenere i bambini mentre gli adulti mangiano. Non si tratta di vietare gli smartphone nei ristoranti, ma di proporre alle famiglie un'alternativa concreta, attraverso un'adesione volontaria che coinvolge sia i gestori sia i clienti.
Un patto di disconnessione tra ristoranti e famiglie
Nei locali aderenti verrà proposto un «patto di disconnessione» volontario: durante il pasto, genitori e figli saranno invitati a mettere da parte i dispositivi elettronici per dedicarsi alla conversazione e alle attività condivise. Per rendere più semplice questa scelta, i ristoratori metteranno a disposizione un «kit del ritrovo», composto da giochi e attività pensati per differenti fasce d'età. L'intenzione è offrire ai bambini occasioni di intrattenimento che non richiedano l'utilizzo di uno schermo, favorendo anche lo sviluppo sensoriale dei più piccoli e il dialogo con i genitori per quelli più grandi.
Le famiglie riceveranno inoltre un pieghevole informativo con consigli sull'utilizzo delle tecnologie digitali nelle diverse fasce d'età. Attraverso un codice Qr sarà possibile consultare la guida completa predisposta dalla Fimp, dedicata al rapporto tra minori e dispositivi elettronici. La sperimentazione partirà il 1° novembre e durerà un mese. Al termine del periodo iniziale, i promotori valuteranno la possibilità di estendere l'iniziativa all'intera base associativa di Fipe.
Smartphone e adolescenti: i dati che preoccupano i pediatri
Il progetto nasce anche dalla crescente attenzione verso le abitudini digitali dei più giovani. Secondo i dati richiamati dalla Federazione italiana medici pediatri, il 95% degli adolescenti italiani utilizza regolarmente lo smartphone, oltre la metà lo mantiene acceso ventiquattr'ore su ventiquattro e uno su quattro mostra segnali di utilizzo problematico. Numeri che i promotori considerano un motivo per intervenire non soltanto sul tempo trascorso davanti agli schermi, ma anche sulla capacità delle famiglie di accompagnare bambini e adolescenti nell'utilizzo della tecnologia.
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«Abbiamo cercato di costruire un intervento che ha una doppia funzione», ha spiegato all'agenzia DIre Anna Cau. La prima consiste nel richiamare l'attenzione sulla necessità di non abusare dei dispositivi elettronici nei momenti dedicati alla socialità, offrendo un'alternativa che rafforzi la relazione diretta tra le persone. La seconda riguarda la possibilità di utilizzare il tempo trascorso al ristorante per diffondere informazioni sui rischi che un uso scorretto del digitale può comportare per i minori. La questione, dunque, non è eliminare la tecnologia dalla quotidianità, ma riconoscere i momenti nei quali il suo utilizzo rischia di sostituire il rapporto con le persone presenti. Il pranzo o la cena in famiglia possono diventare un'occasione per sperimentare abitudini differenti.
I pediatri: il problema non è soltanto quanto tempo si passa davanti allo schermo
A sottolineare la necessità di coinvolgere i genitori è Osama Al Jamal, della Fimp, secondo il quale molte famiglie non hanno piena consapevolezza dei rischi associati alla sovraesposizione digitale. «Non serve a nulla vietare o proibire, ma occorre governare il fenomeno educando i genitori alla consapevolezza dei rischi e pericoli, ma anche dei vantaggi della tecnologia», ha osservato il pediatra. Un punto riguarda la conoscenza degli strumenti di protezione. Secondo Al Jamal, molti genitori non sanno che cosa sia il parental control, cioè l'insieme delle funzioni che permettono di limitare o supervisionare l'accesso dei minori a determinati contenuti e servizi digitali.
Il problema, inoltre, non riguarda soltanto il numero di ore trascorse davanti ai dispositivi, ma anche la tipologia dei contenuti ai quali bambini e adolescenti possono accedere senza adeguata supervisione. Al Jamal ha richiamato alcune problematiche riscontrate nell'attività pediatrica, dai disturbi del sonno all'isolamento sociale, fino ai comportamenti autolesivi associati ad alcune sfide diffuse online. Si tratta di fenomeni differenti, che non possono essere ricondotti automaticamente al semplice utilizzo dello smartphone, ma che rendono importante una maggiore attenzione da parte degli adulti. In questo contesto, il progetto sardo intende utilizzare il ristorante come luogo nel quale promuovere comportamenti più consapevoli, senza trasformare il momento del pasto in una lezione o in un insieme di proibizioni.
Lo smartphone è diventato una presenza abituale al ristorante
Il rapporto tra telefoni e convivialità è da tempo al centro del dibattito nella ristorazione. Come osservava già Italia a Tavola, il cellulare ha conquistato un posto stabile accanto a piatti e bicchieri. Viene utilizzato per fotografare le portate, consultare i social, rispondere ai messaggi o semplicemente riempire i momenti di attesa. Il fenomeno non riguarda soltanto bambini e adolescenti. Spesso sono proprio gli adulti a interrompere la conversazione per controllare una notifica, rendendo meno credibile la richiesta rivolta ai figli di mettere da parte il telefono.
Il rapporto tra clienti e smartphone presenta, peraltro, segnali contrastanti. Un'indagine di TheFork, ripresa da Italia a Tavola nel 2025, indicava che il 23% degli intervistati dichiarava di utilizzare spesso il cellulare al ristorante, contro il 30% dell'anno precedente. Nello stesso periodo, però, la quota di persone che fotografava i piatti era salita dal 29% al 48%. Lo smartphone è infatti anche uno strumento attraverso il quale i ristoranti vengono scoperti, raccontati e valutati. Le fotografie pubblicate sui social possono contribuire alla loro visibilità, ma quando il bisogno di documentare ogni portata prevale sull'esperienza del pasto, la condivisione digitale rischia di prendere il posto di quella tra le persone sedute allo stesso tavolo.
Dai telefoni lasciati all'ingresso ai giochi per bambini: le risposte dei ristoranti
L'iniziativa sarda si inserisce in un percorso che ha già visto diversi ristoratori italiani sperimentare formule per limitare la presenza dei cellulari durante il servizio. Tra gli esempi ricordati da Italia a Tavola c'è l'Osteria di Rubbiara, a Nonantola, che già nel 1991 chiedeva ai clienti di lasciare i telefoni in un armadietto. Più recentemente, Casa Coppelle a Roma ha proposto di depositare volontariamente lo smartphone alla cassa ricevendo in cambio un libro di poesie, mentre Al Condominio, a Verona, ha invitato i clienti a riporre il dispositivo in una cassetta della posta, offrendo una bottiglia di benvenuto.
Sono esperienze diverse, accomunate dall'intenzione di restituire attenzione al cibo e ai commensali. In alcuni casi prevale la volontà di proteggere l'esperienza gastronomica dalle distrazioni, in altri quella di favorire la conversazione. Il progetto della Sardegna segue però una strada differente. Non chiede di consegnare il telefono all'ingresso e non mette al centro il divieto di fotografare il cibo. Cerca piuttosto di intervenire sulle abitudini familiari, offrendo ai bambini attività alternative e coinvolgendo direttamente i genitori. È una distinzione significativa: rinunciare allo smartphone diventa una scelta condivisa, anziché una regola imposta dal locale.
A tavola il primo esempio deve arrivare dagli adulti
Il comportamento dei genitori è uno degli aspetti centrali dell'iniziativa. «Un ristorante è un luogo in cui ci si incontra, si parla e si condivide del tempo», ha osservato Emanuele Frongia, presidente di Fipe Confcommercio Sardegna. «Il primo esempio deve arrivare da noi adulti: chiedere ai bambini di rinunciare allo schermo ha senso se siamo disposti a farlo anche noi». È una considerazione che riguarda più in generale il rispetto delle persone con cui si condivide un pasto. Consultare continuamente o intrattenere lunghe conversazioni telefoniche durante il pranzo può essere percepito come una mancanza di attenzione verso gli altri.
La questione non riguarda soltanto le buone maniere. Quando una persona guarda ripetutamente lo schermo, la conversazione viene interrotta e gli altri commensali finiscono in secondo piano. Se questo comportamento è abituale tra gli adulti, diventa difficile pretendere che i bambini rinuncino spontaneamente ai dispositivi. Da qui la scelta di proporre un'esperienza che coinvolga l'intero tavolo. Giochi e disegni possono aiutare i più piccoli a non annoiarsi, ma il dialogo richiede anche la disponibilità degli adulti a lasciare da parte il telefono.
Per i ristoratori una sfida che riguarda anche l'ospitalità
La sperimentazione richiama infine il ruolo del ristorante come luogo di relazione. Un aspetto che riguarda direttamente l'accoglienza delle famiglie e la capacità dei locali di offrire un'esperienza piacevole anche ai clienti più giovani. «I ristoratori vedono ogni giorno cosa accade ai tavoli e vogliono offrire alle famiglie uno spazio e qualche strumento in più per ritrovarsi», ha spiegato Frongia. I locali proporranno la brochure informativa e metteranno a disposizione giochi studiati per le diverse fasce d'età, con l'obiettivo di favorire lo sviluppo sensoriale dei bambini più piccoli e il dialogo tra genitori e figli. La presenza dei bambini al ristorante comporta esigenze specifiche, soprattutto quando l'attesa tra le portate si prolunga. Mettere a disposizione attività adatte all'età può rappresentare una soluzione pratica, senza che il personale debba assumersi il compito di educare i figli dei clienti o controllare l'utilizzo dei dispositivi.
Per Giuseppe Scura, direttore di Confcommercio Sud Sardegna, il carattere volontario del progetto è uno dei suoi punti di forza. L'iniziativa punta infatti a incoraggiare comportamenti differenti attraverso un'esperienza positiva, anziché attraverso imposizioni. Resta da capire quale risposta arriverà dalle famiglie e se un mese di sperimentazione sarà sufficiente a suggerire un cambiamento delle abitudini. Non è scontato che mettere a disposizione qualche gioco basti a convincere bambini e adulti a rinunciare allo smartphone, soprattutto quando il suo utilizzo è diventato parte della quotidianità. Ma è proprio su questo terreno che il progetto può offrire uno spunto alla ristorazione. Finora molte iniziative contro i cellulari a tavola sono nate dalla volontà dei singoli gestori di difendere la qualità dell'esperienza gastronomica. In Sardegna, invece, una rete di ristoranti prova a intervenire su un comportamento familiare, con il sostegno di Fipe, della garante per l'infanzia e dei pediatri. Senza vietare i telefoni, ma cercando di rendere meno necessario utilizzarli durante il pasto.

