DOPPIA VELOCITÀ
Turismo: cresce la spesa, ma quasi metà degli italiani rinuncia alle vacanze
Quasi un italiano su due rinuncia alle vacanze estive. A pesare sono soprattutto caro vita, inflazione e minore capacità di spesa. Il turismo cresce, ma aumenta anche il divario fra chi può partire e chi resta a casa
Il turismo continua a rappresentare uno dei principali motori dell'economia italiana, con una stagione estiva che conferma una domanda ancora sostenuta e un giro d'affari rilevante per l'intera filiera dell'ospitalità. Accanto a questo scenario, però, emerge un dato che racconta una realtà meno favorevole: quasi un italiano su due quest'anno non partirà per le vacanze.
Secondo le rilevazioni di Tecnè per Federalberghi, tra giugno e settembre saranno circa 36,2 milioni gli italiani che trascorreranno almeno un periodo fuori casa, mentre il 48,5% della popolazione resterà nella propria residenza. La principale ragione è di natura economica: oltre la metà di chi rinuncia alle ferie (52,8%) lo fa perché non dispone delle risorse necessarie per affrontare la spesa. Il fenomeno appare ancora più significativo se osservato nell'arco degli ultimi anni. Rispetto al 2022 il numero di chi non può permettersi una vacanza è aumentato del 18%, segnale di una capacità di spesa che continua a risentire dell'inflazione e dell'aumento generalizzato dei costi.
Caro vita e prezzi più alti modificano le scelte delle famiglie
L'aumento dei prezzi interessa praticamente ogni voce del budget destinato alle ferie. Alberghi, ristorazione, trasporti e carburanti incidono in misura crescente sulle decisioni delle famiglie, che in molti casi preferiscono rinviare la partenza oppure ridurre la durata del soggiorno. Le stime elaborate dal Centro studi Confcooperative indicano che ad agosto gli italiani spenderanno complessivamente 18,5 miliardi di euro, dei quali circa 10 miliardi saranno destinati a hotel e ristoranti. La spesa media per una settimana di vacanza raggiunge 2.750 euro per famiglia, con un incremento del 15% rispetto allo scorso anno limitatamente a pernottamento e prima colazione.
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Nella settimana di Ferragosto, periodo tradizionalmente più richiesto, una famiglia composta da quattro persone può arrivare a sostenere una spesa di 6.820 euro, confermando quanto l'alta stagione continui a concentrare gli aumenti tariffari. Anche gli spostamenti incidono sul conto finale. L'automobile rimane il mezzo preferito dalla maggioranza degli italiani e il rincaro dei carburanti comporta un costo aggiuntivo per raggiungere le destinazioni di villeggiatura.
Mare ancora protagonista, cresce l'interesse per la montagna
Tra chi parte, il mare resta la destinazione più scelta, preferita dal 62% dei vacanzieri. Si rafforza però anche la domanda di soggiorni in montagna, scelta dal 28% degli italiani, favorita dalle temperature elevate registrate durante l'estate. Più contenuta la quota di chi decide di visitare città d'arte o soggiornare negli agriturismi.
La vacanza principale dura mediamente 9,8 giorni, mentre quasi tre italiani su dieci prevedono anche un secondo viaggio, generalmente più breve e con una spesa inferiore. Per quanto riguarda gli alloggi, l'albergo continua a mantenere il primato delle preferenze, seguito dalle sistemazioni presso parenti e amici. Restano presenti anche B&B, campeggi, residence, case di proprietà e affitti brevi, a conferma di una domanda sempre più articolata.
La spesa si concentra soprattutto su ristorazione e ospitalità
L'analisi dei budget evidenzia come la ristorazione rappresenti la principale voce di spesa, assorbendo quasi il 29% dell'importo complessivo destinato alle vacanze. Seguono il pernottamento, i costi di viaggio, gli acquisti e le attività ricreative. Per il comparto turistico si tratta di un segnale positivo, perché conferma la capacità del settore di generare valore lungo tutta la filiera. Allo stesso tempo, tuttavia, cresce la distanza tra chi continua a viaggiare e chi invece rinuncia completamente a partire.
Un turismo che evidenzia le differenze economiche
Il quadro che emerge restituisce un settore in buona salute dal punto di vista dei flussi economici, ma anche un Paese nel quale la possibilità di concedersi una vacanza sta diventando sempre meno uniforme. Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, osserva che «il turismo conferma la sua centralità nell'economia italiana, ma i dati ci restituiscono anche l'immagine di un Paese polarizzato».
Una valutazione condivisa anche da Federalberghi, il cui presidente Bernabò Bocca sottolinea la necessità che «la situazione economica torni a consentire a tutti di viaggiare», riconoscendo le difficoltà create dall'aumento del costo della vita. La stagione estiva 2026 mostra quindi due dinamiche che convivono. Da un lato una domanda turistica ancora vivace, sostenuta da chi mantiene capacità di spesa; dall'altro una quota crescente di famiglie che considera ormai la vacanza un costo difficile da sostenere, con effetti destinati a riflettersi non solo sui consumi, ma anche sull'evoluzione futura del mercato turistico.

