AD AVELLINO
Irpinia Mood, la sfida di 97 chef: cucinare senza glutine, lattosio, uova e frutta a guscio
La decima edizione di Irpinia Mood a Villa Amendola ha accolto 15mila persone. Guidati da Alessandro Graziano e dallo chef Mirko Balzano, 97 cuochi hanno celebrato l'inclusione con piatti privi dei principali allergeni
Approccio ameno, e pratichiamo il gioco delle scatole cinesi. L’Italia ha un cuore verde: l’Umbria. Qui una breve parentesi l’apriamo: a nostro sommesso avviso l’Umbria è il cuore verde dell’area mediterranea, non solo dell’Italia. Chiusa parentesi. La Campania ha un cuore verde: l’Irpinia. Voci in lontananza: e perché il Sannio no? Sì, anche il Sannio, costituisce il grande cuore verde della Campania. E però hic et nunc è di Irpinia che parliamo
Villa Amendola e il successo di Irpinia Mood ad Avellino
Villa Amendola, ad Avellino, è stata per quattro sere il centro di un racconto collettivo sull’Irpinia e sulla sua interessante cultura gastronomica. La scelta di Villa Amendola ha arrecato valore proprio: l’orto botanico, gli ambienti della dimora e le grotte sotterranee hanno offerto al festival una cornice riconoscibile, capace di tenere insieme storia cittadina, accoglienza e divulgazione gastronomica.
Il luogo ha funzionato come spazio di incontro più che come semplice contenitore. Il pubblico, ben 15mila persone, ha attraversato ambienti diversi, partecipando a un’esperienza che ha unito assaggio, scoperta e relazione con il patrimonio urbano. Ma cos’era ? Era il festival Irpinia Mood, giunto quest’anno alla sua decima edizione. Irpinia Mood sa briosamente fungere da piacevole osservatorio sul rapporto tra cibo, territorio e nuove esigenze alimentari.
La visione di Alessandro Graziano e la label INTOLLERANTI
Al centro dell’edizione del decennale, c’è stata una label volutamente provocatoria: INTOLLERANTI. Il tema ha aperto una riflessione sulle trasformazioni del gusto, sulle allergie e sulle intolleranze alimentari, ma anche sul modo in cui la cucina può rispondere a bisogni sempre più differenziati senza perdere identità. Insomma, riflessioni che spaziano dalla salute pubblica alla filiera, dalla creatività degli chef alla capacità del territorio di aprirsi a pubblici e sensibilità diverse.
Di Irpinia Mood è corpo ed anima il founder Alessandro Graziano. Di Alessandro Graziano potremmo dire che ha fatto suo il suggerimento geniale de G. B. Shaw: chiedersi il “perché no”, piuttosto che il “perché”. Ed è così che ha saputo creare dal nulla, dieci anni fa, Irpinia Mood ed è così che ogni anno, in coerenza con gli scenari evolventi, individua la label di ogni edizione, ed è così che si pone alla guida di una squadra giovane che sa unire la competenza alla passione.
La regia dello chef Mirko Balzano e le eccellenze irpine
Il valente chef irpino Mirko Balzano ha saputo dirigere, con perenne sorriso i 97 chef hanno lavorato avendo vincolo preciso: realizzare un piatto privo di almeno uno tra glutine, lattosio, uova, arachidi e frutta a guscio. Una condizione che ha spostato l’attenzione dalla rinuncia alla ricerca, mostrando come la cucina possa diventare più inclusiva senza rinunciare a tecnica, gusto e riconoscibilità.
Le postazioni hanno restituito l’immagine di un festival aperto, con cuochi arrivati da diverse regioni italiane e dall’estero accanto agli interpreti della cucina irpina. Nei piatti, prodotti locali e tecniche contemporanee si sono incontrati in un equilibrio che ha reso visibile uno dei messaggi dell’edizione: l’identità gastronomica non è un confine, ma una materia capace di evolvere.
La collaborazione con Coldiretti Avellino ha dato centralità alle produzioni locali, trasformandole in una mappa concreta quanto ghiotta del territorio. Tra gli ingredienti emersi nel corso del festival qui menzioniamo il fagiolo quarantino di Volturara, la cipolla ramata di Montoro, il pecorino di Carmasciano, il caciocavallo podolico, la nocciola di Avella, i peperoncini di fiume, le percoche e lo zafferano dell’Alta Irpinia. E stiamo qui tacendo dei vini. I vini irpini contano ben tre Docg: Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Taurasi. Attraverso le suddette produzioni agroalimentari irpine si è posta l’attenzione su aziende agricole, allevamenti e piccoli produttori. Il cibo è diventato così il punto di contatto tra esperienza che il pubblico ha gioiosamente vissuto durante il festival e il lavoro quotidiano degli attori delle filiere, enfatizzando così anche la portata socioeconomica sull’Irpinia.
Dibattiti, inclusione e il futuro sull’Appennino
La parte gastronomica è stata affiancata da un programma di incontri con ricercatori, giornalisti, imprese, nutrizionisti e rappresentanti istituzionali. I panel hanno articolato il tema dell’edizione in quattro direttrici: ALIMENTI, dedicato alla sicurezza alimentare e al rapporto tra salute pubblica e sistema produttivo; ESCLUSIONS, centrato sulle persone e sui bisogni che rischiano di restare fuori dai modelli dominanti; RIMANENZE, rivolto al tema degli scarti; SILENZI, pensato per far emergere questioni meno visibili nel dibattito sul cibo.
Insomma, con encomiabile understatement, possiamo ben dire che questa edizione ha saputo tenere desta l’attenzione sul valore irrinunciabile dell’inclusione. Il percorso del festival proseguirà a Cassano Irpino, dove dal 16 al 18 ottobre è in programma la Festa di Fine Raccolto. L’appuntamento rappresenta una continuità naturale con il lavoro svolto ad Avellino: riportare al centro la relazione tra prodotti, comunità e paesaggio rurale.
E poi ? In una conversazione tanto piacevole quanto interessante, corroborata da assaggi generosi di Pecorino di Carmasciano, si è colta una brillante riflessione del prode Alessandro: “fino ad oggi la dorsale appenninica ha avuto bisogno del resto dell’Italia; da domani, ben facilmente intuibili i motivi, sarà il resto dell’Italia ad avere bisogno dell’Appennino”. Parole profetiche, ne siamo persuasi !


