A MILANO

Il Principe di Savoia chiude fino al 2029, ma prima c'è un’ultima drink list da provare
Il Principe di Savoia di Milano chiuderà dal 1° gennaio 2027 al 2029 per un importante restauro firmato Dorchester Collection. Il progetto ridisegnerà camere, spa, ristorazione e spazi comuni, introducendo anche residenze private. Prima della chiusura, il Principe Bar presenta otto cocktail ispirati a cinquant’anni di musica, arte, cinema, sport e cultura, tra cui Expo Milano, Pittsburgh e The Golden Fellowship
Il Principe di Savoia di Milano si prepara a cambiare volto. Inaugurato nel 1927, l'albergo di Piazza della Repubblica avrebbe dovuto celebrare il centenario in piena attività; la ricorrenza coinciderà invece con lo stop temporaneo deciso da Dorchester Collection. L'hotel resterà chiuso dal 1° gennaio 2027 al 2029 per un importante intervento di restauro.
Il nuovo volto del lusso milanese tra residenze private e spazi intimi
La ristrutturazione non sarà soltanto estetica. Come spiega Chiara Caporarello, PR & Communications Manager dell'hotel, l’obiettivo dichiarato è riposizionare il Principe di Savoia come un vero hub per una clientela italiana e internazionale alla ricerca di un'esperienza più articolata rispetto al soggiorno alberghiero tradizionale. Il progetto punta su un lusso meno ostentato e più raccolto, descritto come «molto tranquillo, molto sussurrato» e più understated. Gli ambienti saranno ripensati intorno al relax, al benessere e alla dimensione privata, con una maggiore attenzione agli spazi nei quali fermarsi, leggere, lavorare o semplicemente trascorrere tempo.
Cambierà anche la struttura delle camere. Il loro numero diminuirà, mentre cresceranno sensibilmente le metrature: secondo quanto anticipato, le nuove camere partiranno da dimensioni intorno ai 60 metri quadrati, contro una metratura minima oggi inferiore ai 30. Una trasformazione che punta quindi meno sulla quantità e più sulla qualità dello spazio a disposizione dell’ospite. Importante anche il capitolo food & beverage. La terrazza che oggi ospita il Club 10 sarà destinata alla ristorazione, con pool bar e spazi per eventi privati, sfruttando maggiormente uno degli elementi più richiesti nell’hotellerie milanese: le terrazze.
Anche l’area wellness sarà profondamente ripensata. Se oggi l'impostazione è più vicina a quella di un club con palestra, il futuro Principe punterà su una vera spa dedicata al benessere e alla cura della persona, inserita in un progetto complessivo orientato a un soggiorno più rilassato. La novità più rilevante sarà però la presenza di residenze private in vendita all’interno dell'hotel. Chi acquisterà potrà vivere stabilmente nel Principe usufruendo dei servizi alberghieri: housekeeping, concierge, ristorazione e area benessere. Come sottolineato da Caporarello, esiste già un forte interesse da parte di potenziali acquirenti italiani e stranieri.
L’idea è trasformare l’hotel in un luogo autosufficiente, dove trovare ristorazione, wellness, spazi di lavoro e relax. «La cosa più bella sarebbe che chi sta qua non senta il desiderio di uscire perché qui trova tutto», ha evidenziato la PR & Communications Manager. Il nuovo Principe sarà quindi meno monumentale e più intimo. La grande lobby attuale, definita scherzosamente «una piazza d'armi», lascerà spazio a una maggiore presenza di salottini privati e ambienti raccolti. Non è ancora certo, invece, se il Principe Bar conserverà esattamente l’attuale configurazione. Alla domanda se il bar resterà dov'è oggi, la risposta è stata prudente: «Potrebbe essere, ma non è certo».
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L’ultimo menu prima della chiusura: un viaggio di cinquant'anni nel bicchiere
Guidato da Daniele Celli, il Principe Bar completa il progetto sul centenario iniziato nel 2025 con una drink list che attraversa il periodo dal 1975 al 2026, usando musica, arte, cinema, tecnologia, sport e grandi eventi come coordinate narrative.
Sono otto i signature cocktail in carta, proposti a 24 euro:
- Wish You Were Here (1975): omaggio ai Pink Floyd con Martin Miller’s Gin, cedro, violetta, verjus, tè butterfly pea e pompelmo rosa.
- Pittsburgh (1986): ispirato ad Andy Warhol, unisce Few Bourbon whiskey, liquore alla banana e burro di cacao.
- Run Forrest Run (1994): citazione cinematografica con WhistlePig 10 Rye whiskey, cioccolato, acero e gambero.
- Dial-up Dream (1995): dedicato agli albori di Internet, a base di vodka Altamura, liquore alla liquirizia, limone, soda al caffè e aria alla vaniglia.
- The Golden Fellowship (2001): ispirato a Il Signore degli Anelli, con Yuu Baal Joven mezcal, pane, tè Pu-erh, miele, zenzero e limone.
- Blue Sky (2006): dedicato alla vittoria dei Mondiali di calcio, reinterpretazione del Cardinale con gin, Campari Bitter e vermouth dry.
- Expo Milano (2015): porta in vetrina grappa, zafferano, caffè e limone.
- Olympian (2026): omaggio a Milano Cortina, rilettura del Negroni con Sabatini gin, Carpano Antica Formula, Punt e Mes, Abbot’s Bitter, Amaro Braulio, fragole e aceto balsamico Acetaia Giusti.
Il menu affianca ai nuovi drink una selezione di grandi classici - tra cui Sazerac, Bamboo e Paloma - disponibili a 22 euro.
La mia degustazione
Tra i drink assaggiati, tre meritano un'attenzione particolare. In ordine di assaggio.
The Golden Fellowship è il più marcatamente gastronomico del gruppo. Il mezcal dà una nota fumosa e profonda, mentre il tè Pu-erh, il miele e lo zenzero regalano note terrose e speziate. Non stupisce, come racconta lo stesso Celli commentando il gradimento della clientela, che questo drink e il Wish You Were Here siano due delle proposte che stanno incontrando maggiore favore.
Difficile, altamente alcolico ma secondo me decisamente interessante è Expo Milano, che omaggia la città con grappa, zafferano e caffè. Una scelta fuori dal coro, come lo stesso head bartender ha precisato: «Abbiamo pensato di lavorare con prodotti tipici quali zafferano, caffè e grappa», impiegando una «grappa Gaja, Barbaresco» e preparazioni realizzate internamente sia sul caffè sia sullo zafferano.
«Tanti magari si spaventano», ammette Celli, non nascondendo che «Expo Milano è un po' indietro nelle preferenze del pubblico proprio perché la grappa continua a creare qualche resistenza». In ogni caso sarà quello che ricorderò più a lungo, anche grazie all'eccellente side: una tartelletta con foie gras e maionese allo zafferano.
Il terzo capitolo di questa mia personale lista è Pittsburgh. Pochi ingredienti - Few Bourbon whiskey, banana e burro di cacao - per un twist morbido sul Manhattan. Un drink alcolico ma facile, con la banana e il burro di cacao che sostituiscono concettualmente il ruolo del vermouth rosso.
Informazioni pratiche
Il Principe Bar si trova all’interno dell’Hotel Principe di Savoia, in Piazza della Repubblica 17, Milano. È aperto tutti i giorni dalle 18 all’1.30; il dress code indicato dall’hotel è smart casual. Gli otto cocktail signature della drink list dedicata al centenario costano 24 euro ciascuno; i cocktail classici e gli analcolici presenti in carta partono da 22 euro.


