A TRAMONTI

In Costiera Amalfitana c'è un sentiero nato per trasportare i limoni
Tra i Monti Lattari, il Sentiero delle Formichelle racconta una Costiera Amalfitana lontana dalle cartoline: un percorso tra limoneti, vigneti e terrazzamenti, nato dal lavoro delle donne che portavano a valle i limoni. A Tramonti la storia passa dalla famiglia Giordano, dalla Lemon Tour e dall’agricoltura eroica: un viaggio tra memoria, cucina, limoncello e Sfusato Amalfitano
Indice
- 1Il sentiero delle Formichelle
- 2Chi erano le Formichelle
- 3Un percorso che ripercorre la storia e il senso della comunità
- 4Un simbolo di come costruire valore partendo da condizioni difficili
- 5Realtà e finzione letteraria nel romanzo di Alessia Castellini
- 6La famiglia Giordano, custode del passato ma proiettata verso il futuro
- 7Corsi di cucina e squisitezze da gustare
- 8INFORMAZIONI UTILI
- 9"Produciamo solo ciò che la terra offre"
- 10Dove dormire
Settembre, Costiera Amalfitana. Ci sono territori che si raccontano attraverso le immagini e altri che si comprendono solo attraversandoli. Il Sentiero delle Formichelle, di cui vi parleremo approfonditamente, appartiene a questa seconda categoria. Il sole c’è ancora, ma il caldo feroce dell’estate comincia a mollare la presa. È il momento perfetto per voltare per qualche ora le spalle al mare e scoprire cosa si nasconde appena oltre le cartoline di Amalfi, Positano e Maiori. Basta risalire verso i Monti Lattari per arrivare a Tramonti, tredici piccole frazioni immerse tra vigne, uliveti, castagneti e limoneti terrazzati. È qui che abbiamo scoperto una Costiera diversa, più intima e sorprendente, seguendo un itinerario che mescola viaggio, sapori e memoria.
Si comincia tra i limoni dell’Azienda Agricola Le Formichelle di Tramonti (Sa), dove la famiglia Giordano propone il suo Lemon Tour: una passeggiata tra gli alberi dello Sfusato Amalfitano, il profumo intenso delle scorze e l’assaggio di limoncello, creme, marmellate, olio e prodotti della terra. Poi, quasi nascosta nel verde, appare una masseria del Cinquecento. Ci si siede a tavola e quello che arriva nei piatti nasce, spesso, a pochi metri di distanza. Ma è proprio qui che il viaggio cambia. Perché quei limoni un tempo dovevano arrivare fino al mare. E a portarli erano soprattutto donne che percorrevano la montagna in fila indiana, con sulla testa ceste che potevano pesare 50 o 60 chili. Le chiamavano Formichelle. La loro strada esiste ancora. L’abbiamo percorsa per voi.
Il sentiero delle Formichelle
Non è soltanto un bellissimo itinerario tra i Monti Lattari o un percorso nato per il turismo, non è una creazione recente pensata per accompagnare il visitatore dentro una narrazione costruita a posteriori. È in realtà una porta d’ingresso nella storia più autentica della Costiera Amalfitana. È una traccia antica, concreta, necessaria, che per decenni ha rappresentato il sistema di collegamento tra la parte alta e la parte bassa della Costiera, tra la produzione agricola e il mercato, tra la montagna e il mare. Percorrerlo oggi significa entrare dentro un’organizzazione economica reale, non immaginata. Dalla parte alta di Tramonti (polmone verde della Costiera e paese che rivendica fiero la primogenitura della pizza), tra i castagneti, si scende attraversando una sequenza agricola perfettamente costruita: i vitigni, gli uliveti, i limoneti intorno ai trecento metri di altitudine, fino a collegarsi con Minori e Maiori, che lambiscono il mare, nell’incantevole scenario della costiera amalfitana.
Una stratificazione produttiva che non è casuale, ma frutto di una conoscenza profonda del territorio. Ogni fascia altimetrica è stata utilizzata per ciò che poteva offrire al meglio, e il sentiero rappresenta la spina dorsale che tiene insieme questo sistema. C’è un punto preciso in cui tutto diventa evidente: l’intersezione tra il Sentiero delle Formichelle e quello delle Tredici Chiese, un altro tracciato storico che attraversa tutte le frazioni di Tramonti. In quel punto si incrociano due dimensioni fondamentali della vita locale: da una parte la comunità, dall’altra l’economia. Non si tratta di percorsi isolati, ma di una rete, di un’infrastruttura territoriale ante litteram che ha garantito per anni la funzionalità di un sistema complesso.
Chi erano le Formichelle
Il nome del sentiero nasce da un’immagine reale. Le Formichelle erano donne di Tramonti impegnate in un durissimo lavoro. Camminavano in fila indiana lungo percorsi stretti, obbligati, scolpiti nella pietra. Una dietro l’altra, senza possibilità di affiancarsi. Come formiche. Ma a differenza delle formiche, portavano sulla testa ceste che potevano arrivare a 50/ 60 Kg. Limoni, uva, prodotti agricoli: tutto ciò che il territorio produceva veniva trasportato a valle lungo questi sentieri.
Non è un racconto folkloristico. È un sistema logistico… dentro questo sistema esistono storie precise, familiari, che restituiscono la misura reale di ciò che accadeva. La bisnonna dei Giordano Carolina, ad esempio, era una Formichella. Non è una figura simbolica: è una presenza concreta, parte di quella fila indiana che ogni giorno attraversava questi percorsi. Significa sapere che quel peso, quella fatica, quel ritmo non sono evocazioni, ma esperienze vissute. Significa trasformare il sentiero da oggetto geografico a memoria incarnata.
Le Formichelle non trasportavano solo limoni. Portavano tutto ciò che rappresentava valore per il territorio. Erano il collegamento tra produzione e mercato. Gli uomini coltivavano, costruivano i pali, raccoglievano, le donne trasportavano… e senza di loro, la filiera si sarebbe fermata. Tutto funzionava alla perfezione. Da Tramonti a Minori si scendeva in quaranta, quarantacinque minuti. Tempi che oggi, in alcune condizioni, non sono molto diversi da quelli dell’automobile. Questo perché quei sentieri erano progettati per essere efficienti, diretti, essenziali. Non erano pensati per essere belli, ma per essere utili. E proprio questa loro funzione li rende oggi straordinari.
Un percorso che ripercorre la storia e il senso della comunità
Il paesaggio che si attraversa racconta un’altra verità fondamentale: nulla è decorativo. I limoneti, gli uliveti, i vigneti, i castagneti sono il risultato di una costruzione progressiva, fatta di terrazzamenti, muri a secco, adattamenti continui. È un paesaggio lavorato, modellato, organizzato. Ma il dato forse più potente emerge osservando le scelte economiche del passato. Negli anni Sessanta e Settanta, in queste terre, accadeva qualcosa che oggi appare quasi inconcepibile: si vendevano le case per investire nei giardini. Una casa a Minori poteva non avere valore economico significativo, perché non produceva reddito. Un giardino di limoni, invece, era un asset. Produceva, sosteneva una famiglia, permetteva di crescere dei figli. E così si prendeva una decisione lucida: vendere la casa per sistemare il giardino, per renderlo produttivo, per garantire un futuro.
Oggi quella stessa casa varrebbe centinaia di migliaia di euro. Allora non valeva nulla. Il valore era nella terra. Questa inversione racconta un mondo. Racconta una gerarchia completamente diversa rispetto a quella contemporanea, in cui il lavoro, la produzione e la capacità di generare reddito erano al centro. Accanto alla dimensione economica, esisteva una comunità forte, organizzata, concreta. I segni sono ancora visibili. Un piccolo casolare, recuperato, conserva un forno di oltre duecento anni. Non era un forno privato. Era un luogo condiviso. Le persone si ritrovavano, facevano il pane insieme, organizzavano una produzione settimanale. Era una forma di socialità costruita sulla necessità, ma capace di generare relazioni profonde. Questo senso di comunità è uno degli elementi più difficili da tradurre oggi, ma anche uno dei più preziosi. Perché racconta un modello di vita in cui economia, territorio e relazioni erano perfettamente integrati.
Un simbolo di come costruire valore partendo da condizioni difficili
Oggi il Sentiero delle Formichelle, fra i suggestivi della zona, è stato recuperato, ripulito, mappato, inserito nei circuiti ufficiali del CAI della Costiera Amalfitana, dotato di tracce GPS. La segnaletica è presente, anche se in parte ancora in fase di completamento. Ma ciò che conta è che la sua natura non è stata alterata. È un sentiero che si percorre a piedi. Deve essere percorso a piedi. Il selciato in pietra, i tratti stretti, la struttura stessa lo rendono inadatto a mezzi diversi. E questa non è una limitazione, ma una condizione necessaria per comprenderlo davvero. Camminando, si leggono i segni del lavoro umano.
Si osservano i terrazzamenti, i limoneti, gli uliveti, i vigneti che disegnano il paesaggio e raccontano una cultura agricola profonda. Ogni elemento ha una funzione. Ogni dettaglio è il risultato di una scelta. E soprattutto si percepisce la fatica. Non come elemento negativo, ma come misura del valore. Il Sentiero delle Formichelle non è nostalgia. È una lezione contemporanea. Racconta cosa significa costruire valore partendo da condizioni difficili. Racconta cosa significa organizzare una filiera senza tecnologia, ma con intelligenza. Racconta cosa significa vivere un territorio non come scenario, ma come sistema produttivo.
Realtà e finzione letteraria nel romanzo di Alessia Castellini
È in questo scenario che la finzione letteraria si fonde con la realtà storica nel romanzo di Alessia Castellini, Il sentiero delle Formichelle, che ci ricorda come esistano "luoghi troppo grandi per stare dentro alla geografia del mondo e che si estendono all'interno dell'essere umano". Il romanzo (edito da Piemme) è un'opera di narrativa storica che trae ispirazione dalla vera storia delle portatrici di limoni della Costiera Amalfitana.
La narrazione si sviluppa su due piani temporali intrecciati: il passato, ambientato tra gli anni Trenta e Cinquanta, segue le vite delle gemelle Rachele e Nannina, mentre il presente vede le sorelle Ninfa e Alelì impegnate a riscoprire le proprie radici a Tramonti. Attraverso una prosa definita soave ed evocativa, l'autrice esplora temi viscerali come la sorellanza, il perdono e la dura condizione femminile dell'epoca, spesso caratterizzata da fatiche estreme e violenze domestiche. Il libro è il risultato di un meticoloso lavoro di ricerca e testimonianze raccolte direttamente sul campo, trasformando il sentiero geografico in una potente "memoria incarnata" del sacrificio e della dignità delle donne del territorio.
La famiglia Giordano, custode del passato ma proiettata verso il futuro
Percorrere il Sentiero delle Formichelle non significa solo attraversare un paesaggio: significa entrare in un ecosistema gastronomico verticale, dove ogni prodotto racconta la fatica, il clima e l’ingegno di chi lo ha coltivato e trasportato. Qui il cibo non è mai stato un lusso. È sempre stato conquista. La narrazione legata al sentiero delle Formichelle non sarebbe stata così potente ed interessante se non fosse stata raccontata da straordinarie persone: la famiglia Giordano, che con il sorriso e uno straordinario senso dell’ospitalità ci ha accolto nei suoi terreni terrazzati, in una limonaia (terreni che a suo tempo il bisnonno ottenne “barattando” un appartamento a Minori).
La Bisnonna Carolina e poi la nonna Avvocata, infatti, erano Formichelle, sotto il solleone portavano per chilometri, lungo sentieri sterrati di montagna e lunghe scalinate, proprio come formiche laboriose, con tanta fatica ed equilibrismo, ceste di decine e decine di chilogrammi dell’oro giallo della Divina: il limone sfusato amalfitano, limone dolce e ricco di olii essenziali, alfiere della Costa Amalfitana nel mondo. Oggi i discendenti, Ruben e la moglie Luisa con il figlio Nicola, si occupano di quei terreni nel modo migliore e nel segno della tradizione e del rispetto più assoluto per la natura, coltivando soprattutto limoni (ma anche ulivi, ortaggi ed altro) grazie ai quali hanno potuto avviare una produzione di ottimi liquori, marmellate e di olio evo. E hanno voluto rendere omaggio alla forza e determinazione delle donne di un passato poi non così lontano, chiamando la loro azienda “Le Formichelle”.
Corsi di cucina e squisitezze da gustare
Qui, quasi nascosta, tra gli alberi di limone, c’è una piccola Masseria del XVI secolo, dove siamo stati accolti con uno straordinario pranzo basato esclusivamente su tipicità a metri zero. In questa masseria si organizzano anche corsi di cucina e si può imparare a fare la pizza guidati da Nonna Luisa, grande custode della cultura gastronomica locale, che insegna a modellare con le dita quegli stessi sapori, acidità dei limoni e sapidità dei Monti Lattari, che hanno nutrito intere generazioni di Formichelle. Qui si conserva un forno di oltre 200 anni che, storicamente, fungeva da "forno sociale: nonostante appartenesse alla famiglia, tutta la frazione aveva il diritto di recarsi lì per la "cotta" settimanale del pane, trasformando una necessità economica in una profonda relazione comunitaria.
Su prenotazione vengono organizzati degustazioni di limoncello e altri prodotti a base di limone (fra cui la gradevolissima Crema di limoncello, vellutata e liquorosa), rustici pranzi e cene, golosissime merende e spuntini a base di prodotti dell’azienda (che ha anche un grande orto) e semplici ma eccellenti piatti tradizionali.
Per capire davvero l’anima della Costiera Amalfitana, quella che non si esaurisce nelle cartoline patinate di Positano o Amalfi, bisogna voltare le spalle al mare e risalire i sentieri verticali dei Monti Lattari, fin dove il profumo intenso degli agrumi si mescola alla polvere della pietra viva. Qui, nel cuore verde di Tramonti, la storia non si legge sui libri, ma è incisa nei ricordi che Ruben Giordano protegge con la stessa dedizione con cui i suoi avi hanno modellato la montagna.
Tutto riconduce al peso del "sacro frutto", trasportato per secoli dalle Formichelle, fra cui c'erano appunto la bisnonna Carolina e la nonna Avvocata, figure eroiche che Ruben ricorda attraverso un dettaglio fisico che tocca il cuore: la nonna portava sulla nuca un "dorso di carne", una gobba formatasi in decenni di equilibrismi sotto il sole per bilanciare il carico, protetta solo da un "ciuffo" di iuta imbottito di paglia. Era una “resilienza della sopravvivenza”, un lavoro massacrante svolto con una naturalezza che oggi appare lontanissima dalle comodità odierne.
INFORMAZIONI UTILI
L’azienda agricola “Le Formichelle” ha la sede operativa in Via Provinciale Chiunzi 116/B, Tramonti (Sa). Per informazioni sul Lemon Tour e sulle altre esperienze si può rimandare direttamente alla pagina ufficiale Le Formichelle - Lemon Tour (leformichelle.com/lemon-tour).
Quando: settembre e ottobre sono l’ ideale: clima più mite, meno folla e temperature adatte alle escursioni.
Come arrivare: gli aeroporti di riferimento sono Salerno Costa d’Amalfi e Napoli-Capodichino. In treno, la stazione più comoda è Salerno, servita dall’Alta Velocità.
Come muoversi: è consigliabile noleggiare un’auto o uno scooter.
Da non perdere: il Lemon Tour dell’Azienda Agricola Le Formichelle, tra limonaie dello Sfusato Amalfitano, degustazioni e prodotti tipici. Da qui si entra nella storia delle antiche portatrici di limoni e del Sentiero delle Formichelle.
Info e prenotazioni: leformichelle.com
"Produciamo solo ciò che la terra offre"
Gestire queste 400 piante sparse in zone impervie è quella che viene definita agricoltura eroica. La filosofia di Ruben è di una trasparenza quasi rivoluzionaria per il mercato moderno: "produciamo solo ciò che la terra offre". Se i limoni non sono pronti, Ruben non teme di dire ai clienti: "non ho il prodotto", rifiutando di acquistare agrumi altrove o di vendere liquori stoccati da tempo. Lo Sfusato Amalfitano che cresce sui loro terrazzamenti è unico: grazie al terreno vulcanico che drena l'acqua, la sua buccia è così ricca di oli essenziali che, se sbucciata, "schizza" essenza pura, lasciando le dita morbide e profumate. È da questo oro giallo che nascono il limoncello, le creme e le marmellate, prodotti in piccoli lotti solo pochi giorni dopo la raccolta.
Dove dormire
- Agriturismo Il Frescale Country House, Via Fiscale, 84010 Tramonti (Sa)
- Agriturismo Da Regina, Via Vaccaro, 90 84010 Tramonti (Sa)
- Agriturismo Il Tintore, Via Vitalgliano, 84010, Tramonti (Sa)
- Hotel San Francesco, Via Santa Tecla, 54 84100, Maiori (Sa)
- Hotel Sole Splendid, Via G. Capone, 63 84010 Maiori (Sa)
- Hotel Palace, C.so Vittorio Emanuele, 70, 84010 Minori (Sa)
- Villa Romana, Corso Vittorio Emanuele, 90 84010 Minori (Sa)

