STRATEGIA
Dal Danieli al Mandarin Oriental: il fondo di Hohn investe 636 milioni sugli hotel italiani
Il fondo di Sir Christopher Hohn ha investito 636 milioni di dollari in prestiti destinati a hotel di lusso italiani. Dal Danieli di Venezia al Mandarin Oriental di Milano, la scommessa è sulla crescita delle tariffe
L'hospitality di lusso italiana entra nel portafoglio di uno dei più noti gestori di hedge fund internazionali. Sir Christopher Hohn, attraverso il suo The Children’s Investment Fund (TCI), ha investito complessivamente 636 milioni di dollari in prestiti destinati a strutture alberghiere di fascia alta in Italia. Le cifre emergono da una lettera agli investitori visionata dal Financial Times, che ha ricostruito una parte poco conosciuta dell'attività del fondo, il cui portafoglio complessivo ammonta a circa 77 miliardi di dollari. La strategia riguarda il debito immobiliare e si concentra quasi interamente su alcuni hotel di lusso italiani. La tesi di investimento è legata alla possibilità che le tariffe alberghiere continuino a crescere, sostenute dalla domanda dei viaggiatori internazionali con maggiore capacità di spesa.
Dal Danieli di Venezia al Mandarin Oriental di Milano
La quota più consistente dell'investimento riguarda il Danieli di Venezia, con un prestito da 392 milioni di dollari. Lo storico hotel, passato da Marriott a Four Seasons nel 2022, è stato interessato da lavori di ristrutturazione e una parte della struttura ha riaperto come hotel cinque stelle di lusso. Il Danieli si trova a pochi passi da Piazza San Marco ed è ospitato in tre edifici storici, tra cui Palazzo Dandolo, la cui origine risale alla fine del Quattrocento. Il portafoglio comprende poi un finanziamento da 132 milioni di dollari per l'Hotel Caesar Augustus di Capri, 74 milioni destinati al Six Senses sul Lago di Como e 38 milioni per il Mandarin Oriental di Milano. A queste operazioni si aggiunge l'esposizione da 62 milioni di dollari al Six Senses di Ibiza, portando il quadro complessivo degli investimenti citati dal Financial Times oltre il perimetro italiano.
Gli hotel sono del Gruppo Statuto
Le strutture interessate dalle operazioni fanno capo al Gruppo Statuto, proprietario degli hotel italiani coinvolti, tra cui quelli di Venezia, Capri, sul Lago di Como e a Milano. L'operazione non consiste tuttavia in finanziamenti erogati direttamente da TCI. Secondo quanto ricostruito dal Financial Times, il master fund di Hohn acquisisce quote di finanziamenti originati da una società di private credit guidata dall'investitore Martin Frass-Ehrfeld, che gestisce capitali di terzi. TCI detiene una partecipazione nella società e Hohn fa parte del relativo comitato investimenti. È attraverso questo meccanismo che il fondo britannico ha costruito la propria esposizione al debito legato agli hotel di lusso.
Il mercato luxury italiano attira gli investitori
La scelta di Hohn si inserisce in una fase di attenzione crescente degli investitori internazionali verso l'hotellerie italiana di alta gamma. La domanda proveniente dai viaggiatori internazionali, in particolare nelle destinazioni più conosciute, sta sostenendo il valore degli asset alberghieri e alimentando nuove operazioni nel comparto. Già alla fine del 2025, un'analisi di Deloitte aveva indicato l'Italia come il mercato europeo più attrattivo per gli investimenti nell'hospitality di fascia alta.
La strategia di Hohn si concentra in particolare sul debito legato a strutture che operano in destinazioni caratterizzate da un'offerta limitata e da una domanda elevata. Secondo il Financial Times, il gestore ha mostrato nel tempo un interesse specifico per società attive in condizioni di monopolio o duopolio. Per l'hotellerie italiana, l'operazione rappresenta un ulteriore indicatore dell'interesse internazionale verso gli asset di lusso, soprattutto nelle destinazioni in cui il numero di strutture di alto livello resta contenuto rispetto alla domanda.

