ALLA WINE ROOM
Due chef, una cucina: Luca Tegon e Gianluca Tomasi si incontrano a Vicenza
L'11 settembre alla Wine Room del GHV Hotel & Spa va in scena una cena a quattro mani che parte da un'idea precisa: lasciare che tecnica e complessità restino in cucina, facendo arrivare al tavolo soprattutto il gusto
Quando la cucina raggiunge un alto livello di precisione, la difficoltà non consiste soltanto nel costruire un piatto complesso, ma nel fare in modo che questa complessità non diventi protagonista. Il risultato deve arrivare al tavolo con naturalezza, lasciando emergere soprattutto il gusto. È attorno a questa idea che venerdì 11 settembre gli chef Luca Tegon e Gianluca Tomasi si incontrano alla Wine Room del GHV Hotel & Spa di Vicenza per una cena a quattro mani. Per entrambi, la complessità appartiene prima di tutto al lavoro in cucina. Conoscenza, precisione, tempi, temperature e gesti determinano il risultato, anche quando rimangono invisibili al commensale. La tecnica non cerca attenzione per sé: serve a ottenere una cottura corretta, una consistenza precisa, un equilibrio tra gli elementi e a portare ogni ingrediente esattamente nel punto desiderato.
Nel lavoro, questa impostazione richiede una conoscenza delle materie prime e una capacità di lettura che precede ogni scelta tecnica. Cotture, consistenze e temperature diventano strumenti per esprimere il carattere dell’ingrediente, senza alterarne la riconoscibilità. Il risultato cerca un equilibrio tra precisione e immediatezza, lasciando che sia il gusto a definire la riuscita della preparazione. Anche nel rapporto con il commensale conta la chiarezza, perché ogni elemento deve contribuire all’esperienza. È uno dei punti di contatto tra i percorsi dei due chef.
Al centro c’è una domanda concreta: quanto si può lavorare una materia prima senza allontanarla da ciò che è? La risposta passa da una cucina precisa, ma non sovraccarica, nella quale un prodotto non deve necessariamente essere trasformato per acquistare valore. La riconoscibilità non coincide con la semplicità. Lasciare spazio a un ingrediente richiede conoscenza, controllo e capacità di riconoscerne i limiti.
Il territorio veneto tra tecnica e memoria gastronomica
Lo stesso principio riguarda il territorio. Il Veneto non viene considerato come un repertorio da mettere in scena, ma come un insieme di sapori, prodotti e conoscenze che appartengono al modo di intendere la cucina. La tradizione diventa così una memoria tecnica e gastronomica: un patrimonio che può essere utilizzato, modificato e aggiornato mantenendo una riconoscibilità.
L’approccio dei due chef si fonda quindi sulla misura. L’obiettivo è trovare il punto in cui la tecnica diventa naturale e la materia resta protagonista. In questo percorso entra anche la sostanza, intesa come misura concreta del piatto.
È ciò che rimane quando vengono meno la descrizione, la costruzione estetica e il racconto che accompagna la preparazione. È il momento dell’assaggio, quando il commensale può verificare se ogni passaggio aveva davvero una funzione. Un piatto può essere impeccabile, complesso e visivamente costruito, ma lasciare poco dopo il primo boccone. Una preparazione precisa, leggibile e apparentemente essenziale può invece avere una forza più difficile da dimenticare. La tecnica acquista valore quando sostiene questa esperienza senza sovrapporsi ad essa.
La cena a quattro mani a Vicenza
La cena di venerdì 11 settembre alla Wine Room del GHV Hotel & Spa nasce dentro questa idea di misura. Tecnica, territorio, memoria gastronomica e gusto si incontrano in un percorso nel quale il lavoro più complesso resta dietro le quinte. A tavola arriva il risultato finale: un piatto nel quale ogni scelta dovrebbe avere una funzione precisa. L’appuntamento tra Luca Tegon e Gianluca Tomasi diventa così l’occasione per osservare una cucina in cui il livello tecnico non viene esibito, ma utilizzato come strumento. La materia prima conserva un ruolo centrale, mentre il territorio fornisce conoscenze e riferimenti. Il gusto resta infine la verifica più concreta: ciò che il commensale percepisce, al di là di tutto ciò che è stato necessario fare prima.

