La Sicilia produce circa il 6% del totale nazionale di vino e mosto, posizionandosi come la quarta regione in Italia per volume di produzione (preceduta da Veneto, Puglia ed Emilia-Romagna). È la prima regione italiana per superficie vitata con circa 120.000 ettari, pari a circa il 18 % del totale nazionale, con una produzione suddivisa fra circa il 60% di vini bianchi e il 40% di vini rossi e rosati e con le seguenti denominazioni:

  • 53% della produzione totale di Vini Igp (Indicazione Geografica Protetta), per oltre la metà Igp "Terre Siciliane".
  • 27% della produzione totale di Vini Dop (Denominazione di Origine Protetta), inclusi  1 Docg (il Cerasuolo di Vittoria) e 23 Doc.
  • 20% della produzione totale di Vini Comuni e Varietali: costantemente in diminuzione, per via del maggiore imbottigliamento a marchio d'origine

La geografia del vino in Sicilia mostra un'incredibile concentrazione nella parte occidentale dell'isola, sebbene l'intero territorio regionale sia costellato di eccellenze enologiche distinte da microclimi e suoli unici (dal vulcanico al costiero).

L'ingresso della cantina Principe di Corleone
L'ingresso della cantina Principe di Corleone

Vino siciliano, l'86% della produzione si concentra nella parte occidentale dell'isola

La produzione vinicola siciliana si sviluppa principalmente su tre macro-aree geografiche ben distinte:

  • Sicilia Occidentale (Il "Motore" della produzione) è la zona che esprime i volumi più imponenti, tanto da concentrare da sola circa l'86% della produzione complessiva regionale, con il 54% nella sola Provincia di Trapani, la più vitata d'Italia e con il 18% della provincia di Agrigento ed il 13% della provincia di Palermo)
  • Sicilia Nord-Orientale, con il 6,5 % dell’Etna Doc, caratterizzata dalle forti escursioni termiche tra il giorno e la notte e con lo 2,0% del Faro Doc e Mamertino Doc, caratterizzate da massimo livello qualitativo
  • Sicilia Sud-Orientale, con il 5,5 % delle Doc in provincia di Ragusa e Siracusa, dominate dal Nero d'Avola, dal Frappato e dal Cerasuolo di Vittoria (unica Docg siciliana)
La Sicilia del vino
La Sicilia del vino

Corleone prima del vino: dal grano alla storia agricola dell'entroterra siciliano

Nella odierna Doc Monreale, nel 1080 venne fondata dai Normanni (e ripopolata nel 1237 da Federico II di Svevia, noto anche come Stupor Mundi), per concessione fatta a Brescia, con una colonia di emigranti lombardi dalle terre bresciane, la città di Corleone.

Corleone nel 1700 era la città più importante dell'entroterra della Sicilia occidentale,  godeva di molti privilegi (novantuno), che costituivano quello che a ragione potremmo chiamare il “patrimonio politico” della comunità, in una continua ricerca di riaffermazione nella vicenda storica corleonese, essendo peraltro famosa per l'ottima qualità del vino prodotto nel suo territorio, aveva una «borsa del grano» ed era considerata il «granaio della Sicilia» essendone grande produttrice. Alla fine del settecento la famiglia di riferimento principale a Corleone era quella dei Firmaturi marchesi di Chiosi (dal 1350 al 1860 circa), che non erano principi e in tale contesto bisogna dire che non è mai esistito un "principe di Corleone" come titolo nobiliare legato a un vero e proprio principato o feudo sovrano con quel nome, non essendo stata mai eretta a Principato.

I vigneti di Principe di Corleone
I vigneti di Principe di Corleone

Da mezzadri a produttori di vino: la storia della famiglia Pollara dal 1892

Alla fine dell'Ottocento, Giuseppe Pollara lavorava come mezzadro o bracciante per un nobile locale, un principe del territorio e nel 1892 riunì piccoli proprietari della zona del monrealese, per migliorare la gestione dei fondi agricoli, la cui produzione era incentrata sulla cerealicoltura e sul cotone e tabacco, grazie alle ricche sorgenti d'acqua della zona, in una estensione di circa 50 ettari nella contrada Malvello (tra Monreale e Corleone) Negli anni '50 e '60 del 900, il figlio di Giuseppe, Leoluca Pollara, grazie ai risparmi accumulati riuscì ad acquistare i possedimenti presi in gestione, che poi, negli anni '60 e '70,  furono interessati dalla introduzione della coltura dell’uva, con la piantumazione di piante dei vitigni autoctoni come il Catarratto (nelle varietà lucido e stralucido), l'Inzolia e il Grillo, per produrre di vino, inizialmente venduto sfuso, per le grandi aziende del Nord Italia, che lo acquistavano come base per la produzione di Vermut e Marsala, o in Veneto per i tagli di vini frizzanti.

Nel 1981 nacque Malvell
Nel 1981 nacque Malvell

Negli anni '80 l'azienda - che prima si chiamava Ivicor - decise di fare il salto di qualità definitivo smettendo di vendere solo sfuso. Nel 1981 nacque Malvell ovvero la prima bottiglia ufficiale, che portava il nome della contrada. Il nome "Principe di Corleone" venne scelto proprio tra gli anni '80 e '90 come omaggio e dedizione alla figura storica del vecchio proprietario nobiliare. In questo periodo furono introdotti anche vitigni internazionali (Chardonnay, Cabernet, Syrah) e moderne tecnologie in cantina, come la refrigerazione e il controllo della temperatura durante la fermentazione, l’affinamento in botte e l’imbottigliamento, diventano  elementi essenziali e irrinunciabili per rispettare le tipicità organolettiche delle uve e l’identità varietale: in questa fase gli ettari vitati arriva ad essere cento, tutti compresi in un territorio collinare tra i 350 e i 550 metri d'altitudine, lambiti da zone di protezione naturalistica come la Rocca Busambra.

A Corleone il Catarratto cresce a 900 metri: così l'altitudine cambia il vino siciliano
L’affinamento in botte e l’imbottigliamento, diventano elementi essenziali per i vini di Principe di Corleone

Principe di Corleone, quattro generazioni e una produzione oggi biologica

Nel 2004 quindi Vincenzo e Lea Pollara danno vita al marchio Principe di Corleone, che oggi vede la partecipazione alle attività anche della quarta generazione: i figli  (Pietro, Leoluca, Gaetano, Gabriella e Maria Chiara), che hanno introdotto nuovi concetti produttivi (compresi quelli collaterali della ricettività agrituristica ed enoturistica),  come la sostenibilità ambientale e sociale, per la quale nel 2021  l’Azienda ha aderito al Progetto SOStain, e convertendo tutta la sua produzione a regime biologico. 

I 10 “comandamenti” di SOStain Sicilia

I 10 “comandamenti” di SOStain Sicilia da confermare ogni anno, sono:

  1. Gestione sostenibile dei vigneti
  2. Divieto di diserbo chimico
  3. Protezione e utilizzo dei materiali per la biodiversità
  4. Utilizzo di materiali rispettosi dell'ambiente
  5. Utilizzo di materie prime locali
  6. Utilizzo degli indicatori Viva
  7. Utilizzo di tecnologie a basso consumo energetico
  8. Riduzione del peso della bottiglia
  9. Trasparenza della comunicazione
  10. Limite al contenuto di residui nei vini

Vigneti senza irrigazione di soccorso: a Corleone l'acqua arriva dal sottosuolo

Circa 4.000-4.500 ceppi per ettaro, senza irrigazione di soccorso (per via di suoli che conservano acque sotterranee di altissima qualità anche nel mese di agosto, utili a garantire la salute e la vitalità delle piante), una vendemmia anticipata, tecnologia del freddo e fermentazioni monitorate permettono di preservare l'integrità del frutto e di produrre vini di elevata qualità, con un risultato di prodotti veramente unici nel gusto (vista, olfatto e sapore) per essere siciliani, racchiusi in 800 mila bottiglie esportate in tutto il mondo (oltre il 50 % della produzione), dai suoli calcareo-argillosi di Corleone.

Dal pomodoro siccagno alla caponata: i vini di Corleone incontrano la cucina locale

La grande ospitalità dimostrata dalla famiglia Pollara, ci ha portato ad affrontare una cena a base di prodotti tipici e preparazioni locali, a cui sono stati abbinati alcuni dei vini prodotti, il primo dei quali è stato il Metodo Classico San Loe’ 2019 Brut V.S.Q. (sboccatura 2025), da uve di Nerello Mascalese 100% (impiantate da cinquanta anni) vinificate in bianco: l’intenso e persistente perlage (frutto della lenta presa di spuma in bottiglia), il colore giallo paglierino intenso con riflessi dorati, la spuma abbondante e cremosa, annunciano un prodotto strepitoso, che raggiunge vertici di complessità aromatica, dovuta all’affinamento sui lieviti con sviluppo di profumi terziari ampi e complessi, confermati dal sorso burroso, accompagnato da note floreali o di frutta, anche secca, fresco, ma ben strutturato e persistente: un prodotto top. E in accompagnamento sono arrivati: una bruschetta con il “pomodoro siccagno” (tipico della zona), salumi e formaggi locali a km zero (compreso il prosciutto cotto), una caponata di melanzane con le ultime della stagione.

Poi con una bottiglia di bianco Sophia 2025, da uve di Catarratto 100%, da agricoltura biologica in un appezzamento di terreno di un paio di ettari posto a 900 metri sopra il livello del mare e con terreni limo-argillosi (la foto del vigneto è riportata prima), che rendono il prodotto di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, molto profumato di sentori floreali e sapore persistente, ecco dei pezzetti di pane “cunzato” e zucchine gratinate e pezzetti di sfincione senza cipolle. Quindi una bottiglia di rosso Sophia 2023, da uve di Nero d’Avola 100%%, da agricoltura biologica, in un in cui la vinificazione in acciaio contribuisce a mantenere straordinari aromi fruttati, su una base di colore rosso rubino, ed un sapore corposo con concentrazione di tannini gentili. Quindi, la classica (e ottima) bistecca di manzo locale con un contorno di patate gialle. La conclusione dolce con una torta alla panna e cioccolato e qualche fetta di melone giallo.

Principe di Corleone, il bianco Sophia 2025, da uve di Catarratto 100%
Principe di Corleone, il bianco Sophia 2025, da uve di Catarratto 100%

Dal Catarratto a 900 metri al Nero d'Avola: sei vini raccontano il territorio di Corleone

L’indomani mattina alle 11,00 una degustazione di 6 vini

  • Ridente Angelica 2025 (da uve 100% Grillo - Sicilia Dop - 12,5 % Vol) - Un grillo sorprendente, che si è subito presentato con i suoi sentori di frutta matura e di fiori di agrumi: un risultato ottenibile in questa zona solo con un abile controllo delle temperature in fermentazione.
  • Sophia  2025 (da uve 100% Catarratto - Sicilia Dop - 12,5 % Vol) - Analoghi sentori di frutta che virano verso le spezie un po forti (seppure sia una caratteristica del vitigno): in un vignero messo a quota di 900 m s.l.m. non ci si potrebbe aspettare di meglio, più netto e più delicato, forse per la più lenta maturazione dell’uva, ma sicuramente confortevole per la sua freschezza di beva
  • Bianca di Corte 2025 (da uve 50% Inzolia e 50% Chardonnay - Sicilia Dop - 12,5 % Vol) - Un blend strano fra due aree culturali nettamente diverse: il decadente siciliano (ma non è detto) con l’inossidabile francese, in un “meticciato dei sensi”, con il semplice risorso ad una fermentazione in più, che ne corregge gli equibri gustativi.
  • Sophia 2023 (da uve 100% Nero d’Avola- Sicilia Dop - 14 % Vol) - Un Nero d’Avola coltivato a settecento metri s.l.m., vinificato in acciaio, utile alla esaltazione dei sentori di frutta rossa, senza intaccare il colore intenso, ne i tannini ben bilanciati ed eleganti
  • Ridente Orlando 2024 (da uve 100% Syrah - Monreale Dop - 14% Vol) - In Italia Sicilia questo vitigno, a trecento metri s.l.m.,  esprime risultati della massima gradevolezza, tramite una densità di sentori aromatici di frutti di bosco e spunti di frutta secca tostata, per restituire sapori complessi, ma sempre morbidi e duraturi (ovvero persistenti)
  •  e ottenendo vini morbidi e di gran classe,
  • Quattro Canti 2025 (da uve 50% Merlot e 50% Cabernet Sauvignon - Sicilia Dop - 13,5 % Vol) -Un vino assemblato classico con risultati di aromi e profumi sorprendenti, che nel tempo sicuramente renderanno una dose confortante di note balsamiche concentrate, in un impatto gustativo nel tempo sempre più penetrante.
Principe di Corleone, il rosso Sophia 2025, da uve di Catarratto 100%
Principe di Corleone, il rosso Sophia 2023, da uve di Nero d’Avola 100%,%

Insomma, il problema della tropicalizzazione della Sicilia sembra non interessare ancora questa azienda vinicola : qui sarà più difficile (anche per via dell’humus umido), partendo da una sostenibilità intrinseca e senza trasferirsi di un paio di paralleli più a nord. I vini Principe di Corleone sono capolavori in bottiglia, esprimono la grande tradizione vinicola siciliana, che la famiglia Pollara vuole trasmettere in Italia e all'estero, trasmettendo qualcosa di più ancestrale, di un territorio ricco di acque circolanti nel sottosuolo, mucche al pascolo, querce, sugheri, silenzi prolungati e interrotti dal vento di alta quota.

Contrada Malvello 90034 Corleone (PA) Italia