A FOSSANOVA
Viaggio nei territori del vino: storia, abbazie e viticoltura nel Basso Lazio
A Fossanova Vini d'Abbazia 2026 riunisce produttori, consorzi e monasteri italiani ed esteri. Un viaggio tra vitigni antichi, archeologia, ricerca e territori del Lazio, dal Bellone al Nero Buono
L’Antiappennino Laziale si è animato a giugno con l’edizione 2026 di Vini d’Abbazia svoltasi nell’Abbazia di Fossanova, primo esempio architettonico compiuto di gotico-cistercense in Italia e situata nel comune di Priverno (Lt), borgo dei Monti Lepini affacciato sull’Agro Pontino. Trattandosi di luoghi in ascesa di popolarità negli itinerari enoturistici, ci piace sottolineare l’impegno profuso dai trenta espositori presenti - Consorzi, produttori delle province di Latina e Frosinone e abbazie e monasteri anche esteri - e dai rappresentanti istituzionali. Nel convegno d’apertura al cospetto di una cinquantina di viticoltori locali, Giancarlo Righini, assessore all’agricoltura della Regione Lazio, e Massimiliano Raffa, presidente dell’Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura) hanno rimarcato il focus sulla qualità della produzione e sulla valorizzazione del territorio.
Il chiostro della badia è stato invaso dagli odori vinosi ed evocativi delle cantine, creando un’atmosfera post-mistica. Oltre agli esperti del settore, l’evento ha richiamato molti eno-appassionati e numerosi giovani, come sottolineato dal giornalista e sommelier Rocco Tolfa, ideatore e anima della manifestazione giunta alla quinta edizione. Nel ripercorrere la storia millenaria del vino, non poteva mancare un riferimento ai monasteri caucasici e alle condizioni critiche in cui si pratica spesso la viticoltura. In Armenia, ai piedi del Monte Ararat, ancora oggi si sotterrano le viti - quasi tutte a piede franco - per proteggerle dal freddo invernale.
Casale del Giglio: Antonio Santarelli tra territorio e archeo-mecenatismo
Al Casale del Giglio, Antonio Santarelli ha ereditato l’attività vinicola di famiglia iniziata col bisnonno. A proposito dell’abusato utilizzo del termine “territorialità”, abbiamo chiesto la sua opinione sui ristoratori che nelle carte dei vini trascurano le etichette locali a beneficio di quelle mainstream italiane o internazionali, nonostante la comunicazione spinga su concetti quali terroir, autoctonia e storytelling. «C’è tanta strada da percorrere per sostenere il vino laziale. Per fare un salto di qualità nel mondo dell’Horeca, servono nuove iniziative politiche» ha risposto. Politiche fiscali, formative e amministrative, che dovrebbero riguardare anche il pregevole olio laziale, a cominciare dalla nobilitazione della cultivar Itrana.
I pionieristici progetti della Cantina di Le Ferriere (Lt) - 180 ettari di vigneto per 1,7 milioni di bottiglie l’anno, il 70% vendute nel Lazio - hanno saputo evidenziare il potenziale della viticoltura nell’areale dell’antica Satricum. Un’intuizione di papà Dino, che comprò l’azienda nel 1967 cullando il sogno, divenuto realtà, di fare vini di qualità investendo nella sperimentazione: un’idea a quel tempo innovativa non solo nel Lazio. Una parte dei terreni di proprietà sono sottoposti al vincolo archeologico e il prezioso mecenatismo di Santarelli garantisce continuità agli scavi e ai progetti dell’Università di Amsterdam, che li gestisce dal 1990. Ai resti del tempio di Mater Matuta è dedicato un assemblaggio di Syrah e Petit Verdot, vinificati e messi in barrique separatamente. Nel Mater Matuta 2019 si intuisce lunga vita e si apprezza il buon utilizzo del legno da parte dell’enologo trentino di lungo corso Paolo Tiefenthaler, giunto alla 40ª vendemmia al Casale. Note positive per l’Anthium 2025 - Bellone di Anzio da viti degli anni ‘60 a piede franco su sabbia -, per il Petit Verdot 2024 e per il notevole Faro della Guardia 2025, Biancolella di Ponza: vino avvolgente al naso e dall’acidità vibrante, che origina da un vigneto “estremo” in un piccolo altopiano a sud dell’isola, ai piedi della torre costiera che gli dà il nome.
Marco Carpineti, tradizione contadina a Cori e vitigni antichi
La storia di Marco Carpineti è verace e ricalca la passione di suo padre per le vigne. Origini contadine rivendicate con orgoglio e radicate nel borgo di Cori (Lt) per un’azienda agricola che si sviluppa su cinque comuni ai piedi dei Monti Lepini: 80 ettari di vigneti (30 di uliveti) partendo dai 4 iniziali, un progetto realizzato appieno a 40 anni dall’inizio dell’avventura. Nel 1994 la Cantina è stata tra le prime a ottenere la certificazione biologica nel Lazio, valorizzando vitigni autoctoni quali il Bellone - resistente alla siccità - e l’dentitario Nero Buono di Cori. La sperimentazione in anfora ha portato a produrre la linea Nzù dalle due uve: piacevole il Bellone 2023 in terracotta.
L’investimento costante nella ricerca è orientato anche all’allevamento e vinificazione dell’Abbuoto, un rarissimo vitigno di grande pregio nell’Antica Roma. Studiando e praticando, nel 2014 è nato Kius, Metodo Classico di Bellone (oggi in purezza), a sottolineare la lungimiranza della Cantina in un’epoca in cui la spumantizzazione tradizionale accostata agli autoctoni laziali era ancora vista con scetticismo: ottimo il Brut 2022 sboccatura 2025, due anni sui lieviti. L’Igt Apolide 2019, 100% Nero Buono, matura in parte in acciaio e in parte in legno: l’impatto olfattivo è potente, in bocca è armonioso. La versione solo acciaio, il Tufaliccio 2025, esalta i sentori floreali. Evocativa l’idea di Carpineti sull’abbinamento del vino: «Secondo me, la domanda non deve essere con “cosa” berlo ma con “chi”, perché se un vino ha un'anima, è bello condividerne la magia con qualcuno selezionato con cura». Che meraviglia.
Masterclass e banchi d’assaggio nel chiostro
Tra le realtà produttive estere, segnaliamo i vini di Cremisan Wine Estate, una Cantina di Betlemme (Israele) che si avvale della consulenza enologica di Riccardo Cotarella per esaltare le potenzialità delle uve tipiche della Terrasanta. Dalla Stiria slovena, validi assaggi dei Bianchi dell’azienda Zlati Grič che si trova a Slovenske Konjice. Il Piemonte ha fatto bella mostra di sé con la raffinatezza del Barolo Riserva Monastero 2015 di Grasso Giuseppe, così chiamato in onore dell’antico monastero benedettino di La Morra (Cn) che sorgeva dove ora si trova la Cantina.
Dall’Alto Adige, segnaliamo il Pinot Bianco in acciaio della Cantina dell’Abbazia di Muri-Gries a Bolzano e il pregevole Kerner Riserva 2021 Sabiona (dal nome del vicino monastero), un Doc Valle Isarco della Cantina Eisacktaler Kellerei. Dai vigneti dell'Abbazia di Rosazzo di Livio Felluga (Ud), i buoni Ribolla Gialla in purezza e Docg Rosazzo, uvaggio a base di Friulano con sapiente uso della botte grande.
A guidare le degustazioni si sono prodigati il winemaker e scrittore Roberto Cipresso, il noto enologo Vincenzo Mercurio - col coinvolgente intervento di Fratel Michele Badino, monaco della Comunità di Bose e figura centrale della produzione vinicola del Monastero San Masseo di Assisi -, "l’ambasciatrice” dello Champagne in Italia Chiara Giovoni e la coppia Venturi-Ferroni del dipartimento di scienze agrarie dell’Università di Pisa.
Vini d’Abbazia e Giardino di Ninfa: un itinerario tra vino, storia e paesaggio
L’esperienza nel Basso Lazio è stata una ghiotta occasione per far visita al Giardino di Ninfa a Cisterna di Latina, gestito dalla Fondazione Caetani (Benedetto Caetani fu papa Bonifacio VIII nel XIII° sec.). L’oasi sorge sui resti della storica città di Ninfa e si estende per 8 ettari, accogliendo 1.300 specie botaniche provenienti da tutto il mondo.


