IO, BAROLO
Barolo 2006, cosa cambia dopo vent'anni: cinque vini raccontano le Langhe
A vent'anni dalla vendemmia, cinque Barolo del 2006 raccontano l'evoluzione di un'annata complessa. A Io, Barolo il confronto svela come siano cambiati i vini, le cantine e il modo di leggere le Langhe
In occasione di Io, Barolo, a Castiglione Falletto (Cn), il Salotto del Ventennale mette a confronto cinque Barolo del 2006 e racconta come sono cambiati i vini, le scelte di cantina e il modo di leggere il territorio. Ci sono annate che si capiscono subito e altre che hanno bisogno di tempo. Il 2006, nelle Langhe, è una di queste: una stagione irregolare, vini inizialmente austeri e vent’anni di evoluzione alle spalle. A Castiglione Falletto cinque Barolo di quell’anno sono stati riaperti insieme per il ventennale della Strada del Barolo e grandi vini di Langa.
L’occasione è stata il Salotto del Ventennale, appuntamento speciale inserito nella tredicesima edizione di Io, Barolo, la manifestazione che il 12 settembre ha riportato produttori e appassionati nel borgo. Nel pomeriggio e fino al 21:30, 31 produttori hanno animato una degustazione itinerante tra le vie intorno al castello, con Barolo di annate e provenienze diverse e altri vini del territorio. Per i vent’anni della Strada, però, prima di uscire nelle strade del paese l’attenzione si è concentrata sul 2006, l’anno in cui l’associazione iniziava la propria attività. Nella chiesa di Sant’Anna, a guidare l’assaggio è Sandro Minella, storico responsabile delle degustazioni della Strada del Barolo, insieme ai produttori presenti in sala. Si parte dalla stagione, perché il 2006, giudicato oggi positivamente, mentre accadeva non era affatto semplice da leggere.
Pioggia a settembre e tannini: perché il Barolo 2006 è invecchiato così
La primavera fu piuttosto asciutta e maggio caldo; la prima parte dell’estate proseguì senza particolari problemi, mentre agosto portò temperature più fresche e forti escursioni tra giorno e notte. A settembre il quadro cambiò bruscamente: secondo i dati mostrati durante l’incontro, in otto giorni caddero circa 215 millimetri di pioggia. Ottobre fu invece asciutto e permise al Nebbiolo di completare la maturazione e ai produttori di attendere il momento più adatto per raccogliere. La vendemmia arrivò mediamente intorno al 4 ottobre. Le temperature più fresche della parte finale dell’estate contribuirono a preservare acidità e tannini, due caratteristiche che avrebbero segnato molti Barolo del 2006. Alla loro uscita erano vini spesso strutturati, austeri e poco immediati. Vent’anni dopo, tannino, acidità e grado di evoluzione mostrano come quei vini siano arrivati fino a oggi.
Raccontata oggi, la sequenza dell’annata sembra quasi ordinata. Per chi era in vigna significava invece decidere giorno per giorno cosa fare, soprattutto dopo le piogge di settembre. Durante l’incontro torna più volte questo aspetto: sapere adesso che il 2006 avrebbe dato vini capaci di arrivare fino al 2026 è semplice; scegliere allora quando intervenire, quando aspettare e quando raccogliere lo era molto meno. Il 2006 cade anche in un momento particolare per il Barolo. Nei primi anni Duemila era ancora molto presente la distinzione tra tradizionalisti e modernisti. Da una parte macerazioni lunghe e botti grandi, dall’altra tempi più brevi e un maggiore ricorso alla barrique. In quegli anni la contrapposizione non era scomparsa, ma le posizioni cominciavano già a diventare meno rigide.
Barolo, dalla barrique alla vigna: come sono cambiate le cantine
Minella ricorda che allora, entrando in una cantina, si parlava spesso prima di legni, vasche e macerazioni. Oggi il discorso parte più facilmente dalla vigna, dall’esposizione, dalla quota e dalla posizione all’interno della denominazione. La tecnica resta centrale, ma viene utilizzata con maggiore libertà in funzione delle uve e del vino che si vuole ottenere. Anche il legno pesa diversamente nel modo in cui si descrive una cantina. Botte grande e barrique non identificano più automaticamente due scuole opposte e possono convivere nello stesso percorso di affinamento. Nel frattempo sono diventati sempre più importanti vigneti, esposizioni, altitudini e MGA, le Menzioni Geografiche Aggiuntive spesso chiamate cru nel linguaggio comune. Differenze che esistevano naturalmente anche vent’anni fa, ma che allora venivano raccontate molto meno.
Barolo 2006, cinque vini raccontano le differenze tra i vigneti
Quelle differenze emergono anche nei cinque Barolo del Salotto. Il Bricco San Pietro “Vigna d’Vai” di Ca’ Brusà, per esempio, arriva da una zona descritta durante l’incontro come una sorta di anfiteatro esposto verso sud ma aperto alle correnti delle Alpi: durante il giorno accumula calore, mentre la notte le temperature scendono sensibilmente. In Bussia, presente con il vino di Franco Conterno, alcune esposizioni sono invece più calde e la scelta del momento della vendemmia diventa ancora più delicata.
Accanto a questi ci sono i Barolo di Le Strette, Marrone e Moscone, provenienti da altre zone della denominazione. Stessa annata e stesso vitigno, ma esposizioni, condizioni e scelte di cantina differenti. La stessa annata si esprime così in modo diverso da un vigneto all’altro. Dopo vent’anni le differenze restano evidenti. Cambiano il grado di evoluzione, la struttura e il rapporto tra frutto e aromi terziari. In alcuni vini la maturità è più avanzata, in altri rimangono più nette freschezza e acidità. Durante l’assaggio tornano tannini ancora presenti ma ormai più distesi e una componente fresca che continua a sostenere il sorso.
Vent'anni dopo, il Barolo 2006 si misura con le nuove annate
Fuori dalla chiesetta, Io, Barolo continua con le annate più recenti, mentre nelle vigne è già tempo di vendemmia. Il 2006 resta così un confronto utile non solo per vedere come sono evoluti quei vini, ma anche per misurare quanto sia cambiato il modo di leggere il Barolo in questi vent’anni.


