Se si pensa a Venezia, la prima immagine che viene in mente è l’acqua. È l’elemento che più di ogni altro identifica la città, la sua storia e il suo paesaggio, ma è anche ciò che, nel corso dei secoli, ha contribuito a dare forma alle terre che a Venezia fanno riferimento: i fiumi, la laguna, i canali, le bonifiche e le vie commerciali hanno infatti segnato profondamente la vita agricola e vitivinicola di un territorio ben più ampio della città. Ed è proprio seguendo questo filo che si può leggere anche la storia del Consorzio Vini Venezia, nato nel 2011 e oggi composto da oltre 200 soci, cinque denominazioni - Malanotte del Piave Docg, Lison Docg, Venezia Doc, Piave Doc e Lison-Pramaggiore Doc -, più di 47 varietà coltivate e una produzione complessiva che si aggira sui 10 milioni di bottiglie.

Vista dall'alto su Venezia
Vista dall'alto su Venezia

Cinque denominazioni e un territorio fatto di paesaggi diversi

Numeri importanti, che fotografano una realtà tutt’altro che marginale, distribuita tra le province di Treviso, Venezia e Pordenone, ma che non bastano da soli a restituire la complessità di questo sistema. Qui non c’è un unico paesaggio vitivinicolo, né un solo vitigno in grado di raccontarlo: ci sono il Piave e la laguna, i terreni alluvionali e il caranto, il Raboso e il Lison, le ville venete e i monasteri, le vecchie vigne e la ricerca sulle varietà resistenti. Una ricchezza evidente, che può diventare un punto di forza proprio nella capacità di mettere in relazione storie e territori differenti, senza cancellarne le peculiarità.

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Il Consorzio Vini Venezia riunisce territori, vitigni e paesaggi molto diversi tra loro

L’acqua, in questo senso, è forse il primo elemento capace di fare da raccordo, non soltanto quella della laguna veneziana, ma anche quella dei fiumi che hanno trasportato sedimenti, modificato i terreni, aperto vie di comunicazione e condizionato per secoli il lavoro nei campi. Prima ancora delle vigne, queste erano terre di paludi, canali, valli da pesca e terreni da sottrarre all’acqua; poi sono arrivate le grandi opere di bonifica, che hanno progressivamente trasformato il paesaggio e reso possibile quell’agricoltura che oggi appare parte naturale di questi luoghi.

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Dalla viticoltura biologica alle terre strappate all’acqua

È una storia che ancora oggi si legge nelle aziende e nei vigneti. Ad Annone Veneto, per esempio, Le Carline porta avanti da quasi quarant’anni una viticoltura biologica nata nel 1988, quando questa scelta era tutt’altro che scontata. L’attenzione al territorio si è tradotta negli anni anche nella sperimentazione di varietà resistenti e in strumenti di monitoraggio che permettono di intervenire in modo più mirato, leggendo le condizioni dei diversi appezzamenti. La tecnologia, in questo caso, non prende il posto dell’esperienza agricola, ma diventa un modo per conoscere meglio la vigna e ridurre gli interventi dove non sono necessari. Si può arrivare a La Frassina anche in barca, attraversando la laguna e costeggiando l’Isola dei Pescatori prima di raggiungere l’attracco dell’azienda. È un modo efficace per entrare in un paesaggio nel quale la viticoltura arriva dopo una storia fatta soprattutto di acqua e bonifica.

Le Carline porta avanti da quasi quarant’anni una viticoltura biologica
Le Carline porta avanti da quasi quarant’anni una viticoltura biologica

La Frassina nasce infatti su terreni recuperati a partire dalla fine degli anni Trenta, quando furono realizzati argini, canali e sistemi di drenaggio per rendere coltivabile un’area allora fortemente condizionata dalla presenza dell’acqua. Oggi l’azienda si estende per circa 500 ettari e il vigneto convive con altre colture agricole, mentre la gestione dell’acqua continua a essere una componente essenziale del lavoro quotidiano. La produzione vinicola è più recente e ha trovato nel Refosco dal Peduncolo Rosso uno dei suoi interpreti più interessanti. È un vitigno profondamente legato a queste terre, che alla Frassina viene lavorato cercando di controllarne la naturale esuberanza produttiva attraverso il diradamento e una maturazione più completa delle uve. Il risultato è un vino che mantiene il carattere del Refosco ma cerca maggiore equilibrio e profondità. Accanto ai rossi, l’azienda ha poi sviluppato anche il Lison Docg, ottenuto da Tai Friulano, una presenza storica della zona: un bianco sapido e minerale, con una componente aromatica che richiama fiori, frutta e la tipica nota di mandorla.

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L'azienda La Frassina si trova in laguna e si estende per circa 500 ettari

Dal Raboso al Manzoni Bianco, le diverse anime del Piave

La viticoltura del territorio non è però fatta soltanto di grandi realtà agricole. Nelle terre del Piave, la storia della denominazione si intreccia con quella di aziende familiari che hanno costruito il proprio percorso nel tempo. È il caso della Tenuta San Giorgio, nata nel 1971 dalla famiglia Tombacco e arrivata oggi alla terza generazione. Qui il legame con il territorio passa soprattutto attraverso il Raboso del Piave, vitigno simbolo della zona e base del Malanotte del Piave Docg. Un vino che, per struttura e capacità di evoluzione, rappresenta una delle espressioni più riconoscibili della viticoltura del Piave.

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La Tenuta San Giorgio si trova nelle terre del Piave

Sempre nell’area trevigiana, Furlani propone invece un volto più immediato della produzione locale con il Manzoni Bianco, ottenuto da uve coltivate a San Vendemiano. È un bianco di buona struttura, sostenuto dalla componente acida e da una vinificazione che prevede anche una permanenza sui lieviti; al naso emerge la frutta matura, con richiami esotici, mentre al palato mantiene freschezza ed equilibrio. Un vino che si presta alla tavola e che racconta bene una delle tante interpretazioni possibili della viticoltura della pianura trevigiana.

Le uve di Manzoni Bianco
Le uve di Manzoni Bianco

Vecchie vigne, biodiversità e memoria agricola

Il quadro si completa con una storia ancora diversa, quella di Tenuta Planitia, storica azienda agricola e vitivinicola le cui origini risalgono tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento e che oggi produce con il marchio Villa Bogdano 1880. La tenuta si trova nell’area di Lison, tra i fiumi Loncon e Lison, e comprende 185 ettari tra vigneti, boschi e coltivazioni biologiche. Particolarmente interessante è la presenza di vecchie vigne, alcune delle quali hanno oltre cinquant’anni, insieme a un raro filare di Tocai Friulano allevato con il sistema del Cassone padovano, recuperato e conservato come testimonianza di una viticoltura antica. Qui il vino si inserisce in un paesaggio nel quale agricoltura e biodiversità convivono: la tenuta ospita infatti un’area di conservazione collegata alla rete Natura 2000, con un bosco planiziale nel quale trovano rifugio diverse specie protette. È un altro tassello di quella relazione tra terra, acqua e ambiente che attraversa il territorio del Consorzio.

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Villa Bogdano 1880 produce vini nell’area di Lison

Quando la storia del vino arriva fino a Venezia

E poi ci sono i luoghi nei quali la storia del vino incontra quella di Venezia. Al Castello di Roncade, villa veneta del Cinquecento ancora oggi legata alla produzione vitivinicola, il racconto passa attraverso una famiglia che già nel dopoguerra aveva intuito le potenzialità dei terreni locali. Negli anni Cinquanta arrivarono dalla Francia barbatelle di Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, dando vita a una produzione di rossi che anticipava una stagione destinata a cambiare la viticoltura italiana. Il Villa Giustinian è una delle testimonianze di quella storia e la fama raggiunta da alcune vecchie annate racconta quanto fosse già allora ambizioso il progetto.

L'ingresso di Castello di Roncade
L'ingresso del Castello di Roncade

Ma il rapporto tra il vino e Venezia non si ferma alle ville e alle campagne che circondano la città; arriva fin dentro il suo centro storico. Nel Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, a pochi passi dalla stazione di Santa Lucia, il brolo del convento conserva una ventina di varietà di vite, alcune delle quali rare o a rischio di scomparsa. È un luogo quasi sorprendente per chi associa Venezia esclusivamente alla laguna e ai palazzi, ma restituisce bene l’idea di una città che per secoli ha avuto un rapporto molto stretto con la produzione agricola e con i territori da cui arrivavano vini, uve e prodotti. Qui la vite diventa memoria concreta di quel legame e, allo stesso tempo, una chiave per leggere il rapporto tra la città e il territorio che oggi il Consorzio riunisce.

Il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi
Il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi

È anche da luoghi come questo che il nome Venezia può assumere un significato più ampio rispetto al semplice richiamo geografico. Le cinque denominazioni hanno caratteristiche e storie differenti, e sarebbe difficile ricondurle a un unico modello produttivo; quello che può unirle è piuttosto una storia fatta di acqua, fiumi, bonifiche, scambi e lavoro agricolo, una trama che nei secoli ha messo in relazione la città con la terraferma. La sfida per il Consorzio Vini Venezia sembra allora essere proprio questa, ossia riuscire a dare una lettura comune a una realtà che comune, nelle sue espressioni, non è. Dal Raboso del Piave al Lison, dalle vigne storiche alla sperimentazione, dalle terre della bonifica ai luoghi della Venezia più antica, emerge un patrimonio ampio e articolato. Non si tratta di cancellare le differenze, ma di farle dialogare, trasformando quella varietà in un elemento di riconoscibilità. Venezia, in questo senso, può essere qualcosa di più di un nome: il filo che lega territori diversi e una storia del vino che dalla terraferma arriva fino al cuore della città.

Consorzio Vini Venezia
Via Businello 3 31040 Portobuffolè (TV) Italia