LA SFIDA DI VALDO

Valdo, Bolla: «I consumi di vino cambiano ma le regole sono ferme a 50 anni fa»
Valdo compie 100 anni e il presidente Pierluigi Bolla guarda alle sfide del vino italiano: regole da aggiornare, consumi che cambiano rapidamente e giovani da comprendere. Dalla crescita nell’horeca all’analcolico, il mercato impone nuove strategie. Dopo un secolo di Prosecco, Valdo amplia il progetto con I Magredi in Friuli e punta su nuovi vini e spumanti, per anticipare il mercato
Indice
- 1Un secolo di Valdo tra impresa, mercato e nuove sfide
- 2Valdo oggi: da Valdobbiadene ai mercati internazionali
- 3Fare impresa nel vino oggi è più difficile
- 4Il peso della ristorazione nella strategia Valdo
- 5Il consumatore cambia più velocemente di prima
- 6Vino, territorio e comunicazione: cosa è cambiato
- 7La cuvée del centenario e la vendemmia eroica
Valdo, storica azienda di Valdobbiadene specializzata in Prosecco Superiore Docg e spumanti, festeggia nel 2026 il suo centenario. Un secolo nel quale il nome della cantina si è legato alla crescita e alla diffusione internazionale del Prosecco, mantenendo il legame con le colline di origine. A raccontare passato, presente e futuro dell’azienda è Pierluigi Bolla, presidente del gruppo e membro della famiglia che ne ha assunto la guida nel 1938. In questa intervista esclusiva a Italia a Tavola, Bolla ripercorre le svolte che hanno segnato la storia di Valdo, ma soprattutto affronta le trasformazioni del mercato: dai consumi sempre più rapidi all’interesse per le bevande analcoliche, dal peso dell’horeca alla necessità di aggiornare le regole del settore. E racconta perché, dopo un secolo, Valdo guarda anche oltre Valdobbiadene, con l’espansione in Friuli attraverso I Magredi.
Un secolo di Valdo tra impresa, mercato e nuove sfide
Presidente Bolla, Valdo quest’anno celebra 100 anni di storia. Se dovesse individuare il tratto distintivo che ha permesso all’azienda di attraversare un secolo restando sempre protagonista, qual è il minimo comune denominatore?
“Credo che sia proprio nello spirito imprenditoriale della mia famiglia e quindi nella volontà sempre di innovare e anticipare il futuro. Questa è la base della storia di Valdo in questi cent’anni, da quando, nel 1938, mio padre comprò l’azienda. È un’azienda fedele alle proprie radici, perché nasce a Valdobbiadene, si sviluppa a Valdobbiadene e quindi siamo fedeli al nostro territorio. Ma la mia è una famiglia aperta al cambiamento e a mettersi sempre in discussione.”
Guardando a questi cent’anni, ci sono stati passaggi particolarmente determinanti, dei veri punti di svolta?
“Diciamo che i momenti di svolta sono stati diversi. Nel 1951, quando mio padre decise di cambiare il nome della società e di creare il nome Valdo, che ci associa a un territorio. È stata una decisione frutto di una grande intuizione, pensata proprio guardando al futuro. Poi c’è stato il processo di internazionalizzazione. Come Valdo abbiamo iniziato quando alla presidenza del nostro gruppo c’era l’ingegner Bruno, mio zio. È cominciata nei primi anni ’80 e noi eravamo sostanzialmente tra i primi a portare il Prosecco nel mondo. Un altro momento importante è arrivato negli anni ’90, quando ho deciso di sviluppare due linee di prodotto: una esclusivamente per la ristorazione, con caratteristiche organolettiche specifiche, in un momento in cui il Prosecco stava cominciando ad avere successo anche in quel canale, e un’altra linea destinata alla grande distribuzione.”
Valdo oggi: da Valdobbiadene ai mercati internazionali
Valdo è una storica cantina di Valdobbiadene, specializzata nella produzione di Prosecco Superiore Docg e spumanti. Fondata nel 1926, dal 1938 è legata alla famiglia Bolla, che ne ha accompagnato la crescita fino alla presenza sui mercati internazionali. Oggi il gruppo propone, accanto al Prosecco Docg e al Cartizze, spumanti metodo classico, rosé, biologici e No/Low Alcol, oltre a vini friulani. La cantina segue l’intero processo produttivo, dalla vigna alla vinificazione e alla spumantizzazione. Negli ultimi anni Valdo ha inoltre ampliato il proprio perimetro con I Magredi, azienda friulana di 65 ettari, aprendo la strada a nuovi vini e spumanti oltre il territorio di Valdobbiadene.
Fare impresa nel vino oggi è più difficile
Lei è alla guida dell’azienda dalla fine degli anni ’80. Come è cambiato il modo di fare impresa nel mondo del vino da allora a oggi?
“In generale è diventato più difficile oggi fare impresa rispetto a trent’anni fa. Siamo oppressi dalla burocrazia, da leggi che in alcuni casi sono equivalenti tra loro e che creano confusione, e da una serie di balzelli che rendono difficilmente competitive le nostre aziende nel mondo. Nel settore del vino non dobbiamo dimenticare che abbiamo delle leggi sulle denominazioni di origine controllata, le Doc, e successivamente anche le Docg e le Igt. Ma la struttura di base che regola l’impresa vitivinicola si rifà a leggi del ’69 e del ’70. Credo che oggi questo sia un limite, perché il mondo è cambiato, il consumatore è cambiato e non ci sono più le condizioni economiche, sociali e climatiche che c’erano 50 o 60 anni fa. Credo quindi che oggi sia l’impresa privata, sia le associazioni, sia il mondo politico debbano affrontare la necessità di un aggiornamento delle regole per la produzione del vino in Italia.”

La ricerca e l’innovazione sono sempre state parte del dna di Valdo: dal metodo classico al Prosecco Superiore, fino allo spumante analcolico e alle edizioni speciali. Quanto è importante anticipare il mercato senza perdere la propria identità?
“È fondamentale cercare di capire in anticipo dove vanno i consumatori, anche perché nel nostro settore non è che dalla mattina alla sera si inventa un vino: ci vogliono degli anni per portare avanti il progetto di un vino nuovo, di qualità, che possa interpretare anche le nuove tipologie di consumo. Certamente oggi c’è il marketing, che è molto più importante di quello che era 30 o 40 anni fa. Da parte nostra c’è quindi l’esigenza di continuare a fare esperimenti e ricerche. Ci vuole tempo, per anticipare il mercato e quindi anche i concorrenti, senza avere delle sorprese all’ultimo momento.”
Il peso della ristorazione nella strategia Valdo
Parlando della vostra linea per l’horeca, la Collezione Atelier, quanto pesano oggi ristorazione ma anche l’ospitalità, nella vostra strategia di crescita?
“Complessivamente, se consideriamo l’azienda al 100%, quindi Italia ed esportazione, l’horeca rappresenta tra il 30% e il 40% del nostro fatturato. In Italia stiamo crescendo, nonostante ci siano sempre maggiori difficoltà a vendere vino nella ristorazione italiana, anche perché stiamo portando sul mercato prodotti nuovi. Non solo la Collezione Atelier: oggi abbiamo anche un’azienda in Friuli, che si chiama I Magredi. Stiamo crescendo anche in Europa e negli Stati Uniti. Certamente oggi il consumo delle bollicine è prevalente a livello di retail e grande distribuzione.”

“Sì, perché è un canale dove più difficilmente si crea valore aggiunto e valore di marca. Alla fine, quando si va in un bar o anche al ristorante e si chiede un aperitivo o uno Spritz spesso non si bada a quale vino viene utilizzato al suo interno. Non trascuriamo certamente questo canale. Stiamo cercando di svilupparlo in Italia anche con nuovi prodotti e sicuramente I Magredi avranno un ruolo importante in questo senso.”
Il consumatore cambia più velocemente di prima
Come vede il cambiamento del consumatore medio, anche internazionale, rispetto al passato?
“Quando si parla di cambiamento del consumatore, è chiaro che si parla anche di cambiamento dei canali di distribuzione. Credo che oggi uno dei motivi per i quali l’azienda del vino sta affrontando un periodo difficile e delicato sia proprio la necessità di capire come i consumatori si stanno evolvendo e come lo faranno nei prossimi tre-cinque anni. Vent’anni fa i trend di consumo cambiavano quando cambiavano le generazioni. Oggi sono molto più rapidi, attraverso tutte le nuove forme digitali e i social, ci può essere un cambio radicale nel giro di due o tre anni.”
Come state interpretando il fenomeno delle bevande a base non alcolica?
“In questo momento stiamo cercando di capire anche questo fenomeno, che peraltro non è un problema solo di oggi: esisteva già negli anni ’80 e poi è stato superato. La domanda è se si tratti di un fenomeno strutturale nel cambiamento del gusto delle generazioni oppure temporaneo. Sicuramente c’è interesse nei confronti di questa urgenza. Ho dei dati sull’horeca in Italia relativi ai primi sei mesi di quest’anno. Il consumo di vino in generale è aumentato del 2%, quindi sicuramente è un dato positivo. Ma il settore degli spirits è aumentato del 6%, quindi viene da chiedersi: i giovani oggi consumano meno alcol o semplicemente meno vino?”
Vino, territorio e comunicazione: cosa è cambiato
Parliamo di sostenibilità, territorio e turismo. Avete sviluppato progetti come Casa Valdo e la Biblioteca del Prosecco. Quanto conta oggi raccontare il vino anche attraverso il suo luogo di produzione e la sua cultura, oltre che semplicemente venderlo?
“La comunicazione di oggi è diversa nei mezzi, e quindi anche il vino deve affrontare questo cambiamento, anche se il contenuto più o meno è sempre lo stesso. Bisogna comunicare che si è un’azienda di qualità, un’azienda seria, che dentro c’è tanto lavoro, una storia fatta di numeri, progetti, ricerche e anche di sostenibilità e di rispetto dell’ambiente. Oggi questo è necessario sia dal punto di vista economico, sia per mantenere inalterate e preservare quelle caratteristiche territoriali che hanno consentito, in tutti questi anni, di sviluppare prodotti di qualità come i nostri.”

“È stato un percorso lungo, con l’obiettivo di allargare la nostra produzione di Prosecco anche alla regione del Friuli, per poter sviluppare prodotti che organoletticamente potessero essere diversi da quelli che produciamo a Valdobbiadene. È un’azienda importante, di 65 ettari, molto bella, con delle potenzialità enormi. A parte circa 20 ettari di Prosecco, sono presenti diversi vitigni internazionali: Pinot Nero, Chardonnay, Picolit e Cabernet Sauvignon. Questi vigneti ci daranno la possibilità di creare in futuro prodotti, sia vini sia spumanti, che potranno avere una loro distintività e qualità importante nel panorama vitivinicolo.”
La cuvée del centenario e la vendemmia eroica
Per i 100 anni avete pensato a una cuvée in edizione limitata, una Docg Rive di San Pietro di Barbozza
“È un’evoluzione di un prodotto che facciamo già. Invece di stare sui lieviti per due anni, con un metodo Charmat lungo, questo prodotto rimane sui lieviti per quattro anni. Oggi le Rive sono un po’ l’interpretazione di quella che è la vendemmia eroica in questa zona patrimonio Unesco. È un prodotto che si rifà a quella manualità storica tipica delle nostre colline e delle nostre origini. Quando avevamo iniziato questo progetto avevamo considerato diverse provenienze e avevamo visto che, dal punto di vista qualitativo, potevamo ottenere risultati particolarmente positivi proprio dalle Rive di San Pietro di Barbozza.”
“Stiamo lanciando la Ribolla Gialla metodo classico de I Magredi, con fermentazione in bottiglia sui lieviti per 24 mesi, prodotta all’interno dell’azienda con le nostre uve de I Magredi. Sarà il prodotto sul quale ci concentreremo sicuramente in autunno, dal punto di vista comunicazionale e anche di vendita.”





