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sabato 04 luglio 2026  | aggiornato alle 15:10 | 120166 articoli pubblicati

Gelati confezionati, in cinque anni prezzi aumentati del 39,6%: ecco perché

Dietro i rincari dei prezzi dei gelati confezionati ci sono soprattutto la crisi energetica, l'aumento del costo delle materie prime e la forte inflazione che ha colpito il comparto alimentare tra il 2022 e il 2023. A pesare anche, almeno per alcuni prodotti, la shrinkflation, il fenomeno che riduce il peso delle confezioni senza una corrispondente diminuzione del prezzo

04 luglio 2026 | 12:56
Gelati confezionati, in cinque anni prezzi aumentati del 39,6%: ecco perché
Gelati confezionati, in cinque anni prezzi aumentati del 39,6%: ecco perché

Gelati confezionati, in cinque anni prezzi aumentati del 39,6%: ecco perché

Dietro i rincari dei prezzi dei gelati confezionati ci sono soprattutto la crisi energetica, l'aumento del costo delle materie prime e la forte inflazione che ha colpito il comparto alimentare tra il 2022 e il 2023. A pesare anche, almeno per alcuni prodotti, la shrinkflation, il fenomeno che riduce il peso delle confezioni senza una corrispondente diminuzione del prezzo

04 luglio 2026 | 12:56
 

I gelati confezionati costano sempre di più e, in alcuni casi, sono anche diventati più piccoli. È la fotografia che emerge dai dati Istat e dal confronto tra peso e prezzo di alcuni dei prodotti più diffusi nei supermercati. Nell'arco di cinque anni i prezzi sono aumentati del 39,6%, con l'accelerazione più marcata concentrata tra il 2022 e il 2023. Una crescita che supera quella registrata dall'inflazione dei generi alimentari e che nasce dall'intreccio di diversi fattori: dalla crisi energetica ai rincari delle materie prime, fino alla shrinkflation, il fenomeno che riduce il peso delle confezioni senza una corrispondente diminuzione del prezzo.

Negli ultimi cinque anni i prezzi dei gelati confezionati sono aumentati del 39,6%
Negli ultimi cinque anni i prezzi dei gelati confezionati sono aumentati del 39,6%

Perché i gelati sono aumentati più dell'inflazione alimentare

A colpire è soprattutto la velocità con cui i listini sono cambiati. Dopo gli aumenti contenuti registrati fino al 2021, il 2022 ha segnato una svolta con un balzo del 13% rispetto all'anno precedente. Dodici mesi più tardi è arrivato un nuovo incremento, ancora più consistente, pari al 16%. Una dinamica che si colloca, come anticipato, nella più ampia impennata dei prezzi alimentari osservata in Italia dopo la crisi energetica e logistica, quando l'inflazione media annua dei beni alimentari ha raggiunto l'8,8% nel 2022 e il 9,8% nel 2023. I gelati, però, sono andati oltre quella media.

Le ragioni sono diverse e difficilmente riconducibili a un solo elemento. L'aumento dei costi dell'energia ha inciso lungo tutta la filiera, così come i rincari delle materie prime, a partire dal cacao, e la forte volatilità dei mercati che ha caratterizzato gli ultimi anni. Tutti fattori che hanno reso la produzione meno conveniente per le aziende e che, inevitabilmente, si sono riflessi sui prezzi finali. A tutto fattori si aggiunge poi quello della già citata la shrinkflation, un termine ormai entrato nel linguaggio comune che descrive una pratica ben nota ai consumatori: confezioni più leggere vendute allo stesso prezzo, o addirittura a un prezzo più alto.

Meno prodotto, stesso prezzo: gli effetti della shrinkflation

Gli esempi, pratici, non mancano. Il Magnum Classic è passato dai 79 grammi di cinque anni fa agli attuali 75. La Coppa del Nonno è scesa da 72 a 65 grammi, mentre il Maxibon è passato dai 102 grammi del 2021 agli attuali 96. Riduzioni che possono sembrare limitate se osservate singolarmente, ma che diventano più evidenti quando vengono messe in relazione con il prezzo. Per acquistare un Magnum Classic oggi si spende infatti il 26% in più rispetto a cinque anni fa. L'aumento sale al 43% per il Maxibon e al 25% per la Coppa del Nonno. Se poi il confronto viene fatto sul prezzo al kg, cioè il parametro che permette di confrontare davvero prodotti di peso diverso, gli incrementi risultano ancora più marcati: +53% per il Maxibon, +38% per la Coppa del Nonno e +32% per il Magnum Classic rispetto al 2021.

Con la shrinkflation il prodotto diventa più piccolo, ma costa uguale o di più
Con la shrinkflation il prodotto diventa più piccolo, ma costa uguale o di più
 

A questo punto viene spontaneo chiedersi se la riduzione delle porzioni risponda anche a un'esigenza nutrizionale. In passato era già successo con alcune merendine confezionate, le cui dimensioni erano state ridotte con l'obiettivo dichiarato di limitare calorie e grassi. Nel caso dei gelati, però, il confronto racconta una storia diversa. Le calorie per porzione restano infatti sostanzialmente invariate oppure diminuiscono solo leggermente. Anche il contenuto di grassi totali e saturi, nella maggior parte dei casi analizzati, non presenta differenze significative rispetto al 2021. Più che di una strategia orientata alla nutrizione, sembra quindi trattarsi dell'effetto di alcune riformulazioni delle ricette. In diversi prodotti, ad esempio, il burro è stato sostituito con il grasso di cocco, uno degli oli vegetali meno costosi. Resta però un dato: almeno per questi tre gelati, la riduzione del formato ha comportato aumenti del prezzo della singola porzione compresi tra il 25% e il 43%, senza produrre cambiamenti rilevanti dal punto di vista nutrizionale.

Ma non è solo shrinkflation

Sarebbe però un errore attribuire tutto alla shrinkflation. È probabilmente l'aspetto che il consumatore nota con maggiore facilità, perché vedere un gelato più piccolo è immediato. I dati, però, mostrano un quadro più articolato. La riduzione del formato riguarda infatti una parte limitata dei prodotti analizzati e non basta, da sola, a spiegare gli aumenti registrati negli ultimi anni. Molti gelati, infatti, hanno mantenuto lo stesso peso e la stessa porzione, ma sono comunque rincarati in misura significativa. Gli Stecchi Ricoperti Valsoia, ad esempio, hanno registrato un aumento dell'11% al chilo rispetto al 2021. All'estremo opposto c'è il Nuii Ice Cream Adventure, che arriva al +75% pur senza alcuna modifica del formato.

Lo stesso vale per i coni confezionati: il Cono Esselunga è aumentato del 20% al chilo, quello Coop del 27%, il Cinque Stelle Sammontana del 43% e il Cornetto Algida sfiora il 60%. Tra gli stecchi ricoperti si passa dal +35% di Conad al +41% dei Gruvi Sammontana, fino al +50% di Eurospin. Insomma, se, come detto, la shrinkflation ha riguardato solo una parte dei prodotti, gli aumenti di prezzo hanno interessato praticamente tutto il comparto, seguendo però dinamiche molto diverse da marchio a marchio. Quali che siano le ragioni dei rincari, il conto finale è sempre lo stesso: i consumatori oggi spendono molto di più per acquistare gli stessi prodotti, o prodotti diventati nel frattempo anche più piccoli.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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