LE RICHIESTE

Turismo: allungare la stagione degli alberghi, ma anche i ristoranti vogliono un riconoscimento
In occasione della presentazione del Manifesto per il futuro del turismo, promossa dal Ministero al Tempio di Venere a Roma, le associazioni di categoria hanno avanzato richieste chiare: inserire l'accoglienza nella politica industriale nazionale, avviare un confronto permanente tra i dicasteri competenti, portare la stagionalità delle mete ad almeno 270 giorni l'anno e assicurare pieno valore normativo alla ristorazione
Inserire il turismo in modo strutturale nella politica industriale del Paese, attivare un tavolo permanente interministeriale e superare le discriminazioni normative che penalizzano la ristorazione. Sono le richieste prioritarie avanzate dalle associazioni di categoria in occasione dell'evento “Perché l’Italia è economia del Turismo! Manifesto per il futuro”, promosso dal Ministero del Turismo al Tempio di Venere a Roma, in collaborazione con Il Sole 24 Ore. Nel corso dei lavori, aperti dal Ministro Gianmarco Mazzi alla presenza dei principali attori della filiera, sono stati illustrati i dati sui primi nove mesi dell'anno, che registrano oltre 523,7 milioni di presenze (+4,7% rispetto all'anno precedente). Un trend di crescita solido che, secondo gli operatori, richiede il definitivo passaggio da una gestione congiunturale delle emergenze a un piano di sviluppo strategico di lungo periodo.
Turismo in Italia, i numeri del 2026
- 523,7 milioni di presenze registrate nei primi nove mesi del 2026.
- +4,7% di presenze rispetto allo stesso periodo del 2025.
- +5% di presenze a settembre 2026 rispetto a settembre 2025, sia italiane sia straniere.
- 535,5 milioni di presenze nel 2025, anno record per il turismo italiano.
- +22% di presenze nel 2025 rispetto al 2019, ultimo anno prima della pandemia.
- 11,8 milioni di presenze: il divario da colmare nei restanti tre mesi del 2026 per superare il record del 2025.
- 13% del Pil: il peso del turismo sull'economia italiana, secondo i dati citati dal ministro.
- 3,3 milioni di occupati nel comparto turistico, con una crescita dell'11% dal 2022.
Fonte: dati comunicati dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi durante l'incontro “Perché l'Italia è economia del Turismo! Manifesto per il futuro”.
Riqualificazione alberghiera e tavolo permanente interministeriale
Per affrontare nodi complessi come l'aumento dei costi di gestione, la carenza di personale qualificato e il rinnovo delle strutture, il mondo della ricettività ha chiesto regole certe e programmazione. Nel corso del confronto, l'Associazione Italiana Confindustria Alberghi, con il Vicepresidente Vicario Antonio Zacchera, ha rimarcato l'urgenza di guardare al futuro, evidenziando che «decidere oggi chi vogliamo essere tra dieci anni significa smettere di rincorrere il presente». L'associazione propone l'avvio di un tavolo permanente turismo con i Ministeri dell'Economia, delle Imprese, del Lavoro e delle Infrastrutture, oltre all'obiettivo programmatico di destagionalizzare le mete per garantire almeno 270 giorni di apertura l'anno per le strutture ricettive.
Nel medesimo solco si inserisce il contributo di Federalberghi, rappresentata dal Vicepresidente Vicario Giuseppe Roscioli, che ha richiamato l'attenzione sulla necessità di semplificare il quadro normativo, sostenere la riqualificazione del patrimonio ricettivo e misurare il valore reale generato dagli investimenti sui territori. Le istanze delle sigle dell'hôtellerie convergono nel considerare l'hotel il principale presidio del Made in Italy nei territori, collegandosi alle posizioni espresse nei mesi scorsi da Confindustria Alberghi sulla gestione delle risorse per il turismo, fondamentali per reinvestire il gettito del settore nei servizi locali e nel contrasto allo spopolamento.
Ristorazione e spesa turistica: il nodo della classificazione normativa
A completare la filiera dell'esperienza ricettiva c'è il mondo della somministrazione di cibo e bevande, le cui istanze sono state portate al centro del dibattito da Fipe-Confcommercio. I numeri confermano il peso specifico del comparto: con un valore di 32,3 miliardi di euro, la ristorazione costituisce la seconda voce assoluta della spesa dei visitatori (a soli 4 miliardi di distanza dai servizi di alloggio) ed è al primo posto per capacità occupazionale, impiegando oltre 1,5 milioni di addetti. Tuttavia, il settore risente ancora di un quadro normativo che esclude i Pubblici Esercizi dal perimetro formale delle imprese turistiche, limitando l'accesso agli incentivi per la digitalizzazione e la riqualificazione.
Nonostante questo apporto determinante, permane un anacronismo legislativo che esclude i Pubblici Esercizi dalla definizione formale di impresa turistica. Un nodo cruciale, già richiamato a più riprese dalla battaglia della Fipe per la tutela dei pubblici esercizi, che impedisce a un comparto centrale di accedere a canali d'incentivo dedicati all'innovazione e alla riqualificazione. Una contraddizione evidente, soprattutto se correlata alla forte pressione sui costi di gestione analizzata di recente nel dossier di Fipe-Confcommercio sullo stato di salute della ristorazione, che dimostra quanto i margini dei locali siano insidiati dai rincari della filiera. Nel suo intervento, Stoppani ha ricordato come la ristorazione non sia un semplice elemento di contorno, poiché «lo orienta, lo qualifica, lo determina, lo migliora», posizionandosi come una rete diffusa in grado di rendere viva e produttiva l'offerta culturale ed enogastronomica della Penisola.
Il confronto di Roma ha evidenziato come l'industria dell'accoglienza abbia superato la fase della semplice richiesta di ristori o interventi congiunturali per rivendicare un ruolo da protagonista nello sviluppo economico generale. La convergenza tra il settore alberghiero e la ristorazione su obiettivi condivisi - dalla continuità delle regole al riconoscimento normativo fino alla misurazione dell'impatto sociale e ambientale degli investimenti - dimostra che il futuro del comparto passa per una pianificazione rigorosa. Se l'Italia intende valorizzare la propria attrattività senza logorarla, la trasformazione delle istanze emerse al Tempio di Venere in provvedimenti legislativi concreti rappresenta il primo fondamentale banco di prova per l'intero sistema Paese.

