SUCCESSO
Premio Bancarella della Cucina 2026, Salvatore Schiavone conquista il podio
Salvatore Schiavone conquista il terzo posto a pari merito al Premio Bancarella della Cucina 2026 con il saggio dedicato al rapporto tra gastronomia, teatro e cinema. Il libro racconta il cibo come identità, memoria e riscatto territoriale
Quello che a settembre era nato come l'orgoglio di una candidatura eccellente si è trasformato, nella cornice storica di Pontremoli, in un trionfo concreto. Salvatore Schiavone, stimato esperto di tutela agroalimentare e firma di Italia a Tavola, ha conquistato un prestigioso terzo posto a pari merito alla XXI edizione del Premio Bancarella della Cucina 2026.
Il suo saggio "A tavola con l'arte culinaria al teatro e al cinema", pubblicato da Cacucci Editore, ha ottenuto ben 25 preferenze dai librai indipendenti della grande giuria. L'opera si è posizionata sul podio subito dietro alla vincitrice Francesca Grazioli (36 voti) e a Maria Chiara Montera (28 voti), dividendo il terzo gradino con Giotti Singh.
Guardare la tragedia dal lato positivo: il "terzo occhio" e il riscatto territoriale
Un risultato che va ben oltre la cronaca letteraria. La giuria ha premiato la capacità di Schiavone di andare "oltre il piatto", traducendo in saggio quel concetto di «terzo occhio gastronomico» che l'autore svispera regolarmente sulle nostre colonne: uno sguardo capace di unire chi produce e chi consuma attraverso la storia, l'antropologia e la cultura della legalità. Nel libro, la tavola si rivela come il più potente strumento di narrazione sociale di una comunità. E proprio dalla terra d'origine dell'autore, la Campania, arriva l'esempio più fulgido di questa visione: la capacità di guardare dal lato positivo una tragedia territoriale, trasformando l'ex "Terra dei Fuochi" in un avamposto di bioeconomia circolare, agricoltura sostenibile e legalità.
Chi è Salvatore Schiavone
Collaboratore di Italia a Tavola, Salvatore Schiavone opera da anni nei settori dell’agroalimentare, della qualità, della tutela del consumatore e della sicurezza alimentare, attività che affianca a una costante ricerca sui rapporti tra cultura del cibo, società e identità. Con "A Tavola. L’Arte Culinaria al Teatro e al Cinema" (Cacucci Editore), oggi nella sestina finalista del Premio Bancarella della Cucina 2026, ha sviluppato un percorso di ricerca che mette in relazione gastronomia, teatro, cinema e cultura. Il suo lavoro parte dall’agroalimentare, ma guarda oltre il prodotto. Nei suoi scritti il cibo dialoga con la storia, il diritto, l’antropologia, la memoria e le forme attraverso cui una comunità racconta se stessa.
È in questa prospettiva che Schiavone introduce il concetto di «terzo occhio gastronomico». Il primo sguardo è quello di chi produce e trasforma il cibo; il secondo è quello di chi lo consuma e ne vive l’esperienza. Il terzo è lo sguardo che mette in relazione questi due mondi con la storia del prodotto, il territorio, la tecnica, la cultura e il significato che il cibo assume quando arriva sulla tavola.
Il «terzo occhio» permette così di leggere la cucina oltre il piatto: non soltanto ciò che mangiamo, ma anche ciò che quel cibo racconta del territorio, delle persone e della comunità che lo hanno prodotto e tramandato.
La sua scrittura unisce indagine, divulgazione e sensibilità teatrale. La cucina diventa un luogo narrativo nel quale si incontrano prodotti, persone, territori e tradizioni. La ricerca di Schiavone si concentra inoltre sulla tutela dell’autenticità agroalimentare e sulla necessità di rendere il consumatore più consapevole in un sistema nel quale identità, comunicazione e valore culturale del prodotto sono sempre più intrecciati. Per Schiavone raccontare il cibo significa quindi raccontare anche le persone che lo producono, i territori che lo custodiscono e le comunità che ne hanno costruito la memoria. Una cucina da leggere, oltre che da gustare.
Dietro la narrazione culturale si muove infatti una straordinaria regia creativa territoriale. Ne è un esempio l'azione di Agrorinasce, l'agenzia pubblica dedita al recupero a scopi produttivi e sociali dei beni confiscati alla criminalità organizzata nell'Agro Aversano. Una visione istituzionale che si unisce alla spinta industriale di Novamont (società di Versalis - Eni), attiva nel Casertano con il suo Centro Ricerche Biotecnologie Industriali a Piana di Monte Verna. Questa sinergia ha dato vita a sperimentazioni uniche, come la coltivazione del cardo su terreni marginali o precedentemente degradati, le cui biomasse vengono impiegate da realtà pioniere come la Cooperativa Sociale Terra Felix (con base nel recuperato Casale di Teverolaccio a Succivo) per produrre bioplastiche biodegradabili e teli da pacciamatura in Mater-Bi.
Le storie del riscatto: dalle Alberate Aversane al Consorzio NCO
Il cibo e il vino, nel saggio di Schiavone così come nella realtà campana, smettono di essere semplici prodotti commerciali per farsi baluardi di civiltà e cultura. È il caso di Cantine Vitematta a Casal di Principe, un esempio virtuoso di riscatto e legalità nel cuore dell'Agro Aversano. Qui, su terreni sottratti ai clan, si coltiva l'antico vitigno dell'Asprinio d'Aversa DOC attraverso la tradizionale e spettacolare tecnica delle "viti maritate al pioppo" (l'Alberata Aversana), dove le piante si ergono fino a oltre 12 metri d'altezza, traducendosi in Spumanti Metodo Classico affinati nelle storiche grotte in tufo.
Questa rete di resilienza e tutela agroecologica vede in prima linea altre straordinarie realtà consorziate sotto l'ironico e provocatorio acronimo di NCO (Nuova Cooperazione Organizzata): dalla Cooperativa "Al di là dei Sogni" a Sessa Aurunca - che cura 17 ettari di orti biologici intitolati alla vittima innocente Alberto Varone - fino alla Cooperativa "La Strada" a Teano, custode della biodiversità locale attraverso la coltivazione del cece di Teano sui beni sottratti alle mafie.
Il racconto come prima forma di tutela
Come sottolinea Schiavone nel suo saggio, la difesa del made in Italy e il contrasto ai fenomeni di Italian Sounding non passano solo attraverso le norme e i controlli, ma soprattutto attraverso la capacità di raccontare correttamente l'autenticità dei territori e delle filiere. La "regia" campana dimostra che la trasparenza e la legalità possono diventare il motore primario dello sviluppo economico. Con la consegna del tradizionale "San Giovanni di Dio" a Pontremoli, si consacra un'opera fondamentale. Il podio al Premio Bancarella della Cucina per Salvatore Schiavone non è solo un successo editoriale personale, ma il giusto riconoscimento a un intero modello culturale: quello di un'Italia indipendente che ama la propria terra, rifiuta l'etichetta del degrado e sceglie di mettere la bellezza, l'arte e la giustizia sociale direttamente nel piatto. A Salvatore vanno le più vive congratulazioni da parte di tutta la direzione e la redazione di Italia a Tavola.

