VERSO MONZA

Kimi Antonelli, lasagne e tagliatelle: cosa mangia il leader della F1 a Monza
Tagliatelle, gramigna, tortellini, lasagne e persino hamburger con bacon: alla vigilia di del Gran Premio di F1. Monza scopriamo Andrea Kimi Antonelli attraverso i suoi piatti preferiti. Ma in gara l’alimentazione cambia: ecco cosa deve mangiare davvero un pilota di Formula 1 e che orari deve rispettare
Indice
- 1La nonna batte tutti: gramigna con la salsiccia e tagliatelle al ragù
- 2Dopo aver vinto in Cina? Prima la pasta, poi il Mondiale
- 3Cento lasagne per educare la Mercedes
- 4La lasagna migliore? Quella della zia
- 5E se vuole sgarrare davvero, hamburger con bacon
- 6Quello che piace a Kimi e quello che deve mangiare un pilota sono due cose diverse
- 7In Formula 1 mangiare è parte della prestazione
- 8Carboidrati sì, ma al momento giusto
- 9E l’acqua può contare quanto la pasta
- 10Chi è Kimi Antonelli
- 11Kimi cucina? Qui c’è ancora da lavorare
- 12A Monza con l’Italia addosso, ma Bologna sempre nel piatto
Alla vigilia di Monza, dove Andrea Kimi Antonelli arriva da leader del Mondiale e con addosso inevitabilmente gli occhi dei tifosi italiani, c’è anche un modo decisamente meno tecnico per conoscere il ragazzo che guida la Mercedes: guardare cosa gli piace mangiare. E si scopre che dietro uno degli atleti più controllati e preparati dello sport mondiale batte un cuore gastronomico decisamente bolognese. Se per capire Kimi Antonelli si guardasse soltanto dentro al frigorifero di casa, probabilmente sarebbe difficile immaginare uno dei piloti più veloci del mondo. Altro che triste petto di pollo, avocado e intrugli proteici. Nel suo personale lessico gastronomico compaiono soprattutto tagliatelle al ragù, gramigna con la salsiccia, tortellini e lasagne.
E, quando vuole davvero trasgredire, anche un hamburger con cipolle caramellate e bacon. Naturalmente un pilota di Formula 1 non può mangiare ciò che vuole quando vuole. Alimentazione, idratazione, sonno e preparazione fisica sono ormai parte integrante della prestazione. E Monza, con velocità elevatissime, frenate violentissime e una gara che può disputarsi con temperature ancora estive, non fa eccezione. Ma nel caso del giovane ventenne bolognese della Mercedes c’è un dettaglio interessante: mentre su internet abbondano ricostruzioni della sua presunta dieta quotidiana, Antonelli quando parla personalmente di cibo racconta soprattutto Bologna e la cucina di casa. Ed è forse questo il modo più curioso per avvicinarsi al Kimi che gli italiani aspettano a Monza: partire non da ciò che un nutrizionista potrebbe mettergli nel piatto, ma da ciò che lui vorrebbe trovarci.
La nonna batte tutti: gramigna con la salsiccia e tagliatelle al ragù
Una delle confessioni gastronomiche più divertenti è arrivata durante un’intervista a Top Gear. Alla domanda se la cucina di sua nonna fosse davvero la migliore d’Italia, Antonelli non ha avuto dubbi: «Yes». Gli fanno notare che probabilmente ogni italiano pensa lo stesso della propria nonna. La risposta è ancora più netta: «Yeah, I guess. But not as good as mine». Ovvero: sì, immagino, ma nessuna è brava come la mia.
Poi entra nei dettagli. La nonna materna viene dal Veneto ma si è trasferita in Emilia-Romagna e i suoi cavalli di battaglia sono gramigna con la salsiccia e tagliatelle al ragù. Non basta: la zia materna lavora in un negozio-laboratorio di pasta fresca a Bologna dove si preparano tagliatelle e tortellini. E Kimi ammette candidamente che d’inverno gli piacciono parecchio. Anzi, «too much», forse persino troppo. Una dichiarazione che racconta qualcosa in più di qualsiasi tabella nutrizionale.
Dopo aver vinto in Cina? Prima la pasta, poi il Mondiale
La conferma più clamorosa arriva nel marzo scorso. Antonelli ha appena conquistato in Cina la sua prima vittoria in Formula 1. È diventato il primo italiano a vincere un Gran Premio dai tempi di Giancarlo Fisichella e torna a Bologna accolto da famiglia, amici e giornalisti. Che cosa desidera? Non champagne, caviale o una cena stellata.
«La prima cosa che farò - aveva detto - è mangiare un po’ di tagliatelle, è da un po’ che non le mangio». Peccato che mamma Veronica avesse già deciso il menu: gramigna al ragù. La replica del figlio è stata diplomaticamente perfetta: «Va bene lo stesso». Qualche giorno dopo, intervistato da Radio 24, Antonelli aveva spiegato ancora meglio il suo personalissimo dopogara: «Dopo la Cina mi sono fatto un bel piatto di gramigna e me la sono goduta per bene, perché diciamo che in Cina non è che abbia mangiato granché…». Una frase che dice parecchio anche sulla distanza tra il cibo della trasferta e quello percepito come casa.
Cento lasagne per educare la Mercedes
Se la gramigna è il ritorno a casa, le lasagne sono diventate quasi un manifesto gastronomico. Alla vigilia del Gran Premio dell’Emilia-Romagna 2025 Antonelli aveva raccontato di avere una missione dentro la Mercedes: convertire Peter Bonnington, storico ingegnere di pista di Lewis Hamilton passato poi al suo fianco. Il problema, secondo Kimi, era gastronomico. «Bono mangia solo curry, tutti i giorni», raccontò, annunciando la contromossa: portare a Imola circa cento porzioni di lasagne per il personale Mercedes. L’obiettivo dichiarato era trasferire «un po’ di italianità» nel team.
In un’altra intervista era stato ancora più esplicito, scherzando sulla necessità di convertire Bonnington all’«educazione alimentare»: «Io vengo da Bologna, figurati se non so cosa vuol dire mangiare sano, bene e con gusto». Non sappiamo cosa ne penserebbe un nutrizionista dell’equazione lasagne uguale alimentazione sana, ma come campagna promozionale della cucina emiliana funziona magnificamente. E soprattutto mostra che per Antonelli il cibo non è soltanto carburante. È identità.
La lasagna migliore? Quella della zia
La geografia gastronomica di Antonelli è persino più precisa. Intervistato da Vogue Italia alla domanda su dove si mangiasse la migliore lasagna, ha risposto innanzitutto indicando quella preparata dalla zia, che fa la sfoglina. Poi ha fatto anche tre nomi bolognesi: Trattoria dal Biassanot, Taverna del Postiglione e Bitone. Il filo conduttore è evidente: pasta fresca, ragù, cucina emiliana e famiglia. Quando viaggia gli manca invece soprattutto «un bel piatto di tortellini della nonna», come ha raccontato parlando del rapporto con Bologna. In Formula 1 si attraversa il mondo, si vive tra aeroporti, circuiti e alberghi, ma evidentemente esistono nostalgie che nemmeno una Mercedes può rendere più veloci.
E se vuole sgarrare davvero, hamburger con bacon
C’è però anche un Kimi meno ortodosso. Quando il sito ufficiale della Formula 2 gli chiese quale fosse il suo cheat meal preferito, Antonelli partì ancora una volta dalle lasagne: «A Bologna ne abbiamo tanti! Non so se posso considerare le lasagne un cheat meal». Poi arrivò la confessione decisamente meno emiliana: hamburger, rigorosamente con cipolle caramellate e bacon. A questo punto il profilo gastronomico diventa abbastanza nitido. Antonelli non sembra avere costruito pubblicamente il personaggio dell’atleta ossessionato dal cibo salutistico. Al contrario, quando gli viene chiesto che cosa gli piace, parla con sorprendente continuità di cucina tradizionale. Naturalmente ciò non significa che mangi lasagne prima di salire sulla Mercedes. Ed è qui che comincia l’altra metà della storia.
Quello che piace a Kimi e quello che deve mangiare un pilota sono due cose diverse
Occorre infatti distinguere tra preferenze alimentari documentate e regime nutrizionale agonistico. Non risultano pubblicamente disponibili menu dettagliati della dieta quotidiana di Antonelli che permettano di affermare con certezza che mangi regolarmente, per esempio, avocado, patate dolci, riso integrale, yogurt proteici o determinati integratori. Sappiamo però che la nutrizione viene seguita con attenzione. Sergi Avila, il performance coach che ha accompagnato Antonelli nel passaggio alla Formula 1, ha spiegato che da questo punto di vista il pilota parte avvantaggiato: «Kimi ha la fortuna di essere in una famiglia che cura in modo particolare l’alimentazione». Una base sulla quale la preparazione professionistica costruisce poi tutto il resto.
In Formula 1 mangiare è parte della prestazione
Guidare una Formula 1 non significa semplicemente restare seduti per un paio d’ore. Secondo la stessa Formula 1, nelle gare più impegnative un pilota può perdere diversi chili di liquidi, mentre il dispendio energetico e soprattutto lo stress termico possono essere molto elevati. Le temperature nell’abitacolo, in determinate condizioni, possono diventare estreme. Per questo l’idratazione viene considerata una parte fondamentale della preparazione. La questione non è quindi soltanto mantenere il peso forma. Bisogna garantire contemporaneamente energia, lucidità mentale, capacità di reazione e resistenza allo stress termico, senza appesantire la digestione. Una Formula 1, insomma, si guida anche a tavola.
Carboidrati sì, ma al momento giusto
La letteratura disponibile sulla nutrizione dei piloti invita però alla prudenza rispetto alle tante “diete F1” che si trovano online. Una review scientifica pubblicata nel 2026 sul British Journal of Sports Medicine sottolinea infatti che non esistono ancora raccomandazioni nutrizionali specifiche universalmente definite per i piloti di motorsport e che il loro fabbisogno varia in funzione delle condizioni e del carico della gara. Tra gli aspetti potenzialmente importanti viene però indicata la disponibilità di glicogeno, quindi delle riserve energetiche alimentate principalmente attraverso i carboidrati. Anche la Fia ha spiegato quanto il timing dei pasti possa essere importante. Un pasto troppo abbondante vicino alla partenza può essere controproducente; per questo l’approccio dei professionisti tende a privilegiare, avvicinandosi alla gara, alimenti e quantità che forniscano energia senza complicare la digestione. Tradotto dal linguaggio sportivo: la pasta non è affatto il nemico del pilota. Bisogna vedere quanta, come è condita e soprattutto quando viene mangiata. Le tagliatelle della nonna con il ragù, insomma, hanno un problema più di calendario che ideologico.
E l’acqua può contare quanto la pasta
Ancora più delicato è il capitolo dell’idratazione. La Fia ricorda da tempo che attraverso il sudore un pilota può perdere quantità molto elevate di liquidi e che aspettare di avvertire sete può significare essere già entrati in una fase di disidratazione. È facile capire perché sia un problema. A 300 km/h un piccolo calo della capacità di concentrazione non equivale alla sonnolenza davanti al computer dopo pranzo. Può significare sbagliare una frenata di pochi metri, perdere precisione oppure compromettere una gara. Per questo ciò che un pilota beve e mangia nelle ore precedenti alla partenza viene programmato esattamente come molti altri elementi della preparazione. E a Monza, il circuito più veloce del Mondiale, ogni dettaglio acquista un peso ancora maggiore.
Chi è Kimi Antonelli
Andrea Kimi Antonelli, nato a Bologna il 25 agosto 2006, è uno dei talenti più precoci dell’automobilismo italiano. Figlio di Marco Antonelli, anche lui pilota e fondatore dell’Antonelli Motorsport, ha iniziato con i kart da bambino costruendo rapidamente una carriera che lo ha portato nell’orbita Mercedes.
Entrato nel Mercedes Junior Team nel 2019, Antonelli ha bruciato le tappe nelle categorie propedeutiche. Ha conquistato, tra gli altri risultati, i titoli nella Formula 4 italiana e ADAC Formula 4 nel 2022, quindi la Formula Regional Middle East e la Formula Regional European Championship nel 2023.
Nel 2024 Mercedes ha scelto di accelerarne ulteriormente il percorso facendolo passare direttamente in Formula 2, saltando la Formula 3. Un anno dopo, a soli 18 anni, è arrivato il debutto in Formula 1 con Mercedes, chiamato a raccogliere la pesantissima eredità lasciata da Lewis Hamilton accanto a George Russell.
La stagione d’esordio del 2025 gli ha regalato anche il primo podio in Formula 1, in Canada. Nel 2026 è arrivata la definitiva consacrazione, con la prima vittoria in un Gran Premio, conquistata in Cina, e la corsa al vertice del Mondiale.
Bolognese e profondamente legato alla famiglia e alla propria città, Antonelli rappresenta oggi la grande speranza italiana per riportare stabilmente un pilota azzurro ai vertici della Formula 1.
Kimi cucina? Qui c’è ancora da lavorare
Resta un piccolo paradosso. Antonelli è circondato da una delle culture gastronomiche più importanti d’Italia, ha una zia sfoglina, una nonna che prepara gramigna e tagliatelle, distribuisce lasagne alla Mercedes e discute di tortellini quando gira il mondo. Ma ai fornelli non sembra ancora altrettanto veloce. Nell’aprile scorso, raccontando la nuova vita da solo, ha ammesso: «Devo imparare a cucinare, quello è il prossimo obiettivo». Con la lavatrice, ha assicurato, i progressi sono già arrivati. Forse è l’unico terreno sul quale il leader della Formula 1 deve ancora recuperare parecchi secondi.
A Monza con l’Italia addosso, ma Bologna sempre nel piatto
Il rapporto di Antonelli con il cibo racconta alla fine qualcosa che va oltre la curiosità gastronomica e diventa particolarmente evidente proprio alla vigilia di Monza. Da una parte c’è l’atleta professionista, inserito in uno sport nel quale alimentazione, idratazione, sonno e preparazione vengono misurati e programmati per spremere anche l’ultimo margine di prestazione. Dall’altra rimane il ragazzo bolognese che, dopo avere conquistato la prima vittoria in Formula 1, atterra a casa pensando alle tagliatelle e scopre che sua madre gli ha preparato la gramigna. È probabilmente questa la fotografia più efficace del Kimi che il pubblico italiano aspetta a Monza. Nel paddock può esserci tutta la scienza alimentare del mondo. A Bologna, invece, esiste una gerarchia apparentemente inattaccabile: la nonna cucina meglio di tutti, la zia fa le lasagne preferite e dopo una vittoria un piatto di pasta vale più di qualsiasi celebrazione. A Monza, però, prima viene la gara. Il ragù può aspettare.

