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Spesa alimentare, 1.000 euro alle famiglie in difficoltà: torna la carta “Dedicata a te”
Il Governo Meloni rinnova l'aiuto economico per il quarto anno consecutivo. Il sostegno sarà versato in due accrediti da 500 euro, senza bisogno di fare richiesta: Inps e Comuni individueranno i destinatari in base ai requisiti. La carta potrà essere utilizzata esclusivamente per i beni alimentari di prima necessità indicati dal decreto. Restano esclusi gli alcolici e i prodotti non alimentari
Torna per il quarto anno consecutivo la carta “Dedicata a te”, la misura introdotta dal Governo Meloni per sostenere la spesa alimentare delle famiglie in maggiore difficoltà economica. La nuova edizione raggiungerà 1.177.597 nuclei e garantirà un contributo complessivo di 1.000 euro a nucleo, da erogare tra il 2026 e il 2027 attraverso le carte elettroniche prepagate di Poste Italiane. L’obiettivo dichiarato è alleggerire il costo degli acquisti essenziali e, insieme, favorire il consumo di prodotti agroalimentari legati alle filiere italiane.
Come funziona la carta e chi può ottenerla
Il contributo sarà diviso in due ricariche da 500 euro: la prima sarà disponibile dal 4 novembre, la seconda arriverà a partire dall’aprile 2027. Le carte saranno consegnate ai nuovi beneficiari secondo le indicazioni dei Comuni, che comunicheranno modalità e tempi di ritiro; chi è già titolare della carta delle precedenti edizioni riceverà invece l’aggiornamento del saldo. Non sarà necessario presentare alcuna domanda, perché l’individuazione dei destinatari spetterà a Inps e Comuni.
La platea comprende i nuclei residenti in Italia composti da almeno tre persone, con almeno un minore, un Isee inferiore a 15mila euro e nessun altro sostegno statale di inclusione sociale o di contrasto alla povertà. La carta potrà essere usata per acquistare beni alimentari di prima necessità. Inoltre, le convenzioni sottoscritte dal Masaf con Federdistribuzione, Ancc Coop, Ancd Conad e Lidl consentiranno ai beneficiari di ottenere uno sconto aggiuntivo del 15%, cumulabile con le promozioni già attive nei punti vendita aderenti.
Cosa si può comprare (e cosa no) con la Carta “Dedicata a te”
La carta, come anticipato, può essere utilizzata esclusivamente per i beni alimentari di prima necessità previsti dal decreto. Tra questi rientrano carne, pescato fresco, tonno e carne in scatola, latte e derivati, uova, oli, pane e prodotti da forno, pasta, riso, cereali, farine, ortaggi, conserve di pomodoro, legumi, frutta, alimenti per l’infanzia, miele, zuccheri, cacao, cioccolato, acqua minerale, aceto, caffè, tè e camomilla. Sono inclusi anche i prodotti Dop e Igp. Restano invece esclusi gli alcolici e tutti i prodotti non alimentari: non sarà quindi, ad esempio, possibile acquistare detersivi, prodotti per l’igiene personale o della casa, farmaci, carburanti e abbonamenti al trasporto pubblico.
Le risorse stanziate per il biennio
La Legge di Bilancio ha previsto 500 milioni di euro per il 2026 e altrettanti per il 2027, superando il miliardo nel biennio. Per il primo anno, grazie al recupero di circa 91 milioni di euro non utilizzati nel 2025, la disponibilità effettiva sale a 591.029.831 euro. Considerando le precedenti edizioni, avviate nel 2023, le risorse destinate alla Carta raggiungono complessivamente i 2,7 miliardi di euro.
Il sostegno alle famiglie e alle filiere
Alla presentazione dell’iniziativa, ospitata dal ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, erano presenti i ministri Francesco Lollobrigida e Marina Calderone, il presidente dell’Inps Gabriele Fava, il direttore generale di Poste Italiane Giuseppe Lasco, il presidente di Federdistribuzione Carlo Buttarelli e il presidente dell’Anci Gaetano Manfredi. Lollobrigida ha ricostruito il senso della misura a partire dal suo impatto sulle famiglie: «È un intervento molto efficace e che porta ovviamente sollievo alle famiglie più in difficoltà, coprendo oltre un mese di spesa che viene computata nei dati Istat in circa 400 euro media. Quindi le famiglie in difficoltà ovviamente anche di meno, e questo intervento ha permesso di avere 500 euro all’anno a queste famiglie».
Il ministro ha poi indicato il secondo obiettivo, legato alla qualità dei prodotti acquistabili e alle filiere coinvolte: «Ma c’è un altro ritorno che volevamo ottenere: garantire loro cibo di qualità. In questo senso abbiamo individuato una serie di prodotti che sono acquistabili, sui quali peraltro la grande distribuzione organizzata pone un 15% di sconto ulteriore, moltiplicando le risorse e indirizzando anche verso le filiere del fresco». Da qui il collegamento tra l’aiuto diretto ai beneficiari e le imprese: «Vogliamo che i soldi degli italiani tornino agli italiani in ogni modo, sia come aiuti diretti alle famiglie, ma anche alle imprese. Io faccio il ministro dell’Agricoltura e quindi permettere di utilizzare le stesse risorse per raggiungere un doppio obiettivo credo sia virtuoso. Alla luce di questa intuizione, oggi registriamo che è andata esattamente così: quindi aiutiamo le famiglie, ma aiutiamo anche le imprese e creiamo quindi anche lavoro di conseguenza, perché le imprese italiane, quando hanno la possibilità, assumono».
La spesa alimentare pesa sui bilanci familiari
A proposito di qualità della spesa, il ritorno della carta si colloca in una fase in cui molti bilanci familiari restano sotto pressione. I rincari accumulati negli ultimi anni, l’inflazione e retribuzioni che faticano a tenere il passo hanno costretto una parte degli italiani a rivedere cosa mettere nel carrello: si acquistano meno prodotti e, spesso, si scelgono quelli più economici. Il paper “Guerre e food insecurity” del Centro studi Divulga ha infatti rilevato che il 31% delle famiglie ha ridotto gli acquisti alimentari oppure si è orientato verso prodotti di qualità inferiore, con effetti che arrivano fino alla composizione quotidiana della dieta.
Il quadro emerge con maggiore evidenza tra le persone con redditi più bassi. La povertà alimentare ha interessato il 9,3% della popolazione, ma la quota ha raggiunto il 18,4% nelle fasce economicamente più fragili; inoltre, il 2,2% degli italiani ha vissuto una condizione di moderata o grave insicurezza alimentare, dato che sale al 2,9% nel Mezzogiorno e si attesta all’1,8% nel Nord e nel Centro. Nel 2025, infine, il 3,4% delle famiglie non è riuscito, in alcuni periodi dell’anno, a sostenere le spese per il cibo. Fra chi vive da solo la percentuale è arrivata al 4,1%.

