LA ROSSA

Guida Michelin 2027: altri 20 ristoranti entrano nella selezione italiana
A settembre la Rossa aggiunge ben 20 nuovi indirizzi alla propria selezione, che continua così a prendere forma in vista della presentazione ufficiale del prossimo 12 novembre al Teatro Municipale di Piacenza. Solo allora, ricordiamo, si scoprirà se questi locali entreranno fra gli stellati, i Bib Gourmand o resteranno fra le semplici segnalazioni
Indice
- 1I nuovi 20 ingressi nella Guida Michelin
- 1.1Abbamele Osteria (Mamoiada, Nuoro)
- 1.2Ulìa (Arzachena, Sassari)
- 1.3Percorsi al Vecchio Ponte (Bracciano, Roma)
- 1.4Dal Pittore (Cagliari)
- 1.5Aurea Osteria Contemporanea (Cagliari)
- 1.61224 Restaurant Cortina (Cortina d'Ampezzo, Belluno)
- 1.7Seasons (Forio d'Ischia, Napoli)
- 1.8Luigi Lepore - Casa Klopè (Francavilla Angitola, Vibo Valentia)
- 1.9Casa Scarica Cucina Da Vivere (Gragnano, Napoli)
- 1.10L'Oca Bonda (Impruneta, Firenze)
- 1.11Trattoria da Pina di Maniaci (Vulcano, Messina)
- 1.12Da Aurelio (Ladispoli, Roma)
- 1.13Dieci (Nepi, Viterbo)
- 1.14Osteria Arbustico (Paestum, Salerno)
- 1.15Bella Italia Pesce (Peschiera del Garda, Verona)
- 1.16Quid (Roma)
- 1.17Il Pozzo (Sant'Angelo in Colle, Siena)
- 1.18Chimera di Bacco (Trieste)
- 1.19Convivial (Tuscania, Viterbo)
- 1.20Akoya (Torino)
Dopo i 15 nuovi ingressi annunciati ad agosto, la selezione italiana della Michelin si arricchisce ancora con altri 20 ristoranti inseriti nel mese di settembre, in vista della Guida 2027. Prosegue dunque il lavoro degli ispettori della Rossa, impegnati nell'aggiornamento dell'elenco che confluirà nell'edizione in uscita il prossimo 12 novembre, con la presentazione (al Teatro Municipale di Piacenza) ormai sempre più vicina. Sarà soltanto in quell'occasione che si scoprirà quali indirizzi conquisteranno una stella, un Bib Gourmand oppure una semplice segnalazione. Nel frattempo, i nuovi ingressi raccontano ancora una volta la varietà della ristorazione italiana, tra valorizzazione del territorio, ricerca contemporanea e riletture personali delle tradizioni locali.
I nuovi 20 ingressi nella Guida Michelin
I ristoranti sono già segnalati sul sito ufficiale della Michelin Italia e all'interno dell'app dedicata. Ecco di seguito i "venti" nuovi locali che già possono dirsi certi del loro nome segnalato nella guida 2027, con le rispettive motivazioni.
Abbamele Osteria (Mamoiada, Nuoro)
Nel cuore della Barbagia, nel centro di Mamoiada, il ristorante di Mauro Ladu racconta il territorio con autenticità e sensibilità contemporanea. Lo chef e proprietario, originario del paese, accoglie gli ospiti in una raccolta sala dalle atmosfere essenziali, dove le pareti in pietra fanno da sfondo a fotografie e maschere dei mamuthones, figure simbolo del celebre carnevale locale che contribuiscono a creare un forte legame con la cultura del luogo. La proposta gastronomica reinterpreta la tradizione sarda con eleganza e precisione, attraverso un conveniente menu degustazione a più portate affiancato da una selezione à la carte. Protagonisti sono ingredienti locali di grande qualità, utilizzati in preparazioni che giocano con consistenze e contrasti misurati: dalle zucchine rivisitate con uovo cotto a 65 gradi fino all'incontro tra il maialino da latte e le melanzane lavorate nella loro interezza, esaltate da un delicato tocco di limone candito. Completa l'esperienza una carta dei vini particolarmente curata, con circa 130 etichette e la possibilità, rara e apprezzabile, di degustarne la maggior parte al bicchiere.
Ulìa (Arzachena, Sassari)
Immerso nella natura, all'interno di un parco di 18 ettari punteggiato da oltre 3.000 ulivi - da cui viene prodotto l'olio della tenuta - il Cascioni Eco Retreat (1 Chiave Michelin), ricavato in un antico stazzo dal fascino rustico-bohémien, accoglie da due stagioni al ristorante Ulìa lo chef Salvatore Camedda, già alla guida del ristorante stellato Somu a Baia Sardinia (attualmente chiuso). La sua è una cucina moderna di impronta mediterranea che valorizza con sensibilità il territorio sardo, esprimendosi attraverso piatti equilibrati e contemporanei; particolarmente interessante il lavoro sull'agnello, protagonista di diverse preparazioni - dalla cottura alla brace alle crocchette, fino alle lavorazioni di salumeria - a testimonianza di tecnica e creatività. Lontano dal fermento della Costa Smeralda, il ristorante si inserisce in un contesto di assoluta tranquillità: un indirizzo ideale per concedersi un momento di autentico relax, gustando la cucina dello chef sulla terrazza affacciata sulla piscina.
Percorsi al Vecchio Ponte (Bracciano, Roma)
Suggestiva e romantica collocazione nell'ex rimessa per le carrozze del castello, che potrete poi vedere a due passi come il pittoresco borgo di Bracciano che vi consigliamo di visitare, in questo ristorante trovate una cucina di ottimo livello e non necessariamente legata al territorio (se non per alcuni prodotti), ma in genere più creativa e fantasiosa, ideale se volete evadere dai classici piatti laziali. Bravo al giovane chef Luca Cecconi!
Dal Pittore (Cagliari)
In una tranquilla zona residenziale a breve distanza dal Teatro Massimo, Renato Bacchetta ha dato vita insieme alla famiglia a un locale accogliente e dall'atmosfera raccolta, mettendo a frutto l'esperienza maturata in una lunga carriera che lo ha visto protagonista anche ad Arona. La sua è una “cucina d'arte” fedele a una visione classica della gastronomia, fondata su un'attenta selezione delle materie prime e su preparazioni studiati per esaltarne al meglio qualità e sapori. Ne nascono piatti generosi, colorati e sempre appaganti, capaci di coniugare eleganza e gusto con una piacevole sensazione di familiarità. In sala, la gestione è affidata a una presenza professionale e cordiale, che accompagna gli ospiti con competenza e sincera ospitalità, contribuendo a rendere l'esperienza particolarmente piacevole.
Aurea Osteria Contemporanea (Cagliari)
Un indirizzo recente e decisamente originale, guidato da un giovane team tutto al femminile che ha costruito una proposta gastronomica unica nel suo genere. Al centro della ricerca ci sono gli abbinamenti tra mare e vegetali, l'attenzione al contenimento degli sprechi e una spiccata predilezione per freschezze e acidità ben dosate. L'ambiente è raccolto e ruota attorno alla cucina a vista posta al centro della sala: pochi tavoli e alcuni posti al bancone permettono di seguire da vicino il lavoro della brigata e l'evoluzione dei piatti. La cucina si distingue per personalità, tecnica e creatività, con preparazioni difficilmente replicabili altrove. Ne sono un esempio le polpette di pesce bianco con ketchup di nespole e cipollotto oppure il pesce di lenza con fondo di lische ed erbe spontanee, lenticchie e olio al ginepro. Un'esperienza fuori dagli schemi che merita senz'altro una visita.
1224 Restaurant Cortina (Cortina d'Ampezzo, Belluno)
Nei sontuosi ambienti del Grand Hotel Savoia, il nome è una dedica all'altitudine di Cortina, ma viene il sospetto che anche il cuoco Federico Rovacchi saprà farvi volare altrettanto alto. Due menu degustazione (uno con i classici, l'altro dedicato alle ultime creazioni) e scelta alla carta, la sua cucina è di straordinario livello. Spazia dal territorio montano a citazioni internazionali, anche asiatiche, con buon gusto, stile ed eleganza. Diversi ingredienti sono cotti alla brace con esito eccezionale, i sapori e i prodotti risultano in grande evidenza.
Seasons (Forio d'Ischia, Napoli)
Affacciato direttamente sul lungomare, il locale dispone scenografici tavolini sulla sabbia, perfetti per vivere un'esperienza a pochi passi dal mare. L'atmosfera è quella rilassata e luminosa di un tipico beach bar, dominato da tonalità bianche che esaltano la luce e il contesto naturale. La proposta gastronomica ruota attorno ai frutti di mare, con un menu agile e invitante a pranzo, mentre la sera si articola in due percorsi più strutturati, evocativamente chiamati Onda Corta e Onda Lunga. Tra i protagonisti, il pescato del giorno, presentato direttamente al tavolo su vassoio per una scelta consapevole, accanto ai grandi classici della casa come aragoste e cicale di mare (magnose), interpretati nel segno della freschezza e della semplicità.
Luigi Lepore - Casa Klopè (Francavilla Angitola, Vibo Valentia)
Immerso nel verde degli uliveti e degli agrumeti che caratterizzano la campagna di Francavilla Angitola, il ristorante di Luigi Lepore trova casa all'interno del complesso Klopè, in un contesto elegante e contemporaneo. La luminosa sala, dominata da una grande cucina a vista, colpisce per la presenza di due ulivi secolari custoditi in una struttura di vetro, elemento distintivo che conferisce forte personalità all'ambiente. La proposta gastronomica si sviluppa attraverso tre percorsi degustazione - Origini, Suggestioni e Impronta - articolati rispettivamente in 5, 7 e 9 portate e pensati per raccontare la visione culinaria dello chef. Completa l'esperienza un servizio informale ma accurato, capace di coniugare professionalità, cordialità e attenzione all'ospite.
Casa Scarica Cucina Da Vivere (Gragnano, Napoli)
Tutto nasce da una scuola di cucina e da uno dei suoi allievi più appassionati, oggi alla guida dei fornelli di questo nuovo e vivace indirizzo nel cuore della capitale mondiale della pasta. Durante la settimana, esclusivamente a pranzo, la proposta si concentra su dolci e piatti dedicati alla tradizione locale: preparazioni generose, radicate nei canoni classici ma talvolta reinterpretate con spunti più personali e creativi. Nelle sere dal giovedì al sabato, il menu si amplia lasciando spazio a una carta più articolata, sempre ispirata alla vocazione regionale. Il locale mantiene intatta la sua anima didattica, rafforzando il legame con il territorio attraverso cooking class e autentici “tour della pasta”, esperienze pensate per coinvolgere e raccontare la cultura gastronomica locale in modo diretto e appassionante.
L'Oca Bonda (Impruneta, Firenze)
A poco più di quindici minuti da Firenze, tre giovani cuochi danno forma a una proposta fresca e contemporanea, incentrata prevalentemente sul pesce, senza trascurare alcune opzioni di carne. Il progetto prende vita negli spazi di un ex “Alimentari”, oggi trasformato in un ristorantino raccolto dal gusto vagamente vintage: sedie spaiate e porcellane d'altri tempi, recuperate con cura, fanno da contrappunto a una cucina attuale e ben calibrata. I piatti, leggeri e immediati, puntano su materie prime di qualità, lavorate con essenzialità e misura, sempre con esito convincente. Tra gli assaggi, spicca la tartare di tonno con erba cipollina, zest di limone candito e un tocco di caviale, mentre il dessert gioca su freschezza e contrasti con fragole marinate, spuma di mascarpone e chips di meringa. Il tutto proposto a prezzi decisamente interessanti.
Trattoria da Pina di Maniaci (Vulcano, Messina)
Vale decisamente la pena percorrere i 15 chilometri che, da Vulcano Porto, attraversano l'intera isola per raggiungere questa storica trattoria a conduzione familiare, affacciata sul mare nella piccola frazione di Gelso. Fondata dai bisnonni nel 1958, è ancora oggi la stessa famiglia a custodirne l'identità, perpetuando con coerenza la tradizione eoliana attraverso una cucina schietta e fragrante, profondamente legata al territorio isolano: immancabili i crudi di mare, le paste - dalla classica alla Norma a quelle con le sarde - e, a seguire, il pescato del giorno, proposto in frittura o alla griglia, con specialità come il pesce alla cipollata, piccola delizia della casa; molto conosciuto e frequentato, è consigliabile prenotare con largo anticipo per assicurarsi un tavolo.
Da Aurelio (Ladispoli, Roma)
All'interno de La Posta Vecchia - uno degli alberghi più esclusivi e lussuosi del litorale laziale - appena il tempo permette di mangiare in terrazza, proprio di fronte al mare, è un incanto. Cucina classica con diversi piatti di mare, ma anche carne, la sera alcune delle proposte sono un po' più elaborate di quelle di pranzo.
Dieci (Nepi, Viterbo)
Nel centro storico di Nepi, il giovane Jordan Giusti allestisce la sua personale visione della cucina della Tuscia. Partendo da ingredienti del territorio, talvolta poveri e popolari, ma pieni di sapori e carichi di memorie, giunge a sfornare ottimi piatti, applicando tecniche e una visione moderna al patrimonio gastronomico della zona.
Osteria Arbustico (Paestum, Salerno)
Nel suggestivo contesto storico alle porte del Parco Archeologico di Paestum, Osteria Arbustico torna con uno slancio rinnovato, accogliendo gli ospiti in una sala contemporanea, essenziale ed elegante, dove ogni elemento è pensato per accompagnare senza distrarre. Al centro della scena, la cucina di Cristian Torsiello: quarant'anni, originario di Valva, piccolo borgo del salernitano dove affondano le radici del suo percorso gastronomico. La sua è una cucina nitida, costruita su tecnica, sensibilità e profondo rispetto per la materia prima, prevalentemente locale, interpretata con rigore e visione. I piatti raccontano una Campania autentica ma mai statica, dove stagionalità e precisione guidano ogni scelta. A pranzo, la proposta si alleggerisce con una formula bistrot più immediata ma coerente con l'identità della cucina; la sera, invece, il ritmo cambia e l'esperienza si fa più compiuta, lasciando emergere appieno la cifra stilistica dello chef.
Bella Italia Pesce (Peschiera del Garda, Verona)
Non lontano dal centro di Peschiera, ma fornito di un parcheggio per chi arriva in auto, il ristorante è un ottimo approdo per chi cerca una cucina di pesce di grande livello, con ricette dagli accenti sovente mediterranei. Vengono serviti piatti spesso elaborati e tecnici, ma che non sacrificano mai la qualità del pescato, abbinato a sapori intensi e gustosi. Da provare anche i dolci.
Quid (Roma)
Il nome Quid nasce da un raffinato gioco di parole: unisce l'iniziale dello chef, Quintero, all'acronimo Unique Italian Dining, sottolineando fin da subito l'identità distintiva del progetto. Un riferimento che trova piena espressione proprio nella figura dello chef, la cui firma personale merita di essere esplicitamente richiamata. A rendere l'esperienza ancora più memorabile contribuisce la vista straordinaria su San Pietro, godibile sia dalla sala sia dalla terrazza, autentico punto di forza nelle belle giornate. Da non trascurare infine il bar, che al calare della sera si trasforma in uno spazio vivace e suggestivo, capace di esprimere al meglio il carattere esclusivo del locale.
Il Pozzo (Sant'Angelo in Colle, Siena)
Nel cuore di uno dei borghi medievali più suggestivi della Toscana, Sant'Angelo in Colle, le sorelle Franca e Paola custodiscono e reinterpretano con sensibilità le antiche ricette della tradizione regionale. In tavola arrivano piatti dai sapori autentici e sinceri, alleggeriti e resi più attuali senza mai tradire l'identità e l'origine delle preparazioni. Imperdibile il capitolo dei dolci, tutti eseguiti con grande cura: spicca la Yogurt Cake con fragole, golosa e accattivante, capace di conquistare al primo assaggio grazie al perfetto equilibrio tra freschezza e morbidezza.
Chimera di Bacco (Trieste)
A ridosso della suggestiva Piazza Unità d'Italia, questo indirizzo accoglie gli ospiti in un ambiente caldo e signorile, dai toni classici e curati nei dettagli. In cucina, uno chef di lunga esperienza propone una solida interpretazione della tradizione marinara, valorizzando con sensibilità contemporanea il pescato locale. I piatti, ben costruiti ed equilibrati, si distinguono per un tocco personale che attualizza le ricette senza snaturarne l'identità. Nella bella stagione, il dehors offre un piacevole spazio all'aperto, mentre la cantina, forte di oltre 700 etichette, completa un'esperienza gastronomica di sicura qualità.
Convivial (Tuscania, Viterbo)
Nel pittoresco centro storico di origini medioevali, in cucina c'è un giovane e brillante cuoco, Andrea Astolfi, che valorizza con passione il territorio, affiancando alle proposte più tradizionali qualche piatto creativo. Tra i più riusciti la granita di mandorla, gamberi rosa dell'Argentario, piselli e sambuco, l'orzotto con crema di carciofi, tuorlo e aglio nero e i lombrichelli, burro, alici e tartufo.
Akoya (Torino)
All'interno di Spazio Musa, galleria d'arte contemporanea nel cuore del Quadrilatero torinese, prende forma un progetto che unisce cultura, design e alta cucina. Tra suggestive volte in mattoni a vista e ambienti arredati con elegante essenzialità, Christian Mandura e Alessandro Daddea danno vita a un'esperienza gastronomica incentrata sull'omakase, la formula giapponese che affida allo chef la costruzione del percorso di degustazione. Seduti al bancone, gli ospiti assistono in prima persona alla preparazione dei piatti, apprezzando la precisione dei tagli, la qualità delle materie prime e la cura delle presentazioni. L'esperienza si sviluppa in un contesto dinamico e multifunzionale: aperitivo e conclusione del pasto trovano spazio nei raffinati salottini adiacenti, integrati a un lounge bar che completa l'offerta. Accanto alla selezione di vini, merita attenzione anche l'ampia carta dei sakè, pensata per appassionati e curiosi desiderosi di approfondire la cultura gastronomica giapponese.

