Ha fatto parecchio rumore la scelta del ristorante Hostaria 2.0 di Lesmo, in Brianza, di non accogliere più bambini sotto i sette anni. Il video con cui il titolare Alan Sampietro ha presentato il nuovo corso, dai toni volutamente provocatori e più drastici della policy applicata nel locale, ha fatto subito esplodere la polemica sui social. Non è il primo caso e non sarà di certo l’ultimo: l’opinione pubblica è ormai molto sensibile al tema, divisa fra chi chiede tranquillità al ristorante e chi teme l’esclusione delle famiglie.

ristorante
Alan Sampietro, titolare dell'Hostaria 2.0 di Lesmo (Mb)

Tuttavia, la decisione non introduce un divieto. Come ha rivelato Sampietro a Italia a Tavola, la scelta è «assolutamente definitiva», ma consiste nello sconsigliare la prenotazione alle famiglie con bambini sotto i sette anni, senza vietarne l’ingresso. L’avvertenza compare sul sito prima della conferma, perché il ristorante non dispone di seggioloni, menu baby né servizi pensati per i più piccoli. E la distinzione non è secondaria: per legge un pubblico esercizio non può rifiutare automaticamente il servizio a una famiglia soltanto per l’età del figlio.

Cosa dice la legge sui bambini al ristorante

Infatti, l’articolo 187 del Regolamento di esecuzione del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza stabilisce che l’esercente non può, senza un legittimo motivo, rifiutare la prestazione a chi la richieda e ne corrisponda il prezzo. In altre parole, se una famiglia trova posto, vuole consumare e accetta le condizioni del locale, il gestore non può chiuderle la porta in faccia soltanto perché è presente un bambino. Ci sono, naturalmente, ragioni che permettono di non servire un cliente: la sala può essere piena, possono emergere problemi di sicurezza oppure comportamenti realmente molesti.

ristorante
La facciata del ristorante Hostaria 2.0

Un’esclusione preventiva basata unicamente sull’età del minore, al contrario, rischia di non rientrare nel “legittimo motivo” previsto dalla norma. La violazione dell’articolo 187 comporta una sanzione amministrativa da 516 a 3.098 euro; inoltre, l’autorità può disporre anche la sospensione dell’attività fino a tre mesi. Sampietro lo sa e, proprio per questo, come detto, non vieta l’ingresso ai bambini, ma ne sconsiglia la prenotazione alle famiglie. «Non c’è nessun tipo di divieto e non c’è discriminazione. Il ristorante non è adatto ad accogliere famiglie con bambini di quell’età». Perciò, se una famiglia arriva senza prenotazione, trova posto e decide di accomodarsi anche in assenza di seggiolone o menu dedicato, può farlo. «Se un bambino di tre anni vuole il risotto al gorgonzola o una fiorentina, si accomoda, ordina e mangia volentieri».

Pubblicità

Perché l’Hostaria 2.0 ha fatto questa scelta

Questa precisazione aiuta anche a capire da dove nasce la scelta. Il video ha restituito un messaggio più netto di quanto la policy effettiva preveda: «La provocazione sta nell’esagerazione usata per comunicarlo» ha chiarito il titolare. Il disclaimer online, invece, serve a spiegare prima della prenotazione quale tipo di esperienza viene proposta, evitando aspettative che il locale non sarebbe in grado di soddisfare. La decisione non nasce da un’unica recensione negativa, anche se proprio quell’episodio è diventato l’esempio raccontato sui social. A giugno, una coppia si era lamentata dopo che il personale aveva invitato a calmare il figlio troppo agitato, lasciando poi una valutazione da una stella.

ristorante
La sala del ristorante Hostaria 2.0

Il punto, secondo il ristoratore, è prima di tutto logistico. La sala è piccola, quasi tutti i tavoli sono da due e non esistono spazi gioco. Nemmeno l’esterno può diventare un’alternativa, poiché il ristorante si affaccia su una via trafficata. Di conseguenza, dopo un po’ di tempo a tavola, un bambino può annoiarsi e manifestare il proprio disagio in modo diverso rispetto a un adulto. Gli schiamazzi non vengono indicati come la causa della scelta, bensì come una possibile conseguenza di un ambiente poco adatto. «Non offro un servizio adatto, questo è il punto» ha ribadito Sampietro. «Che poi ci sia il genitore non contento, il cliente infastidito o il bambino che fa rumore sono conseguenze». L’attività lavora quasi sempre su prenotazione e l’obiettivo dichiarato è fare in modo che le famiglie conoscano limiti e caratteristiche della sala prima di arrivare al ristorante.

I precedenti: da Brescia a Bologna

Detto ciò, il caso di Lesmo si aggiunge a una lunga serie di polemiche su un tema che continua a dividere. Tra le più emblematiche, ricordiamo quella del Sirani di Bagnolo Mella, nel Bresciano, dove nel 2014 era riemersa la regola che escludeva i bambini sotto i dieci anni dopo le 21; quella dell’Osteria del Sole di Bologna, che nel 2025 aveva esposto il cartello “No bambini”, poi chiarito come un invito a rispettare spazi e atmosfera del locale; e quella (nello stesso anno) di Milano Marittima, dove una famiglia modenese aveva denunciato di essere stata respinta con la frase: «Non prendiamo bambini». Sono temi che continueranno a scottare, proprio come l’accesso degli animali nei ristoranti, perché mettono a confronto libertà dell’esercente, aspettative della clientela e convivenza negli stessi spazi. Un equilibrio delicato, sul quale ogni scelta continua inevitabilmente a dividere.