IN CROAZIA

L’Istria oltre il mare: in autunno è meta per gli amanti del tartufo
Dalla valle del Quieto ai borghi di Montona e Pinguente, un viaggio in Croazia tra tartufai, tavole di campagna e festival. E nuovi spazi del gusto che invitano a conoscere la penisola croata anche lontano dal mare. Per una fuga autunnale al top in una destinazione gastronomica emergente (e di qualità) che ha nel tartufo il suo simbolo più pregiato
Indice
- 1Il Quieto, una valle da percorrere lentamente
- 2Ottobre, il mese dei festival
- 3Nel bosco, seguendo il fiuto dei cani
- 4Le famiglie che raccontano il tartufo
- 5Un nuovo centro, guardando al 2027
- 6Tartufo bianco e nero: imparare a distinguerli
- 7A tavola, il lusso di una preziosa semplicità
- 8Il programma ideale per un week end
- 9Dove mangiare
- 9.1Old River Restaurant
- 9.2Konoba Toklarija
- 9.3Konoba Fakin
- 10Dove dormire
- 10.1Hotel Vela Vrata
- 10.2Roxanich Winery & Design Hotel
- 10.3San Canzian Hotel & Residences
Alba, certo, e poi Acqualagna, Norcia, Spoleto, San Miniato… In Italia ci sono destinazioni di primissimo piano, conosciute a livello internazionale, che legano indissolubilmente il loro nome ai tartufi più pregiati e rinomati nel mondo. Chi però volesse però andare alla scoperta di nuovi luoghi, sapori e profumi, quest'anno può scegliere come meta di una raffinata fuga gourmet autunnale la penisola istriana, perla della Croazia, conosciuta principalmente per il suo mare. Ora che le spiagge si sono svuotate, il viaggio prende la direzione delle colline. Le strade attraversano vigneti dove la vendemmia è ormai terminata, incontrano paesi di pietra, scendono verso boschi nei quali l’autunno conserva umidità e ombra.
Qui il paesaggio invita a fermarsi: per una passeggiata, un bicchiere di vino, una tavola apparecchiata senza fretta con i sapori rustici e genuini della tradizione. Poi arriva - dalle porte socchiuse di trattorie (le tipiche konobe) e ristoranti - il profumo, intenso e inconfondibile, del tartufo bianco, il Tuber magnatum Pico, l’oro nascosto di questa bella penisola protesa nell’Adriatico. È lui il protagonista di una stagione capace di trasformare l’entroterra istriano in una destinazione gastronomica veramente interessante, da esplorare senza fretta un paese alla volta. E così, a una sessantina di chilometri da Trieste, superato il confine, la Croazia svela un cuore segreto, così diverso dalle consuete mete costiere da regalare la sensazione di un viaggio nuovo.
Il Quieto, una valle da percorrere lentamente
Tra settembre e dicembre il tartufo accompagna la vita di questa parte dell’Istria . Lo si cerca, lo si vende, lo si racconta; soprattutto, lo si porta in tavola. Il territorio più rappresentativo si estende nel triangolo fra Buje (Buie), Buzet (Pinguente) e Pazin (Pisino), con un cuore particolarmente prezioso nella valle del fiume Mirna (il Quieto). Per orientarsi nell’Istria del tartufo bisogna seguire questo fiume, che attraversa un territorio dove l’acqua, i terreni argillosi e i boschi creano le condizioni favorevoli alla presenza del Tuber magnatum Pico, il bianco pregiato. La sua rarità non dipende soltanto dalla difficoltà della ricerca: nasce da un equilibrio naturale che lega il fungo sotterraneo all’ambiente e alle radici degli alberi. Questo rapporto diventa visibile durante il viaggio.
Le colline coltivate lasciano spazio alle zone boschive, le strade collegano piccoli centri, i campanili aiutano a riconoscere da lontano i paesi. Nomi italiani e croati accompagnano la scoperta: Motovun e Montona, Livade e Levade, Buzet e Pinguente. È una doppia geografia che restituisce qualcosa della storia istriana, delle sue lingue e delle comunità che hanno abitato lo stesso paesaggio. Montona offre il punto di osservazione più suggestivo: salire nel borgo significa guardare la valle dall’alto, riconoscere il disegno delle colline e immaginare il percorso successivo. Livade permette invece di avvicinarsi alla dimensione gastronomica del territorio, mentre Buzet invita - dopo la visita del centro storico- alla scoperta dei produttori nei dintorni. Tre tappe che si completano e che possono diventare l’ossatura di un piacevole fine settimana.
Ottobre, il mese dei festival
L’autunno 2026 propone un calendario che permette di scegliere il soggiorno anche in funzione degli appuntamenti gastronomici. La stagione, aperta a settembre, prosegue fra ottobre e novembre con manifestazioni distribuite nei centri più legati al tartufo. Le fiere sono occasioni per assaggiare, confrontare prodotti e parlare con chi li raccoglie o li trasforma, entrando nel clima conviviale della cucina istriana. A Livade, dal 3 ottobre al 1° novembre, tornano gli Zigante Truffle Days, in programma ogni sabato e domenica. Cinque fine settimana dedicati al tartufo e alle specialità locali, con degustazioni e assaggi che offrono un primo incontro con i sapori del territorio. La fiera è aperta dalle 10 alle 19 e l’ingresso è libero: una tappa che si presta a essere inserita fra una visita a Montona e una sosta nelle campagne circostanti.Il 17 e 18 ottobre l’appuntamento si sposta a Montona, dove il Festival del Terrano e del Tartufo accosta due espressioni dell’autunno istriano.
Da una parte il vino, dall’altra il prodotto più ricercato dei boschi: degustazioni e incontri con i produttori consentono di esplorare il rapporto fra coltivazioni, cucina e paesaggio.Il 24 e 25 ottobre Levade ospita anche il Tuber (Food) Fest, dedicato al tartufo nel contesto della gastronomia locale. A Pinguente, il 7 e 8 novembre, il Festival del tartufo istriano completa il calendario con un altro fine settimana di assaggi e scoperte. Le date consentono di costruire più itinerari, scegliendo il borgo e l’atmosfera che incuriosiscono maggiormente. L’interesse di questi appuntamenti sta nella possibilità di passare dall’assaggio al dialogo: chiedere come si riconosce una varietà, quale preparazione la valorizza o come cambia il raccolto da una stagione all’altra rende la visita più ricca. E aiuta a scegliere con maggiore consapevolezza anche ciò che si porterà a casa.
Nel bosco, seguendo il fiuto dei cani
L’esperienza più coinvolgente comincia lontano dalla tavola. Si entra nel bosco con un tartufaio e con i suoi cani, osservando un lavoro nel quale la conoscenza del terreno conta quanto l’olfatto degli animali. Per il visitatore è un cambio di prospettiva: ciò che al ristorante appare come una preziosa guarnizione torna a essere il risultato di una ricerca paziente. I cani esplorano il sottobosco, si fermano, riprendono il percorso. Il tartufaio ne interpreta i movimenti e interviene quando arriva il segnale giusto. L’interesse sta anche nell’attesa: seguire una traccia, capire perché si sceglie un punto, ascoltare le spiegazioni su un ambiente che a uno sguardo inesperto potrebbe sembrare uniforme. La ricerca accompagnata permette di avvicinarsi a un sapere concreto, costruito attraverso l’esperienza. Si impara a osservare il bosco e a comprendere quanto il prodotto dipenda dal luogo. Anche chi arriva in questi luoghi soprattutto per mangiare scopre così una parte essenziale della loro storia.
Le molte proposte turistiche messe a punto da alberghi, agriturismo e produttori combinano spesso l’uscita a “caccia” di tartufo con degustazioni e incontri nelle aziende. È una formula adatta a coppie, famiglie e piccoli gruppi, da scegliere in base al tempo disponibile e al tipo di visita desiderato. L’elenco degli operatori e dei contatti è consultabile sul portale ufficiale dell’Ente turistico dell’Istria. Per organizzarsi, è utile prenotare e chiedere in anticipo durata, caratteristiche del percorso e attività comprese. Scarpe adatte al terreno e abbigliamento comodo aiutano a godersi l’uscita: in autunno il bosco può essere umido e il piacere della passeggiata dipende anche da questi piccoli accorgimenti.
Le famiglie che raccontano il tartufo
Dietro questa offerta ci sono aziende e realtà familiari che hanno aperto ai visitatori un mondo un tempo conosciuto soprattutto attraverso i suoi prodotti. Le esperienze hanno caratteri diversi: alcune sono pensate per accogliere gruppi numerosi, altre privilegiano una visita riservata a pochi. Il filo comune è la possibilità di conoscere il tartufo attraverso chi lo cerca e lo lavora. Zigante è uno dei nomi più noti della gastronomia istriana e trova nella manifestazione di Levade un punto d’incontro con il pubblico. Per chi desidera un primo approccio, la fiera permette di entrare in questo universo attraverso assaggi, prodotti e conversazioni, lasciando poi la possibilità di approfondire con altre visite.
A Paladini, nel territorio di Buzet, Karlić Tartufi propone un percorso che lega la ricerca nel bosco alla degustazione. La famiglia racconta una tradizione arrivata alla terza generazione, mentre il museo del tartufo aggiunge una dimensione culturale alla visita. Oggetti, storie e stimoli sensoriali aiutano a conoscere il prodotto prima di ritrovarlo nel piatto. La combinazione fra museo, uscita e cucina può interessare anche chi ama alternare attività all’aperto e scoperta del patrimonio locale. Sempre a Buzet Prodan Tartufi offre un’accoglienza più raccolta, con esperienze personalizzate, dimostrazioni di cucina e laboratori su prenotazione. È una possibilità da considerare quando si cerca un contatto diretto con i padroni di casa e si vuole dedicare tempo alle preparazioni. Con Natura Tartufi di Buzet la proposta gastronomica può invece accompagnarsi a soggiorni in villa e ad attività di esplorazione del territorio, comprese escursioni in Jeep. La scelta dipende dal viaggio che si ha in mente. C’è chi vuole soprattutto camminare, chi preferisce cucinare, chi desidera una degustazione guidata. Informarsi prima permette di individuare l’esperienza più adatta, senza comprimere in poche ore attività che meritano attenzione.
Un nuovo centro, guardando al 2027
L’offerta attorno al tartufo istriano continua a crescere. La famiglia Lakošeljac, fondatrice dell'azienda Premium Truffles di Karojba / Motovun, sta sviluppando Premium Tartufi - Centro del Tartufo, la cui apertura è prevista per la primavera 2027. Il progetto riunirà degustazioni guidate, vendita di prodotti locali e attività di approfondimento, rivolgendosi sia ai singoli visitatori sia ai gruppi. L’interesse turistico di un’iniziativa simile sta nella possibilità di dare continuità al racconto.
Se le fiere concentrano l’attenzione in un fine settimana, uno spazio dedicato può accompagnare il visitatore attraverso la cultura del prodotto, le sue caratteristiche e il rapporto con l’entroterra. Per il territorio significa anche valorizzare competenze e tradizioni familiari, rendendole accessibili a pubblici diversi. Per chi viaggia, offre un motivo per tornare e approfondire una conoscenza iniziata magari con una passeggiata nel bosco o con un piatto di pasta.
Tartufo bianco e nero: imparare a distinguerli
Il protagonista dell’autunno è il bianco pregiato, ma parlare di tartufo istriano significa incontrare varietà diverse. Conoscerle aiuta a leggere un menu e a capire perché profumo, gusto e preparazioni possano cambiare. Il Tuber magnatum Pico ha una superficie chiara, tendenzialmente liscia, e un aroma intenso. Viene generalmente servito crudo, tagliato in lamelle direttamente sul piatto, per conservarne il profumo. Il momento in cui arriva a tavola è parte dell’esperienza: il calore della preparazione ne diffonde l’aroma ancora prima dell’assaggio. Il nero pregiato, Tuber melanosporum, presenta invece una superficie scura e verrucosa e possiede un carattere aromatico deciso. Il nero estivo, Tuber aestivum, si distingue per le verruche più evidenti e per un profilo generalmente più delicato. Differenze che meritano di essere spiegate, soprattutto quando ci si avvicina per la prima volta a questa cucina. Chiedere quale tartufo sia utilizzato è dunque un buon modo per cominciare. La curiosità rende l’assaggio più consapevole e permette di apprezzare ogni varietà per le sue caratteristiche, senza aspettarsi lo stesso risultato da prodotti diversi.
A tavola, il lusso di una preziosa semplicità
Fra Motovun, Livade e Buzet, ristoranti e konobe offrono l’occasione di ritrovare nel piatto quanto si è appena conosciuto nel paesaggio. La cucina istriana sa valorizzare il tartufo con preparazioni essenziali: frittate, pasta fresca, gnocchi e fusi, i caratteristici fuži. È una semplicità che lascia spazio al profumo e rende riconoscibile l’ingrediente. Per scegliere dove fermarsi, può essere utile chiedere quali piatti prevedano tartufo fresco e quale varietà sia disponibile.
Il bianco è un prodotto prezioso: conoscere la preparazione e il prezzo permette di ordinare secondo i propri desideri. Anche una sola portata può diventare il centro del pranzo, soprattutto dopo un’uscita con i tartufai. Il vino completa la scoperta. Il Terrano offre l’occasione di conoscere un’altra espressione del territorio; l’abbinamento si può scegliere con l’aiuto di chi serve, seguendo il piatto e il gusto personale. La tavola diventa così il punto d’incontro fra bosco, vigneto e lavoro delle persone.
Il programma ideale per un week end
Nel programma conviene lasciare spazio agli incontri: una degustazione, una spiegazione sulla raccolta del tartufo o una sosta in una konoba.. Per un fine settimana, il percorso può cominciare a Motovut, proseguire verso Livade per una visita alla fiera e lasciare il giorno successivo a un’esperienza con i tartufai nei dintorni di Buzet. Prenotare l’attività principale e mantenere libero il resto del programma consente di alternare gastronomia, passeggiate e borghi senza trasformare il soggiorno in una corsa.
Dove mangiare
Old River Restaurant
Nel cuore più verde e incontaminato dell’Istria, dove il corso del fiume Mirna disegna paesaggi suggestivi che invitano a rallentare il passo, il ristorante Old River si conferma un punto di riferimento imprescindibile per gli amanti dell’alta gastronomia locale. Situato a breve distanza dal borgo di Buzet, nota come la storica "città dei tartufi", questo locale fonde un’atmosfera bucolica, raffinata e accogliente con le straordinarie materie prime del territorio. Il sovrano assoluto della carta è il tartufo, sia nella sua pregiata veste bianca autunnale che in quella nera, celebrato con un perfetto equilibrio di sapori.
Tra i primi piatti iconici spiccano i tradizionali fuži istriani fatti in casa: una pasta fresca leggera che esalta al massimo il profumo boschivo del tubero senza mai sovrastarlo.Per i secondi piatti, la cucina punta sull'eccellenza della carne bovina locale (tra cui il bue boškarin) e su selezionati tagli dry-aged, serviti al tavolo con una generosa ed equilibrata cascata di scaglie di tartufo fresco. Il tartufo viene usato anche per preparare dessert audaci come la panna cotta con miele e tartufo o il gelato al tartufo. Cibi eccellenti, valorizzati dai grandi vini regionali come la Malvasia e il Teran di grandi produttori e di cantine emergenti, che rendono particolarmente interessante anche la carta dei vini.
Konoba Toklarija
Arroccata sulle colline Sovinjak ( Sovignacco ), a pochi chilometri da Pinguente, la Konoba Toklarija rappresenta la quintessenza del slow food istriano. Situata all'interno di un antico frantoio del XIV secolo, questa bella taverna propone un'esperienza gastronomica atipica ed esclusiva: non esiste un menu fisso alla carta, e l'istrionico chef-proprietario cucina e serve personalmente un numero limitato di ospiti, rigorosamente su prenotazione. La filosofia del locale mette al centro il legame viscerale con la terra e l'assoluta stagionalità delle materie prime locali.
In questo periodo il tartufo è elevato a protagonista assoluto di percorsi degustazione al buio concordati preventivamente in base alla disponibilità quotidiana dei tuberi più pregiati. Tra le portate memorabili si distinguono le tagliatelle fatte in casa, tirate a mano e condite con una generosa ed equilibrata pioggia di tartufo bianco o nero fresco, capaci di sprigionare aromi boschivi intensi. L'oro dei boschi d'Istria impreziosisce anche i formaggi del territorio, delicate zuppe stagionali e succulenti tagli di carne bovina locale, in cui il profumo del tubero avvolge la morbidezza delle consistenze. Ricercata la carta dei vini, che valorizza la produzione locale.
Konoba Fakin
Nella cittadina medievale di Motovun (Montona), la Konoba Fakin è una delle tappe più interessanti della scena gastronomica dell'Istria centrale. A renderla unica è anche la terrazza panoramica che domina la valle del fiume Mirna e i boschi circostanti, dove si raccolgono i preziosi tartufi. In cucina, la tradizione istriana è interpretata con un tocco contemporaneo e - in questo periodo- con una devozione particolare per il tartufo, integrato sapientemente dall'antipasto al secondo. Si può iniziare con una delicata crema di tartufo accompagnata da formaggio vaccino tartufato, oppure con il ricco paté di fegato impreziosito dalle note boschive del prezioso tubero.
Tra i primi, i tradizionali fuži fatti in casa saltati con tartufo nero si confermano un classico intramontabile per l'equilibrio dei sapori. Per gli amanti dei secondi consistenti, la cucina propone la succulenta bistecca di manzo al tartufo nero servita su un soffice purè di patate o il nodino di maiale nostrano, in cui il profumo del tubero esalta la morbidezza della carne. Ogni portata trova il suo ideale compimento nei pluripremiati vini della Cantina Fakin, come il celebre Teran o la fresca Malvazija, prodotti dalla stessa famiglia che gestisce la konoba per un perfetto connubio a chilometro zero.
Dove dormire
Hotel Vela Vrata
Tra gli antichi vicoli della città medievale di Buzet, il Boutique Hotel Vela Vrata è una raffinata struttura a conduzione familiare, connubio perfetto tra storia, benessere e alta gastronomia. A 150 metri d’altitudine, regala una vista panoramica spettacolare sulla valle del fiume Mirna. Per garantire il massimo del comfort, ha solo 19 eleganti camere, ciascuna impreziosita da mobili d'antiquariato, dettagli in legno e opere d'arte che rievocano il fascino d'altri tempi, garantendo al contempo tutti i moderni comfort.
La struttura si distingue per la sua bella area benessere con piscina interna riscaldata, sauna e vasca idromassaggio, ideale per rilassarsi dopo una giornata all'aria aperta. Per gli amanti del gusto, il ristorante gourmet interno celebra i sapori del territorio, proponendo piatti eccellenti a base di specialità locali celebri in tutto il mondo, come in autunno i pregiati tartufi della zona e in primavera gli asparagi selvatici.
Roxanich Winery & Design Hotel
Un indirizzo per i wine lovers. Il Roxanich Winery & Design Hotel, arroccato sul fianco della collina che sorregge Motovun, è un interessante intervento architettonico contemporaneo che reinterpreta il concetto di turismo enologico in Istria. Progettato dall'architetto Idis Turato per il vignaiolo Mladen Rožanić, fonde una facciata dei primi del Novecento con interni dal design eclettico e audace.
Il cuore pulsante del complesso è la monumentale cantina sotterranea a sei livelli, un vero tempio scavato nella roccia dove riposano i celebri vini naturali a lunga macerazione, come gli apprezzati Orange Wine. Sopra la cantina si sviluppano 32 camere e suite super confortevoli, ispirate all'estetica italiana degli anni Sessanta e arricchite da viste spettacolari sulla valle del fiume Mirna. L’offerta è completata dal ristorante Forchetta 1902, specializzato in una raffinata bistronomia istriana a filiera corta, e da un'oasi benessere dotata di saune, bagno turco e una spettacolare piscina all'aperto.
San Canzian Hotel & Residences
Fra uliveti e i vigneti, a breve distanza da Krasica e Buje, il San Canzian Hotel & Residences è un gioiello a 5 stelle che interpreta in modo contemporaneo il concetto di lusso rurale. Membro dei Small Luxury Hotels of the World, questo boutique hotel sorge sulle fondamenta di un antico insediamento medievale fortificato nel pittoresco villaggio di Mužolini Donji. L'architettura fonde con maestria il fascino rustico della pietra locale con un design d'interni contemporaneo, elegante e funzionale. La struttura offre 24 tra raffinate camere, suite e ville indipendenti con ampie vetrate che creano un dialogo continuo con il paesaggio circostante.
Il fulcro del relax è la spettacolare piscina a sfioro all'aperto, che regala viste panoramiche indimenticabili sulla natura e tramonti infuocati che sfiorano il mare in lontananza. L'esperienza di benessere prosegue nella Spa interna, dove gli ospiti possono godere di saune, vasche idromassaggio e trattamenti olistici personalizzati a base di erbe aromatiche mediterranee. Per gli amanti della gastronomia, il celebre ristorante Luciano propone una cucina d'eccellenza che celebra il territorio, trasformando ingredienti a filiera corta in piatti fortemente influenzati dalla tradizione culinaria italiana.


