Il vino italiano ha chiuso il primo semestre con un export in calo del 6,2%, sceso a poco più di 3,6 miliardi di euro, e con i volumi a -4%. A pesare è stato soprattutto l’arretramento degli Stati Uniti, primo mercato di destinazione, dove le vendite hanno perso il 14,1%; dall’altra parte del mondo, però, la Cina si è distinta con un aumento del 19,8%, uno dei pochi segnali in controtendenza in una prima metà dell’anno segnata dalla frenata della domanda.

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Export del vino italiano in calo: gli Usa frenano, la Cina accelera

Le parole di Lollobrigida e il segnale dalla Cina

Il quadro elaborato dall’Osservatorio di Unione italiana vini sui dati Istat è arrivato, tra l’altro, poche ore dopo l’intervento del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida a Barolo, in occasione del taglio simbolico del primo grappolo di Nebbiolo della vendemmia 2026, dove ha invitato il comparto a superare questa fase con interventi mirati sulle esigenze delle imprese e uno sguardo più attento ai mercati asiatici, che dai dati del semestre hanno offerto segnali incoraggianti.

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Ordini in calo nei principali mercati del vino italiano

Secondo l’analisi di Uiv, nei primi sei mesi dell’anno gli ordini sono diminuiti in nove dei primi dieci top buyer del vino italiano. La Russia ha rappresentato l’eccezione, con una crescita del 15,7%, alla quale si sono aggiunti i dati positivi del Brasile (+8,2%) e dell’intero Mercosur (+18,4%). Il saldo complessivo, tuttavia, è rimasto negativo anche per effetto della flessione del prezzo medio all’export, sceso del 2,3% e arrivato a perdere il 7,8% negli Stati Uniti.

«L’Italia del vino paga, così come gli altri principali Paesi produttori, un calo strutturale della domanda a livello globale, acuito da fattori congiunturali legati al potere d’acquisto e alle tensioni geopolitiche. Siamo convinti della necessità di affrontare queste difficoltà attraverso una sistemica riorganizzazione del nostro settore, nella consapevolezza del valore socioeconomico che esso esprime» ha commentato il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi.

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Il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi

Gli Stati Uniti hanno chiuso il semestre a 849 milioni di euro, confermandosi il principale sbocco estero nonostante il calo. Anche gli altri due grandi mercati europei hanno perso terreno: la Germania è scesa del 6,8%, a 534 milioni di euro, e il Regno Unito del 6,6%, a 346 milioni. La spinta arrivata dalla Cina, così come quella registrata in Brasile e nel Mercosur, non è bastata a compensare le contrazioni dei mercati che sostengono da anni la quota maggiore dell’export italiano.

Qualche indicazione meno negativa è emersa già a giugno nell’area Ue e potrebbe proseguire durante l’estate. Le rilevazioni provvisorie di luglio e agosto sulle piazze extraeuropee hanno segnalato infatti una possibile ripartenza, con un rimbalzo a doppia cifra negli Stati Uniti rispetto al debole bimestre estivo del 2025. Per Uiv si è trattato comunque di dati ancora da verificare, legati anche all’evoluzione delle tensioni internazionali.

Spumanti in tenuta, difficoltà per i vini fermi

Sul fronte delle tipologie, gli spumanti hanno tenuto, chiudendo con un lieve +0,4%, a differenza dei vini fermi imbottigliati, arretrati dell’8,9%. Guardando alle regioni, nella top 3 dell’export il Veneto ha perso l’8,4% e la Toscana il 7,4%, mentre il Piemonte è tornato al secondo posto grazie a una crescita del 2,4%, sostenuta dall’Asti Spumante.