ULINARIA

Dalla pasta di Alberto Sordi ai menu narrativi: come raccontare il cibo attraverso cinema e teatro
Dal celebre «Maccarone, m'hai provocato» di Alberto Sordi nasce una riflessione sul legame tra cibo, identità e cultura popolare. Il concetto di Ulinaria unisce cucina, teatro e cinema in un nuovo modello divulgativo. Un approccio che trasforma lo spettacolo in uno strumento per valorizzare la memoria gastronomica e coinvolgere ristoratori, produttori e consumatori
C’è una scena della nostra storia cinematografica che, da sola, spiega la demoetnoantropologia (DEA) culinaria meglio di un intero manuale universitario, svelando la potenza del nostro patrimonio identitario. È il 1954: Alberto Sordi, nei pennesi di Nando Mericoni in "Un americano a Roma", scruta con disprezzo un piatto di latte e senape, scimmiottando un'America ideale e modernista. Bastano pochi secondi di gag per capitolare davanti alla verità profonda del territorio: «Maccarone, m'hai provocato e io ti distruggo adesso... Io me te magno!». In quel preciso istante, lo schermo metteva in scena un gigantesco fatto antropologico: il rifiuto di un’identità gastronomica artificiale in favore del ritorno alle proprie radici. Questa dinamica ci dimostra che il cibo in Italia non è mai solo nutrizione o tecnica; è il primo e più potente veicolo della nostra grande tradizione culturale. Una tradizione che unisce la cultura popolare, l'etnologia e lo studio dell'uomo, e che merita di essere codificata sotto un nuovo paradigma divulgativo: l'Ulinaria.
Che cos'è l'Ulinaria: quando la cultura unisce la tavola allo spettacolo
La fame atavica della commedia napoletana a teatro o l'abbuffata di Nando Mericoni al cinema sono stati i primi grandi esperimenti storici spontanei di edutainment (educational + entertainment): intrattenere il pubblico educandolo a riconoscersi in un'identità comune. È proprio da questo affascinante intreccio che sono partito nel mio saggio, A tavola con l'arte culinaria al teatro e al cinema (Cacucci Editore), introducendo il termine Ulinaria. Con questa parola voglio definire l'unione indissolubile tra l'arte della cucina e l'umanità che la vive, la mette in scena e la tramanda.
L'Ulinaria è l'alchimia teatrale e il linguaggio audiovisivo applicati alla tavola: strumenti democratici capaci di conservare e valorizzare la nostra memoria storica fuori dalle torri d’avorio accademiche, arrivando dritti alle fasce di pubblico tradizionalmente escluse dalla cultura d'élite. Per gli operatori, i produttori e gli appassionati del settore alimentare (OSA), abbracciare l'Ulinaria non significa fare fredda accademia, ma fare storytelling identitario. Significa trasformare il prodotto o il piatto in un’esperienza pop e accessibile, capace di risvegliare l'appartenenza culturale di chiunque si sieda a tavola.
Matrice dell'Ulinaria: idee e opportunità di edutainment culturale
Nella mia attività di ricerca e divulgazione, insisto sul fatto che la demoetnoantropologia e la cultura dello spettacolo sono leve vive per il mercato attuale. L'Ulinaria offre risposte concrete per riportare la cultura popolare al centro della filiera agroalimentare:
Il terzo posto alla finale del Bancarella della Cucina
Vedere questo approccio e questa visione dell'Ulinaria accolti con calore è per me motivo di immenso orgoglio. Il saggio A" tavola con l'arte culinaria al teatro e al cinema" ha infatti conquistato un posto d'onore nella sestina finalista del prestigioso Premio Bancarella della Cucina 2026. La sfida decisiva si è tenuta a Pontremoli il 25 ottobre, data in cui i librai indipendenti e gli esperti del settore hanno prcolamato il vincitore assoluto di questa ventunesima edizione e che ha visto questo specifico saggio arrivare al terzo posto. Un traguardo che, a prescindere dal verdetto, premia il valore del cibo come racconto sociale, viaggio e identità profonda di un popolo.
La tavola come spazio democratico
Se l'agroalimentare italiano è diventato un'eccellenza globale, lo dobbiamo proprio alla sua capacità di unire ciò che la stratificazione sociale a volte divide. Il rischio attuale è che il racconto del cibo si stia trasformando in un fenomeno d’élite, ingessato in linguaggi tecnici che allontanano il consumatore comune. La sfida che lancio nelle pagine di "A tavola con l'arte culinaria al teatro e al cinema" vuole essere una chiamata a raccolta: dobbiamo usare il grande schermo e il palcoscenico come ponti democratici. Solo rivendicando la nostra grande tradizione DEA e trasformando la divulgazione scientifica in un racconto appassionante alla portata di tutti - attraverso la via dell'Ulinaria - potremo difendere la nostra civiltà rurale e gastronomica dall'anonimato commerciale, garantendo che la memoria collettiva resti un patrimonio vivo, accessibile e condiviso.


