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giovedì 25 giugno 2026  | aggiornato alle 14:12 | 119992 articoli pubblicati

Dal bar di paese agli hotel di lusso: il percorso di Edoardo Muzzin a soli 22 anni

A soli 22 anni Edoardo Muzzin ha già costruito un solido percorso tra hotel, cocktail bar e Abi Professional. Dalle prime esperienze nel Biellese al suo Tiki Taste, racconta i propri incontri decisivi e obiettivi futuri

 
25 giugno 2026 | 12:45

Dal bar di paese agli hotel di lusso: il percorso di Edoardo Muzzin a soli 22 anni

A soli 22 anni Edoardo Muzzin ha già costruito un solido percorso tra hotel, cocktail bar e Abi Professional. Dalle prime esperienze nel Biellese al suo Tiki Taste, racconta i propri incontri decisivi e obiettivi futuri

25 giugno 2026 | 12:45
 

Edoardo Muzzin ha 22 anni, è di Biella e vive a Borriana (Bi). Il suo percorso nel mondo del bar è iniziato presto e, nel giro di pochi anni, lo ha portato a fare esperienza in realtà diverse, tra locali di paese, hotel stagionali e associazioni di settore. Nonostante l'età, ha già lavorato in contesti diversi tra Piemonte, Toscana e Valle d'Aosta, sempre nel settore dell'ospitalità e del bar, fino ad entrare in Abi Professional.

Edoardo Muzzin, a soli 22 anni uno dei talenti più interessanti iscritti ad Abi Professional
Edoardo Muzzin, a soli 22 anni uno dei talenti più interessanti iscritti ad Abi Professional

Curiosità, voglia di imparare e una formazione costruita sul campo: sono questi alcuni degli ingredienti che hanno accompagnato la sua crescita professionale. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il suo percorso nel mondo del bar e della miscelazione.

Dai primi stage al Flair Bartending: la scoperta di una vocazione

Edoardo, come nasce il tuo percorso professionale?
«Mi sono diplomato tre anni fa all'IIS Gae Aulenti di Cavaglià, nel percorso Sala e Bar. Però avevo iniziato già prima: a 16 anni ho fatto due stage nel bar del mio paese, il Borriana Bay. Da lì ho continuato a lavorare con loro fino al diploma e intanto ho fatto anche parecchi catering nel Biellese. È stato lì che ho iniziato davvero a capire come funziona questo lavoro».

Quando hai capito che il bar sarebbe diventato la tua professione?
«È nato tutto nel bar del mio paese. Il proprietario mi ha trasmesso tante basi, dalla merceologia al modo di stare con il cliente. In quel periodo mi sono appassionato soprattutto al Flair Bartending e lì ho capito che volevo provare a farne davvero un lavoro».

Edoardo Muzzin ha una grande passione per il Flair Bartending, la disciplina della miscelazione che combina la preparazione di cocktail con tecniche spettacolari di intrattenimento, come lanci, rotazioni e movimenti coreografici degli strumenti mentre si preparano le bevande
Edoardo Muzzin ha una grande passione per il Flair Bartending, la disciplina della miscelazione che combina la preparazione di cocktail con tecniche spettacolari di intrattenimento, come lanci, rotazioni e movimenti coreografici degli strumenti mentre si preparano le bevande

Un momento decisivo della tua crescita professionale?
«Direi l'ultimo anno di scuola. Grazie all'istituto ho partecipato a una gara tra scuole alberghiere e ho vinto il primo premio nella categoria Flair. Da lì è arrivata una chiamata importante: l'Hotel Hermitage dell'Isola d'Elba. Qui ho avuto la fortuna di lavorare al fianco di Marco Giovarruscio, bar manager della struttura e consigliere nazionale Abi Professional. Da lui ho imparato che l’accoglienza non è semplicemente una parte del servizio, ma diventa uno strumento importante di cui un vero barman non può fare a meno. Un insegnamento che porto ancora con me».

Isola d’Elba e Cervinia: le esperienze che hanno accelerato la crescita

Che esperienza è stata quella all'Hotel Hermitage?
«Per me è stata una tappa importante. Ho fatto due stagioni estive lì: la prima come commis e secondo barman, la seconda come responsabile del Bar La Ghiotta. Il secondo anno è stato tosto, perché avevo più responsabilità e sono dovuto crescere in fretta. Però mi è servito tanto, sia a livello tecnico che per imparare a gestire meglio il lavoro. E poi, come capita sempre, ho imparato anche dagli errori».

È proprio durante quell'esperienza che sei entrato in Abi Professional?
«Sì, ci sono entrato durante la seconda stagione all'Hermitage. Da quel momento Abi Professional è diventata un punto di riferimento importante per me, perché mi ha dato modo di confrontarmi con persone del settore e continuare a crescere».

Per Edoardo Muzzin, la formazione dietro a un bancone non finisce mai
Per Edoardo Muzzin, la formazione dietro a un bancone non finisce mai

Quali altre esperienze hanno contribuito al tuo percorso?
«Dopo l'Elba ho preso parte all'apertura dell'Hotel Al Piolet, 4 stelle superior, a Cervinia, insieme a due colleghi di Abi. Finita la stagione invernale mi sono spostato sul Lago d'Orta, dove ho lavorato al Rooftop Relax Bar dell'Hotel Giardinetto con la famiglia Primatesta. Poi sono tornato a Biella per seguire alcuni corsi di aggiornamento e adesso lavoro al Walhalla Cocktail Bar».

Abi Professional e i maestri del mestiere: il valore del confronto

All'interno dell'associazione ci sono figure che ti hanno particolarmente ispirato?
«Sì, soprattutto due. Francesco Pogni, che per me era già un riferimento ancora prima di entrare in Abi, soprattutto per il modo con cui sa stare con i clienti. E Marina Milan, che è una professionista molto preparata e che sa sempre darti il consiglio giusto, soprattutto prima di una gara».

Cosa rappresenta per te Abi Professional?
«Per me è stata importante sia dal punto di vista professionale sia umano. Mi ha dato modo di imparare, confrontarmi con altri colleghi e creare legami che nel tempo sono diventati anche amicizie. È un ambiente in cui mi sono sentito accolto fin da subito».

Formazione, pazienza e precisione: i consigli per chi vuole fare il barman

Che consiglio daresti ai giovani che vogliono intraprendere questa professione?
«Spesso si commette l'errore di voler arrivare subito dietro al banco senza passare dalla fase di back o commis. Invece è proprio lì che si apprendono le basi del mestiere. Bisogna avere pazienza, imparare i fondamentali e continuare a studiare. La formazione non finisce mai, soprattutto per quanto riguarda la merceologia, un aspetto che oggi molti tendono a trascurare».

Qual è la tua caratteristica distintiva dietro al bancone?
«Credo di riuscire a capire rapidamente i gusti della clientela e a interpretare ciò che il cliente desidera bere. Inoltre, sono molto attento alla precisione nell'esecuzione dei cocktail: per me è un valore fondamentale».

A 22 anni Edoardo Muzzin ha già messo insieme esperienze diverse, tra stagioni in hotel, concorsi e formazione continua. Il suo percorso è ancora all'inizio, ma mostra già una direzione chiara e una buona base professionale su cui costruire i prossimi passi.

Tiki Taste, il cocktail che racconta la personalità di Edoardo Muzzin

Prima di salutarci, gli chiediamo di seguire una consuetudine cara ai lettori e agli appassionati del mondo della miscelazione: regalarci una sua creazione. La scelta cade su un cocktail che lo rappresenta pienamente e che, a quanto pare, riscuote grande apprezzamento anche tra la clientela più raffinata del Walhalla Cocktail Bar, il Tiki Taste che ha citato in precedenza. 

Tiki Taste, uno dei signature cocktail di Edoardo Muzzin
Tiki Taste, uno dei signature cocktail di Edoardo Muzzin

Realizzato con metodo shake and double strain, servito in tumbler alto in ceramica, contiene:

  • 4 cl vermouth rosso
  • 3 cl gin alla papaya e pompelmo
  • 2 cl lime
  • 2 cl sciroppo al passion
  • 5 cl succo di mango
  • 1 cl sciroppo ai fiori di sambuco

«È un drink - continua Edoardo - che rappresenta perfettamente la mia personalità e le mie passioni. Contiene vermouth, passion fruit, mango, gin alla papaya, pompelmo, liquore ai fiori di sambuco e lime. Da una parte c'è la componente fruttata e solare, dall'altra quella più amaricante e strutturata. È un equilibrio che sento molto mio. Un Drink creato per la mia passione per il vermouth e soprattutto dello stile Tiki, senza il rum ma mettendo sempre i sentori e i particolari dei tiki».

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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