ALTRO CHE NOMA/8

Il metodo anti-stress di Antonella Ricci: servizio pronto giorni prima
Un modello di leadership fondato sul dialogo e su una rigorosa pianificazione: è questa la visione di Antonella Ricci per la cucina contemporanea. Tra programmazione anticipata delle lavorazioni, puntualità e rispetto per il team, la chef patron di Antonella Ricci & Vinod Sookar e Ricci Osteria dimostra come un'organizzazione meticolosa sia l'unico vero strumento per azzerare l'improvvisazione e disinnescare lo stress in servizio
Come si guida oggi una brigata di cucina? È una delle domande al centro del dibattito che sta attraversando l'alta ristorazione, sempre più orientata verso modelli capaci di coniugare qualità, benessere del personale e sostenibilità del lavoro. Il percorso avviato da Italia a Tavola per raccontare le nuove forme di leadership nelle cucine italiane – a partire dal modello di Tássia Magalhães, alle riflessioni di Cristina Bowerman, Silvia Baracchi ed Aurora Mazzucchelli sulla gestione delle brigate e agli approcci organizzativi di Isa Mazzocchi e Valeria Piccini per prevenire lo stress, senza dimenticare il ruolo delle donne in cucina evidenziato da Viviana Varese – si arricchisce oggi della testimonianza di Antonella Ricci, chef patron di Ricci Osteria a Milano e, col marito, di Antonella Ricci & Vinod Sookar di Ceglie Messapica (Br). Cresciuta nella storica cucina di famiglia a Ceglie Messapica, formatasi alla scuola di Gualtiero Marchesi e docente per oltre vent'anni ad Alma, Ricci porta con sé un percorso che unisce esperienza sul campo e formazione. La sua idea di cucina si fonda su disciplina, organizzazione e rispetto delle persone. Per la chef pugliese il lavoro ai fornelli richiede dedizione assoluta, ma non è mai stato sinonimo di conflitto o autoritarismo. Al contrario, la qualità nasce da un ambiente in cui rigore e collaborazione procedono di pari passo, con l'organizzazione del lavoro come base.
Una leadership fondata sul dialogo, non sulle urla
Se per anni la brigata è stata raccontata come una struttura quasi militare, oggi sempre più chef mettono al centro un modello basato sul confronto e sulla responsabilizzazione delle persone. Ricci si riconosce pienamente in questa visione. Per lei la cucina resta un ambiente in cui disciplina e rigore sono imprescindibili, ma non trovano espressione nell'autoritarismo o nei toni esasperati. Alla base del suo modo di lavorare c'è il rispetto per il mestiere e per chi lo condivide ogni giorno. La cucina richiede passione, dedizione e precisione, ma anche la capacità di costruire una squadra coesa, nella quale ciascuno possa esprimere al meglio le proprie competenze. Nel corso della sua carriera, la chef racconta di non aver mai sentito il bisogno di adottare uno stile di comando più duro per affermare la propria autorevolezza. «Posso affermare che nel corso degli anni ho sempre privilegiato il dialogo continuo con i collaboratori, senza la necessità di adottare metodi rigidi o coercitivi. La mia gestione non prevede toni di voce alterati; mi limito, laddove necessario, a sollecitare la brigata sul rispetto delle tempistiche di servizio. Ho sempre impostato il lavoro sul confronto costruttivo e sulla fiducia reciproca».
Naturalmente gli imprevisti fanno parte della quotidianità di ogni cucina. La differenza, secondo Ricci, sta nel modo in cui vengono affrontati. Anche nei momenti più complessi, il primo compito di chi guida la brigata è mantenere la calma, evitando di trasmettere ulteriore tensione al gruppo. Per questo la chef punta su briefing prima del servizio, assaggi condivisi e una costante comunicazione tra i membri della squadra. Un'organizzazione che affonda le proprie radici nella sua esperienza familiare: da oltre sessant'anni la famiglia Ricci è impegnata nella ristorazione e la condivisione del lavoro, così come dei pasti consumati insieme, continua a rappresentare uno degli elementi che rafforzano il senso di appartenenza della brigata.
Chi è Antonella Ricci
Antonella Ricci è una delle protagoniste della cucina gourmet italiana. Originaria della Puglia, ha costruito la sua identità gastronomica unendo tradizione regionale, ricerca e influenze internazionali. Dopo la laurea in Scienze Economiche e Bancarie all’Università di Lecce, sceglie di seguire la sua vera passione: la cucina. Si forma alla prestigiosa scuola Paul Bocuse di Lione e completa un’esperienza in un ristorante due stelle Michelin in Normandia, dove approfondisce il valore degli aromi, delle tecniche e delle materie prime.
Alla guida dello storico Antonella Ricci & Vinod Sookar (ex Al Fornello da Ricci) a Ceglie Messapica, ristorante di famiglia nato nel 1966 e insignito della stella Michelin più longeva della Puglia, porta avanti una cucina che racconta il territorio con sensibilità contemporanea. Nel corso della carriera entra nei Jeunes Restaurateurs d’Europe e diventa docente di ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana.
Insieme al marito e collega Vinod Sookar, chef originario delle Mauritius, sviluppa un percorso gastronomico che unisce Mediterraneo, tecnica e ospitalità. La coppia porta la propria idea di cucina pugliese contemporanea anche a Milano con Ricci Osteria – Dal 1966, locale nato per raccontare in città i sapori e l’identità della loro terra. La cucina di Antonella Ricci resta profondamente legata alle radici pugliesi, reinterpretate con eleganza, equilibrio e attenzione alla stagionalità.
Una filosofia maturata anche grazie ai molti anni dedicati all'insegnamento ad Alma, dove ha avuto modo di confrontarsi con generazioni di giovani cuochi e di comprenderne dinamiche, aspettative e modalità di apprendimento. Un'esperienza che ha rafforzato la convinzione che il ruolo dello chef debba essere ricondotto a una dimensione professionale fatta di competenza, equilibrio e spirito di servizio. Lo ribadisce con chiarezza: « L'ostentazione e l'intimidazione non costituiscono strumenti efficaci per la corretta conduzione di una cucina». Per Ricci, l'autorevolezza non nasce dalla paura, ma dalla credibilità costruita giorno dopo giorno attraverso l'esempio, la preparazione e la capacità di guidare il gruppo nei momenti più complessi del servizio.
Organizzazione e metodo: così si riduce lo stress in cucina
Tra le principali sfide della ristorazione contemporanea c'è la gestione dello stress durante il servizio. Per Ricci, però, la serenità della brigata non si costruisce nel momento in cui arrivano le comande, ma molto prima. È il risultato di un'organizzazione accurata, nella quale ogni fase del lavoro viene pianificata con anticipo. Alla base del suo metodo ci sono alcuni principi irrinunciabili: puntualità, precisione e pulizia. Valori che, secondo la chef, rappresentano il presupposto per affrontare il servizio con lucidità ed evitare che la pressione si trasformi in tensione.
La prevenzione dello stress passa soprattutto dalla programmazione delle lavorazioni più complesse o che richiedono tempi lunghi, come la focaccia a lenta lievitazione, la preparazione dei taralli o della piccola pasticceria. Anticipare queste attività permette alla brigata di concentrarsi sul servizio senza rincorrere le urgenze. «Strutturare queste attività con due o tre giorni di anticipo consente di approcciare il servizio con una sensibile riduzione dello stress e con una precisione ottimale. Al contrario, l'improvvisazione e la carenza organizzativa compromettono la lucidità mentale, inducendo una potenziale perdita di controllo. Una pianificazione meticolosa è il prerequisito fondamentale per operare con serenità».
I cinque principi di Antonella Ricci contro lo stress
- Pianificare con anticipo
- Puntualità
- Precisione
- Pulizia
- Mantenere la calma durante il servizio
Oltre gli stereotipi: in cucina contano competenza e identità
Quando il confronto si sposta sul tema della cosiddetta "cucina al femminile", Ricci prende una posizione netta. Per la chef, la cucina non ha genere: ciò che distingue un professionista non è il sesso, ma la competenza, la serietà e la capacità di esprimere una propria identità gastronomica. Per questo guarda con una certa diffidenza alle etichette che ancora oggi accompagnano il dibattito. A suo giudizio, definire una cucina "femminile" rischia di ridurre il valore del lavoro svolto, mentre il riconoscimento dovrebbe dipendere esclusivamente dalla qualità della proposta. Non è un caso che citi figure come Anne-Sophie Pic e Nadia Santini, protagoniste dell'alta ristorazione internazionale e italiana da decenni, senza che il loro percorso abbia bisogno di essere interpretato attraverso una categoria di genere.
L'inizio della carriera, però, non è stato privo di difficoltà. Entrare in brigate prevalentemente maschili significava confrontarsi con diffidenza e pregiudizi, alimentati anche dalla sua corporatura minuta, spesso associata a una presunta inadeguatezza rispetto alla fatica fisica del lavoro in cucina. «Ho affrontato queste barriere concentrandomi esclusivamente sugli obiettivi professionali e operando in totale autonomia, senza mai richiedere agevolazioni nonostante la pesantezza fisica delle mansioni. Ho mantenuto un rigoroso distacco dalle dinamiche relazionali extra-lavorative per preservare il mio equilibrio». Per Ricci, la risposta agli stereotipi non è mai passata dallo scontro, ma dalla qualità del lavoro e dalla determinazione dimostrata ogni giorno ai fornelli. Oggi, osserva, il contesto è profondamente cambiato. Sempre più giovani donne scelgono la ristorazione dopo percorsi universitari anche lontani dalla cucina, portando con sé competenze trasversali e una preparazione culturale che rappresenta un valore aggiunto per il settore. Secondo la chef, la formazione è uno degli strumenti più importanti per affrontare la professione con consapevolezza. La cucina contemporanea richiede conoscenze che spaziano dalla chimica alla fisica, fino all'utilizzo di tecnologie sempre più evolute. Parallelamente, l'innovazione delle attrezzature ha contribuito a ridurre molti dei limiti ergonomici che un tempo rendevano il lavoro particolarmente gravoso, favorendo un accesso più inclusivo alla professione.
Il futuro del fine dining: identità, non mode
Negli ultimi anni il fine dining è stato al centro di un acceso dibattito. Cambiano le abitudini dei clienti, cresce l'attenzione alla sostenibilità economica delle imprese e molte insegne stanno ripensando il proprio modello. Per Ricci, però, non si tratta della fine dell'alta cucina, ma di una fase di trasformazione che ogni settore attraversa ciclicamente. Le mode cambiano, osserva, mentre ciò che resta è la capacità di costruire una proposta riconoscibile e coerente con la propria storia. È la filosofia che guida anche la chef Osteria, dove la cucina d'autore mantiene un legame profondo con la Puglia e con il concetto di terroir, eredità culturale e gastronomica trasmessa dalla famiglia. Pur operando nel cuore di Milano, la chef continua a costruire i propri piatti attorno ai sapori, ai prodotti e alle tradizioni della sua terra d'origine. L'obiettivo è semplice quanto ambizioso: fare in modo che ogni ospite possa riconoscere immediatamente l'identità della cucina attraverso il gusto, senza inseguire tendenze passeggere o esercizi di stile.
Lo stesso principio vale per chi oggi sceglie di intraprendere la professione. «I giovani che scelgono di intraprendere questa carriera devono dotarsi di un solido bagaglio culturale, focalizzato in primis sullo studio della cucina regionale. La straordinaria peculiarità del patrimonio gastronomico italiano risiede proprio nella sua diversità territoriale e nella stagionalità delle materie prime. Avere radici profonde nella tradizione locale rappresenta il prerequisito indispensabile per poter successivamente spaziare ed evolvere nell'arte culinaria contemporanea». Se leadership significa costruire un ambiente di lavoro fondato sul rispetto e l'organizzazione, la stessa logica vale anche per la cucina: innovare non significa rompere con il passato, ma partire da radici solide per dare vita a una proposta contemporanea e autentica. In fondo, è questa la sintesi della filosofia di Antonella Ricci. Una cucina che non rinuncia al rigore, ma che mette al centro le persone; che guarda all'innovazione senza perdere il legame con il territorio; e che considera cultura, studio e organizzazione gli ingredienti indispensabili per affrontare il futuro della ristorazione.
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