L'Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato le prime linee guida globali dedicate alla gestione dell'obesità nei bambini sotto i 10 anni (molte raccomandazioni sono forti, pur basandosi su evidenze di qualità bassa o molto bassa e, in alcuni casi, sull'assenza di prove dirette). Detto ciò, il documento riguarda, più precisamente, la fascia compresa tra 29 giorni e 9 anni e indica come prendersi cura di chi convive già con questa malattia, andando quindi oltre la prevenzione. Una questione che, ricordiamo, tocca da vicino anche l'Italia, visto che nel biennio 2024-2025 il 32,3% dei bambini tra 3 e 10 anni è risultato in eccesso di peso - quasi uno su 3. Il dato, sottolineiamo, comprende sovrappeso e obesità e, dunque, non va interpretato come la percentuale di bambini con obesità.

L'obesità infantile non si cura guardando soltanto al peso

Nel definire come intervenire, l'Oms parte da un principio preciso: l'obesità infantile è una malattia cronica e complessa, per la quale non basta perseguire una riduzione del peso o del Bmi (Body mass index, cioè l'indice di massa corporea, calcolato mettendo in relazione peso e altezza). L'alimentazione resta chiaramente uno dei cardini della cura, accanto al movimento e agli interventi sui comportamenti, ma nel percorso entrano anche il sonno e la salute mentale. La famiglia assume un ruolo diretto e, in alcuni casi, possono essere utilizzati strumenti digitali sotto la supervisione degli adulti. Su altri interventi, invece, la posizione è molto più netta: fra 0 e 9 anni l'Organizzazione non raccomanda farmaci contro l'obesità, chirurgia bariatrica o dispositivi destinati alla perdita e al controllo del peso. Il documento considera infatti tra gli esiti della cura non soltanto Bmi e peso, ma anche il benessere fisico e mentale, la qualità della vita e le condizioni associate all'obesità.

Dieta, movimento e cure: le prime linee guida dell'Oms sull'obesità infantile
L'Oms punta su una cura integrata che vada oltre peso e alimentazione

Le ragioni di questa impostazione vanno cercate anche nei numerosi fattori che concorrono allo sviluppo della malattia. Italia a Tavola aveva già approfondito il rapporto fra obesità infantile, genetica e ambiente, spiegando come una predisposizione genetica possa aumentare il rischio senza determinare necessariamente lo sviluppo della malattia. Contano anche l'ambiente nel quale si cresce e le condizioni socioeconomiche, che possono rendere più o meno semplice seguire abitudini salutari. Per questo l'Oms chiede di considerare il bambino all'interno della sua vita quotidiana, coinvolgendo nel percorso anche genitori o caregiver. Sul piano alimentare, dai due anni in avanti l'Oms raccomanda un percorso nutrizionale strutturato, seguito da professionisti con competenze specifiche e adattato all'età e allo stato di salute, oltre che alle preferenze alimentari e all'organizzazione dei pasti. L'indicazione è forte, anche se poggia su evidenze che la stessa Oms giudica ancora di qualità molto bassa. Non viene quindi indicata una dieta uguale per tutti, ma un intervento personalizzato che tenga, appunto, conto anche del contesto nel quale vive il bambino.

Quanto movimento devono fare i bambini

Il lavoro sul cibo, a sua volta, come anticipato, deve procedere insieme al movimento. L'attività fisica va inserita nella quotidianità e adattata alle capacità del bambino, cercando soluzioni che possano essere praticate con piacere e continuità: un'indicazione che l'Oms formula con forza, pur riconoscendo che le evidenze disponibili sono ancora di qualità molto bassa. Come riferimento generale, l'Oms indica almeno 180 minuti di attività fisica distribuiti nell'arco della giornata tra 1 e 2 anni. Tra 3 e 4 anni la durata resta la stessa, ma almeno 60 minuti dovrebbero essere di intensità moderata o vigorosa. Dai 5 anni in avanti il riferimento è invece una media di almeno 60 minuti al giorno di attività moderata o vigorosa nel corso della settimana. A questa componente si aggiungono gli interventi sui comportamenti, attraverso tecniche che aiutino a modificare gradualmente le abitudini e ad affrontare le difficoltà incontrate lungo il percorso.

Dieta, movimento e cure: le prime linee guida dell'Oms sull'obesità infantile
L'Oms raccomanda attività fisica quotidiana, con tempi e intensità adattati all'età del bambino

È proprio dall'unione di questi interventi che nasce una delle indicazioni centrali del documento: l'Oms raccomanda un trattamento multimodale, nel quale le diverse componenti della cura vengano coordinate anziché procedere separatamente. Anche qui la raccomandazione è forte, nonostante le evidenze siano considerate di qualità molto bassa. C'è poi un altro passaggio che allarga sensibilmente l'idea stessa di cura. Proprio perché il risultato non viene misurato soltanto attraverso peso e Bmi, occorre osservare anche come sta il bambino durante il percorso. L'Oms richiama quindi il benessere psicologico e la qualità della vita, con particolare attenzione al rapporto con il proprio corpo e agli eventuali problemi di autostima. Allo stesso modo, ansia, depressione o disturbi alimentari devono essere intercettati e affrontati quando presenti. Anche il linguaggio utilizzato assume, di conseguenza, un peso concreto: la comunicazione deve essere empatica e priva di stigma, evitando di trasformare la cura in un'ulteriore fonte di disagio.

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Tecnologia, farmaci e chirurgia: cosa indicano le linee guida

Più circoscritto è il ruolo attribuito alla tecnologia. Dopo i due anni, strumenti digitali come applicazioni dedicate all'esercizio, videogiochi attivi o dispositivi che misurano il movimento possono affiancare il trattamento, purché vengano utilizzati sotto la supervisione di un adulto. Su questo fronte, tuttavia, l'Oms mantiene maggiore cautela: la raccomandazione è condizionale e poggia su evidenze giudicate di qualità molto bassa. Il documento ricorda inoltre che trascorrere più di due ore al giorno davanti agli schermi per attività ricreative è associato a esiti negativi, tra cui depressione e una minore qualità della vita. Non si tratta, però, di un nuovo limite fissato da queste linee guida: l'Oms richiama altre indicazioni che utilizzano le due ore come soglia massima giornaliera. Sui farmaci, invece, l'Oms prende una posizione più netta e non ne raccomanda l'impiego per il trattamento dell'obesità tra 0 e 9 anni.

Dieta, movimento e cure: le prime linee guida dell'Oms sull'obesità infantile
L'Oms non raccomanda farmaci per il trattamento dell'obesità nei bambini sotto i 10 anni

Si tratta di una raccomandazione forte, formulata però sulla base di evidenze giudicate di qualità bassa. Alla base della scelta c'è soprattutto la scarsità di studi disponibili in questa fascia d'età: la revisione condotta per le linee guida non ne ha individuati nei bambini sotto i 6 anni e ne ha trovati soltanto 8 dai 6 anni in avanti, 7 sulla metformina e uno sulla liraglutide. Le evidenze, quindi, non sono sufficienti per valutare con certezza i benefici e le possibili conseguenze durante la crescita. Ancora meno si sa sulla chirurgia bariatrica e sui dispositivi per la perdita o il controllo del peso, che l'Oms non raccomanda sotto i 10 anni. Anche in questo caso la raccomandazione è forte, ma l'Oms segnala l'assenza di evidenze dirette: non sono stati trovati studi riferiti ai bambini tra 0 e 9 anni, una carenza particolarmente rilevante quando si parla di interventi che potrebbero avere conseguenze sulla crescita e sullo sviluppo.

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Una cura costruita nel tempo, ma servono ancora più studi

Nel complesso, quindi, le nuove linee guida spostano l'attenzione dalla ricerca di una soluzione rapida a una cura costruita nel tempo. Il cibo conserva sì un ruolo fondamentale, senza diventare però l'unica spiegazione dell'obesità né l'unico terreno sul quale intervenire. Per i bambini sotto i 10 anni l'Oms punta così su una presa in carico coordinata, lasciando fuori, almeno sulla base delle conoscenze attuali, farmaci e chirurgia. Resta però un limite importante: le raccomandazioni, come raccontato, poggiano su evidenze di qualità bassa o molto bassa o, nel caso della chirurgia e dei dispositivi, sull'assenza di evidenze dirette in questa fascia d'età. Per questo saranno necessari studi più solidi e con periodi di osservazione più lunghi, così da capire meglio quali benefici riescano a mantenersi durante la crescita.