Ben ritrovati alla seconda tappa del nostro viaggio alla scoperta dei sensi! Nella prima, pubblicata a febbraio, siamo stati accompagnati alla scoperta del funzionamento della percezione. Se ve la siete persa, questo è il momento giusto per recuperarla e ripercorrere con noi l’inizio del viaggio. Ora è arrivato il momento di addentrarci nel mondo dei cinque sensi, per scoprire, tappa dopo tappa, il ruolo che ciascuno di essi svolge nella nostra esperienza a tavola. Probabilmente vi aspetterete di iniziare dal senso più immediatamente associato al cibo: il gusto. E invece partiremo da un protagonista meno scontato, ma capace di riservarci molte sorprese. Siete pronti a scoprire il senso legato all’organo più esteso del nostro corpo? Proprio così: oggi parleremo del tatto.

Il sistema somestesico: non esiste solo il tatto

La pelle, che ricopre l’intero corpo, svolge un ruolo fondamentale nella percezione tattile. Quando parliamo di tatto, però, ci riferiamo in realtà a un insieme molto più ampio e articolato di sensazioni. Per questo motivo è più corretto parlare di sistema somestesico, o somatosensoriale. Questo sistema raccoglie le informazioni che ci permettono di comprendere le caratteristiche degli oggetti e la posizione del nostro corpo nello spazio. Grazie a esso percepiamo la consistenza, la temperatura (caldo/freddo), il dolore, la postura e persino alcune sensazioni viscerali, come la fame.

Col tatto possiamo avvertire molte sensazioni sul cibo, in primo luogo la sua temperatura
Col tatto possiamo avvertire molte sensazioni sul cibo, in primo luogo la sua temperatura

Come il tatto ci fa riconoscere la consistenza degli alimenti

Partiamo dal tatto vero e proprio. Attraverso le mani e i recettori presenti nel cavo orale, in particolare sulla lingua, sulle guance e nella zona mandibolare, possiamo riconoscere la forma, le dimensioni e la consistenza di ciò che mangiamo. Vi è mai capitato di assaggiare qualcosa e pensare: “Il sapore non è male, ma questa consistenza proprio non mi piace”? Ecco, è il tatto a permetterci di formulare questa valutazione. Grazie alla percezione tattile possiamo riconoscere numerose caratteristiche di un alimento: la durezza, la croccantezza, la pressione necessaria per romperlo, la granulosità, la viscosità, l’elasticità e la coesività. L’insieme di questi elementi determina la texture del prodotto, cioè la sua struttura così come viene percepita durante l’assaggio.

Al morso il tatto ci permette di comprendere la durezza di un alimento
Al morso il tatto ci permette di comprendere la durezza di un alimento

La texture può dirci quanto è fresco un alimento

Mentre degustate il vostro piatto, provate quindi a prestare attenzione a questi aspetti e a descriverli. La consistenza, infatti, non influenza soltanto il piacere dell’esperienza: può fornirci indicazioni anche sulla freschezza di un prodotto e sulla qualità del processo con cui è stato realizzato. Pensiamo, per esempio, a una patatina: se al primo morso non avvertiamo la sua tipica croccantezza, siamo subito portati a pensare che non sia più fresca. Lo stesso accade con un cracker: quanto è deludente scoprire che non è friabile come ci aspettavamo?

Piccante, fresco, pungente: le sensazioni che non sono gusto

Esistono poi alcune sensazioni che, pur essendo provocate da sostanze chimiche, attivano il sistema somestesico. Sono le cosiddette sensazioni chemestetiche. Spesso vengono attribuite erroneamente al gusto, mentre sono mediate principalmente dal nervo trigemino.

Tra le principali sensazioni chemestetiche troviamo:

· La piccantezza, ovvero l’irritazione e la sensazione di calore tipicamente associate al peperoncino. A provocarle è soprattutto la capsaicina. Gli occhi e le zone circostanti sono particolarmente sensibili: a chi non è mai capitato di lacrimare dopo aver assaggiato qualcosa di troppo piccante?

· La freschezza e il calore. La prima può essere provocata dal mentolo, presente nella menta: è la sensazione che avvertiamo, per esempio, quando mangiamo una caramella alla menta. Il calore può invece essere generato dall’etanolo: avete presente la sensazione che si diffonde in bocca e in gola sorseggiando una bevanda alcolica?

· La pungenza, quella sensazione intensa che raggiunge direttamente il naso quando mangiamo alimenti come il rafano, la senape o il wasabi. Basta eccedere leggermente con la quantità perché la pungenza invada le cavità nasali e, talvolta, arrivi fino agli occhi.

La pungenza, quella sensazione particolare che si avverte quando si assaggiano cibi particolari, come il wasabi
La pungenza, quella sensazione particolare che si avverte quando si assaggiano cibi particolari, come il wasabi

· Il sentore metallico, una nota che ricorda il sangue e che può essere associata alla presenza di ferro o al contatto prolungato con materiali metallici.

· L’astringenza, provocata in particolare dai tannini. Questi polifenoli interagiscono con le proteine della saliva, riducendo la lubrificazione della bocca e generando una caratteristica sensazione di secchezza e ruvidità. Avete mai masticato un vinacciolo d’uva? La sensazione che si avverte è proprio l’astringenza.

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Dal tatto all’astringenza: quante sensazioni riconosciamo a tavola?

Come abbiamo visto, il sistema somestesico comprende un universo di percezioni e svolge un ruolo fondamentale nell’esperienza di degustazione. Ma quante volte, fino a oggi, vi siete soffermati davvero su tutti questi aspetti? Da ora in poi potrete condividere queste curiosità con i vostri amici e sfidarli a riconoscere e descrivere le diverse sensazioni tattili durante un assaggio. Sarà divertente scoprire come, davanti allo stesso piatto, ciascuno possa vivere un’esperienza diversa.

Anche la seconda tappa del nostro viaggio nei sensi si conclude qui. Vi aspettiamo per scoprire insieme il prossimo protagonista. Quale senso sarà?