Bardolino è uno di quei posti in cui il lago sembra messo lì apposta: l'acqua azzurra del Garda, le colline coperte di vigne, il lungolago per la passeggiata e i borghi antichi a due passi dalla riva. Sulla sponda veronese del lago più grande d'Italia arrivano ogni anno milioni di turisti. Nel bicchiere trovano un rosso leggero e un rosato che sanno di vacanza.

Non solo rosato: il Bardolino punta sulla bevibilità del suo rosso per rilanciarsi
Crisi del vino, il Bardolino punta sui turisti del Garda per rilanciare le vendite

Una festa senza formalismi

A ottobre il Consorzio Vini Bardolino ha celebrato i suoi primi cento anni, e lo ha fatto a modo suo. Il quartier generale è stato il Parco di Villa Carrara Bottagisio, trasformato nel Bardolino Pop Garden. A dargli luce, le opere luminose dell'artista Marco Lodola, nel palinsesto di Art Verona. Una sua opera, creata apposta per il centenario, è stata presentata venerdì 9 a stampa e istituzioni. Il resto è stato degustazione, street food, la Cruncheria di Renato Bosco, musica live e dj set. «Un Centenario senza formalismi, che guarda al futuro più che al passato», lo ha definito il presidente Fabio Dei Micheli.

Un secolo (e qualcosa in più) di storia

Le prime tracce di vite sul Garda risalgono all'epoca romana. Nel Medioevo furono le istituzioni religiose a consolidare la viticoltura, e nell'Ottocento il vino si affermò con il nome di Bardolino. A fine secolo lo storico Giuseppe Solitro lo riteneva capace di competere con i migliori della penisola.

Nel Novecento arrivarono i premi, poi la fama. Luigi Veronelli lo definì "simpatico" e il giornalista Zeffiro Bocci lo bollò come il "vino più plagiato d'Italia", che in campo vinicolo assomiglia a un complimento. Il 1926 segna la nascita del Consorzio di difesa del vino tipico Bardolino, primo organismo di tutela. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta partì dagli Stati Uniti la strada dell' internazionalizzazione. Poi la Doc nel 1968, l'attuale Consorzio di tutela nel 1969 e, dai primi anni Duemila, il rinnovamento dei vigneti e la riscoperta dell'identità del territorio.

I numeri di un secolo di successi

Oggi il Consorzio rappresenta 817 soci, con più di 600 viticoltori, e una rappresentatività del 92%. I vigneti coprono 2.400 ettari, di cui 1.000 dedicati al Chiaretto. La produzione Dop supera i 18 milioni di bottiglie: circa 9,5 milioni di Bardolino rosso e 8,8 milioni di Chiaretto, che lo scorso anno è cresciuto del 3%. Il rosso resta davanti, ma di poco.

Il Chiaretto è il primo rosato italiano
Il Chiaretto è il primo rosato italiano

Il Chiaretto è anche il primo rosato italiano e spinge sull'export. All'estero va il 60% del giro d'affari, cioè circa 6 bottiglie su 10. I mercati principali sono Germania, Paesi Bassi, Francia, Regno Unito, Scandinavia, Stati Uniti, Canada e Giappone, gli stessi Paesi da cui arrivano i turisti. Sono 15 milioni le presenze turistiche l'anno sul Garda veronese, ed è qui che il Consorzio vuole giocare la partita dell'enoturismo.

L’intervista al presidente Fabio Dei Micheli: «Aggredire il futuro»

Ecco come il presidente Fabio Dei Micheli, intervistato in esclusiva da Italia a Tavola, riassume i valori del Consorzio. «Anzitutto riuscire a essere la casa comune in cui tutti i produttori devono trovare ascolto quanto a progetti e problemi: per meglio tutelare il marchio, valorizzare la denominazione e promuovere il territorio».

Fabio Dei Micheli, presidente del Consorzio Bardolino Doc
Rispetto alle attività dei consorziati, qual è il cambiamento più rilevante nell'ultimo decennio?

“Il cambiamento più importante è quello che deve ancora avvenire: riuscire a essere più efficaci e professionali in campo promozionale. A volte ho l'impressione che viviamo di rendita rispetto ai buoni risultati del passato; dobbiamo invece aggredire il futuro forti del nostro grande potenziale enologico e territoriale, e mi sembra che i membri più giovani del consorzio ce l'abbiano ben chiaro in testa”

Come pensa che influirà il cambiamento climatico nei prossimi anni?

“Abbiamo commissionato degli studi, in materia, che lasciano spazio a un po' di ottimismo: l'influenza del Lago di Garda ci aiuterà, per le temperature e per l'irrigazione, ed anzi ci ha già aiutato con maturazioni anticipate. Una volta si raccoglieva ad ottobre inoltrato, oggi non andiamo oltre settembre. Per noi è già un vantaggio”

L'influenza del lago sarà un fattore decisivo per la Denominazione
Parliamo ora del Chiaretto di Bardolino, il vino rosato più venduto d'Italia. Continuerà il suo trend di crescita?

“In una fase di mercato delicata come questa nessuno ha le certezze in tasca, ma io resto positivo. Abbiamo le potenzialità per espanderci, e questo riguarda pure il rosso, che è il vino contemporaneo per eccellenza grazie a freschezza, leggerezza, bevibilità e versatilità gastronomica: e si tratta di caratteristiche tradizionali, non di trasformazioni imposte dal mercato”

Vino contemporaneo, quindi adatto ai giovani… come si fa a conquistarli?

“È una domanda che vorrei fare io a lei, come si fa? Ricostruendo un rapporto che magari oggi si è perso, perché il vino un tempo era una sorta di compagno di tutti i pranzi in famiglia, in tutte le occasioni, oggi non più: perfino il mettersi a tavola in famiglia è ormai una chimera. Dobbiamo essere più bravi a raccontare quello che facciamo, il rapporto fra uomo e vite, che è bellissimo e poetico: serve meno tecnica, meno supponenza. Cambiare il messaggio, approfittando delle sempre nuove curiosità e richieste di approfondimento che caratterizzano il consumatore odierno. E soprattutto l'enoturista: non basta più la semplice visita in cantina, serve inventarsi qualcosa di nuovo, un'area dedicata all'ingresso del bed & breakfast, la merenda in vigna o in enoteca, una degustazione di quindici minuti e non di novanta, tutte cose che in altre parti del mondo già esistono. Bisogna sperimentare, non c'è altra via.”

"Voltiamoci avanti": la semplicità come strategia

Al Centro Congressi di Garda il convegno "Voltiamoci avanti - Vino: pensare Top e progettare Pop" ha evidenziato la parola chiave dell'intero centenario: semplicità. «Il vino deve essere semplice. Comprensibile e accessibile a tutti», ha detto Dei Micheli, spiegando che l'approccio pop si ispira alla pop art: trasformare oggetti popolari con un linguaggio ironico e immediato, indirizzato ai turisti che già frequentano il territorio. A moderare il giornalista Giacomo Mojoli, con ristoratori e imprenditori come Renato Bosco, Andrea Pernigo, Diego Rossi e Margherita Tovo.

Il convegno "Voltiamoci avanti"
Il convegno "Voltiamoci avanti"

Per l'Osservatorio del vino di Unione Italiana Vini ha parlato il responsabile, Carlo Flamini: «La sfida non è necessariamente cambiare il prodotto o il linguaggio, ma intercettare nuovi bisogni e rendersi visibili nei luoghi e nei momenti in cui questi si manifestano. Per il Bardolino, la prima opportunità è proprio il territorio, con i suoi importanti flussi turistici. Occorre presidiare la ristorazione e i luoghi di aggregazione, investire sulla formazione degli operatori e fare di ogni occasione di consumo un'opportunità per far conoscere il vino e fidelizzare nuovi consumatori.» In proposito, è previsto in ottobre un percorso di formazione aperto a tutti i soci, su accoglienza, vendita diretta e digitale. Sul fronte estero, dopo la Repubblica Ceca si guarda alla Polonia, con degustazioni già in programma a Varsavia.

L'intervento di Carlo Flamini
L'intervento di Carlo Flamini, responsabile Osservatorio Uiv

Nel bicchiere: Classico, Superiore e Chiaretto

Il rosso nasce da Corvina Veronese, con Rondinella e Molinara. È giovane e fresco, di un bel rubino brillante, con profumi di piccoli frutti rossi e spezie e una vena sapida. Il Classico viene dall'area storica attorno a Bardolino, Garda, Lazise e dintorni. Si beve volentieri nei primi anni, a tutto pasto: con zuppe e minestre, tagliatelle al ragù, risotti, salumi e formaggi non troppo stagionati.

Rosso e Rosato: le due anime del Bardolino
Rosso e Rosato: le due anime del Bardolino

Il Superiore è il fratello più serio. Ha più struttura, almeno un anno di affinamento e regge qualche anno in più in cantina. Chiede piatti più saporiti: carni in umido, formaggi di media stagionatura. Il Chiaretto è il rosato elegante del lago, dal colore tenue, profumi di fragolina e fiori e un sorso asciutto e sapido. Da servire ben fresco, è perfetto all'aperitivo e con il pesce di lago, ma sta bene anche con pasta, verdure, pizza e persino sushi. Anche nei cocktail si vede a suo agio: per la sua versatilità, il Consorzio lo porta ormai dalla spiaggia alla mixology.

Una crisi da affrontare con leggerezza

Il momento non è facile. Secondo l'Osservatorio UIV, tra 2019 e 2025 i consumi mondiali di vino sono scesi di circa il 16%. Le cantine italiane hanno scorte record, oltre 53 milioni di ettolitri, e i consumi sono fermi. A pesare sono gli stili di vita più sobri, le bevande alternative e la fatica di conquistare i giovani. Bardolino e Chiaretto hanno qualche carta da giocare. Sono vini leggeri, poco alcolici, facili da bere e versatili, proprio ciò che oggi chiedono i ristoratori. Dall'indagine Fipe-UIV di aprile emerge che i rossi più corposi soffrono, mentre reggono bianchi freschi e spumanti. È giusto aggiungere che frenano anche i rossi leggeri. Per questo il Chiaretto, fresco e trasversale, e un rosso reinventato in chiave pop devono essere raccontati meglio. La strada tracciata è questa: più turismo, più formazione, meno paroloni e un po' più di sorriso.

Riva Cornicello 3 37011 Bardolino (VR) Italia