GIRI DI VITE
Nosiola, il vitigno a rischio estinzione che oggi si racconta in cinque interpretazioni
Cantina Toblino valorizza la Nosiola, vitigno autoctono della Valle dei Laghi in Trentino, con 5 interpretazioni: dalla versione fresca al Metodo Classico, fino al Vino Santo Doc, passito prezioso ottenuto da grappoli appassiti fino a Pasqua
La trentina Valle dei Laghi, dove l’alito benefico dell’Ora del Garda si intreccia con le brezze provenienti delle Dolomiti, rappresenta da secoli un’oasi felice per la viticoltura. Stretta fra l’omonimo lago e il suggestivo castello, la Cantina Toblino di Madruzzo con i suoi oltre 500 soci e gli 800 ettari vitati dal 1960 rappresenta il player più importante dell’areale. Grazie all’accorta guida del presidente Paolo Ronnie Valenti e del nuovo direttore Denis Andreis la cantina ha instillato nuova linfa alla sua mission di valorizzare il patrimonio enologico del Trentino, associandolo con un costante sostegno tecnico ai soci e ad una sostenibilità a 360°.
Il Progetto Nosiola: cinque interpretazioni del vitigno autoctono trentino
Lo dimostra il “Progetto Nosiola”, unico vitigno autoctono a bacca bianca del Trentino, di cui la Toblino detiene ben il 50% della superficie vitata, ponendosi ad argine del rischio estinzione. Vitigno dalle caratteristiche uniche ma delicato e non produttivo come altri e a cui la Toblino riserva ben cinque declinazioni, unica realtà ad avere in catalogo così tante sfaccettature di Nosiola in purezza: dalla fragrante versione d’annata alle singolari bollicine metodo classico fino alla perla del Vino Santo.
Si parte con la Linea Classica 2025, vinificata in acciaio dal giallo paglierino tenue con riflessi verdolini. Al naso offre profumi floreali di biancospino, mela verde e il tipico richiamo di nocciola fresca. Al palato è secco, con una spiccata freschezza guidata da un’invitante nota sapida.
L’Ora e Largiller: l'evoluzione della Nosiola tra tonneaux e rovere
Step successivo L’Ora 2022, che si caratterizza per l’affinamento anche in tonneaux d’acacia e che nel calice al suo intenso giallo paglierino rivela all’olfattivo sentori di frutta tropicale, albicocca disidratata, miele d’acacia ed erbe aromatiche. Sorso pieno, morbido e profondo, con una piacevole nota sapida finale.
Con il Largiller 2016, si sale di complessità e ci si imbatte nel cru di punta che nasce da una rigorosa selezione delle uve e ben sei anni di affinamento in botte grande di rovere. Un elegante calice ricco di sentori di agrumi maturi, pesca gialla, gesso, fiori essiccati, pepe bianco e nocciola tostata che al sorso sorprende per struttura e verticalità, con un equilibrio e una persistenza di classe superiore.
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N Brut e Vino Santo: le bollicine e il passito simbolo della Valle dei Laghi
Nonostante la sua delicatezza la spalla acida della Nosiola ben si presta al Metodo Classico anche se la sua precocità rende impegnativo raccogliere grappoli adatti allo scopo. La Toblino ha accettato la sfida e con risultati lusinghieri perché le bollicine di N Brut 2021, dopo 40 mesi sui lieviti, sprigionano una soave dote fruttata racchiusa in un perlage fine e persistente che si arricchisce di terziari di lievitazione e una nettante scia minerale, per bollicine davvero originali.
Si chiude con la chicca del Vino Santo Doc 2016, il vino della festa, prodotto solo nelle annate migliori e che permettono il lungo appassimento dei grappoli spargoli sulle arèle fino a Pasqua, con acini botritizzati ad aumentarne la complessità gustativa. Dopo anni di botte questa rarità svela un fascinoso ambrato che emana note di fichi secchi, frutta tropicale, canditi e miele d’arancio. In bocca una dolcezza avvolgente e armonica coniuga struttura e piacevolezza per un nettare da pura meditazione.
Cinque sfumature di Nosiola capaci di affrontare un ampio spettro di abbinamenti, dall’aperitivo al dolce, per un plauso alla “dama bianca” della Valle dei Laghi e alla determinazione di Cantina Toblino a sostenerne la sua strenua resilienza.

