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Grecia nel calice: i vini da provare in vacanza e i piatti con cui abbinarli
Con oltre 300 varietà autoctone, la viticoltura ellenica custodisce un patrimonio sorprendente, capace di raccontare territori e tradizioni attraverso calici freschi, minerali e profondamente mediterranei. Ecco una selezione
Indice
- 1La Grecia nel calice: oltre trecento vitigni autoctoni da scoprire
- 2I bianchi greci per l’estate, dall’aperitivo al pesce alla griglia
- 3Agiorgitiko e Xinomavro, i grandi rossi per la cucina di carne
- 4Dal Vinsanto alla Retsina, cosa bere per chiudere una cena greca
- 5Da salvare sul telefono: i vitigni greci da conoscere
La cucina greca ha un pregio difficile da contestare: è sincera. Ottime materie prime, preparazioni essenziali e sapori che raccontano il Mediterraneo senza inutili artifici. C'è però un piccolo paradosso che molti italiani scoprono durante le vacanze estive: nelle località più turistiche si finisce spesso per mangiare, sera dopo sera, gli stessi piatti. Da Corfù a Rodi, passando per le Cicladi, le lavagne delle taverne sembrano seguire un copione consolidato: moussaka, souvlaki, insalata greca, tzatziki. Tutto buono, naturalmente.
La Grecia nel calice: oltre trecento vitigni autoctoni da scoprire
Esiste però un modo semplice per trasformare una cena in riva al mare in un’esperienza autentica: abbandonare il consueto vino della casa servito nella classica caraffa di metallo e lasciarsi guidare dalla straordinaria ricchezza dei vitigni autoctoni greci. La Grecia del vino sta vivendo un autentico Rinascimento.
Grazie a oltre 300 varietà autoctone, preservate nei secoli dall’isolamento di isole e montagne, il Paese custodisce uno dei patrimoni vitivinicoli più ricchi e affascinanti del Mediterraneo. Per chi ama viaggiare attraverso il calice, è un invito a scoprire un volto della Grecia spesso sconosciuto.
I bianchi greci per l’estate, dall’aperitivo al pesce alla griglia
Le lunghe serate estive chiedono vini freschi, vibranti e capaci di accompagnare la cucina mediterranea senza sovrastarla. Per l’aperitivo, mentre il sole scende lentamente sull’Egeo, vale la pena cercare una bottiglia di Malagousia, come quello di Ktima Gerovassiliou. Originaria della Grecia settentrionale, in particolare della Macedonia greca, questa varietà rischiò di scomparire prima di essere recuperata negli anni Settanta grazie all'impegno di alcuni produttori e ricercatori.
Oggi regala vini dai profumi di pesca bianca, agrumi e fiori d’arancio, con una piacevole nota erbacea. È il compagno ideale dei primi mezedes, come i tradizionali polpettini di zucchine e menta o i delicati fiori di zucca ripieni di riso.
Quando invece in tavola arriva la feta - magari cotta al forno con origano e peperoncino - il bicchiere giusto è quello del Moschofilero, come il Mantinia di Tselepos. Coltivato soprattutto sull'altopiano di Mantinia, nel cuore del Peloponneso, questo vitigno a bacca rosa vinificato in bianco sprigiona eleganti note di petali di rosa, litchi e agrumi. La sua vivace acidità e il moderato contenuto alcolico lo rendono perfetto anche con calamari e acciughe fritte, che riesce a sgrassare con naturale eleganza.
Il simbolo assoluto della viticoltura greca rimane però l’Assyrtiko, soprattutto se vi trovate a Santorini, dove tra le interpretazioni più rappresentative c’è la Cuvée Monsignori di Estate Argyros. Coltivato su terreni vulcanici e su viti a piede franco, modellate dai venti marini, è un bianco di sorprendente struttura, sostenuto da una straordinaria acidità e da una marcata impronta minerale e salina. Con un dentice appena grigliato, una ricciola o un polpo cotto sulla brace rappresenta uno degli abbinamenti più memorabili che possiate concedervi durante una vacanza in Grecia.
Agiorgitiko e Xinomavro, i grandi rossi per la cucina di carne
Quando la brezza serale rende piacevole cenare all’aperto, anche la cucina di carne trova i suoi compagni ideali. Per il classico souvlaki di maiale o pollo, oppure per la ricca stratificazione della moussaka con melanzane e besciamella, la scelta più naturale è l’Agiorgitiko, protagonista della denominazione di Nemea, nel Peloponneso nord-orientale (tra le etichette da provare c’è il Gaia Estate Nemea Agiorgitiko di Gaia Wines. Conosciuto anche come il "sangue di Ercole", questo vitigno offre tannini morbidi, profumi di ciliegia matura, prugna, frutti di bosco e delicate note speziate. Servito leggermente fresco, accompagna questi piatti con grande equilibrio.
Chi desidera vini più complessi dovrebbe invece cercare lo Xinomavro, il grande rosso della Macedonia greca, nelle denominazioni di Naoussa e Amyndeon - un’espressione interessante del vitigno è Earth and Sky di Thymiopoulos Vineyards. Per eleganza e struttura viene spesso accostato al Nebbiolo italiano: colore tenue, tannini importanti, acidità vivace e un corredo aromatico che richiama pomodoro essiccato, olive nere, erbe mediterranee e spezie. È il compagno ideale delle costolette d’agnello alla brace e degli stufati più ricchi.
Dal Vinsanto alla Retsina, cosa bere per chiudere una cena greca
A fine pasto vale la pena evitare i liquori proposti nei menu più turistici e concedersi uno dei grandi vini dolci della tradizione greca. Il Vinsanto di Santorini - da non confondere con l’omonimo toscano - nasce prevalentemente da uve Assyrtiko lasciate appassire al sole e trova una delle sue espressioni in quello di Domaine Sigalas. Il risultato è un vino intenso, ricco di note di fichi secchi, datteri, caramello e miele, ma sempre sostenuto da una freschezza che evita qualsiasi sensazione stucchevole. Con baklava e dolci di pasta fillo è un abbinamento di rara armonia.
In alternativa, il Moscato di Samos, prodotto sull'omonima isola dell'Egeo orientale, conquista con i suoi aromi di albicocca, miele d’arancio e agrumi canditi, risultando perfetto anche accanto a una semplice macedonia di frutta estiva. Un riferimento è il Samos Vin Doux della United winemaking agricultural cooperative of Samos (Uwc Samos). Infine, un piccolo gesto di curiosità che vale il viaggio: ordinate una Retsina di nuova generazione, come Tear of the Pine di Kechris.
Dimenticate il ricordo del vino resinato degli anni Ottanta, spesso rustico e poco equilibrato. Oggi molti produttori realizzano interpretazioni eleganti, fresche e balsamiche, nelle quali la resina di pino diventa un elemento aromatico raffinato e non invasivo. Servita ben fresca, accompagna magnificamente la cremosità dello tzatziki e molti dei piatti della tradizione greca.
Da salvare sul telefono: i vitigni greci da conoscere
Malagousia (Μαλαγουζιά)
- Dove nasce: Macedonia greca.
- Nel calice: pesca bianca, agrumi, fiori d'arancio, leggere note erbacee.
- Da provare con: mezedes, polpettine di zucchine, verdure, formaggi freschi.
Moschofilero (Μοσχοφίλερο)
- Dove nasce: Mantinia, nel Peloponneso.
- Nel calice: rosa, litchi, agrumi, grande freschezza.
- Da provare con: feta, calamari fritti, pesce, antipasti estivi.
Assyrtiko (Ασύρτικο)
- Dove nasce: Santorini.
- Nel calice: minerale, salino, agrumi, struttura importante e acidità vibrante.
- Da provare con: pesce alla griglia, polpo, crostacei e frutti di mare.
Agiorgitiko (Αγιωργίτικο)
- Dove nasce: Nemea, nel Peloponneso.
- Nel calice: ciliegia, prugna, frutti di bosco e spezie dolci, tannini morbidi.
- Da provare con: souvlaki, moussaka, carni alla griglia.
Xinomavro (Ξινόμαυρο)
- Dove nasce: Naoussa e Amyndeon, nella Macedonia greca.
- Nel calice: pomodoro essiccato, oliva nera, spezie, tannini importanti e lunga evoluzione.
- Da provare con: agnello alla brace, selvaggina e stufati.
Da non dimenticare
- Vinsanto di Santorini: il grande vino dolce dell'isola, ottenuto da uve appassite, perfetto con baklava e dolci al miele.
- Moscato di Samos: aromatico e profumato, ideale con la frutta fresca e la pasticceria.
- Retsina (Ρετσίνα): il vino resinato greco. Oggi molti produttori ne offrono interpretazioni moderne, fini ed equilibrate, lontane dagli stereotipi del passato.
Il viaggio è questo: lasciarsi sorprendere e scoprire il carattere autentico di un territorio. Quest’estate, davanti a un tramonto sull’Egeo, aprite la carta dei vini, pronunciate questi nomi e lasciate che sia il calice a raccontarvi una Grecia diversa: quella delle sue uve, della sua storia e della sua straordinaria identità enologica.


