C’è un’Italia che non corre dietro alle mode, ma che custodisce i propri segreti con la gelosia tipica delle cose preziose. Per trovarla, bisogna spingersi tra i paesaggi incontaminati del Molise. Dopo la Valle d’Aosta, questa è la regione più piccola d’Italia e, anche dal punto di vista vitivinicolo, la produzione è assai limitata, così come il numero delle Doc regionali: solo quattro.

Tintilia
Il Molise ha una produzione vitivinicola limitata, con appena quattro Doc regionali

Il Molise dei borghi, dei tratturi e delle vigne

Ma è proprio in questo fazzoletto di terra, sospeso tra l'Appennino e l'Adriatico, che si sta sviluppando una delle mete più affascinanti per un enoturismo fatto di suggestivi borghi medievali, paesaggi ancora integri e antiche tradizioni. Viaggiare qui significa scoprire tesori archeologici straordinari - come il teatro ellenistico di Pietrabbondante o l'antica città romana di Sepino - e camminare lungo i tratturi, le antiche vie verdi della transumanza oggi protette dall'Unesco.

Tintilia
L'antica città romana di Sepino

In questo scenario fuori dal tempo regna un vitigno unico e fiero: la Tintilia. Si tratta di una varietà a bacca nera dalle origini tanto antiche quanto incerte. A causa delle sue basse rese, tuttavia, la coltivazione della Tintilia fu in gran parte abbandonata nel secondo dopoguerra a favore di vitigni più generosi.

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Dall'abbandono alla rinascita della Tintilia

La rinascita è iniziata negli anni ’90, grazie all’intuizione di alcuni produttori lungimiranti e al successivo riconoscimento del vitigno all'interno della Doc regionale nei primi anni Duemila. Da lì, la Tintilia ha iniziato a ricevere la dovuta attenzione, culminata alla fine del 2011 con l’approvazione della Doc autonoma "Tintilia del Molise".

Tintilia
Una riproduzione di un grappolo di uva Tintilia in vigna

La denominazione include diversi vini rossi varietali basati su questo autoctono. I volumi sono microscopici: il disciplinare impone rese severe, bloccate a un massimo di 80 quintali per ettaro, traducendosi in una produzione complessiva di nicchia stimata appena tra le 350mila e le 400mila bottiglie all'anno per l'intera regione. Nonostante il crescente interesse dei critici, i vini di questa tipologia sono ancora relativamente rari e quindi preziosi, lontani dalle logiche della grande distribuzione. Per gli appassionati, questo si traduce in un'esperienza d'altri tempi: visitare le cantine molisane significa quasi sempre essere accolti direttamente dal titolare o dal vignaiolo, assaggiando il vino lì dove nasce, senza filtri e con un calore umano ormai raro.

Come si presenta nel calice e con cosa abbinarla

Ma cosa dobbiamo aspettarci al sorso? I vini da Tintilia sono specchio fedele della loro terra: di grande personalità, quasi alteri. Caratterizzati da un colore rosso rubino intenso e profondo, al naso sono intensamente fruttati e speziati, con riconoscimenti netti di prugne, amarene, liquirizia e pepe nero. Strutturati, tannici e con un tenore alcolico elevato, al palato rivelano tutta la loro stoffa: il sorso è pieno, caldo e avvolgente, che sfocia in un finale lungo e sapido.

Tintilia
Nel calice, la Tintilia si presenta con un rosso rubino intenso e profondo

A tavola, la Tintilia trova il suo matrimonio d'amore con la robusta cucina del territorio, accompagnando magnificamente i classici cavatelli al sugo di maiale, le carni d'agnello alla brace o un pezzo di Caciocavallo di Agnone ben stagionato.