AUTOCTONO
Tintilia, alla scoperta del vino rosso del Molise rinato dopo anni di abbandono
Dalle basse rese alla riscoperta avviata negli anni Novanta: oggi questo vitigno autoctono dà vita a una produzione di nicchia e accompagna un viaggio fra borghi, tratturi, cantine e antiche tradizioni locali
C’è un’Italia che non corre dietro alle mode, ma che custodisce i propri segreti con la gelosia tipica delle cose preziose. Per trovarla, bisogna spingersi tra i paesaggi incontaminati del Molise. Dopo la Valle d’Aosta, questa è la regione più piccola d’Italia e, anche dal punto di vista vitivinicolo, la produzione è assai limitata, così come il numero delle Doc regionali: solo quattro.
Il Molise dei borghi, dei tratturi e delle vigne
Ma è proprio in questo fazzoletto di terra, sospeso tra l'Appennino e l'Adriatico, che si sta sviluppando una delle mete più affascinanti per un enoturismo fatto di suggestivi borghi medievali, paesaggi ancora integri e antiche tradizioni. Viaggiare qui significa scoprire tesori archeologici straordinari - come il teatro ellenistico di Pietrabbondante o l'antica città romana di Sepino - e camminare lungo i tratturi, le antiche vie verdi della transumanza oggi protette dall'Unesco.
In questo scenario fuori dal tempo regna un vitigno unico e fiero: la Tintilia. Si tratta di una varietà a bacca nera dalle origini tanto antiche quanto incerte. A causa delle sue basse rese, tuttavia, la coltivazione della Tintilia fu in gran parte abbandonata nel secondo dopoguerra a favore di vitigni più generosi.
Dall'abbandono alla rinascita della Tintilia
La rinascita è iniziata negli anni ’90, grazie all’intuizione di alcuni produttori lungimiranti e al successivo riconoscimento del vitigno all'interno della Doc regionale nei primi anni Duemila. Da lì, la Tintilia ha iniziato a ricevere la dovuta attenzione, culminata alla fine del 2011 con l’approvazione della Doc autonoma "Tintilia del Molise".
La denominazione include diversi vini rossi varietali basati su questo autoctono. I volumi sono microscopici: il disciplinare impone rese severe, bloccate a un massimo di 80 quintali per ettaro, traducendosi in una produzione complessiva di nicchia stimata appena tra le 350mila e le 400mila bottiglie all'anno per l'intera regione. Nonostante il crescente interesse dei critici, i vini di questa tipologia sono ancora relativamente rari e quindi preziosi, lontani dalle logiche della grande distribuzione. Per gli appassionati, questo si traduce in un'esperienza d'altri tempi: visitare le cantine molisane significa quasi sempre essere accolti direttamente dal titolare o dal vignaiolo, assaggiando il vino lì dove nasce, senza filtri e con un calore umano ormai raro.
Come si presenta nel calice e con cosa abbinarla
Ma cosa dobbiamo aspettarci al sorso? I vini da Tintilia sono specchio fedele della loro terra: di grande personalità, quasi alteri. Caratterizzati da un colore rosso rubino intenso e profondo, al naso sono intensamente fruttati e speziati, con riconoscimenti netti di prugne, amarene, liquirizia e pepe nero. Strutturati, tannici e con un tenore alcolico elevato, al palato rivelano tutta la loro stoffa: il sorso è pieno, caldo e avvolgente, che sfocia in un finale lungo e sapido.
A tavola, la Tintilia trova il suo matrimonio d'amore con la robusta cucina del territorio, accompagnando magnificamente i classici cavatelli al sugo di maiale, le carni d'agnello alla brace o un pezzo di Caciocavallo di Agnone ben stagionato.


