NELLA BERGAMASCA

La festa del Moscato di Scanzo, «un esempio di come avvicinare i giovani al vino»
Con 55mila presenze in quattro giorni, l'edizione numero 18 ha fissato un nuovo primato mai raggiunto finora e mostrato una forte partecipazione di ragazzi, soprattutto nelle serate di venerdì 4 e sabato 5 settembre Di ragazzi, del loro rapporto con il calice e del futuro dell'eventone abbiamo parlato con Francesca Pagnoncelli Folcieri, presidente del Consorzio di tutela della Docg bergamasca
Quattro giorni di bel tempo (dal 3 al 6 settembre), circa 55mila presenze e un record mai raggiunto nelle 18 edizioni precedenti. La Festa del Moscato di Scanzo e dei sapori scanzesi 2026 ha portato a Scanzorosciate, paese nella Bergamasca, un pubblico numeroso, formato anche da molti visitatori alla prima esperienza. Un elemento emerso dalle domande rivolte agli organizzatori, dalle richieste di informazioni e dalla curiosità di chi voleva capire come muoversi fra banchi d’assaggio e produttori. Nelle serate di venerdì e sabato, però, a colpire è stata soprattutto la grandissima presenza dei giovani.
Arrivati per vivere la festa, molti hanno chiesto il Moscato di Scanzo fin dal primo calice e hanno girato fra i produttori per assaggiarlo. Per questo l’appuntamento è un esempio di come una manifestazione legata al territorio riesca ad avvicinare le nuove generazioni al vino (sempre più restie nel consumarlo): attraverso un’esperienza libera e conviviale, che può poi aprire la strada alla conoscenza delle cantine e della denominazione. Di questo, e tanto altro, ne abbiamo parlato con Francesca Pagnoncelli Folcieri, presidente del Consorzio di tutela della Docg.
Intervista a Francesca Pagnoncelli Folcieri
“È stato davvero l’anno dei record. Siamo arrivati a un numero che non avevamo mai raggiunto. Però, al di là dei numeri, l’impressione generale è che ci fosse tanta gente nuova, mai stata alla Festa del Moscato”
Nuovi visitatori e giovani
“Dal tipo di persone che avevamo davanti e dal fatto che chiedevano informazioni su come funzionava la festa. Probabilmente anche l’anteprima organizzata per dieci giorni a Oriocenter (il centro commerciale di Orio al Serio, vicino all’aeroporto) è servita a far conoscere l’appuntamento a un pubblico più ampio”
Verissimo. Fino a una certa ora la festa accoglie un tipo di pubblico, poi dalle ore serali in avanti cambia volto e diventa soprattutto dei giovani. È una dinamica che vediamo spesso, ma quest’anno la loro presenza è stata particolarmente evidente.
Il primo calice come punto di partenza
Sì, ed è una cosa che ho notato molto in questi quattro giorni. Tanti giovani chiedono il Moscato di Scanzo come primo bicchiere, appena arrivati, e poi lo degustano dai diversi produttori. Non so se facciano confronti veri e propri, però vengono apposta per quello.
È una festa molto grande, nella quale ci si diverte senza eccessi. In 18 edizioni non è mai accaduto nulla, e tocchiamo ferro per il futuro (ride, ndr): il paese si percorre a piedi, ci sono le navette e si presta attenzione anche alla sicurezza di chi beve e poi deve tornare a casa. Tutta questa serie di accorgimenti aiuta molto la partecipazione dei giovani.
“Certo. È un modo per tenerli legati al mondo del vino e per farglielo conoscere, cosa che in altri contesti può diventare più macchinosa. Qui si aprono le porte e si dà loro la possibilità di provare: è già una forma di avvicinamento e di educazione che funziona. Poi, chiaramente, sarebbe bene riuscire ad andare oltre”
Dalla festa alla cultura del vino
“Significa fare cultura. Le cantine aperte sono il primo modo per far capire che cosa c’è dietro a un vino. Noi siamo produttori di vino e dovremmo essere anche produttori e diffusori della nostra cultura, prima di tutto della cultura del vino. Qualunque forma di avvicinamento o di primo contatto con un possibile cliente fa bene: ogni seme di cultura lasciato può fiorire e portare ad altro. Vogliamo far capire che questo è un territorio aperto, che ha voglia di farsi scoprire e conoscere. Non potendo uscire in termini di volume di produzione, far arrivare direttamente il consumatore qui è una soluzione intelligente”
“Ci sono riflessioni da fare, ma sempre per dare a chi viene alla festa la maggior sicurezza e la maggior tranquillità di fruizione possibile. Ogni anno la festa si interroga sui miglioramenti che si possono fare, perché un intero paese si movimenta e tutto deve essere fatto con la massima serietà e attenzione”
“Non è detto che cresca in termini di dimensione, ma sicuramente crescerà nella capacità di gestire tutto quello che una festa del genere comporta e di accogliere un pubblico sempre più eterogeneo: dal giovane che si approccia per la prima volta alla persona più esperta che vuole approfondire certi aspetti. Già lo facciamo con le masterclass; sicuramente avremo sempre più laboratori e momenti di approfondimento più specialistico sul prodotto”
La promozione oltre Scanzorosciate
“Cerchiamo sempre partnership e occasioni in cui promuovere il Moscato nel modo giusto. L’obiettivo è far conoscere il vino e poi portare le persone direttamente sul territorio, soprattutto in contesti nei quali si riesce a raggiungere più facilmente anche il turista. Lo straniero è estremamente attratto dal nostro Moscato di Scanzo e da questa tipologia di vino: ci aiuta a farlo conoscere e anche a portarlo nei ristoranti bergamaschi, che da soli fanno un po’ più fatica a ordinarlo. Sulla spinta della richiesta turistica, invece, stanno aumentando anche per noi le richieste di fornitura”
“Non è una strada così semplice, però, come detto, cerchiamo sempre di attivare collaborazioni. L’ultima degustazione con il Moscato e i produttori del Consorzio l’abbiamo fatta al Circolino (ristorante in Città Alta, ndr); a fine mese saremo di nuovo a Palazzo Moroni. Sono occasioni utili per far conoscere il vino anche fuori dal suo luogo di produzione e, poi, invitare le persone a scoprirne direttamente il territorio”






