IL PANE A FIOCCHI
Panko, la leggenda del pane “elettrico” e la vera storia della panatura giapponese
Dalla cucina occidentale alla tempura, il panko ha una storia sorprendente: nato in Giappone, è legato anche all'elettricità e a una curiosa leggenda militare. Oggi la sua croccantezza è famosa nel mondo
È giapponese, ma nella sua storia c’è molta Europa. Il panko, la panatura a fiocchi oggi diffusa ben oltre i confini del Sol Levante, nasce da una serie di incontri e trasformazioni. Prima arriva il pane, portato in Giappone dai portoghesi nel Cinquecento. Persino il nome conserva la traccia di quel viaggio: pan deriva dal portoghese pão, mentre ko significa polvere o farina. Per arrivare al panko bisogna però aspettare la seconda metà dell’Ottocento.
Il panko non è così giapponese: la sua storia parte dall'Europa
Con l’era Meiji il Giappone si apre all’Occidente e nelle grandi città compaiono ristoranti che propongono crocchette, pesce fritto e cotolette. Il pangrattato importato è costoso e i cuochi cominciano a sbriciolare il pane in cassetta e a passarlo attraverso setacci metallici. Ne ricavano una mollica diversa, più grossolana e irregolare. Un passaggio importante avviene al Rengatei di Ginza, aperto a Tokyo nel 1895. Tra i modelli occidentali c’è la côtelette de veau francese, carne impanata e cotta in padella con il burro.
Il procedimento viene trasformato: la carne è immersa nell’olio, riprendendo la tecnica della tempura, e alla panatura secca viene preferita una mollica fresca e più soffice. Il vitello lascia spazio al maiale e nel 1899 entra nel menu il «pork cutlet», antenato del tonkatsu. È uno degli esempi della cucina yōshoku, ricette occidentali rilette secondo tecniche e gusti giapponesi.
Il panko inventato dai soldati? La storia della curiosa leggenda giapponese
Il panko segue la stessa strada e all’inizio del Novecento è già un prodotto riconoscibile. Nel 1916 la Miyazaki Iwamatsu Shoten, antenata dell’attuale Lion Foods, costruisce a Tokyo uno stabilimento per produrlo e venderlo. Nel 1937 la stessa azienda avvia quella che indica come la prima produzione giapponese di panko morbido. Intanto nella storia entra l’elettricità. Negli anni Trenta Shōzō Akutsu e altri tecnici dell’esercito giapponese sviluppano un sistema di cottura facendo passare corrente elettrica attraverso gli alimenti. La tecnologia viene applicata prima al riso e poi anche al pane. Da qui deriva una storia ancora oggi molto ripetuta: il panko sarebbe stato inventato dai soldati giapponesi per cuocere il pane senza accendere fuochi e produrre fumo, evitando così di rivelare la propria posizione.
Leggi anche
Il pane del panko non fa crosta: è questo il segreto delle sue scaglie
La realtà è meno lineare. Le ricerche condotte in Giappone confermano l’origine militare della cottura a elettrodi, ma non quella del panko, che esisteva già da decenni. È nel dopoguerra che le due storie finiscono per incontrarsi. La tecnologia a elettrodi viene utilizzata per produrre il pane destinato al panko e continua a esserlo ancora oggi, accanto alla normale cottura in forno. La corrente genera calore direttamente nell’impasto senza formare la tradizionale crosta. Il pane rimane chiaro e molto alveolato e, una volta sminuzzato, dà origine alle caratteristiche scaglie irregolari.
Panko o pangrattato? La differenza è tutta nella struttura dei fiocchi
È soprattutto la struttura a distinguere il panko dal nostro pangrattato: non una polvere uniforme, ma frammenti porosi che durante la frittura creano un rivestimento leggero e croccante. In Giappone, inoltre, ne esistono versioni fresche e secche, più fini o più grossolane, pensate per preparazioni diverse. Dagli anni Settanta comincia un nuovo viaggio. Il panko arriva in Europa, soprattutto per la panatura del pesce, e negli Stati Uniti entra nell’industria dei surgelati. Sulle confezioni compare inizialmente la dicitura «Japanese style panko». Poi la precisazione non serve più. La parola entra nel vocabolario gastronomico internazionale.


