Ristorazione, Confcommercio e Fipe ora devono ingranare la marcia giusta
Per dirla tutta, quasi quasi non ci credevamo più. E invece, un po' a sorpresa, Carlo Sangalli, il potente presidente di Confcommercio, l'associazione imprenditoriale a cui fa capo la Fipe, ha risposto alla lettera aperta di Matteo Scibilia che - attraverso 'Italia a Tavola” - aveva chiesto un forte impegno sindacale di fronte alla scarsa rappresentatività di un settore che, oltre alla crisi, ha registrato anche lo 'strappo” dell'ingresso del gruppo di Gualtiero Marchesi in Confindustria. All'appello di Scibilia non è quindi mancata la risposta di Sangalli, che è anche presidente dell'Unione del commercio e della Camera di commercio di Milano, la città dove maggiormente si gioca il futuro della ristorazione.
L'intervento di Sangalli ricorda alcune delle operazioni fatte, soprattutto nel territorio lombardo, per cercare di restituire forza e spessore ad un settore che era stato di fatto un po' abbandonato a favore di altre realtà dei pubblici esercizi o comunque del comparto turistico. Dall'isola pedonale estiva sui Navigli ai 'voucher lavoro” per l'assunzione agevolata, anche nei pubblici esercizi, di studenti e lavoratori disoccupati, sono molti i casi citati dal presidente di Confcommercio, e pur importanti sono gli impegni futuri a difesa di questa componente importante della piccola impresa.
Dalla lettera emerge forte la volontà della Confederazione di essere sempre di più la casa dei ristoratori, tanto che dice espressamente di contare anche sull‘apporto di professionisti come Scibilia proprio per rilanciare questo ruolo. Mancano però i riferimenti ad alcune delle questioni più scottanti per il settore come una diversa riorganizzazione della ristorazione di qualità, il rapporto con gli alberghi invece che con gli agriturismi, la progressiva trasformazione della Fipe in ente erogatore di servizi base ma con poca assistenza strategica, finendo magari per occuparsi di promozione di prodotti o fiere che non sarebbero proprio di sua competenza.
Poiché la ristorazione, come sottolinea Sangalli, è «una risorsa straordinaria» per Milano ma anche per tutto il Paese, siamo lieti di questa netta riaffermazione a cui speriamo ora di veder seguire in breve tempo fatti concreti che risolvano i troppi dubbi e le mediazioni fra gli interessi diversi sia nella Fipe (le esigenze dei gestori dei locali legate alle movide milanese e romana non sono certo quelle dei ristoratori, dei pizzaioli o dei baristi del resto della città o della provincia) che nella stessa Confcommercio. Pensiamo solo alla partita tutta interna in Confcommecio fra la Federalberghi e la Fipe che sul Codice del turismo del ministro Michela Vittoria Brambilla ha visto prevalere la lobby degli hotel su quella dei ristoranti, facendo saltare il già difficile equilibrio su cui si basava finora il complesso mondo della somministrazione di alimenti al pubblico. Per non parlare della riforma delle norme igienico sanitarie su cui Confcommercio e Fipe non possono permettersi che le giuste attenzioni e i controlli oggi esercitati sui ristoranti non vengano attuate anche su tutti gli altri operatori che propongono cibo: dagli alberghi alle pasticcerie, dalle gastronomie ai self service.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
Articoli correlati:
Cuochi e sindacati di categoria Confcommercio in prima linea
I cuochi non sono Confindustria Serve solo una Fipe più forte
Gualtiero Marchesi adotta l'aquila Il Divino si iscrive a Confindustria
Avviso a naviganti e Ministri I cuochi non sono la Ristorazione
Per salvare il settore Ristorazione ci vorrebbe un "Marchionne"
Ristorazione, lo strappo di Marchesi impone alla Fipe di reagire
Sul futuro della Ristorazione il silenzio di Brambilla e Romano
Enogastronomia e turismo Le opportunità sprecate di BuonItalia
Fra la Brambilla e la Fipe i numeri veri della ristorazione
In vigore il Codice del turismo La Fipe sospende il giudizio
L'intervento di Sangalli ricorda alcune delle operazioni fatte, soprattutto nel territorio lombardo, per cercare di restituire forza e spessore ad un settore che era stato di fatto un po' abbandonato a favore di altre realtà dei pubblici esercizi o comunque del comparto turistico. Dall'isola pedonale estiva sui Navigli ai 'voucher lavoro” per l'assunzione agevolata, anche nei pubblici esercizi, di studenti e lavoratori disoccupati, sono molti i casi citati dal presidente di Confcommercio, e pur importanti sono gli impegni futuri a difesa di questa componente importante della piccola impresa.
Dalla lettera emerge forte la volontà della Confederazione di essere sempre di più la casa dei ristoratori, tanto che dice espressamente di contare anche sull‘apporto di professionisti come Scibilia proprio per rilanciare questo ruolo. Mancano però i riferimenti ad alcune delle questioni più scottanti per il settore come una diversa riorganizzazione della ristorazione di qualità, il rapporto con gli alberghi invece che con gli agriturismi, la progressiva trasformazione della Fipe in ente erogatore di servizi base ma con poca assistenza strategica, finendo magari per occuparsi di promozione di prodotti o fiere che non sarebbero proprio di sua competenza.
Poiché la ristorazione, come sottolinea Sangalli, è «una risorsa straordinaria» per Milano ma anche per tutto il Paese, siamo lieti di questa netta riaffermazione a cui speriamo ora di veder seguire in breve tempo fatti concreti che risolvano i troppi dubbi e le mediazioni fra gli interessi diversi sia nella Fipe (le esigenze dei gestori dei locali legate alle movide milanese e romana non sono certo quelle dei ristoratori, dei pizzaioli o dei baristi del resto della città o della provincia) che nella stessa Confcommercio. Pensiamo solo alla partita tutta interna in Confcommecio fra la Federalberghi e la Fipe che sul Codice del turismo del ministro Michela Vittoria Brambilla ha visto prevalere la lobby degli hotel su quella dei ristoranti, facendo saltare il già difficile equilibrio su cui si basava finora il complesso mondo della somministrazione di alimenti al pubblico. Per non parlare della riforma delle norme igienico sanitarie su cui Confcommercio e Fipe non possono permettersi che le giuste attenzioni e i controlli oggi esercitati sui ristoranti non vengano attuate anche su tutti gli altri operatori che propongono cibo: dagli alberghi alle pasticcerie, dalle gastronomie ai self service.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
Articoli correlati:
Cuochi e sindacati di categoria Confcommercio in prima linea
I cuochi non sono Confindustria Serve solo una Fipe più forte
Gualtiero Marchesi adotta l'aquila Il Divino si iscrive a Confindustria
Avviso a naviganti e Ministri I cuochi non sono la Ristorazione
Per salvare il settore Ristorazione ci vorrebbe un "Marchionne"
Ristorazione, lo strappo di Marchesi impone alla Fipe di reagire
Sul futuro della Ristorazione il silenzio di Brambilla e Romano
Enogastronomia e turismo Le opportunità sprecate di BuonItalia
Fra la Brambilla e la Fipe i numeri veri della ristorazione
In vigore il Codice del turismo La Fipe sospende il giudizio



I commenti dei lettori
4 commenti su questo articolo
Anonimo
Basta Confcommercio o Confesercenti, serve un sindacato di soli ristoratori
Parole parole soltanto parole: la realtà è che i ristoratori italiani dovrebbero uscire da confcomm, confeserc, e da qualsiasi associazione e crearne una loro. La Confcommercio che parla e di cui anche io sono socio non può tutelare gli interessi dei ristoratori senza danneggiare i suoi associati con bar o gastronomie che servono pranzi veloci. La mia considerazione è che dobbiamo essere noi a tutelarci e la prima tutela è quella di aggregarci sotto un'unica sigla (la nostra) e non affidarci a chi deve dare un colpo alla botte e uno al cerchio. Ma questo deve essere a livello nazionale perchè leggendo il vs giornale i problemi che hanno a Milano sono gli stessi di Reggio Emilia e forse non conosco la realtà anche a Roma o Taranto. Basta associazioni miste non siamo più genericamente commercianti, ma siamo specialistì professionisti. GRAZIE e buona vita
Anonimo
Le sagre fasulle danneggiano la ristorazione
Sono davvero troppe le sagre fasulle. Portano via il lavoro a noi onesti ristoratori e danneggiano le eccellenze italiane della tavola.
Anonimo
Perché non si fa mea culpa?
Siamo alle solite: si ribadiscono i meriti e i nobili intenti, ma non si fa mea culpa cercando di individuare i motivi per i quali tanti colleghi esercenti non hanno più fiducia nelle associazioni di categoria. Gli scandali Panebianchi e Billè hanno minato le fondamenta delle istituzioni: ormai certe strutture sono da considerarsi come tante poltrone e quindi centri di potere, dove la tutela degli associati viene sbandierata ma poi si pensa a ben altro.
Anonimo
Nulla è cambiato, le sagre proliferano sempre di più...
Condivido tutto quanto sopra negli articoli, ma vorrei precisare il baccano che è stato fatto lo scorso anno a riguardo delle sacre feste paesane e quanto altro, mi sembra che tutto questo le varie associazioni se lo siano dimenticato, perché nulla è stato fatto, anzi hanno proliferato ancora di più, tutti se ne sono dimenticati, è la classica moda all'italiana, si parla tanto per gettare la polvere negli occhi e poi ci si dimentica di andare fino in fondo, bravi... facciano fare le feste ai comitati paesani, rionali comprese la aziende agrituristiche, e assicurino le persone che ci lavorano, facciano i corsi haccp, facciano le ricevute fiscali, e soprattutto paghino le tasse, così togliamo una bella fetta di evasione, non diamo sempre la colpa ai ristoratori, mi sembra troppo comdodo, non vi pare?