Lo Spritz tarocco che squalifica la categoria
Lo scandalo padovano ha avuto il merito di aprire un confronto sulla correttezza di quanto viene venduto in alcuni pubblici esercizi. La fiducia dei clienti non può essere messa a repentaglio per colpa di pochi furbetti
Chissà se avremo lo sciopero dello Spritz? Se fossimo un Paese serio, a quest’ora da Padova si sarebbe già allargata una protesta a macchia d’olio contro gli stupidi imbrogli di quei baristi che in uno degli aperitivi oggi più di moda sostituiscono l’ingrediente base (l’Aperol) con sottomarche che ne richiamano colore e gusto. Una pratica condannata come frode commerciale e che, sempre se fossimo in un Paese serio, porterebbe diritto alla sospensione della licenza comunale di quei locali.
Questa notizia mette in fila una serie di abitudini negative che non sono in alcun modo giustificabili - come qualcuno ha tentato di fare - con la crisi. In primo luogo c’è la truffa di vendere un cocktail taroccato come se fosse l’originale (il nome Spritz indica per chiunque una precisa scelta di ingredienti!), imbrogliando il consumatore. C’è poi una squallida concorrenza sleale nei confronti dei bar che correttamente preparano uno Spritz con ingredienti che costano di più, ma lo vendono allo stesso prezzo di chi fa il furbo. E tutto questo in una totale mancanza di fantasia e creatività, che invece è quanto si potrebbe trovare in un esercizio pubblico: basterebbe infatti chiamare il cocktail con qualche piccola variante, tipo “Spritz a modo mio”, il “mio Spritz”, il “quasi Spritz” o, ancor più semplice, “Spitz sbagliato”, ecc... e tutto sarebbe almeno in parte giustificato.
Lo scandalo padovano ha peraltro avuto il merito di aprire in modo ufficiale un confronto sulla correttezza di quanto viene venduto in alcuni pubblici esercizi dove non è purtroppo raro trovare chi imbroglia. Quel che vale per l’aperitivo vale per molti drink nei locali della Milano notturna. Non dimentichiamo che da una recente indagine del Comune di Milano emergeva che un locale su quattro somministrava alcolici taroccati.
Certo in momenti duri come questi tutti cercano di arrangiarsi come possono, riducendo un po’ i costi. E purtroppo la qualità. Ma a tutto c’è un limite. E fra quelli invalicabili c’è quello della fiducia che il consumatore deve avere in un gestore. Non si può contare sulla scarsa conoscenza del consumatore o sull’obiettiva difficoltà a riconoscere componenti miscelate. L’esempio di Padova va applicato in tutti i Comuni e un ruolo attivo toccherebbe anche alle associazioni di categoria a cui spetta di difendere i gestori onesti anche dai “colleghi” furbetti.
Questa notizia mette in fila una serie di abitudini negative che non sono in alcun modo giustificabili - come qualcuno ha tentato di fare - con la crisi. In primo luogo c’è la truffa di vendere un cocktail taroccato come se fosse l’originale (il nome Spritz indica per chiunque una precisa scelta di ingredienti!), imbrogliando il consumatore. C’è poi una squallida concorrenza sleale nei confronti dei bar che correttamente preparano uno Spritz con ingredienti che costano di più, ma lo vendono allo stesso prezzo di chi fa il furbo. E tutto questo in una totale mancanza di fantasia e creatività, che invece è quanto si potrebbe trovare in un esercizio pubblico: basterebbe infatti chiamare il cocktail con qualche piccola variante, tipo “Spritz a modo mio”, il “mio Spritz”, il “quasi Spritz” o, ancor più semplice, “Spitz sbagliato”, ecc... e tutto sarebbe almeno in parte giustificato.
Lo scandalo padovano ha peraltro avuto il merito di aprire in modo ufficiale un confronto sulla correttezza di quanto viene venduto in alcuni pubblici esercizi dove non è purtroppo raro trovare chi imbroglia. Quel che vale per l’aperitivo vale per molti drink nei locali della Milano notturna. Non dimentichiamo che da una recente indagine del Comune di Milano emergeva che un locale su quattro somministrava alcolici taroccati.
Certo in momenti duri come questi tutti cercano di arrangiarsi come possono, riducendo un po’ i costi. E purtroppo la qualità. Ma a tutto c’è un limite. E fra quelli invalicabili c’è quello della fiducia che il consumatore deve avere in un gestore. Non si può contare sulla scarsa conoscenza del consumatore o sull’obiettiva difficoltà a riconoscere componenti miscelate. L’esempio di Padova va applicato in tutti i Comuni e un ruolo attivo toccherebbe anche alle associazioni di categoria a cui spetta di difendere i gestori onesti anche dai “colleghi” furbetti.



I commenti dei lettori
3 commenti su questo articolo
marco sansone
Tutto il mondo è paese
Egregio signor Carmine, i 100 metri piu' in la' lo hanno fatto a LOndra la capitale di uno degli stati piu' rappresentativi al mondo. Il signor Redzepi e' di Copenhaghen, capitale della Danimarca altra nazionem virtuosa. Il " el bulli" era in Spagna e lo scandalo del textura e' partito di li', sugli scaffali dei supermercati tedeschi ed olandesi troviamo: vini italiani tarocchi a 3 euro, mozzarelle del piffero, parmigiani reggiani sloveni etc. etc., tutte nazioni che hanno i governanti "seri" come vorrebbe lei........Tutto il mondo e' paese, in piu' in quei virtuosissimi paesi la pressione fiscale e' meno della meta',quindi????
carmine lamorte
Sanzioni obbligatorie
Be se si vende un prodotto spacciandolo per l'originale, questo si chiama "Truffa". Ci vorrebbero sanzioni serie. La chiusura? Una settimana di chiusura per chi viene preso a vendere prodotti di sottomarca per originali, e dopo tre di queste chiusure, un mese. E se recidivo, gli si toglie la licenza, e si interdice il soggetto per 5 anni dalla gestione di publici esercizi. altro che far chiudere il locale e poi andare ad aprire 100 metri piu in là. Questo sarebbe un comportamento serio, in uno stato seri, senza se e senza ma, senzo apperllo a giudici, tar o altro! Ma l'Italia con i governanti che si ritrova, è uno stato serio? Ecco la risposta ve la siete già data! Quindi possiamo parlarne finchè vogliamo, ma l'andazzo continuerà tale e quale. Come nel Gattopardo, si fa finta di cambiare per non cambiare niente.
marco sansone
La chiusura sarebbe una sanzione esagerata
Be' non esageriamo sulle chiusure per una cosa cosi' seppur grave. Cosi' tutte le pizzerie che scrivono mozzarella e poi pasta filata??? ...e cosi' via .E poi calma sul paese serio, al signor Redzepi per una cosa ben piu' grave gli hanno dato il secondo posto nella classifica mondiale!!!!! Al signor Heston Blumental per una cosa gravissima ha aperto 100 metri piu' in la'!!! Quindi non dobbiamo esagerare, tenuto conto che visti i numeri delle bottiglie sembra che il quasi spritz abbia avuto un gran successo. Poi invece i produttori del quasi Aperol non li prendiamo in esame?????? Per fare un taroco ci vuole un tarocco.