L'INTERVISTA

Come salvare cozze e vongole dal granchio blu? A Scardovari la risposta è «diversificare»
In un'intervista a Italia a Tavola, Paolo Mancin, presidente del Consorzio dei pescatori del Polesine, spiega la nuova strategia dopo la crisi: vendere il granchio blu e continuare ad allevare molluschi. Un impianto è stato affittato a una società dello Sri Lanka, che riceve il 95% del granchio pescato ogni giorno, mentre si investe anche sulle ostriche
La qualità delle sue produzioni, il legame con la laguna e la capacità dei pescatori di adattarsi a un ambiente che cambia. Da qui ha deciso di ripartire Scardovari (Ro). Una strada tutt’altro che semplice, dopo che l’arrivo del granchio blu ha messo in ginocchio un intero comparto e ha cambiato la storia di un intero territorio, ma che oggi rappresenta la prospettiva attraverso cui provare a lasciarsi alle spalle la fase più drammatica della crisi. Non un ritorno alla normalità, almeno per il momento, ma un percorso di resistenza e ricostruzione che passa dalla valorizzazione delle risorse disponibili e dalla ricerca di nuove opportunità.
Scardovari, dove il fiume incontra il mare
Siamo nella Sacca di Scardovari, nel cuore del Delta del Po, a Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Un territorio unico, dove le acque dolci del fiume incontrano quelle salate del mare Adriatico e danno vita a un ambiente lagunare dalle caratteristiche particolari, da decenni vocato alla molluschicoltura. Qui, tra i paesaggi disegnati dalle cavàne, le tipiche costruzioni dei pescatori affacciate sull’acqua, sono cresciute generazioni di lavoratori e si è sviluppata una filiera che ha saputo trasformare le peculiarità naturali della laguna in produzioni di eccellenza.
Le vongole veraci, le cozze e, più recentemente, le ostriche raccontano una storia fatta di conoscenze tramandate, lavoro quotidiano e attenzione all’ambiente. Tra i prodotti simbolo c’è la Cozza di Scardovari Dop, che nel 2013 ha ottenuto la Denominazione di origine protetta. Le acque salmastre della Sacca contribuiscono infatti a conferirle una particolare dolcezza e un basso contenuto di sodio. Caratteristiche che al palato la rendono unica. Un patrimonio che il Consorzio delle Cooperative Pescatori del Polesine, realtà fondata nel 1976 e oggi punto di riferimento per 14 cooperative, ha contribuito a costruire e valorizzare.
Il granchio blu e una lotta impari
Poi, dal 2023, è arrivato il granchio blu. Una specie aliena invasiva, originaria delle coste atlantiche americane, che ha trovato nell’Adriatico condizioni favorevoli alla diffusione e ha colpito duramente gli allevamenti di molluschi. Per le vongole, in particolare, l’impatto è stato devastante, con conseguenze che hanno superato i confini strettamente economici, mettendo a rischio il lavoro, il reddito e la tenuta sociale di un territorio che vive di pesca e acquacoltura.
La risposta iniziale è stata quella di combattere il nuovo predatore, cercando di contenerne la presenza e di difendere gli allevamenti. Un obiettivo rivelatosi presto impossibile da conseguire. Da qui la necessità di cambiare prospettiva: continuare a proteggere le produzioni tradizionali, ma allo stesso tempo provare a trasformare il granchio blu in una risorsa commerciale.
L'intervista al presidente Paolo Mancin
È in questo scenario che Scardovari sta cercando la propria strada per ripartire. A raccontarla è Paolo Mancin, presidente del Consorzio delle cooperative pescatori del Polesine e del Consorzio tutela Cozza Dop di Scardovari.
“La situazione è di ripresa e resistenza. Stiamo convivendo con la crisi del granchio blu che, dal 2023, ha sconvolto economicamente e socialmente tutto il territorio e il comparto. Stiamo cercando in tutti i modi di venire fuori da questa crisi.”
Dal contrasto alla valorizzazione del granchio blu
“Inizialmente lo vedevamo come un aggressore e un distruttore e lo abbiamo combattuto, confidando di sconfiggerlo ed eliminarlo. Ci abbiamo provato in tutti i modi possibili, ma dopo un anno e mezzo abbiamo capito che era una battaglia persa. Così abbiamo cambiato strategia, con l’obiettivo di valorizzarlo. Cerchiamo di pescarlo e commercializzarlo il più possibile, nel tentativo di trasformarlo in una risorsa. Lo abbiamo nelle nostre lagune ed è necessario creare un’opportunità diversa. Difficilmente sparirà e quindi dobbiamo venderlo.”
“Non vuol dire abbandonare le eccellenze che da cinquant’anni alleviamo, dalle cozze alle vongole veraci, fino alle ostriche. È tutto più complicato, è tutto più difficile, ma lavoriamo ogni giorno per trovare gli strumenti giusti per continuare a produrre.”
La commercializzazione e i numeri della crisi
“Come Consorzio avevamo due impianti di depurazione e confezionamento dei molluschi. Uno dei due lo abbiamo affittato a una società dello Sri Lanka: abbiamo tolto i nostri macchinari e loro hanno messo i propri. A questa società conferiamo il 95% del granchio blu pescato ogni giorno, circa 150 quintali. Abbiamo perso circa il 50% dei nostri pescatori, ma quelli rimasti possono così avere un minimo di reddito e sanno dove conferire il granchio. In Italia sarebbe difficile venderlo e valorizzarlo.”
“Parliamo di fatturato: nel 2023 eravamo a 60 milioni di euro, nel 2024 siamo scesi a 15 milioni. La produzione di vongole veraci è passata da 50mila quintali a 5mila quintali. È un divario incredibile, che mai nessuno poteva immaginare. Ci è successo, è capitato, ma vogliamo venirne fuori. Pian piano stiamo risalendo la china e vogliamo portare avanti quello che i nostri avi hanno costruito.”
Cozze e ostriche per il futuro di Scardovari
“La vongola è stata la vittima principale del granchio blu. In parte è stata colpita anche la cozza. L’ostrica molto meno, perché la coltivazione viene fatta in maniera tale da proteggerla dal granchio blu. L’ostrica è molto consumata anche in Italia, ma fino a ieri il 90% veniva importato. Lo spazio per le nostre eccellenze c’è sul mercato interno, anche perché abbiamo prodotti unici, visto che le nostre acque sono diverse. Sono prodotti delicati: l’acqua è salmastra e dà una sapidità diversa rispetto a quella di altri ambienti. La Cozza Dop è una di queste, ma lo sono anche le ostriche. Confidiamo che questa diversificazione possa essere utile per tenere i pescatori sul territorio.”
“Il 2024 è stato l’anno zero. Il 2025 è andato meglio. Pian piano stiamo risalendo e vogliamo resistere, convivere con questo granchio e valorizzarlo.”




