INTERVISTA A FABRI

Affitti brevi, la richiesta degli albergatori a Booking e Airbnb: «Verificate gli annunci»
Gli affitti brevi pongono anche il tema della responsabilità delle piattaforme. Elisabetta Fabri chiede che chi intermedia gli alloggi contribuisca ai controlli, verificando la conformità degli annunci e impedendo la pubblicazione di quelli irregolari. Per la presidente di Confindustria Alberghi servono inoltre più trasparenza sui dati e condizioni fiscali più equilibrate
Indice
- 1Affitti brevi, 51 quartieri su 60 oltre la soglia critica
- 2L’intervista a Elisabetta Fabri
- 3Affitti brevi, le regole devono essere proporzionate a chi li gestisce
- 4Affitti brevi, troppa offerta può danneggiare anche il turismo
- 5Affitti brevi, sicurezza e fisco: gli obblighi da allineare agli hotel
- 6Affitti brevi, Fabri: le piattaforme devono verificare gli annunci
Sugli affitti brevi l'Europa ha fatto un primo passo con l'Affordable Housing Act, presentato dalla Commissione europea il 9 settembre: le locazioni turistiche non vengono indicate come causa principale della crisi abitativa, ma nelle aree più sotto pressione potranno essere introdotte misure proporzionate. In Italia, intanto, i dati di Scenari Immobiliari per Il Sole 24 Ore mostrano una pressione significativa in diversi quartieri di Milano, Roma, Firenze, Venezia e Napoli, mentre le città stanno sperimentando soluzioni diverse: Napoli sulla destinazione residenziale, Firenze sulle quote territoriali, Roma sulla disciplina urbanistica. E a Merano (Bz) alcune decine di residenti si sono ritrovati in centro e hanno percorso correndo le vie più frequentate dai turisti, facendo simbolicamente uno slalom tra le comitive. Non c'erano cronometro né una vera competizione: l'obiettivo era rappresentare, in modo ironico, la difficoltà percepita dai residenti nel vivere e muoversi in una città molto affollata, anche se i commercianti hanno contestato questa lettura, sostenendo che il turismo è indispensabile per molte attività e che prendersela con i visitatori significa colpire il bersaglio sbagliato.
Ma oltre all’overtourism e alle città che cambiano, il punto è un altro, come da sempre ha sostenuto Italia a Tavola: non ha senso applicare la stessa disciplina a chi affitta occasionalmente una casa e a chi gestisce decine di immobili come un'attività professionale. È questa la posizione abche di Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi: quando l'affitto breve assume una dimensione imprenditoriale, deve comportare obblighi, responsabilità e standard comparabili a quelli degli alberghi, anche sul fronte della sicurezza, della fiscalità e della trasparenza. Ma anche le piattaforme non devono limitarsi a pubblicare gli annunci, ma verificare che siano regolari e bloccare quelli privi di CIN o non conformi alle norme locali
Affitti brevi, 51 quartieri su 60 oltre la soglia critica
Una simulazione di "Scenari Immobiliari" per Il Sole 24 Ore mostra una forte pressione sul mercato residenziale nelle cinque città che concentrano circa l'80% delle locazioni turistiche: Milano, Roma, Firenze, Venezia e Napoli. Nei 60 quartieri analizzati, 51 superano la soglia di otto anni e circa 31 quella di dieci. I valori più elevati si registrano a Duomo-Signoria a Firenze (20) e Cannaregio a Venezia (19,5), seguiti da San Carlo-Palazzo Reale a Napoli (14,1), Trastevere a Roma (13,9) e Duomo a Milano (10,3). Allargando lo sguardo ai 474 quartieri considerati dallo studio, però, la quota sopra la soglia scende a poco più del 43%, con differenze significative tra città e quartieri. A Firenze e Venezia tutti quelli analizzati sono sopra il limite, mentre a Milano sono cinque su dodici, compresi alcuni quartieri periferici come Bicocca, Santa Giulia e Cascina Merlata. La simulazione va comunque letta con cautela: utilizza il reddito medio pro capite Irpef, mentre il criterio europeo fa riferimento al reddito disponibile, dato non disponibile in Italia con lo stesso dettaglio territoriale. Secondo Aigab, questo può determinare una sovrastima dell'indice del 32,6% in media e fino all'80% a Napoli.
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Per questo l'associazione propone di affiancare al rapporto prezzo/reddito anche il rapporto tra Codici identificativi nazionali (Cin) e stock abitativo, con una soglia indicativa del 5%: nei 20 capoluoghi analizzati sono stati censiti 136.220 Cin su oltre 5,2 milioni di unità abitative, con un'incidenza inferiore al 7% anche a Firenze e Venezia e compresa tra il 2% e poco più del 3% a Milano, Napoli e Roma, per un dato aggregato del 2,6%. Anche questo indicatore va però letto con cautela: avere un Cin non significa essere presenti sul mercato tutto l'anno. Secondo le stime Aigab basate sui dati di Inside Airbnb, nelle cinque città considerate solo una casa su tre tra quelle dotate di Cin risulta offerta stabilmente per l'intero anno, mentre circa il 70% viene utilizzato occasionalmente o non è costantemente presente sulle piattaforme. Il quadro mostra quindi che non tutto lo stock potenzialmente destinato agli affitti turistici produce lo stesso effetto sul mercato residenziale e che anche gli operatori non hanno la stessa dimensione e intensità di attività. È proprio su questa differenza che si concentra il confronto sulle regole.
L’intervista a Elisabetta Fabri
“L’iniziativa del Comune di Napoli rappresenta senza dubbio un passo coraggioso e un segnale politico di primaria importanza, perché dimostra come gli enti locali possano e debbano utilizzare la propria leva urbanistica in assenza di un quadro legislativo nazionale davvero organico. Tuttavia, la sola risposta urbanistica locale non può essere ritenuta sufficiente per riordinare un intero settore. Se analizziamo quanto sta accadendo nelle grandi città d’Italia, emerge con chiarezza che ci troviamo di fronte a modelli di intervento estremamente frammentati. Napoli ha scelto la via della tutela della residenzialità, stabilendo all’interno del centro storico una soglia minima del 70% della superficie di ciascun edificio riservata alle abitazioni ordinarie e vincolando il restante 30% alle destinazioni extralberghiere tramite titoli edilizi specifici.”
“Firenze, poggiando su una legge regionale dedicata, ha optato per il contingentamento territoriale puro, bloccando le nuove licenze nelle sottozone del centro storico sullo stock esistente al 2024. Roma ha imboccato una terza strada, intervenendo sulle norme tecniche del Piano Regolatore per creare la sottocategoria urbanistica turistico-ricettiva e porre le premesse per regolamenti futuri. ”
Affitti brevi, le regole devono essere proporzionate a chi li gestisce
“Si tratta di una difformità dimostra che il governo del territorio richiede strumenti mirati, ma per riequilibrare realmente il mercato serve una logica di proporzionalità. Affermare che occorrono «regole uguali per tutti» sarebbe una semplificazione errata. La vera equità non consiste nel trattare situazioni diverse nello stesso modo, ma nell’applicare regole proporzionate alla dimensione e alla natura dell’attività. Bisogna distinguere chiaramente chi affitta una stanza della propria abitazione per integrare il reddito familiare da chi gestisce decine di immobili con una struttura organizzata e industriale. Chi opera con logiche professionali e d'impresa deve sottostare agli stessi principi di responsabilità, trasparenza e sicurezza previsti per le strutture ricettive tradizionali, evitando che la formula contrattuale della locazione diventi una scorciatoia per eludere gli standard d'impresa.”
Affitti brevi, troppa offerta può danneggiare anche il turismo
“Regolamentare non significa affatto contrarre l'offerta turistica o soffocare la libertà d'impresa, ma governarla con senso di responsabilità ed evitare che la saturazione distrugga il valore stesso dei nostri centri urbani. La crescita esponenziale e non governata dell'extralberghiero ha innescato processi di monocultura turistica che rischiano di svuotare le città storiche della loro anima, espellendo la residenzialità, i servizi di prossimità e l'artigianato locale. Quando un centro storico perde i suoi abitanti e la sua rete sociale, smette di essere una città viva per trasformarsi in una scenografia ad uso e consumo del visitatore “mordi e fuggi.”
“Questo fenomeno genera un paradosso evidente: l'eccesso di offerta ricettiva finisce per deteriorare la qualità dell'esperienza turistica complessiva. Il turista d'oggi cerca autenticità, vivibilità e servizi di livello, mentre la pressione incontrollata sui centri urbani manda in tilt i servizi pubblici locali, dalla gestione dei rifiuti alla mobilità. Non è un caso che i grandi comuni utilizzino il gettito dell'imposta di soggiorno in grandissima parte per coprire i costi di trasporto pubblico e manutenzione urbana, come vediamo a Firenze dove oltre 41 milioni di euro di incassi sono destinati al trasporto locale e solo il 2,3% alla promozione, o a Milano dove su oltre 180 milioni di previsione l'ambito turistico diretto assorbe appena l'1,1% delle risorse. Per questo governare la distribuzione dei flussi attraverso regole urbanistiche e di destinazione è l'unico modo per proteggere l'attrattività a lungo termine e garantire un'esperienza ricettiva d'eccellenza.”
Affitti brevi, sicurezza e fisco: gli obblighi da allineare agli hotel
“La prima fondamentale priorità riguarda la sicurezza e la rispondenza tecnica dell'immobile. Le strutture alberghiere sono soggette a stringenti normative sulla prevenzione incendi, sull'accessibilità, sui controlli impiantistici e sulle dotazioni di emergenza. È indispensabile che anche le unità abitative destinate alla locazione turistica garantiscano standard minimi ed equiparabili, a partire dai requisiti di agibilità edilizia e dalle certificazioni di sicurezza, per assicurare l'incolumità degli ospiti e del vicinato. La seconda priorità è la trasparenza e la tracciabilità operativa e fiscale. Sebbene l'introduzione del Codice Identificativo Nazionale rappresenti un passo avanti importante, occorre garantire che ogni immobile immesso sul mercato sia inserito in una banca dati pubblica verificabile in tempo reale, affinché le amministrazioni comunali possano effettuare controlli incrociati immediati sul patrimonio edilizio, come auspicato anche dalle nuove norme di Napoli. La terza priorità è la piena equità nell'applicazione dei tributi e degli oneri locali. Penso in primo luogo all'IMU e alla TARI, ma anche all'imposta di soggiorno. Gli alberghi pagano tariffe sui rifiuti parametrate ad attività ricettive ad alta produzione e contribuiscono alla fiscalità locale in modo certo e trasparente. Le abitazioni utilizzate per scopi ricettivi non possono continuare a godere delle agevolazioni o dei regimi propri delle utenze domestiche tradizionali quando di fatto svolgono un'attività ricettiva continua. Allineare questi aspetti significa eliminare una concorrenza sleale di matrice fiscale che oggi grava ingiustamente sulla ricettività ufficiale.”
Affitti brevi, Fabri: le piattaforme devono verificare gli annunci
“Le piattaforme digitali rappresentano il principale canale di intermediazione e di accesso al mercato; per questa ragione non possono chiamarsi fuori dagli obblighi di controllo e di responsabilizzazione sul territorio. L'intermediazione non può essere disgiunta dalla verifica della legalità dell'offerta. Le piattaforme devono integrare nei propri algoritmi di pubblicazione controlli automatici stringenti, bloccando preventivamente gli annunci privi del Codice Identificativo o difformi dalle norme urbanistiche ed edilizie vigenti a livello locale. Il rapporto con le strutture tradizionali deve essere riequilibrato sulla base di regole di concorrenza leale. È impensabile che i gestori professionali e gli alberghi siano tenuti a rispettare adempimenti burocratici, normativi e contrattuali complessi, mentre i portali online mettono in vetrina e vendono offerta irregolare o non censita facendosi scudo della propria natura di meri intermediari tecnologici. La responsabilità in solido per la riscossione dei tributi locali e la trasparenza sui dati delle transazioni devono diventare lo standard di riferimento per tutte le piattaforme che operano sul mercato italiano, garantendo parità di condizioni nell'accesso ai clienti e nell'esercizio dell'attività.”
“Esiste un nucleo indefettibile di obblighi che deve valere per chiunque accoglie ospiti paganti, a prescindere dalla veste giuridica o dalle dimensioni dell'attività. Mi riferisco alla comunicazione tempestiva dei dati degli alloggiati alle Autorità di Pubblica Sicurezza, alla presenza di presidi minimi di sicurezza antincendio e salvavita all'interno degli alloggi, al rispetto dei requisiti igienico-sanitari e al pagamento corretto dell'imposta di soggiorno. Questi elementi tutelano l'ordine pubblico, la salute e i diritti del consumatore, e su questo non possono esserci deroghe o zone d'ombra. Allo stesso tempo, non ha più alcun senso applicare la medesima disciplina all'integrazione di reddito occasionale e alla gestione immobiliare strutturata. Chi inserisce sul mercato una pluralità di appartamenti, spesso organizzati sotto forma di Property Management, esercita un'attività economica d'impresa a tutti gli effetti, con un impatto profondo sulla collettività e sui servizi urbani. Distinguere la micro-locazione amatoriale dall'imprenditorialità diffusa è la chiave di volta per costruire un mercato moderno, trasparenti e sostenibile. Soltanto fissando requisiti organizzativi, professionali e urbanistici adeguati alla dimensione del business potremo garantire uno sviluppo dell'ospitalità che porti reale valore economico al Paese senza compromettere il tessuto sociale e turistico delle nostre città.”






