C’è un rischio che gli alberghi storici conoscono bene: trasformare la propria storia in un alibi per non cambiare. Al Baglioni Hotel Regina di Roma il problema era particolarmente delicato. Siamo in Via Veneto, dentro uno dei palazzi che hanno accompagnato più di un secolo di ospitalità romana, in una strada che continua inevitabilmente a vivere anche del mito della Dolce Vita. Ma il cliente internazionale che arriva oggi a Roma non cerca necessariamente velluti, ori e abbondanza decorativa solo perché dorme in un cinque stelle storico.

Il Baglioni Regina cambia pelle: in Via Veneto riparte da camere e ristorante
Roma continua ad attrarre un turismo internazionale che affianca alla scoperta dei monumenti storici la ricerca di nuove ed elette esperienze di ospitalità

Ed è proprio su questo equilibrio che si sta giocando la nuova fase del Baglioni Hotel Regina, oggi parte di The Palace Company. La trasformazione non passa dalla cancellazione del passato, ma da un progressivo alleggerimento della struttura e soprattutto delle camere: più luce, colori meno carichi, mobili contemporanei e una maggiore flessibilità degli spazi. In parallelo è cambiata anche la ristorazione, con l’arrivo di Primiera, nuovo bar e ristorante che prende il posto della precedente impostazione e prova soprattutto a non vivere soltanto degli ospiti dell’albergo.

Un albergo con più di un secolo sulle spalle

Il palazzo all’angolo tra Via Veneto e Via Liguria appartiene alla prima stagione alberghiera della strada. Le ricostruzioni storico-architettoniche fanno risalire l’edificio al 1903-1904, su progetto dell’architetto Giovanni Sleiter per Giovanni Barbiani; l’albergo aprì inizialmente come Hotel Barbiani. Il successivo legame con la regina Margherita di Savoia, che vi soggiornò, fu così forte che al proprietario venne concesso di aggiungere “Regina” al nome dell’hotel. ⁠ È quindi una struttura che non può essere trasformata come un contenitore alberghiero contemporaneo nato da zero.

Il Baglioni Regina cambia pelle: in Via Veneto riparte da camere e ristorante
Gli spazi storici dell'hotel conservano marmi, proporzioni classiche ed elementi Art Déco risalenti al 1904

Restano la scala monumentale, i marmi, le proporzioni degli ambienti, elementi classici e Art Déco e quell’idea di grand hotel che appartiene alla storia di Via Veneto. Ma intorno a questa ossatura l’intervento sulle camere ha cambiato registro. Oggi ci sono 114 camere e suite, articolate su categorie che partono dalle Superior di 28 m² e arrivano alle grandi configurazioni familiari e alle suite con terrazza. La direzione del restyling è abbastanza netta: pareti con tonalità chiare e naturali, arredi realizzati su misura da Molteni&C, tendaggi Rubelli, nuove lampade dalle linee molto più essenziali e materiali come marmo, alabastro, legno e boiserie utilizzati senza ricreare l’effetto museo.

Meno “camera d’albergo”, più appartamento

Un altro elemento interessante è la crescente attenzione agli spazi componibili e alle famiglie, un segmento ormai centrale anche nel lusso urbano. Accanto alle camere tradizionali compaiono infatti Family Room con due camere comunicanti e suite configurabili con due o tre camere da letto. La Regina Suite, per esempio, misura 70 m² e comprende una vera zona living con angolo bar; la Ludovisi può diventare un appartamento familiare fino a tre camere, con terrazza privata affacciata tra Via Veneto e Via Liguria. Al vertice resta la Roman Penthouse, che da sola racconta un’altra evoluzione del lusso alberghiero romano: 270 m² interni e 290 m² di terrazza su più livelli, tre camere da letto, due aree living, sala da pranzo, quattro bagni, Jacuzzi e palestra privata, con una visuale a 360 gradi sulla città. Non più semplicemente una grande suite, quindi, ma un vero appartamento privato collocato sopra l’hotel.

Anche la nuova Spa segue questa logica di apertura. Aura Spa non è riservata esclusivamente agli ospiti dell’albergo e comprende trattamenti, sauna, bagno turco, idromassaggio e fitness centre. È un altro piccolo segnale di un modello nel quale il cinque stelle cerca di generare traffico anche indipendentemente dalla camera venduta. È significativo che proprio nell’estate 2026 Baglioni abbia iniziato a comunicare con forza il nuovo corso parlando espressamente di camere e suite rinnovate. Più che una rivoluzione architettonica, sembra quindi un lavoro di riallineamento: portare il prodotto fisico allo stesso livello del servizio e della posizione dell’hotel. E soprattutto farlo senza buttare via ciò che rende il Regina diverso da uno dei molti cinque stelle internazionali che stanno aprendo a Roma.

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Primiera, il ristorante che deve vivere anche senza l’hotel

La trasformazione più evidente al piano strada riguarda però la ristorazione. Al posto della precedente impostazione è ormai attivo, anche se deve essere ancora inaugurato e aperto ufficialmente, Primiera Bar & Restaurant, con ingresso in Via Veneto 70/A e apertura sia a pranzo sia a cena, oltre al servizio bar fino all’una di notte. Non è un dettaglio: significa cercare deliberatamente una clientela che non coincide necessariamente con quella delle camere. Primiera nasce da un progetto della famiglia De Rosa, attiva da generazioni nell’ospitalità e nella ristorazione. Anche gli ambienti sono stati sottoposti a un restyling; la produzione e fornitura degli arredi è stata affidata da The Palace Company a Concreta, con l’obiettivo dichiarato di dare al locale un’impronta più contemporanea che ben si innesta nell’eleganza formale e ormai storica del Baglioni Regìna.

Il nome viene dalla Primiera del gioco di carte a Scopa o Scopone: una combinazione vincente ottenuta mettendo insieme elementi diversi del segno di Ori, in pratica ciò che vale di più. Il riferimento rischierebbe di essere poco più di un esercizio di naming se non coincidesse con l’impostazione della cucina: ricette italiane e romane riconoscibili, sulle quali vengono inseriti elementi meno prevedibili. Sul menu si incontrano così la carbonara, il carciofo e altre basi della tradizione accanto a piatti come il bao alla coda alla vaccinara o il risotto cacio e pepe con scampi.

Il Baglioni Regina cambia pelle: in Via Veneto riparte da camere e ristorante
L'executive chef Luciano Sarzi Sartori e il restaurant manager Vittorio Giannuzzi

Davide Modesti è consulting chef, mentre Luciano Sarzi Sartori è executive chef della ristorazione dell’hotel. A Vittorio Giannuzzi, restaurant manager, è affidato invece il compito di gestire anche una sala all’insegna del rigore professionale ma con un approccio meno formale e più conviviale. Anche la carta dei vini prova ad allontanarsi dalla classica selezione internazionale da albergo di lusso: grandi denominazioni italiane e francesi convivono con produttori indipendenti e vini naturali. La fascia rimane quella di Via Veneto ma i piatti partono da livelli decisamente più accessibili rispetto all’immaginario del cinque stelle.

La vera partita è riportare Via Veneto dentro l’hotel

Il punto, alla fine, non è stabilire se una tenda Rubelli o un mobile Molteni rendano il Regina più contemporaneo. La questione è più ampia. Roma sta vivendo una delle più profonde trasformazioni alberghiere degli ultimi decenni, con nuovi marchi internazionali e grandi capitali che stanno aumentando rapidamente qualità e concorrenza nella fascia alta. Anche Baglioni, dal 2023 interamente controllata da The Palace Company, sta giocando questa partita. Nel 2025 il gruppo ha acquistato anche un immobile storico in Via delle Vergini, a pochi passi da Fontana di Trevi, destinato a diventare un nuovo cinque stelle Baglioni da 131 camere. Il rinnovamento del Regina assume allora un significato meno cosmetico.

È la necessità di rendere competitivo uno degli indirizzi storici di Via Veneto senza trasformarlo nell’ennesimo hotel internazionale indistinguibile da Londra, Parigi o Dubai. E proprio Primiera potrebbe essere il test più interessante. Perché la qualità di un hotel si misura naturalmente sugli ospiti che vi dormono. Ma la vitalità di un grande albergo urbano si capisce anche da quanti romani sono disposti ad attraversarne la porta semplicemente per bere qualcosa o per cenare. Per Via Veneto, che da anni cerca una nuova identità dopo aver vissuto forse troppo a lungo della propria leggenda, non sarebbe un risultato secondario.

Il Baglioni simbolo di lusso per tutto il gruppo The Palace Company

The Palace Company è il gruppo alberghiero della famiglia Chapur, nato in Messico nel 1984. Nel novembre 2022 ha acquistato il 75% di Baglioni Hotels & Resorts e dall’11 ottobre 2023 ne è diventato azionista unico. L’operazione ha dato al gruppo messicano la piattaforma per entrare stabilmente nel lusso europeo.  In Italia il gruppo opera attraverso Baglioni Hotels & Resorts e The Palace Company Europe S.r.l., con sede a Milano. Oggi il sito Baglioni presenta sei strutture operative italiane, per circa 377 camere e suite complessive. 

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Oggi il gruppo ruota attorno a quattro brand, che coprono modelli di ospitalità molto diversi: Baglioni Hotels & Resorts, Palace Resorts, Moon Palace Resorts e Le Blanc Spa Resorts.  Il cuore storico rimane tra Messico e Caraibi. Palace Resorts gestisce l’all-inclusive di fascia alta con Beach Palace e Sun Palace a Cancún, Playacar Palace a Playa del Carmen e Cozumel Palace a Cozumel. Il gruppo comprende inoltre la galassia Moon Palace, con il grande complesso di Cancún articolato tra Moon Palace Cancun, Nizuc e The Grand, più Moon Palace Jamaica a Ocho Rios.  La nuova frontiera è la Repubblica Dominicana, dove il gruppo ha sviluppato Moon Palace The Grand - Punta Cana, uno dei progetti più grandi della propria storia. Il resort è stato progettato con 19 tra ristoranti, bar e nightclub e con un progetto parallelo, Ciudad Palace, destinato a creare abitazioni e servizi per migliaia di dipendenti e famiglie. Nel 2026 il complesso è entrato nella fase di soft opening. 

Sopra questo livello si colloca Le Blanc Spa Resorts, il marchio adults-only più esclusivo del gruppo: oggi conta due strutture in Messico, Cancún e Los Cabos. Il primo ha 259 camere, il secondo 369. Con l’acquisizione di Baglioni il gruppo ha poi aggiunto una quarta gamba completamente diversa: lusso urbano europeo e resort italiani, più il Baglioni Maldives Luxury All-Inclusive sull’isola di Maagau, nell’atollo di Dhaalu. L’investimento in Via delle Vergini a Roma mostra poi che l’acquisizione di Baglioni non è stata soltanto finanziaria: l’Italia è diventata una delle piattaforme di crescita del gruppo. In pratica non stanno semplicemente ristrutturando un vecchio Baglioni: stanno cercando di fare di Baglioni il loro marchio europeo di lusso, complementare ai giganteschi resort all-inclusive del gruppo nelle Americhe. 

Via Veneto 72 00187 Roma (RM) ITALIA